#JuventusVerona in anteprima: Vigilia tra le meno serene fuori dal campo per l'inchiesta 'Last Banner' da una parte e le accuse alla Lega di A che fa finta di niente dopo i vergognosi 'Uh Uh' ai giocatori di colore. In campo intanto JURIC farà i conti con un'altra espulsione e l'ex SARRI attuerà un turn-over ragionato...


#JuventusVerona +   -   =

La prossima trasferta allo Stadium di Torino era già attenzionata dagli organi competenti ma, dopo l'inchiesta Last Banner che ha decapitato i vertici del tifo organizzato bianconero, si temono provicazioni e incidenti; il quotidiano 'Tuttosport' ha sentito in merito il questore del capoluogo piemontese Giuseppe De Matteis 'Nella curva si è creato un vuoto. Non penso che la successione dei capi ultrà sia pronta, non è automatico che ci sia qualcuno in grado di sostituire gli arrestati. Aspettiamo di vedere quello che succede'.
Nessuna sanzione per campo e società dopo i cori verso DONNARUMMA e gli 'Uh Uh' a KESSIE (incredibilmente) non rilevati dai giudici sportivi a bordo campo al Binti come al Sant'Elia di Cagliari in occasione della gara con l'INTER (il target fu LUKAKU): Premettendo che ho personalmente e distintamente sentito gli ululati verso il giocatore africano, che la mia TV funziona bene e che il mio senso dell'udito è forse più fine del normale (magari perchè ci vedo male ma non sono stato l'unico a sentire quello che ho sentito), stavolta è andata bene, talmente bene che se io fossi nei panni dei cretini che si divertono a creare problemi infangando un'intera città (coperti dall'anonimato e da qualche media locale evidentemente non libero di fare cronaca intellettualmente onesta per lisciare il pelo a via Olanda), la prossima volta li intonerei anche più alti, tanto si sentono solo grazie ai cattivoni delle TV che evidentemente mettono i microfoni proprio là dove si verifica il triste episodio...

Venendo finalmente al campo, nei parzialissimi dati di inizio stagione, due fatti balzano all'occhio di questo (ottimo e combattivo) HELLAS:

  • Due gol subiti in tre partite tra l'altro su calcio di rigore: Segno che bucare SILVESTRI non è facile ed è una conclusione molto molto confortante se solo si pensa alla faciltà con cui nelle ultime tre annate (almeno) gli avversari hanno saputo castigare la porta scaligera sia in A che in B
  • Ma anche due cartellini rossi al Binti in tre partite... Vanno bene la grinta e l'aggressività dei gialloblù, specie per una squadra spesso inferiore tecnicamente alle avversarie che deve perciò contare su altre caratteristiche per poter competere, ma occhio a non esagerare perchè è un trend che alla lunga non potrà che dimostrarsi svantaggioso

Meno di 1000 i tifosi gialloblù che seguiranno la squadra allo 'Stadium', tifo ultras bianconero che, dopo aver boicottato la trasferta a Madrid, rinuncerà all'ingresso anche contro l'HELLAS (sempre a causa dell'inchiesta Last Banner).

Precedenti
Il VERONA in casa bianconera vinse un'era geologica fa quando nel 1928-29 finì addirittura 4 a 0, ma in Serie A il campo delle Zebre è tabù da sempre.
In particolare la JUVE arriva all'appuntamento allo Stadium con uno score di 11 vittorie consecutive contro i gialloblù che hanno ottenuto solo pareggi in 4 occasioni (l'ultimo nella stagione 1987-88) e ben 24 sconfitte tra le quali il 3 a 0 il 5 Gennaio 2016 con i bianconeri che superarono in surplace i gialloblù di DELNERI ma anche il 4 a 0 del 18 Gennaio 2015 (fra l'altro anticipato 3 giorni prima dal devastante 6 a 1 agli ottavi di finale di Coppa Italia).
Il 2 a 1 con cui il 19 Maggio 2018 la compagine torinese sconfisse l'HELLAS va ricordato per due sole cose: L'addio (durato l'arco un paio di stagioni come abbiamo visto) di BUFFON ed il record più negativo di sempre degli scaligeri nella massima Serie scolpito peraltro da numeri impietosi composti da 27 Sconfitte, 78 gol subiti e 25 miseri punti ottenuti!

