...SULLA CONFERENZA STAMPA DI SOGLIANO: Chiaro che la domanda che tutti i tifosi avrebbero voluto fare è stata quella che ha fatto Gianluca Tavellin de L'Arena sul perché, come quando c'era SETTI, il VERONA è ancora costretto a vendere i migliori dopo 4/5 partite con una squadra che sembra un porto di mare e perdipiù, per avere fondi, si è costretti a vendere, oltre al GIOVANE di turno, pure giovani virgulti come CISSÉ dov'è il projecto di cui si è riempito la bocca ZANZI se non si riesce mai a consolidare un blocco squadra? La verità è che i tifosi si sentono presi in giro da una proprietà che vende sempre i migliori intervenendo per giunta tardi e male com'è successo a Gennaio quando non si doveva vendere nessuno e semmai prendere gente pronta (non i LIROLA di turno per capirci) cosa che 'Presidio Investors' non ha fatto e non ha peraltro spiegato chiaramente al suo arrivo a Verona, lasciando intendere ben altro dopo essersi presentata, lo ricorderete, con l'allora eccellente cessione di BELAHYANE: Può questo dirsi rispettoso verso il pubblico?
Sarebbe come andare al cinema a vedere un brutto film con attori di grido e, da questo film ultimo ai botteghini e stroncato dalla critica, togliessi pure gli attori di grido alla fine del primo tempo... Che roba è?
Il guaio è che SOGLIANO ha preso la domanda sul personale, dimenticando che lo stesso giornalista aveva detto che la domanda era rivolta alla società non all'area tecnica rappresentata dal diesse il quale, e di questo mi dispiace molto stimando tantissimo Sean, è partito per la tangente arrampicandosi probabilmente a qualcosa che il giornalista stesso aveva scritto e che lui aveva vissuto come un attacco personale e dimenticandosi invece di rispondere alla domanda chiave della mattinata!
Probabile che SOGLIANO non possa liberamente dire tutto ciò che pensa e che vieppiù, obnubilato dal masso che doveva togliersi dalla scarpa, abbia seguito più le sue passioni che il reale senso della domanda; però il problema rimane: Come mai una conferenza stampa non la fa PUSCASIU e ci racconta come mai il VERONA è costretto a ricorrere a gente non pronta in estate (vedi AL-MUSRATI arrivato fuori forma, che poi s'è fatto male inseguendo la forma, che ha dovuto perciò recuperare e ha perso una decina di partite prima di poter tornare in campo?) e poi ad aspettare gli ultimi giorni del mercato di Gennaio per far arrivare altra gente che ha giocato una manciata di minuti fino a lì (leggi LIROLA ma anche LOVRIĆ) e che anche per questo s'è subito fatta male? La risposta la sappiamo in realtà ed è quella che ci raccontano i fatti, ovvero anche questa estate si è fatto il mercato che si poteva fare con gli scarsi mezzi messi a disposizione dalla proprietà e a Gennaio si è intervenuti tardi e male solo perché i fondi necessari all'acquisto di BOWIE e EDMUNDSSON (per un totale di 7 milioni) sono arrivati solo dopo le vendite di GIOVANE, CISSÉ (e pure TAVŞAN) per un totale di 30 milioni e rotti!
Se, come tutti pensiamo, il disavanzo positivo tra inverno e estate 2025 e inverno 2026 sta andando a coprire il debito lasciato in eredità dalla precedente proprietà non sarebbe meglio dirlo e basta?
E dato che ci siamo non sarebbe meglio chiarire quali sono le intenzioni di 'Presidio Investors' in merito?
Ovvero andremo avanti così a tempo indefinito, e allora non solo la A non ci potremo permettere ma forse anche la B ci andrà stretta, oppure c'è un piano per arrivare a chiudere 'sto maledetto debito e poi superare il tunnel e vedere finalmente la luce senza dovere ogni volta cedere e mai vedere un consolidamento di squadra?
Queste sono le domande importanti che rimangono senza risposta e alle quali né ZANZI (come abbiamo ampiamente visto) né SOGLIANO (per limiti autoimposti e forza di cose, anche se tra le righe qualcosa più del Presidente Esecutivo dice) possono rispondere! E invece c'è chi, tra i giornalisti, ha pensato che i 7 milioni messi a disposizione del Direttore Sportivo alla fine di Gennaio fossero stati addirittura un budget non indifferente a fronte dei 30 milioni e più incassati solo a Gennaio... Pensate un po' come siam messi!
'SAN' SOGLIANO sfonderà a breve i 150 milioni di ricavi assicurati a SETTI prima e 'Presidio Investors' poi dal suo ritorno a Novembre 2022 eppure il VERONA è ancora qua con le 'pezze al culo', senza un progetto sportivo e in difficoltà come mai prima dal suo ritorno in Serie A: Strano destino per una gallina dalle uova d'oro che, avanti così, verrà usata per fare pure il brodo con le parti rimenenti...
Possibile che la nuova proprietà sia così miope e sia arrivata addirittura da oltreoceano per comportarsi esattamente come l'ex patròn e forse anche peggio? La risposta sembra essere proprio sì nonostante nessuno riesca a spiegarselo.
...COSÌ PARLÒ IL DIESSE nella consueta conferenza stampa di fine mercato «Se con la nuova proprietà mi aspettavo un margine operativo diverso? Credo che le aspettative quando c’è un cambio di società ci siano da parte di tutti. Io non voglio fare l’avvocato di nessuno ma per mia scelta sono qui da 4 anni e ho messo davanti il Verona a tutto, e così continuerò a fare. Presidio ha detto che questo sarebbe stato l’anno più difficile della loro presidenza, e a livello di mercato non è cambiato tanto. Abbiamo dato via tanti giocatori, come sempre, però io penso che anche il fondo americano voglia dimostrare che vuole fare bene. Tre anni fa ci siamo salvati allo spareggio, due stagioni fa alla penultima giornata e lo scorso anno all’ultima. Se dopo due giornate vogliamo dividerci, ognuno faccia le proprie scelte. Se invece vogliamo stare uniti e preparare un anno di battaglie sportive, io sono con voi. Se questo mancato cambio di passo della proprietà è spiegabile da un lato economico? Ripeto che, secondo me, non è questione di cambio di passo. Ci sono delle proprietà americane con disponibilità diverse, qui si parte da una concezione diversa. Secondo me sul mercato sono arrivati giocatori che possono dimostrare il loro valore, che daranno il massimo e mi auguro che ci daranno delle soddisfazioni. Devono dimostrarlo in campo, perché abbiamo perso giocatori forti ma ne sono arrivati altri forti. Si potevano prendere sicuramente altri giocatori, ma noi ci siamo sempre salvati per il gruppo e dobbiamo lavorare su questo, sul gruppo. Dal punto di vista economico abbiamo fatto quello che potevamo e in futuro anch’io vorrei poter far di più, ma non è che io oggi sia preoccupato, perché il Verona ha fatto quello che poteva. Sono consapevole che altre squadre, come le neopromosse, hanno fatto tanto, sono società da metà alta classifica come disponibilità di budget e quindi per noi sarà ancora più dura».
Sogliano alla consueta conferenza stampa di chiusura del mercato: "Diventiamo presto una squadra, umili e affamati come chiede il popolo gialloblù"
SOGLIANO ESALTATO DALLA ROSEA 'Il fuoriclasse del Verona' si legge su 'La Gazzetta dello Sport' 'Se il Verona non avesse Sean Sogliano, dovrebbe inventarlo, un vero fuoriclasse del mercato' in grado di smontare e rimontare l’organico 'riuscendo a scovare giocatori sconosciuti o semisconosciuti, lanciandoli in orbita e assicurando all’Hellas introiti molto preziosi per il bilancio' e poi chiude spiegando 'L’Hellas ha cambiato proprietà, ma non ha cambiato il direttore sportivo. Per sua grande fortuna' ma la domanda sorge spontanea: Chi glielo fa fare a 'Presidio Investors' di cambiare questo modo ignobile di fare calcio se il risultato è che il club scaligero rimane in massima serie e si sostiene da solo?
Vallo a spiegare agli americani che il VERONA è diventato un trampolino di lancio, una squadra dove i migliori non rimangono mai e i giovani più promettenti vanno a cercar fortuna in altri lidi appena possono!
Ma tant'è ahinoi, questo è il calcio moderno, dove ciò che conta è il business a scapito di colori, tradizione e appartenenza...
È sempre più dura insomma volerghe ben all'HELLAS ma noi (e tanti altri) rimaniamo qua, stoici, a tifare la maglia anche se è comprensibile che, chi non ha vissuto gli anni '70 e '80 dei gialloblù non trovi motivi per sostenere la squadra della sua città.[Commenta qui sotto o sulla pagina Facebook di BONDOLA/=\SMARSA, condividi a piè di pagina, contenuti liberamente riproducibili salvo l'obbligo di citare la fonte: BondolaSmarsa.BlogSpot.com]
Stagione 2023-2024: Il diesse supera se possibile il miracolo della passata stagione quando a Novembre difende e conferma un BARONI sull'orlo dell'esonero dopo sei sconfitte di fila e a Gennaio, complici i guai finanziari di SETTI e le ormai consuete di bilancio, piazza altrove ben 16 giocatori cambiando completamente volto alla squadra gialloblù che a quel punto paradossalmente comincia ad offrire prestazioni via via più convincenti anche grazie ad un SERDAR ritrovato, un SUSLOV campioncino ma soprattutto a quel NOSLIN arrivato in sordina a sostituire il rimpianto NGONGE (grandissima plusvalenza finita a fare panca al NAPOLI in crisi) ma rivelatosi un vero e proprio crack a sua volta: L'olandese coi suoi gol, i suoi cambi di ritmo e i suoi movimenti trascina il VERONA alla quinta salvezza di fila e poi, in pieno stile SETTI, subito venduto alla LAZIO entro il 30 Giugno ancora per salvaguardare un bilancio in eterno rosso nonostante i 42 milioni ragranellati a Gennaio ai quali vanno aggiunti i 13 e più arrivati dalla Serie A per il piazzamento finale in campionato (e se qualcuno avanzasse dubbi sulla gestione economica dell'ineffabile patròn gialloblù... Comprelo ti el Verona!😂 ).
Stagione 2012-2013: Sean SOGLIANO firma un biennale e diventa il nuovo direttore sportivo dell'HELLAS VERONA, sarà un matrimonio proficuo...
Sean Sogliano
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Sean Luca Sogliano (Alessandria, 28 febbraio 1971) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore.
Carriera Giocatore
Figlio di Riccardo, anch'egli dirigente sportivo, ha giocato in Serie A con Ancona, Torino e Perugia, vestendo inoltre le maglie di Varese, Lucchese, Ravenna e Napoli. Il 31 gennaio 2004 ritorna all'Ancona, dove termina la sua carriera.
Dirigente
Si ritirò dal calcio giocato nel 2004 per diventare il direttore generale/sportivo dell'appena rifondato Varese Calcio, che sotto la sua gestione risalì dal campionato dilettantistico regionale di Eccellenza fino alla Serie B, sfiorando anche la promozione in Serie A nei play-off della stagione 2010-2011.
L'8 giugno 2011 diventa il nuovo direttore sportivo del Palermo. Anche lui quindi, come il padre, è stato alle dipendenze di Maurizio Zamparini. Il 1º novembre seguente rassegna le sue dimissioni a causa di incomprensioni col Presidente.
Il 1º luglio seguente diventa direttore sportivo del neopromosso Carpi. Il 3 novembre dello stesso anno rescinde di comune accordo con la società il proprio contratto, visto il ritorno in panchina di Castori.
Nel dicembre 2015 diventa Direttore Sportivo del Genoa, e il club ligure si salva molto agevolmente nella Serie A 2015-2016.
Il 1º luglio 2016 passa al Bari, in Serie B; lo segue il suo ex compagno di squadra ai tempi del Perugia, Fabio Gatti, come collaboratore tecnico. Conclude la sua esperienza a Bari nel luglio 2018, a seguito dell'esclusione della società dal campionato cadetto.
Il 3 giugno 2019 viene annunciato come nuovo direttore sportivo del Padova. Il 23 gennaio 2022, il club biancoscudato comunica di averlo rimosso dall'incarico.
il blog di Francesco Barana CARO SEAN, L’UOMO SOLO AL COMANDO NON FUNZIONA PIÙ. PERCHÉ NON CHIAMI JURIC?
Senza categoria, 24 Febbraio 2026
Sean Sogliano vuole davvero bene al Verona. E noi vogliamo bene a lui. In un mondo che dimentica in fretta e non sa cosa sia la gratitudine, chi scrive ricorda tutto il buono che il direttore sportivo ha realizzato per l’Hellas. Ma questo non lo esenta dalle critiche. Ritengo Sogliano forse il principale responsabile del campionato del Verona. Sia chiaro, ha costruito una buona squadra sul piano tecnico e giustamente lo ha rimarcato lui stesso oggi in conferenza stampa. Tuttavia ha sbagliato molto nella gestione. Muovo dunque la stessa osservazione fatta da Vighini di recente, sebbene partendo da ragioni opposte.
Sogliano a mio avviso ha sbagliato la scelta dell’allenatore (Zanetti non andava confermato, non per demeriti o disvalore, ma per caratteristiche correlate al contesto), lo ha esonerato tardivamente e lo ha sostituito con un’opzione addirittura peggiore. Discutibile anche il ricorso ai ritiri anticipati e punitivi, che anziché unire il gruppo lo hanno innervosito. E in qualche modo hanno delegittimato e indebolito lo stesso Zanetti, che non condivideva quell’impostazione manichea nei rapporti con lo spogliatoio.
Ecco, credo che Sogliano dovrebbe evolversi e cambiare qualcosina nel suo metodo gestionale totalitario e un po’ naif. L’uomo solo al comando non può più funzionare in un calcio sempre più complesso e cosmopolita. Attenzione, Sean mica si deve snaturare, ma forse cominciare a delegare qualcosina sì. Innanzitutto andrebbe rivista la prospettiva nella scelta degli allenatori: al Verona servono uomini di personalità, autonomi, che con il ds certo si confrontano, ma che hanno totale indipendenza nelle scelte di campo. Altrimenti lo spogliatoio come fa a rispettare sul serio il tecnico di turno?
La butto lì: perché non ricominciare da figure carismatiche alla Ivan Juric? In serie B non si può sbagliare nulla se si vuole risalire immediatamente. Direte, impossibile una convivenza tra due personalità forti e passionali come Sogliano e Juric. Accolgo l’obiezione, ma rilancio: perché no? Stiamo parlando di due uomini intelligenti, ok a tratti fumantini, ma anche profondi, complessi. Potrebbe convenire al Verona, ma forse anche a entrambi: Juric, nella “sua” piazza, avrebbe l’occasione di rilanciarsi dopo un paio di annate disastrose, e imparerebbe che è pur sempre “solo” un allenatore e non tutto ruota attorno a lui; Sogliano sperimenterebbe un diverso metodo di gestione, più “politico” e manageriale, ampliando la sua visuale e acquisendo qualche nuova skill. Insomma, sarebbe una crescita per entrambi. E l’Hellas ripartirebbe da due simboli.