La prossima sfida è stata affidata alle cure del signor Federico La Penna della sezione AIA di Roma 1.

Il 19 Maggio 2018 l'ultimo JUVENTUS-VERONA

QUI TORINO (sponda bianconera)
Lesione muscolare di medio grado al muscolo semimembranoso della coscia destra: DOUGLAS COSTA ko per la gara di Champions contro l'ATLETICO MADRID ma anche contro l'HELLAS.
Ovviamente fuori anche gli infortunati di lungo corso come CHIELLINI, PERIN, DE SCIGLIO, e PJACA senza considerare MANDZUKIC sul piede di partenza.
Dopo gli acciacchi rimediati al 'Franchi' non dovrebbero esserci invece problemi per PJANIC e HIGUAIN che magari saranno lo stesso 'risparmiati' da mister SARRI in un'ottica di sensato turn-over (che vede in ballottaggio anche DANILO con CUADRADO sulla fascia destra della difesa e RABIOT con MATUIDI sulla linea mediana).
Situazione non proprio serena in casa JUVE dopo i due pari consecutivi e la lite di CUADRADO coi compagni nel dopogara con i Colchoneros: In particolare sembra che l'esterno colombiano sia stato incolpato per i gol presi nella gara di Champions League di ieri finita 2 a 2 e che per calmare gli animi sia dovuto intervenire BONUCCI.

Convocati
1 Szczesny, 4 De Ligt, 5 Pjanic, 6 Khedira, 7 Ronaldo, 8 Ramsey, 10 Dybala, 12 Alex Sandro, 13 Danilo, 14 Matuidi, 16 Cuadrado, 19 Bonucci, 21 Higuain, 23 Emre Can, 24 Rugani, 25 Rabiot, 28 Demiral, 30 Bentancur, 31 Pinsoglio, 33 Bernardeschi, 77 Buffon.

Probabile formazione
4-3-3 con Buffon; Danilo-De Ligt-Bonucci-Alex Sandro; Khedira-Bentancur-Rabiot; Bernardeschi-Dybala-Ronaldo;


QUI VERONA
Il giudice sportivo a inflitto a Mariusz STĘPIŃSKI una giornata di squalifica dopo l'espulsione di Domenica scorsa quindi il polacco salterà la trasferta allo 'Stadium'. Sarà ballottaggio fino all'ultimo al centro dell'attacco scaligero fra TUTINO e il rientrante DI CARMINE vittima di un brutto infortunio durante la preparazione estiva ma ora perfettamente recuperato.

Convocati
Fuori gli infortunati BESSA e BOCCHETTI, lo squalificato STĘPIŃSKI e WESLEY ancora in attesa del transfer dal Brasile.

1 Silvestri, 3 Vitale, 4 Veloso, 5 Faraoni, 8 Henderson, 10 Di Carmine, 11 Pazzini, 13 Rrahmani, 14 Verre, 19 Tupta, 20 Zaccagni, 21 Gunter, 22 Berardi, 24 Kumbulla, 25 Danzi, 27 Dawidowicz, 32 Pessina, 33 Empereur, 34 Amrabat, 66 Tutino, 88 Lazovic, 96 Radunovic, 98 Adjapong

Probabile formazione
3-4-2-1 Silvestri; Rrahmani-Kumbulla-Gunter; Faraoni-Amrabat-Veloso-Lazovic; Zaccagni, Verre; Di Carmine;