FONTE: Blog.Telenuovo.it
"Sono abituato a metterci la faccia e continuo a farlo, ma non perché sono un eroe: fa parte del mio lavoro analizzare quello che sta succedendo. È un momento molto difficile dal punto di vista calcistico: la classifica è negativa, drammatica, impossibile; lascio a voi stabilire la definizione più appropriata. Da questo punto di vista, sono molto dispiaciuto, arrabbiato e deluso. Sono pienamente consapevole che svolgere questo lavoro implica anche accettare le critiche. Conosco bene il mondo del calcio, dove si vince in tanti e si perde in pochi, poiché esercito il ruolo di direttore sportivo da ventidue anni, non è quindi un incarico che ho intrapreso da poco. Conosco ciò che accade, ma sono anche in grado di riconoscere altri aspetti e altre realtà. Innanzitutto, desidero chiarire che qui non vi è alcuna mancanza di rispetto verso nessuno. Leggo dichiarazioni assurde e vergognose nei confronti di persone che per molti anni hanno lottato per i colori gialloblù, cercando sempre di ottenere il massimo e di raggiungere gli obiettivi prefissati. Affermare che tutti mancano di rispetto rappresenta, in realtà, una mancanza di rispetto nei confronti dei dipendenti del Verona e di tutte le persone che lavorano per la società, impegnandosi al massimo. Per quanto riguarda la mia posizione, avendo il ruolo più attaccabile, ed è giusto che sia così, ci tengo a sottolineare che sono legato al Verona da sette anni: questo è il mio settimo campionato. I dirigenti che stimo maggiormente e che hanno contribuito in maniera significativa al Club sono Emiliano Mascetti, che ha operato per nove anni, e Rino Foschi, che vi ha lavorato per sette anni. Successivamente sono passati numerosi dirigenti che hanno svolto il proprio lavoro e molti, appena ne hanno avuto l’opportunità, hanno scelto contesti più tranquilli. Io non ho agito in questo modo: negli ultimi tre anni in cui avrei potuto farlo, non l’ho fatto, proprio per il legame che ho con il Verona. Detto questo, accetto tutte le critiche, ma non posso accettare nessuna mancanza di rispetto. Proseguirò nel mio lavoro, rimanendo chiaro e trasparente nelle analisi, evitando confusione. In sei anni abbiamo raggiunto l’obiettivo massimo prefissato dalla società, sei anni su sette. Abbiamo vinto il campionato di Serie B, ottenuto cinque salvezze consecutive con quattro allenatori diversi e stabilito il record ancora presente di punti in Serie A. Quest’anno non sta andando come previsto: si tratta di un anno complesso, forse impossibile, per raggiungere la salvezza; vedremo come evolverà. Quanto realizzato da me, insieme alle persone che lavorano con me, è stato compiuto a testa alta. Ogni anno, non per scelta ma per necessità, abbiamo reso la società capace, con la proprietà precedente e con quella attuale, di iscriversi al campionato, di adempiere a tutti gli obblighi finanziari e di generare plusvalenze che hanno mantenuto la stabilità della società. Probabilmente ciò è stato possibile proprio grazie al mio legame con il Club, e anche perché non ho privilegiato interessi personali. Avrei forse voluto far giocare una squadra con qualche giocatore più forte, ma in questa realtà non è una questione di forza individuale: il problema è l’inserimento dei giocatori nella squadra. Abbiamo scelto, innanzitutto, di mantenere una società solida, e così ho fatto. Questo significa, lo ribadisco, che accetto le critiche senza problemi. Se desideriamo dimenticare quanto è stato fatto e parlare di altri temi, altri giocatori, e trascurare coloro che sono passati brevemente, scovati e venduti, possiamo farlo. Tuttavia, non posso accettare la mancanza di rispetto. Leggere o ascoltare certe dichiarazioni non lo ritengo corretto: lo considero molto sleale".
Lei aveva promesso di lottare fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno. Perché quest’anno non sta avvenendo? “Io non penso che non stiamo lottando. Penso che la squadra abbia dimostrato dei limiti, questo sì. Una stagione così, negli ultimi anni, non c’è mai stata. Parliamo di dati oggettivi, la squadra sta lottando con dieci giocatori non disponibili. Una rosa senza dieci giocatori cambia completamente valore. Fino alle prime partite, tutti – compreso l’ex allenatore – diceva che non aveva mai allenato una squadra così forte. Questo significa che, singolarmente, i giocatori sono quasi tutti all’altezza. Il problema è che quando nascono stagioni di questo tipo, succedono tante cose insieme. Abbiamo avuto infortuni importanti: Suslov e Serdar al crociato, Gagliardini alle costole, Akpa Akpro al perone, Belghali alla caviglia. Tutte le squadre hanno infortuni, ma quando ne hai cinque, sei o sette di lunga durata il livello cambia. Nelle prime dieci partite non abbiamo raccolto quanto meritavano le prestazioni, e la squadra ha perso fiducia. Alcuni giocatori non hanno reso come dovevano, alcuni caratteri non sono stati quelli che pensavo. Negli anni passati, anche dopo sconfitte pesanti, la squadra reagiva. È successo anche quest’anno: penso alla partita di Parma, dove abbiamo lottato in dieci contro undici per 90 minuti e abbiamo perso al 93’. Non sono felice, sono arrabbiato e deluso. Ma bisogna mantenere lucidità nell’analisi”.
Tutti questi infortuni sono stati gestiti bene? Ci sono responsabilità dello staff medico? “Il nostro medico è una persona seria, è con noi da quattro anni. Negli anni scorsi non abbiamo avuto tutti questi infortuni. Quest’anno molti sono stati traumatici, non muscolari, e quindi difficili da prevenire. Alcuni sono stati curati bene, altri purtroppo hanno avuto ricadute. Il caso di Belghali è stato delicato: si è fatto male in Coppa d’Africa, è tornato infortunato e abbiamo cercato di recuperarlo, ma ha avuto una ricaduta. Bisogna ricordare che quando abbiamo preso Belghali non aveva mai giocato con la Nazionale algerina, quindi la sua convocazione non era nelle previsioni”.
La società ha un progetto? Oppure è costretta a vendere continuamente per restare in piedi? “Il Verona è da sette anni consecutivi in Serie A. Negli ultimi quattro anni abbiamo sempre detto chiaramente che il Club è obbligato a fare plusvalenze e vendere per mantenere la categoria. Non lo abbiamo mai nascosto. La presidenza Setti ha fatto un grande lavoro in questo senso. Nelle difficoltà economiche siamo riusciti a restare in Serie A. Sui giovani: abbiamo avuto l’intuizione di prestare Cisse in Serie B quando nessuno ne parlava, abbiamo ricevuto offerte importanti da due grandi Club, e il giocatore non vedeva l’ora di andare. In questi casi una società come il Verona non può dire no. Agbonifo gioca in Serie C, ed era in scadenza di contratto, quindi lo abbiamo ceduto. Abbiamo sempre lanciato giovani del Settore Giovanile, fatto esordire ragazzi e blindato un talento del 2010, Fortune Egharevba, con un contratto da professionista, nonostante l’interesse di importanti Club europei. Questo dimostra che un’attenzione al futuro c’è. Capisco le critiche, ma non accetto mancanze di rispetto. Si può criticare il lavoro, ma non mettere in discussione l’impegno. Io ho sempre dato il 100% per questo Club. Se non fosse così, non sarei qui. Non dimentichiamo quello che è stato fatto negli anni precedenti solo perché questa stagione è negativa. Se resterò il Direttore sportivo del Verona lo decideremo io e la società, non altri”.
Cosa ritiene di aver sbagliato in questa stagione? “Già alla terza partita, contro la Cremonese, dovevamo vincere 3-0 ed è finita 0-0. Ho avuto subito sensazioni negative: dopo tre stagioni in cui episodi e meriti andavano nella stessa direzione, quest’anno, nonostante l’ottimismo giustificato dalle prestazioni della squadra, gli episodi sono stati sempre contrari. A me, che faccio calcio da tanti anni, questo preoccupava. Abbiamo venduto Giovane, ma rifiutato offerte per altri quattro giocatori. Questo significa che singolarmente ci sono calciatori di valore, che vanno d’accordo e non hanno problemi tra di loro, ma l’inserimento nel calcio italiano per alcuni non è riuscito. Le prestazioni e il carattere sono stati troppo altalenanti. Forse abbiamo perso quella capacità di giocare partite “sporche” per fare punti, che in passato avevamo. Il mercato è sempre più difficile per una società come la nostra. Paradossalmente, a gennaio abbiamo preso Edmundsson, un giocatore sconosciuto ai più, che secondo me si è inserito benissimo. Questo significa che dal punto di vista mentale era predisposto al tipo di situazione che stiamo vivendo. Altri giocatori, invece, non sono riusciti a fare lo stesso percorso. Lo stesso Bowie, che magari non sta ancora segnando, per atteggiamento e spirito di lotta è completamente dentro questa squadra. Col senno di poi, probabilmente alcuni profili non erano adatti a una lotta salvezza, al di là delle qualità tecniche”.
Presidio le ha messo a disposizione un budget importante nell’ultima sessione di mercato. Forse è stato investito male? “A gennaio abbiamo preso Edmundsson e Bowie, due giocatori da Verona. L’attaccante è un classe 2002 e ha margini di crescita, mentre il difensore è un giocatore utile e sta dimostrando di avere l’atteggiamento e la mentalità giusta. Quest’estate è stato fatto un mercato diverso, sono arrivati giocatori in prestito e altri profili – penso a Belghali, Giovane o a Bella-Kotchap, e quest'ultimo lo abbiamo voluto riscattare sfruttando una condizione economica favorevole – che sono giocatori che hanno appeal e mercato. Detto ciò, non credo che il problema sia questo. La difficoltà è stata mettere insieme tanti giocatori nuovi in poco tempo, come successo anche in passato, ma quest’anno non siamo riusciti, attraverso episodi e punti, a migliorare la situazione e indirizzare il campionato in modo diverso. Questo è ciò che è successo. L’analisi di una stagione, in questo momento, può portare a tante interpretazioni. Sappiamo benissimo che, se avessimo vinto due partite, oggi avremmo avuto sei punti in più e staremmo parlando di un’altra classifica. Poi magari non ce l’avremmo fatta comunque, oppure sì, come accaduto negli altri anni. È giusto analizzare gli errori ma, senza essere fatalisti, bisogna anche avere l’onestà di dire che in alcune partite che avremmo meritato di vincere, non siamo riusciti a ottenere i tre punti. È una nostra responsabilità, però quegli episodi hanno cambiato le dinamiche della stagione”.