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DICONO +   -   =

Mister SARRI tecnico della JUVENTUS (che sedette anche sulla panchina dell'HELLAS dal 31 Dicembre al 28 Febbraio 2008 prima di venire esonerato dopo un pari e cinque ko di fila) «Abbiamo solo l’allenamento di oggi per preparare la partita. Per capire chi far giocare, devo aspettare la seduta odierna. La squadra deve trovare un’organizzazione forte, e in questa fase la possiamo raggiungere dando continuità nelle posizioni in campo. Qualche cambiamento rispetto alle ultime partite lo farò. Sono molto contento dei giocatori che ho a disposizione. Giocheremo un calcio con le mie idee ma senza andare contro le caratteristiche che hanno i ragazzi. Dybala non è al top della condizione, è arrivato solo ad agosto inoltrato, ma è in grado di giocare e dare una mano alla squadra. Bernardeschi non ha ancora inciso per le qualità che ha, cercheremo di farlo crescere per farlo esprimere al meglio. Ronaldo nell’ultima partita a Madrid ha giocato un numero di palloni nettamente superiore alla media dell’anno scorso. Da lui ci aspettiamo sempre molto: la mia sensazione è che possa crescere, così come può crescere la squadra. Per questo ciclo di partite ci sarà spazio sia per Ramsey che per Rabiot. Si tratta di due giocatori arrivati da due campionati diversi che non parlano ancora l’italiano» Juventus.com

Mister JURIĆ «Se è possibile fare punti a Torino? Bisogna giocare come al solito, con la testa libera e con coraggio, ma non possiamo pensare di fare punti difendendoci tutta la partita. Partita fuori dalla nostra portata? Loro hanno giocatori veramente forti, soprattutto quando cambiano passo, ma non credo sia impossibile fare risultato: sicuramente non dobbiamo sentirci già sconfitti. Tre partite in nove giorni? Contro le altre squadre affronteremo altri tipi di problemi, ora penso alla Juve e giocherà chi sta meglio. La stessa cosa varrà anche nei prossimi impegni. Di Carmine? Giocherà lui perché, come ho già detto, ha tutte le qualità per farsi valere anche in serie A: si sta allenando bene ed è entrato con la carica giusta contro il Milan. Come è cambiata la Juve da Allegri a Sarri? È una considerazione che prima di giocarci contro non posso fare, anche se a Madrid non ho ancora visto la Juve di Sarri, se non in fase difensiva con una linea a quattro diversa rispetto alla precedente gestione. La Juve a Madrid ha disputato una partita eccellente, ma l'Atletico sulle palle inattive è fortissimo, si sa. Noi prepariamo sempre qualcosa sulla base di come difende l'avversario, lavoriamo sugli spazi dove si può attaccare. Cosa servirà per provare a fare risultato? Io sono contento della squadra che ho, tanti possono fare bene e dimostrare di poter stare in serie A. Il rapporto tra squadra e pubblico? Entrambi si trascinano: è una bella cosa, mi piace. L'anno scorso i playoff sono stati di aiuto per tutti e due le componenti, nelle prestazioni in campo e nell'entusiasmo generale. Alcune volte si sottovaluta questo aspetto, perché quando giochi e ti senti apprezzato dai tuoi tifosi dai sempre quel qualcosina in più. Subiamo pochi gol? Non parliamone... So che la squadra sta lavorando bene, specie quando giochiamo undici contro undici e andiamo a pressare nella metà campo avversaria, ma anche quando ci siamo difesi in inferiorità numerica. Circa mille tifosi all'Allianz? Ripeto, sono contento del clima e di quanto la squadra è apprezzata, so che arriveranno anche momenti di difficoltà perché dobbiamo salvarci, ma è bello sapere che siamo tutti consapevoli che questo è il nostro obiettivo. Le fatiche della Juve per la Champions? Loro faranno qualche cambio, ma hanno tutte prime scelte e non saranno condizionati da questo aspetto» HellasVerona.it

Juric#JuventusVerona match preview (Opta)

Il presidente SETTI a 'La Gazzetta dello Sport' «Abbiamo subito 2 gol, entrambi su rigore. Visto che il passato ci ha lasciato ricordi di un Verona troppo generoso, direi che questo è ciò che mi conforta. Il Verona che si fa da sé è il Verona che piace ai veronesi. Mostra il calcio che piace a un popolo a cui piace lottare. Questa squadra mi sta facendo divertire, ho visto una forza ma anche tanta abilità tecnico-tattica nel suo gioco. Sta facendo capire che l’aspetto tecnico non è sufficiente qui, serve di più. Cosa ho chiesto all’allenatore? Una squadra che sappia soffrire, che abbia agonismo. Il che non significa rifiutare di giocare. Noi giochiamo a calcio e lo abbiamo dimostrato non solo a Lecce, ma anche nei primi 20 minuti col Milan. Se esiste una quota salvezza? Non ora, forse più avanti. Non voglio nemmeno pronunciare quella cifra (40, ndr) perché può diventare un obiettivo sbagliato. Penso sia più importante mettere insieme una decina di vittoria per salvarsi. La prossima gara, contro la Juventus? Meglio adesso che a novembre. Se miei avranno la consapevolezza di non aver nulla da perdere, potranno solo fare bella figura. Hanno la capacità fisica di reggere e anche qualche soluzione per infastidire. I cori razzisti verso Kessie? Verona non è una città razzista, però qualche co…. c’è sempre, non solo qui. Non dovremmo enfatizzarli» Hellas1903.it

Il doppio ex Beniamino VIGNOLA a 'La Gazzetta dello Sport' «La Juve? Restano i più forti d’Italia, in Europa hanno iniziato bene, per quanto il 2-2 di Madrid susciti rammarico. Il Verona può e deve andare a Torino con la testa libera, senza farsi schiacciare dal pensiero di chi avrà di fronte. Difendendo bene e innescando il contropiede potrà pungere questa Juve fortissima, ma che si sta assestando. Servirà un Hellas ancora più bello di quello che ha messo in crisi il Milan. Auspicando che il finale sia tutto diverso rispetto a domenica» Hellas1903.it

Eros PISANO alla ricerca di una squadra dopo l'addio al BRISTOL nella Championship «Fare punti allo Juventus Stadium è difficile per chiunque, il Verona credo debba sperare che i bianconeri paghino l’impegno di Champions League contro l’Atletico Madrid. Gli scaligeri sono probabilmente rammaricati per la sfida persa al Bentegodi contro il Milan, nella quale probabilmente non avrebbero meritato di uscire sconfitti per quanto fatto in campo. La squadra di Juric mi è sembrata in palla e pronta a lottare per la salvezza, chiaramente Sabato affronterà una corazzata che avrà voglia di mettersi alle spalle il pareggio di Firenze e rilanciarsi in campionato. La squadra di Sarri vorrà dare un segnale al campionato. Il nuovo Verona targato Juric? La squadra è stata strutturata in maniera corretta, seguendo probabilmente del suo allenatore che ha lavorato tanti anni con Gasperini e quindi speriamo che il tecnico possa seguire la falsa riga del suo mentore, se così fosse il Verona potrà sicuramente stare tranquillo. Può sicuramente lottare per la salvezza perché la squadra ha entusiasmo e gamba per lottare per rimanere nella massima serie. I miei ricordi dell’esperienza vissuta in riva all’Adige? Ho ricordi assolutamente positivi. A Verona ho probabilmente disputato le mie migliori stagioni sia a livello di qualità di gioco e di risultati visto che sono anche riuscito a segnare cinque gol in Serie A. Mi sono trovato benissimo sia con la città ed i tifosi. Non posso che non avere un ottimo ricordo dove ho disputato due ottime stagione in Serie A ed ho vinto un campionato di Serie B supportato sempre da un pubblico molto appassionato. Se sei ancora in contatto con qualche giocatore gialloblu? Dai miei tempi, è rimasto praticamente solo Zaccagni che sta crescendo. Sento anche ogni tanto Verre per il quale sono contento abbia trovato un ambiente che crede in lui e che sicuramente lo aiuterà a crescere ulteriormente”.
» JuveNews.eu

TOMMASI, presidente AIC sul razzismo negli stadi italiani «Il tema è spinoso e c'è scoramento, lo abbiamo sempre detto. Se coloro che insultano sono pochi è facile individuarli, se non sono pochi c'è un problema. Questo argomento non riguarda solo gli atleti, ma il nostro sistema in toto. Vogliamo raccontare un calcio diverso in tutta Italia. La reazione del Verona dopo la gara col Milan? Non ero allo stadio, non so perché il Verona abbia reagito così. L'aria che tira nel nostro Paese non aiuta certe iniziative. I 'Buu' razzisti in ogni caso sono sempre razzisti, non possiamo nasconderci dietro al fatto che la vittima stia antipatica o sia un calciatore avversario. Non abbiamo le idee chiare su quale sia il comportamento da eliminare nei nostri stadi, ma non è possibile che ogni volta che arriva un nuovo giocatore dall'estero si accorga che c'è qualche differenza» TuttoMercatoWeb.com