C’è confronto quotidiano con la nuova proprietà? “Sì. Mi confrontavo quotidianamente con Setti e mi confronto oggi con Zanzi e Presidio. Il mio modo di lavorare non è cambiato. È una proprietà nuova, al primo anno in Italia. Non è semplice entrare in questo contesto, lo hanno vissuto tutti i gruppi stranieri. Non vedo persone che non vogliono dare un futuro al Verona, con la loro mentalità e con le loro possibilità. Sicuramente quello che vedo e che mi dicono, è che vogliono un futuro per il Verona”.
In questa stagione c’è stato anche l’esonero di Zanetti. Come è nata questa decisione e la scelta di Sammarco? Cosa significa 'ad interim'? Avevate contattato altri allenatori? “Fa parte del mio modo di lavorare cercare di risolvere i problemi insieme all’allenatore. A Verona ho sempre cercato continuità: sono stato due anni con Mandorlini senza cambiare, con Bocchetti e Zaffaroni senza cambiare, con Baroni senza cambiare, con Zanetti l’anno scorso senza cambiare, anche quando tutti chiedevano l’esonero. Quest’anno invece ho cambiato, con grande dispiacere, perché per me cambiare allenatore è una sconfitta. Abbiamo deciso di esonerare Paolo Zanetti perché l’ho visto stanco, scoraggiato. È sempre stato un professionista serio, un ragazzo che voleva dare il massimo e che rispetto molto, ma ho percepito una difficoltà emotiva dopo un anno e mezzo complicato. Non credo alle bacchette magiche. Abbiamo contattato un allenatore che ritenevamo adatto, ma non si è sentito di venire. L’idea di Sammarco nasce dal fatto che è un tecnico giovane che conosce bene l’ambiente, lavora da tre anni con la Primavera e sa quanto sia difficile questa impresa. La definizione di 'ad interim' è legata al momento: non volevamo caricarlo di responsabilità eccessive in una situazione già molto complicata. Sappiamo tutti come funziona: vinci una partita e hai trovato l’allenatore giusto, perdi e non sei adatto. La verità è che serve equilibrio e penso che allenare il Verona in questo momento sia difficile. Ora l’allenatore del Verona è Sammarco e lo stiamo sostenendo e aiutando, finché ci sarà lui sarà così”.
La proprietà ha dichiarato che, anche in caso di retrocessione, sarebbe pronta a puntare subito al ritorno in Serie A e in particolare di voler continuare a lungo con lei. Qual è la sua posizione sul suo futuro? “Quello che ho detto alla proprietà è che ci sono ancora dodici partite da giocare. Se ne mancassero tre o quattro sarebbe obbligatorio pensare già al futuro. In questo momento dobbiamo concentrarci sul presente. Negli ultimi quattro anni non abbiamo mai potuto programmare con largo anticipo, perché siamo sempre stati in lotta per la salvezza fino all’ultima giornata. Quest’anno non siamo in questa situazione, mancano ancora dodici partite. Oltre a pensare che può succedere di tutto, adesso bisogna salvare l’onore, entrare in campo per dare il massimo e giocarsi tutto. Io mi sono legato al Verona e sono rimasto qui proprio perché, anche se c’erano altre opportunità, non mi sono mai interessate. Poi, più avanti, parleremo del futuro con la proprietà”.
Ha inciso l’addio dello zoccolo duro? Col senno di poi sono stati sostituiti adeguatamente? “È un tema di cui abbiamo parlato molto e voglio fare chiarezza una volta per tutte. Quei giocatori hanno dato tanto al Club. Oggi trovare leader è difficilissimo, non solo per il Verona, probabilmente per noi di più perché siamo arrivati in un momento in cui il ciclo era alla fine. Negli ultimi anni c’è stato un leader, e non era italiano. Questo per farvi capire che io vorrei giocatori italiani, ma i leader non si decidono in base alla nazionalità. Duda era un leader vero, anche con i suoi difetti. Ha fatto una scelta personale e di vita. Abbiamo provato a trattenerlo, ma ha deciso diversamente. La vecchia guardia non c’è più, hanno dato tutto quello che avevano. Io ho avuto un bel rapporto con loro e li ho stimati, ma bisogna dire le cose come stanno. Dawidowicz voleva un contratto a cifre più alte. Abbiamo fatto un’offerta per farlo restare, ma cercava e voleva altro. Lazovic era in scadenza, gli abbiamo rinnovato un anno di contratto la scorsa stagione. Voleva ancora essere al centro del progetto dal punto di vista tecnico e di conseguenza, a 36 anni, ha fatto una scelta diversa insieme a noi. Gli abbiamo anche detto che, se la sua scelta è quella di vivere a Verona, può chiamarmi per capire quali prospettive avere per il dopo carriera da calciatore. Faraoni ha dato tanto, negli ultimi anni ha avuto dei problemi fisici e a dicembre è andato a giocare in un’altra categoria. Ha fatto questa scelta e se si è sentito di andare lì ha fatto bene”.
Con la nuova proprietà è cambiato qualcosa rispetto alla gestione precedente? Tu rimani un punto fermo del Verona, pronto a ricostruire dalla Serie B? “Sotto certi punti di vista non è cambiato tanto. Qualcuno può vederla in negativo o in positivo, ma quello che ho notato è che da parte della precedente gestione e di questa nuova, la volontà e la priorità sono quelle di avere situazioni economiche sotto controllo, di non fare il passo più lungo della gamba e di gestire sempre le dinamiche amministrative, che creano problemi a tante società. Qui c’è la voglia di far bene e di dare solidità al Club, tenendo presente che mantenere una società sana può permettere, speriamo quanto prima, e questa è la loro volontà, di poter investire anche su certi giocatori. Fino ad ora abbiamo fatto più cessioni che acquisti, o abbiamo preso giocatori sconosciuti. Voglio precisare: un conto è prendere e scoprire giocatori sconosciuti, cosa che probabilmente ci è riuscita, un altro conto è capire che per lottare per la salvezza e compiere queste imprese servono giocatori che non hanno già fatto tanto nella loro vita calcistica, ma che abbiano dentro qualcosa che permetta loro di fare una performance maggiore. Io lavoro tutto il giorno per il Verona, lo facevo tutti i giorni con Setti, lo faccio tutti i giorni con Presidio e con Zanzi. Ci sono momenti in cui devo fare delle scelte e momenti in cui le scelte vengono condivise. Per me, in questo momento, il futuro significa finire questo campionato e lottare in queste dodici partite. Nella mia vita professionale ho sempre dimostrato che non mi interessa la categoria, mi interessa legarmi a una società, costruire un rapporto vero. Qui l’ho fatto, l’ho dimostrato. Dal punto di vista del futuro, sicuramente con Presidio parleremo il prima possibile e poi prenderemo una decisione”.
FONTE: HellasVerona.it
Hellas Verona di Gianluca Vighini, 07/02/2026 14:10 VIGHINI | Gli errori di Sogliano nell'anno più difficile
Sean Sogliano
Le ciambelle non riescono sempre con il buco. Tanto più se vai al mercato e hai appena appena i soldi per acquistare la farina (spesso in prestito) e lo zucchero (magari in prestito con diritto di riscatto).
Sean Sogliano sa meglio di tutti i noi il rischio che si corre a costruire squadre sempre con questi presupposti.
Prima o poi ci lasci le penne. Posso testimoniare che anche all'inizio di questo campionato quando tutti noi eravamo contagiati da un minimo di entusiasmo e euforia che ci arrivava dalle buone prestazioni che comunque la squadra faceva (non arrivavano i risultati ma le gare a volte sono state anche ottime), Sogliano predicava prudenza ed esprimeva preoccupazione. Sapeva benissimo il ds del Verona che il livello del campionato si era alzato, vedeva come le concorrenti si presentavano sul mercato con disponibilità che il Verona si sogna e si sognava, intuiva che ricostruire lo spogliatoio nuovamente da zero era un'impresa durissima.
Purtroppo è stato su quel terreno che Sogliano ha perso la sfida. Proprio sul suo terreno: quello della gestione. Squadra, spogliatoio, tecnico e il ds manager che sprona, aiuta, tiene tutto unito.
E' questo il vero campo in cui Sogliano fa la differenza. E' sempre stato così, almeno qui a Verona. Prima con Mandorlini (ricordiamo che quando Sogliano se ne andò quello spogliatoio crollò miseramente) e poi nei tre campionati in cui sono arrivate tre miracolose salvezze.
In molti si chiedono oggi se il ds abbia responsabilità in questo crollo. Rispondo con la stima enorme che continuo ad avere per questo uomo che è rimasto qui a sporcarsi le mani quando, come hanno fatto tanti altri, avrebbe potuto mettersi sul mercato e ricavare benefici dalle tre imprese compiute.
Certamente, Sogliano ha molte responsabilità, la prima, purtroppo aver sbagliato completamente la valutazione degli uomini che lui ha rastrellato sul mercato. Valutazione che solitamente Sogliano non sbaglia. Mi ricordo benissimo quando, ad esempio, raccontava che prese Ngonge dopo aver parlato con la madre, una donna meravigliosa che dava l'idea di un figlio educato e molto grintoso. Quando centri l'uomo il resto viene di conseguenza. Purtroppo quest'anno non è stato così. L'accolita di stranieri arrivati si è sfaldata come neve al sole davanti ai metodi da vecchio calcio che la gestione Sogliano impone. Purtroppo tre mosse si sono rivelate fatali: 1) non aver sostituito degnamente Duda che era il vero leader dello spogliatoio 2) aver prolungato il contratto a Montipò senza che nessuna delle componenti ne fosse veramente convinta 3) aver affidato a Serdar, leader tecnico, forse, ma non caratteriale, la fascia di capitano. Aggiungiamoci che la sfiga ha colpito con precisione tutti i gangli possibili e immaginabili della squadra e il quadro è presto fatto.
Per essere precisi poi bisogna anche ricordare che Sogliano ha costruito un'altra enorme plusvalenza dal nulla prendendo Giovane e rivendendolo a 20 milioni, che ha sostituito Tchtachoua con Belghali, che ha preso un campione (da ricostruire) come Bella Kotchap e ha risolto il problema dell'attaccante spendendo 1 milione (prestito oneroso) per far arrivare Orban che a oggi è una delle poche note liete.
Sono certo che la sua intenzione non era di esonerare Zanetti ma di rivoluzionare quella squadra che non rispondeva più alle sollecitazioni. E qui purtroppo l'ultimo fatale errore. I lacci finanziari non gli hanno permesso di farlo (le rivoluzioni oltre che dolorose, costano molti soldi) e quindi si è arrivati all'addio del tecnico e all'arrivo di Paolo Sammarco.
Ora, mi pare impossibile che Sogliano possa assistere a questo scempio senza fare più nulla. Sicuramente ci saranno scelte in questi giorni, non mi stupirebbe vedere qualche giocatore messo fuori rosa e qualche giovane esordire.
Quando giudichiamo Sogliano, però, lo dobbiamo fare (se siamo onesti intellettualmente) tenendo presenti questi fattori: in quattro anni non è mai riuscito a fare un mercato senza cedere i pezzi migliori e con un minimo di disponibilità economica per riuscire a costruire un minimo di progetto. Ha salvato il Verona sia sul campo sia economicamente (pensate un po' cosa sarebbe successo senza quelle plusvalenze... ). Ha comunque dato un futuro sostenibile ad una società che era ad un millimetro dal baratro. Credo che comunque andrà, bisognerà dirgli grazie.Nonostante gli errori di questa stagione.
FONTE: TGGialloBlu.Telenuovo.it
Se da una parte il sabato sera è dolce e strabiliante, dall'altra c'è chi si lecca amaramente le ferite. È il caso dell'Hellas Verona che, alla Unipol Domus, è uscito sconfitto 4-0 dal Cagliari di mister Pisacane. Un risultato pesante quello incassato dalla squadra di mister Paolo Zanetti e che fa malissimo anche in chiave classifica. Al termine della gara, si è presentato in sala stampa il DS dei veronesi Sean Luca Sogliano.
Ore 23:18 Inizia la conferenza stampa.
Direttore, cosa sta succedendo al Verona ultimamente?
"Dare una risposta mezz'ora dopo una sconfitta brutta non è facile. Sicuramente è un momento negativo, la squadra non sta giocando con la tensione nervosa giusta. Nel primo tempo abbiamo preso due tiri e due gol, nel secondo siamo rimasti in dieci dopo 5'. Dobbiamo alzare le teste, perché una squadra che abbassa troppo la testa a me non piace e non lo accetto. Non dimentichiamo però che negli ultimi quattro anni ci siamo salvati una volta allo spareggio, una volta all'ultima e una alla penultima. Non dobbiamo gridare allo scandalo, dobbiamo accettare le difficoltà e avere l'energia di fare di più nonostante il momento difficile, la classifica, gli infortuni. Non voglio alibi. Mettere in discussione Zanetti? Quando le cose non vanno, è normale parlare dell'allenatore. Per me ora è inutile che venga il tecnico. Andiamo a casa e pensiamo a cosa fare".
Il mercato in uscita può aver condizionato questo Verona?
"Il discorso mercato non c'entra con l'andamento del campionato. Sappiamo a quanto abbiamo venduto Giovane. Il discorso di Cissè, è un giocatore su cui abbiamo fatto un progetto perché gli abbiamo rinnovato il contratto, poi sono venute due squadre importanti e hanno fatto un'offerta molto alta. Il giocatore voleva andare e non voleva tornare a gennaio. Sono treni che passano, lo abbiamo mandato a Catanzaro per giocare, poi quando arrivano determinate cifre la società valuta. Da questo punto di vista però non è questo il mio cruccio in questo momento, ma quello di una società in difficoltà con la classifica. Sappiamo benissimo in questi quattro anni quanti giocatori abbiamo venduto. Non pensate che non mi dispiaccia quando si vende un giocatore. Di sicuro abbiamo dato una solidità ad un club che ne aveva bisogno. Non è che si fa mercato in uscita per farsi fare lodi, ma perché il Club ha bisogno di capitali e plusvalenze. In questo momento stiamo pagando, nelle 3-4 stagioni successive non è facile ripetersi. Sul campo non stanno venendo i risultati: fino a poco tempo fa la squadra giocava bene e raccoglieva poco, ora no. Forse la classifica ci ha tolto qualcosa da questo punto di vista. La società è solida? Io dico che le cessioni che facciamo servono per dare solidità al Club. Poi è anche vero che stiamo cercando anche di prendere altri giocatori. Abbiamo preso un giocatore scozzese pagato, non regalato. Quando viene un'offerta da 20 milioni per un giocatore, il Verona deve vendere. Poi stiamo anche cercando di mettere parte delle entrate per fare mercato. Non è facile, perché prendere giocatori con una classifica così non è semplice. Se avessimo avuto 10 punti in più, sarebbe stato un mercato diverso".
“Hellas Verona FC è lieto di annunciare, a decorrere da oggi, il ritorno di Sean Sogliano all’interno dell’organigramma della società, in qualità di Direttore Sportivo. Contestualmente, Francesco Marroccu assume la carica di Responsabile Area Tecnica del Club”. Era il 17 novembre del 2022, pausa per i Mondiali in Qatar, il Verona aveva cinque punti in classifica ed era ultimo, desolatamente. Otto punti in meno dello Spezia, quartultimo. Serve guadagnare qualcosa per fare cassa con i giocatori migliori, perché il destino sembra segnato. Via Ilic, al Torino, ma anche Barak alla Fiorentina. Dentro, tra gli altri, Duda e Ngonge.
Succede qualcosa di incredibile, perché nei sei mesi successivi il Verona raccoglie 26 punti e, grazie alla vena estremamente negativa dello Spezia, arriva allo spareggio per la salvezza. Vinto, grazie ai gol di Ngonge, preso a zero. Da lì in poi rivoluzioni su rivoluzioni, ma con lo stesso fil rouge: quando c'è una buona offerta, si vende. Non importa se dopo sei mesi: Ngonge, 20 milioni. Noslin, 17, Cabal, 13, Tchatchoua e Simeone 12, Coppola 11, Belahyane 10, Hien 9, Cancellieri 8,5, Caprari 8, Doig 6, Terracciano 4,5. Il totale sono oltre 130 milioni in tre anni e qualcosa, seppur non tutti presi da lui, ovviamente.
Con Giovane si sfonderà il muro dei 150 milioni. Salvandosi solamente e non arrivando in Champions League. Colpi da maestro che potrebbero non essere abbastanza per salvare questo Verona.
FONTE: TuttoMercatoWeb.com
Sogliano: “Salvezza difficilissima, spero di restare San Sogliano”
Il d.s. del Verona: "A Carpi non dovevo andare, Padova esperienza dimenticabile"
di Giovanni Vit
22 Gennaio 2026 11:10
Sean Sogliano, l’uomo delle salvezze impossibili del Verona, è un diesse vecchio stampo: ruvido che non scende a compromessi.