Samuel DI CARMINE a L'Arena «Sono contento di essere tornato in campo dopo 35 giorni, mi mancava il campo. In più tornare in serie A dopo 10 anni è stato bello perchè la squadra ha fatto molto bene. Peccato perché il rigore ci stava. Cosa ci ha detto Manganiello? Il fallo era iniziato fuori area e che non era rigore. Ha parlato a lungo al “microfonetto” quello del Var. Ormai è andata dai. Han visto tutti che avremmo meritato il pareggio. La cosa più bella del Verona di Juric? Lo spirito. Il primo tempo di Lecce è stato bellissimo e poi c’è che il pubblico lotta con noi. È una cosa importante. Il mister ti loda e poi ti porta in panchina… Sapevo fin dalla vigilia che non avrei giocato. Era solo da tre giorni che mi allenavo con la squadra, poi hanno preso Stepinski ed ora abbiamo un compagno in più con cui giocarsi il posto la domenica. Sabato l’importante sarebbe far gol. Magari col tacco come col Cittadella? No, comodo comodo di piatto a porta vuota vale sempre. Le emozioni sono le stesse. La Juventus è ancora la più forte. Ho visto la gara di Firenze. I bianconeri son tosti e noi dovremmo cercare di sfruttare ogni piccolo loro cedimento» CalcioHellas.it

ADJAPONG si presenta «Il mio arrivo a Verona? E' stata una trattativa lunga, avevo informato il Sassuolo che avevo voglia di provare a giocarmi le mie chance. Ora sono qui e voglio aiutare il Verona a raggiungere la salvezza, ogni volta che sarò chiamato in causa. Cosa posso portare all'Hellas? Forse la mia esperienza sulla salvezza e sul superare i momenti di difficoltà, come mi è capitato a Sassuolo. Che giocatore sono? Mi piace attaccare lo spazio, penso che il gioco di Juric sia adatto alle mie caratteristiche, voglio fare bene. Cercherò ogni giorno di mettercela tutta per dimostrare che merito il riscatto da parte dell'Hellas, voglio dare tutto me stesso. Campionato? L'avvio è stato molto positivo e importante, con quello che ci trasmette il mister in settimana siamo riusciti a pareggiare in 10 contro il Bologna, vincere a Lecce e mettere in difficoltà il Milan. Siamo una squadra che lotta su ogni pallone e penso che finora si sia visto. Juventus? Ci ho debuttato a 16 anni, mi viene ancora la pelle d'oca a pensarci» HellasVerona.it

SALCEDO si presenta «Verona? Una bellissima piazza, una grande occasione per fare il salto di qualità e dare una grossa mano a questa squadra. Ho seguito i playoff del Verona, lo spirito di questa piazza è stato tra i fattori che mi hanno fatto scegliere l'Hellas. Juric? Per me è un grandissimo allenatore, l'ho avuto al Genoa e mi ha fatto esordire in Serie A ad appena 15 anni. Nel lavoro ci mette il cuore, mette la cattiveria giusta in tutto quello che fa, una cattiveria che in pochi hanno e che si trasmette alla squadra. Il mio ruolo? Non importa, posso fare sia l'attaccante esterno che la punta, mi piace attaccare gli spazi ma anche provare il dribbling, sempre finalizzato ad aiutare la squadra. Nazionale? Devo dimostrare di poterci stare ancora, dando tutto in ogni allenamento e in partita. Milan? Penso che senza quel rigore non ci avrebbero mai fatto gol, e che in 11 contro 11 avremmo anche potuto vincere» HellasVerona.it

L'unica vittoria a Torino contro la fortissima JUVE di SIVORI avvenne in Coppa Italia grazie ad un gol allo scadere di Giorgio 'Penel' MAIOLI che a 'La Gazzetta dello Sport' ricorda «Eravamo una squadra di Serie B che sfidava dei campioni. Ci presentammo al Comunale con la testa sgombra, e il nostro allenatore, Biagini, fece giocare pure qualche giovane. Poi successe qualcosa. Riuscimmo a tenere. Ciceri fece delle parate eccezionali. All’ultimo minuto mi arrivò la palla ai venti metri, capii che potevo calciare. Botta precisa, dritta nel “sette”, Mattrel non riuscì a farci nulla. E l’arbitro, Angelini, che fischia la fine» Hellas1903.it