In questi anni ha saputo, con i mezzi a sua disposizione, ricavare sempre il meglio dimostrando coraggio, competenza e freddezza anche nei momenti più burrascosi.
Ecco le parole del direttore del Verona rilasciate in una lunga intervista ai colleghi della Gazzetta dello Sport.
SPIRITO: “Mi considero un allenatore naif, mi sono sempre concentrato su come lavorare e non sul dove. Quando non ci sono i presupposti per lavorare senza invasioni di campo me ne vado, come feci a Palermo.”
INIZI: “Mio padre non mi voleva calciatore, così feci di tutto per diventarlo, era un’altra Serie A, fatta di grandi campioni. A 33 anni il Varese, in ripartenza dopo il fallimento, michiese se volessi giocare o fare il dirigente, era il mio sogno e mi buttai. In sette stagioni annusammo addirittura la Serie A.”
VERONA: “In gialloblù ci sono due capitoli, il primo è durato tre anni e sono stati tre anni top: promozioni in Serie A e due salvezze belle. Grandi soddisfazioni come Toni che arriva e diventa capocannoniere e Iturbe che si rivela quello che avevo intuito. Poi arrivò la corte del Milan, ci pensai e Setti trovò un altro diesse.”
MILAN: “Barbara Berlusconi mi voleva, ma Galliani voleva autonomia sul mercato. Risposi che se dovevo essere un problema invece che una risorsa me ne sarei stato a casa e così feci. Tanti ancora oggi mi danno del folle per quella rinuncia. Così iniziarono piccole esperienze poco rilevanti come Carpi, un errore andare, e Padova, esperienza dimenticabile. A Genova conobbi il genio di Gasperini”.
IL RITORNO: “Certi amori non finiscono e torno a Verona, sempre con Setti, qui sto bene e sono in sintonia con tutti. Nuove soddisfazioni e l’appellativo di San Sogliano, al posto di Sean, per le salvezze miracolose e le plusvalenze. Le cessioni di Noslin e Ngonge hanno salvato il Verona. Ora Giovane è forte, ma la sorpresa è Belghali. La salvezza quest’anno è difficilissima. Soffrire meno?! A volte ci penso“.
FONTE: CalcioHellas.it
11 dicembre 2025 10:46 | Alberto Fabbri Sogliano: “La promessa è che noi ci proveremo in tutti i modi a regalarvi qualche lacrima non di sofferenza, ma di gioia”
“È un piacere stare qui con voi perché siete persone importanti voi tifosi. Sappiamo che nel bene e nel male ci state sempre vicino e questa è la cosa più importante. Soffrite tanto, anche voi, come noi. Questo è il momento per augurarvi un buon Natale, con la promessa che noi faremo di tutto e ci impegneremo al massimo come abbiamo sempre fatto per vedere alla fine della stagione qualche lacrima non di sofferenza, ma di gioia. Nella vita e nel calcio non sempre ci si riesce, ma noi ci proveremo in tutti i modi per stare ancora insieme e festeggiare. Vi ringrazio molto e buon Natale” ha dichiarato alla cena di Natale del Coordinamento il direttore sportivo dell’Hellas Verona, Sean Sogliano.
27 ottobre 2025 10:04 | HELLAS LIVE Sogliano: “Ci mancano dei punti, ma dobbiamo rimanere fiduciosi. Anch’io oramai mi considero un tifoso di questa maglia”
Quarta stagione di fila da DS del Verona, la settima in totale. Verona è ormai casa sua. “Sì, sicuramente questi ultimi tre anni sono stati emozionanti, ricchi di sofferenza ma anche di gioia e soddisfazioni. Si uniscono ai primi tre che ho trascorso qui una decina di anni fa. I ricordi di quel periodo sono più lontani, ma restano vivi dentro di me, perché anche allora ci sono stati momenti belli e importanti. La mia scelta di tornare a Verona è dovuta al fatto che in questa città, con questa maglia, abbiamo vissuto insieme grandi soddisfazioni, grandi sfide, e anche superato grandi difficoltà”.
Che differenze ci sono tra il Sogliano 2012-2015 e quello di oggi? “Non so se sia un bene o un male, ma penso di essere rimasto lo stesso. Sicuramente il mio modo di vedere la vita e il calcio è lo stesso di dieci anni fa, non è cambiato. Ho sicuramente qualche cicatrice in più che a tutti noi la vita o il mondo del calcio lasciano, però credo di essere lo stesso di dieci anni fa, quando sono arrivato qui la prima volta, con grande entusiasmo e grande voglia di sentire dei brividi. Lo dissi già alla conferenza quando sono arrivato la prima volta, quindi penso di essere lo stesso, ma con qualche cicatrice in più. Le cicatrici, però, servono, perché quando le guardi ti ricordano i momenti che hai superato”.
Tutti i giocatori attualmente in rosa, tranne Montipò, sono arrivati dopo di lei. Ormai le dirigenze sono un elemento più stabile rispetto ai calciatori? “Non è detto. Anche i direttori cambiano, chi rimane per tutta la vita sono i tifosi. Io stesso mi considero ormai anche un tifoso di questa maglia, di questa squadra. È normale, però, che bisogna convivere con delle priorità, anche economiche. Il calcio è cambiato, quindi è difficile oggi che ci siano delle bandiere, ma ripeto, l'importante è che chi indossa questa maglia capisca dove si trova. Penso che il rapporto che ho con la proprietà e con i giocatori sia sempre molto diretto, a volte anche crudo, ma sempre molto leale. Ho avuto ottimi rapporti sia con calciatori che ho già trovato qui, sia con quelli che ho portato io. A me non interessa se un giocatore lo prendo o meno io, mi interessa che sappia come indossare questa maglia, che secondo me è magica, che pesa, ma che bisogna saper portare”.
La sensazione dei tifosi è che la squadra abbia raccolto molto meno di quanto meritasse. Dobbiamo restare fiduciosi? “Le prestazioni di queste prime otto partite di campionato, che non sono poche, ma nemmeno tante, hanno detto questo: è una squadra che ha sempre dato il massimo in campo. Probabilmente, per quanto abbiamo mostrato sul piano delle prestazioni, ci mancano dei punti, ma alla fine ciò che conta sono i risultati, quindi dobbiamo rimanere fiduciosi, perché le prestazioni sono buone, ma dobbiamo anche essere consapevoli che ci aspetta un’altra stagione molto difficile. Ci sono squadre che hanno alzato il loro livello, quindi sarà un anno complicato come lo sono stati gli ultimi, ma dobbiamo esserne consapevoli, farci trovare pronti e continuare a dare il massimo”.
Più emozionante Verona-Empoli del 2013 o Spezia-Verona del 2023? “Sono due grandi emozioni. Il calcio è cambiato in tutto, ma una cosa non cambia mai: le emozioni e i ricordi che ti porti dentro, quelli non te li toglie nessuno. Per me vincere il campionato e tornare in Serie A con il Verona è stata una grande emozione, così come lo è stata vincere uno spareggio dopo un campionato assurdo. Io ero arrivato a metà stagione e penso che nessuno ci desse delle possibilità di salvezza, e invece ci siamo riusciti. Non ti nascondo che ogni anno centrare l'obiettivo della salvezza rappresenti per me una grande emozione, perché dietro ci sono tanto lavoro, tanta sofferenza, ma anche tanta gioia nell’ottenere per un altro anno un obiettivo difficile come la permanenza in questa categoria”.
Non esiste un altro DS in Italia che agli allenamenti viene applaudito più dei giocatori, lo sa? “Sì, e non posso negare che mi faccia davvero molto piacere. Dopo tanto tempo penso che ci sia un grande legame con la tifoseria e con l'ambiente, forse ancora più dei primi tre anni, quando magari ero un po' più chiuso. In queste ultime stagioni abbiamo aperto completamente il nostro rapporto, perché per ottenere questi obiettivi bisogna dare tutto anche emotivamente. Penso che la gente l’abbia capito, e per questo si è creato un legame molto stretto che, a prescindere da quello che succederà da qua in poi, non cambierà mai. Questa è una cosa bella”.
Più di duemila tifosi all’allenamento a porte aperte di fine agosto, potremo vederne degli altri allo stesso modo? “Penso proprio di sì, è una cosa che abbiamo voluto fare e quindi è giusto continuare a cercare delle occasioni per ripeterlo, perché più la squadra è vicina ai tifosi, più ne traggono beneficio tutti. È una cosa bella e anche giusta da fare, quindi sicuramente lo rifaremo”.
Oltre il lavoro. In questi anni ha avuto modo di conoscere la città? Tre aggettivi per descrivere la città e tre per la tifoseria.“Verona è una città a misura d’uomo, si vive davvero bene. Il mio lavoro, però, è talmente legato all’andamento della squadra che a volte finisco per viverla meno di quanto dovrei. Questo purtroppo è un mio difetto, perché sono molto legato ai risultati, e questo mi porta a non godermi come vorrei una città che merita davvero, perché è bellissima. Tre aggettivi per la tifoseria? Sicuramente matti, ovviamente detto in maniera positiva, resilienti, ed emozionanti. Te ne aggiungo un quarto…astemi! (ride, ndr)” ha dichiarato al magazine Lo Scaligero Gialloblù il direttore sportivo dell’Hellas Verona, Sean Sogliano.
FONTE: HellasLive.it
Sogliano: “Orban non ha paura di niente. Volevamo Giovane a tutti i costi”
Le dichiarazioni del direttore sportivo gialloblù sull’inizio di stagione e sul calciomercato
di Redazione
23 Settembre 2025 16:43
Il ds dell’Hellas Verona, Sean Sogliano ha parlato a Telenuovo: “Siamo all’inizio di un campionato molto difficile. Sapete come ragiono: dobbiamo essere contenti delle prestazioni che la squadra sta facendo, ma anche consapevoli che sia un campionato molto duro, il livello delle squadre in lotta per la salvezza si è alzato molto. Dobbiamo continuare a giocare con questa voglia, mettendo in campo tutto quello che abbiamo. Lottare per fare punti, perché servono quelli. Ero a vedere Inter-Sassuolo: i neroverdi hanno una squadra molto importante, il Pisa ha fatto un’ottima partita contro il Napoli. Mi fa piacere vedere che la gente abbia riconosciuto l’impegno messo dalla squadra. Ad inizio stagione anche noi dobbiamo vedere se chi è venuto abbia capito dov’è arrivato e in queste prime partite che abbiamo fatto, i ragazzi hanno dato il 100%, in particolare nelle ultime due, ma anche con l’Udinese. L’ambiente di Verona è unico, quando è unito. Lavoriamo tanto sicuramente, ma è un insieme di cose, non sono un fenomeno. Amo questo lavoro, sento tantissimo la responsabilità di rappresentare una città e una società così storica, che mi è entrata dentro. Con me lavorano tante persone come nell’area scouting, io sono solo parte del lavoro. La scelta dei giocatori per esempio è sicuramente fondamentale, ma io do ancora più importanza al lavoro in campo da parte di tutti, ognuno con il proprio ruolo, dall’allenatore alla società. Poi c’è la responsabilità di fare le cose bene per le persone che hanno dentro il Verona: stasera per esempio sono a cena da Alessandro Mazzola. L’appoggio di persone come lui è fondamentale, perché sono quelle che hanno davvero dentro il Verona, anche se poi si fanno i complimenti a chi è rimasto 1-2 anni per poi andare in altri lidi”.
GIOVANE. “Ho cercato di prenderlo per 3 finestre di mercato. Da uno e mezzo/due cercavo di liberare un posto da extracomunitario per lui. Era sotto contratto con il Corinthians, ma non siamo mai riusciti a trovare un accordo economico per prenderlo dal suo club, che all’inizio non voleva liberarsene. Il ragazzo ha deciso con il suo entourage di non prolungare il contratto. L’abbiamo visto dal vivo. Il mio capo scout lo aveva visto anche al Mondiale Under 20. Lo volevamo a tutti i costi. Siamo riusciti a prenderlo quando si è liberato a zero. Ad ogni finestra di mercato degli ultimi 3 anni sono andato a un centimetro dal prenderlo, senza riuscirci”.
ORBAN. “Questo è un ragazzo che non ha paura di niente. Non ha paura dei difensori che lo marcano, della squadra contro cui gioca. È un ragazzo che arriva dalla strada, che ha già giocato in Norvegia, Francia, Germania e Belgio, non ha paura di andare in campo. Ci serve gente sfrontata, perché la maglia del Verona pesa”.
FONTE: CalcioHellas.it
Nato Oggi... Jackson Tchatchoua, plusvalenza quasi totale per il Verona. Da dodici milioni di euro
14/09 alle 05:00
di Andrea Losapio @losapiotmw
Jackson Tchatchoua è stato l'ennesimo capolavoro di Sean Sogliano. Preso per poco meno di 2 milioni dallo Charleroi, società belga, in due anni è riuscito a essere uno dei migliori terzini della Serie A, fino alla chiamata in Premier League, dove c'è stata una piccola asta fra Nottingham Forest e Wolverhampton, che alla fine è riuscito ad accaparrarsene le situazioni lo scorso 19 agosto.
FONTE: TuttoMercatoWeb.com
Cosa è successo nell’ultima giornata di mercato? “È una giornata sempre particolare, in cui si rincorrono un po’ tutti ed è un mondo a sé. Noi avevamo chiuso altre operazioni in settimana, volevamo capire se c’era davvero la possibilità di prendere Baldanzi che per noi sarebbe stato un giocatore in più per alzare il livello. Nei giorni precedenti c’era una buona possibilità di chiudere, perché il giocatore era convinto e veniva volentieri. Ma la notte precedente all’ultimo giorno c’è la Roma ha deciso di non far uscire il giocatore in prestito. Su Faivre volevo capire se ci fosse un giocatore con caratteristiche simili a Baldanzi, ma ripeto che era una cosa in più. Un’idea bella, ma al di là dell’esito finale dell’operazione, io lo ripeto ancora, io voglio solo giocatori che vengono qui e vanno a dormire con la maglia del Verona".
Cosa c’è di vero su Gagliardini e il mercato degli svincolati? “Ad oggi non esiste più un mercato chiuso. Noi abbiamo finito come potevamo fare e pensiamo che sia chiuso per noi. Il nostro vantaggio è che abbiamo posti in lista che possono essere utilizzati. Non bisogna prendere dei giocatori per forza, ma se magari abbiamo un’idea che qualcuno ci possa dare una mano ci faremo un pensiero. Ormai il mercato non chiude mai".
Secondo lei la rosa è completa? È riuscito a fare tutto quello che avevate in mente? “Le squadre sono complete o meno in base a quello che dice il campo. Abbiamo fatto una buona partita a Udine, e ho sentito parole incoraggianti e positive. Poi contro una squadra, la Lazio, che al 100% è più forte del Verona, ho sentito parole negative. Ma quello che conta è il campo e i giocatori che devono conoscersi e prendere una buona condizione”.
Con la nuova proprietà si aspettava un margine operativo diverso? “Credo che le aspettative quando c’è un cambio di società ci siano da parte di tutti. Io non voglio fare l’avvocato di nessuno ma per mia scelta sono qui da 4 anni e ho messo davanti il Verona a tutto, e così continuerò a fare. Presidio ha detto che questo sarebbe stato l’anno più difficile della loro presidenza, e a livello di mercato non è cambiato tanto. Abbiamo dato via tanti giocatori, come sempre, però io penso che anche il fondo americano voglia dimostrare che vuole fare bene. In questo momento la mia priorità è lavorare insieme al mister e ai giocatori. Tre anni fa ci siamo salvati allo spareggio, due stagioni fa alla penultima giornata e lo scorso anno all’ultima. Se dopo due giornate vogliamo dividerci, ognuno faccia le proprie scelte. Se invece vogliamo stare uniti e preparare un anno di battaglie sportive, io sono con voi”.
Questo mancato cambio di passo della proprietà è spiegabile da un lato economico? “Ripeto che, secondo me, non è questione di cambio di passo. Ci sono delle proprietà americane con disponibilità diverse, qui si parte da una concezione diversa. Secondo me sul mercato sono arrivati giocatori che possono dimostrare il loro valore, che daranno il massimo e mi auguro che ci daranno delle soddisfazioni. Devono dimostrarlo in campo, perché abbiamo perso giocatori forti ma ne sono arrivati altri forti. Si potevano prendere sicuramente altri giocatori, ma noi ci siamo sempre salvati per il gruppo e dobbiamo lavorare su questo, sul gruppo. Dal punto di vista economico abbiamo fatto quello che potevamo e in futuro anch’io vorrei poter far di più, ma non è che io oggi sia preoccupato, perché il Verona ha fatto quello che poteva. Sono consapevole che altre squadre, come le neopromosse, hanno fatto tanto, sono società da metà alta classifica come disponibilità di budget e quindi per noi sarà ancora più dura. Dobbiamo essere ancora più uniti, dando spirito e forza a una squadra che si deve far trovare pronta per raggiungere l’obiettivo”.