SalcedoAdjapong

ALTRE NEWS IN ALLEGATO +   -   =

L’onda del razzismo invade il campionato: tweet, note ma zero provvedimenti qui l'articolo di Giovanni D'Elia su DailyMilan.it; certo che anche la Lega di A non ci fa una gran figura, probabilmente gli ululati razzisti vengono definiti tali solo ed esclusivamente se vengono percepiti da chi di dovere allo stadio e pazienza se da casa, quegli inqualificabili 'uh uh' iniziati dopo pochi minuti dall'inizio della gara (quando ancora, per essere chiari, l'arbitro non aveva assunto decisioni discutibili), si sono sentiti distintamente.

Come spesso succede in Italia se una regola è 'scomoda' basta modificare la soglia di intervento della regola stessa per risolvere il problema: Una certa sostanza presente nell'acqua in 10 mg/litro fa si che l'acqua non sia potabile? Alziamo quel limite a 15 mg/litro! L'acqua diventerà improvvisamente cristallina, sparirà dai report delle acque velenose e tutti saremo più felici e contenti. Che problema c'è?
Continuiamo come se niente fosse in tanti ambiti ben più delicati del sistema calcio, mi sembra affatto coerente che si sottovaluti la deriva razzista negli stadi... Neghiamo la realtà, ficchiamo pure la testa sotto la sabbia e aspettiamo che le acque tornino calme in attesa della prossima vergogna magari al Bentegodi o magari in qualunque altro stadio italiano: Avanti tutta!



IN BREVE A PIÉ PAGINA +   -   =

VITA DA EX: Il 35enne SFORZINI ricomincia dal PALERMO!



RASSEGNA STAMPA +   -   =
20.09.2019 15:10 - in: Serie A
Parola a Mister Sarri
Il tecnico bianconero ha parlato alla vigilia della sfida contro l’Hellas Verona

Dopo il pareggio del Wanda Metropolitano contro l’Atletico Madrid, la Juventus si rituffa in campionato. Domani, alle ore 18, all’Allianz Stadium arriva l’Hellas Verona. In conferenza stampa Maurizio Sarri ha presentato la sfida. «Abbiamo solo l’allenamento di oggi per preparare la partita. Per capire chi far giocare, devo aspettare la seduta odierna. La squadra deve trovare un’organizzazione forte, e in questa fase la possiamo raggiungere dando continuità nelle posizioni in campo. Qualche cambiamento rispetto alle ultime partite lo farò. Sono molto contento dei giocatori che ho a disposizione. Giocheremo un calcio con le mie idee ma senza andare contro le caratteristiche che hanno i ragazzi».

LE CONDIZIONI DELLA SQUADRA
«Dybala non è al top della condizione, è arrivato solo ad agosto inoltrato, ma è in grado di giocare e dare una mano alla squadra. Bernardeschi non ha ancora inciso per le qualità che ha, cercheremo di farlo crescere per farlo esprimere al meglio. La sua specializzazione in futuro sarà più da centrocampista che da attaccante esterno».

«Ronaldo nell’ultima partita a Madrid ha giocato un numero di palloni nettamente superiore alla media dell’anno scorso. Da lui ci aspettiamo sempre molto: la mia sensazione è che possa crescere, così come può crescere la squadra. Per questo ciclo di partite ci sarà spazio sia per Ramsey che per Rabiot. Si tratta di due giocatori arrivati da due campionati diversi che non parlano ancora l’italiano».

«Douglas Costa ha fatto un inizio di stagione ad altissimo livello, veniva da un periodo di inattività molto lungo. Nei prossimi giorni ci sarà un primo controllo per capire le sue condizioni fisiche, ma essendo l’infortunio di natura muscolare dovrà stare fuori per forza ancora per qualche partita».

IL PAREGGIO DI MADRID
«Abbiamo preparato dei video da far vedere alla squadra. Contro l’Atletico ci sono stati 2-3 momenti dove siamo stati superficiali e li dobbiamo eliminare. Sulle palle alte è stato un difetto di attenzione e aggressività che possiamo risolvere».