Il mancato arrivo di Baldanzi ha oscurato quanto era stato fatto sul mercato? “Condivido in parte quello che dici. Baldanzi aveva tanta voglia di venire e quindi poteva essere un giocatore in più. Ma ripeto dobbiamo prepararci a un anno di sofferenza, e dopo Udine le sensazioni erano diverse ma dopo la Lazio sono cambiate ancora. Stiamo sul pezzo, rimaniamo umili, affamati come il nosto popolo chiede e giochiamoci il campionato. I giocatori che sono arrivati hanno voglia di far vedere che sono giocatori da Verona”.
La vicinanza di Presidio c’è stata in questo mercato? “Da questo punto di vista prima degli ultimi giorni c’era un continuo parlarsi, e quando abbiamo deciso di andare a chiudere per Baldanzi è stata la Roma a cambiare idea. Faivre invece ha detto di sì inizialmente, con l’ok della squadra inglese, ma poi ci ha ripensato. Dobbiamo avere giocatori convinti di stare qui, perché qui è bellissimo ma anche difficile”.
Sono arrivati tanti giocatori in prestito con diritto di riscatto… “Noi certi giocatori cerchiamo di prenderli in prestito, meglio se con il diritto, anche per capire in un anno se sono nel posto giusto, e questo a volte può essere un vantaggio per la società".
L’uscita di Mitrovic è una scelta tecnica? E la rescissione di Braaf invece? “Mitrovic per me è un bravissimo ragazzo e un giocatore che può fare bene. Non possiamo lavorare su tutti al 100% e quando noi schieriamo un ragazzo dalla Serie D e lui non gioca, è giusto fare delle valutazioni, perché tanti giocatori, soprattutto se giovani, devono giocare. Bisogna fare delle scelte e non stare nel mezzo, è andato in prestito in Olanda e vedremo il prossimo anno. Per me Braaf è un grande talento, che ha fatto degli errori che lui conosce. Noi diamo a tutti un anno di tempo, ma ora questo tempo è finito. Quando riescono a recuperare terreno la porta è sempre aperta. Ora abbiamo priorità più alte, e quindi abbiamo deciso di non dargli più tempo ma gli auguro di fare bene da altre parti”.
La crescita di Fallou quanto ha inciso sul non prendere un altro giocatore? “Sicuramente quello che ha fatto vedere è stata una grande sorpresa, per noi doveva essere aggregato alla Prima squadra ma fare la spola con la Primavera. In ritiro ha dimostrato un miglioramento importante. Dobbiamo lasciarlo tranquillo, ma lui sa cosa vuol dire fare risultato, arriva da dove si vive un altro calcio e io amo giocatori che vengono da sotto categoria. Lui ha dimostrato di valere una chance e gliela stiamo dando, ma ogni giorno per lui è importante. Abbiamo preso Belghali che ha personalità ed è un po’ più offensivo. La coperta è un po’ corta ma abbiamo dato a lui fiducia, nel caso abbiamo altri giocatori che possono giocare in questa posizione”.
Cosa si aspetta da Giovane? “Lui lo seguiamo da un anno e mezzo, ma non riuscivamo a prenderlo con la sua società. Quando è andato in scadenza di contratto ci siamo riusciti anche perché i suoi agenti sono state persone corrette. Lui è un ragazzo per bene, motivato, vuole affermarsi, sta capendo che è dura in Italia, ma è un giocatore con potenzialità”.
Come ha scoperto Fallou? “La nostra rete scouting è stata brava a segnalarcelo, e siamo andati a vederlo, poi lo abbiamo visionato anche nella Rappresentativa di Serie D e l’abbiamo preso noi andando diretti”.
Il rinnovo di Montipò è arrivato un po’ in ritardo? “Montipò ha firmato il contratto e ora abbiamo bisogno che faccia delle prestazioni buone che ci servono. Non conta se ha firmato una settimana prima o dopo”.
Come mai non è stata rinnovata la vecchia guardia? “Dawidowicz ha scelto di non firmare il rinnovo che gli avevamo proposto, è stata una sua scelta, anche se per me sbagliata. Duda ha fatto un’altra scelta perché per noi era importante. Su Lazovic abbiamo deciso noi di non proporgli un altro anno, come invece avevamo fatto l’anno prima. Lui non era contentissimo di giocare meno. Faraoni invece aveva giocato pochissimo ed era andato in prestito due anni fa; quindi, giocando poco è normale che la società faccia altre scelte. I giocatori che fanno spogliatoio devono però anche giocare, se no fanno i collaboratori tecnici”.
Perché si fa così fatica a trovare dei profili italiani? “Io ci penso. Ma se pensi alle 20 squadre italiane trovami un giocatore italiano che il Verona può prendere. Il coefficiente di rischio di prendere un giocatore dalla Serie B invece che da una massima serie estera è alto. Poi abbiamo giocatori italiani che facciamo crescere dal Settore giovanile, dove lavoriamo su 300 giocatori all’anno, e abbiamo esempi come Coppola, Terracciano, Zaccagni, Kumbulla, Ghilardi e altri. Per me sono fatti oggettivi: su 20 squadre quanti giocatori italiani giocano in Serie A e su questi quanti noi possiamo permetterci? Gli unici italiani che si potevano prendere erano i giocatori del Monza che però prendono molto di ingaggio. Gli esempi si contano su una mano. Il problema lo deve risolvere chi decide: se metti l’obbligo di 5 giocatori italiani in campo, noi li avremo. Bisogna capire le motivazioni dietro, in Italia non giocano gli italiani e questa è la realtà. Purtroppo, il sistema è questo, magari sbagliato ma noi ne facciamo parte. Anch’io preferirei avere 5 o 6 italiani in squadra”.
FONTE: HellasVerona.it
03 settembre 2025 09:12 | HELLAS LIVE La Gazzetta dello Sport, mercato Hellas Verona: voto 5.5
È una vecchia storia quella che riguarda il Verona, però una storla che ha avuto un discreto successo negli ultimi anni. Anche con la nuova proprietà l’Hellas ha camblato volto, il portiere Montipò è l'unico Italiano della formazione tipo. Partiti anche Ghilardi e Coppola, la scommessa riguarda però anche l’attacco, dove Glovane ha già mostrato qualcosa di buono.
Il commento ed il voto del principale quotidiano sportivo italiano dopo la chiusura della sessione estiva del calciomercato.
FONTE: HellasLive.it
Mercato Verona, la bocciatura senza appello del CdS
Anche il Parma accomunato dalla stessa valutazione del club scaligero
di Giovanni Vit
2 Settembre 2025 11:40
La stampa nazionale inizia a tirare le prime somme sulla finestra di mercato che si è conclusa alle 20 di ieri.
Oggi i colleghi del Corriere dello Sport riportano una valutazione, squadra per squadra, e il voto più basso è quello dell’Hellas e del Parma.
Un cinque senza appello è il voto del Verona, unico squillo l’arrivo di Giovane che non può bastare per salvare l’ennesima campagna all’insegna delle scommesse.
FONTE: CalcioHellas.it
Tuttosport esalta Sogliano: “Il fuoriclasse del Verona”
La capacità del d.s. gialloblù di ricostruire l'Hellas, generando al contempo moltissimi utili, è stata notata anche dai colleghi piemontesi
di Tommaso Badia
30 Luglio 2025 10:35
Tuttosport esalta Sogliano: un articolo comparso sul sito web del quotidiano piemontese è infatti interamente dedicato al direttore sportivo dell’Hellas.
“Se il Verona non avesse Sean Sogliano, dovrebbe inventarlo” riassume appieno il taglio del pezzo, all’interno del quale il d.s. gialloblù è definito “un vero fuoriclasse del mercato” in grado di smontare e rimontare l’organico, “riuscendo a scovare giocatori sconosciuti o semisconosciuti, lanciandoli in orbita e assicurando all’Hellas introiti molto preziosi per il bilancio“.
A essere citate non sono solo le ultime due operazioni relative a Coppola e Ghilardi (quest’ultima ancora non ufficiale), ma anche le cessioni di Cabal (acquistato però sotto la gestione Marroccu), Belahyane, Ngonge, Ilic (portato a Verona D’Amico) e Noslin, operazioni che hanno portato plusvalenze per più di settanta milioni di euro.
La chiosa finale, dunque, è piuttosto esplicativa: “L’Hellas ha cambiato proprietà, ma non ha cambiato il direttore sportivo. Per sua grande fortuna“.
FONTE: CalcioHellas.it
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