20.09.2019 14:00 - in: Serie A
OppositionWatch: l'Hellas Verona
Alla scoperta della squadra di Ivan Juric

Tornato in Serie A dopo la doppia finale dei playoff vinta contro il Cittadella a giugno nel torneo cadetto, l’Hellas Verona ha cominciato bene la stagione.

Quattro i punti conquistati dagli scaligeri, arrivati proponendo un buon calcio e schierando molti giovani in campo.


IL VERONA 2019/20
Dopo le esperienze sulle panchine di Crotone e Genoa, per il croato Ivan Juric si tratta della prima stagione a Verona. Davanti al confermato portiere Marco Silvestri, di solito la squadra si schiera con la difesa a 3. Uno dei volti nuovi della retroguardia è il kosovaro Amir Rrahmani, giunto dopo un biennio vincente alla Dinamo Zagabria.

E’ arrivato invece dal Genoa il tedesco Koray Günter, sempre titolare in questo avvio di stagione. La sorpresa però fino ad ora è stato l’albanese Marash Kumbulla, classe 2000, prodotto del vivaio gialloblù. In mezzo al campo le due novità più rilevanti sono rappresentate dal portoghese Miguel Veloso, subito divenuto il capitano della rosa, e il serbo Darko Lazovic, entrambi già allenati da Juric al Genoa.

n prestito dal Club Bruges ecco il marocchino Sofyan Amrabat, mentre dall’Atalanta con la medesima formula è arrivato Matteo Pessina. Volti nuovi anche in attacco, dove Valerio Verre ha già iniziato con il piede giusto dopo i 12 gol in 36 partite in Serie B con il Perugia. Bottino simile sempre tra i cadetti per Gennaro Tutino a Cosenza (10 reti in 34 gare), punta tecnica e veloce, al primo anno al Bentegodi.

E’ rimasto in città ma ha cambiato casacca il polacco Mariusz Stepinski, ex Chievo, che contro la Juventus non ci sarà perché espulso nell’ultima giornata contro il Milan.


I PRINCIPI DI GIOCO DI JURIC

Un pareggio una vittoria e una sconfitta: questo lo score dell’Hellas Verona nelle prime tre giornate di campionato. Gli scaligeri nelle due gare casalinghe, in cui sono riusciti ad ottenere un solo punto, hanno dovuto giocare in entrambi i casi per più di un’ora in inferiorità numerica dimostrando carattere nel recuperare una situazione di svantaggio (contro il Bologna) o di resistere limitando i danni contro il Milan.

Un personalità di squadra che riflette quella del tecnico croato Juric, da quest’anno sulla panchina del Verona: un allenatore che fa del ritmo, del pressing, dell’intensità nel recupero e della densità in zona palla gli elementi principali del suo gioco. A Verona Juric ripropone il modulo a lui caro del 3 4 3.

Linea difensiva con 3 centrali che impostano dalle retrovie, due esterni di grande corsa come Lazovic e Faraoni e due centrali a comporre la line di centrocampo. In avanti anziché un vero e proprio tridente agiscono due giocatori tra le linee (Verre e Zaccagni) a supporto della punta.

In queste tre gare nel ruolo di attaccante centrale si sono alternati Stepinski e Gennaro Tutino. Quest’ultimo con molta probabilità schierato contro la Juventus data la squalifica del polacco. Il giovane talento italiano, cresciuto nelle giovanili del Napoli, è più una seconda punta, agile e veloce, che con i suoi movimenti garantisce veloce ripartenze oltre agli inserimenti delle due mezze ali.

Contro il Lecce in trasferta, nell’unica gara giocata interamente a parità numerica, la squadra di Juric è giunta 11 volte alla conclusione, 6 delle quali arrivando a tirare all’interno dell’area di rigore, dimostrando così una buona precisione nel gioco offensivo.

Sabato all’Allianz Stadium dovremo però aspettarci una squadra che cercherà di chiudere gli spazi nella propria metà campo, con una linea difensiva che attraverso lo slittamento dei due esterni, si comporrà spesso a 5. Pronta però a ripartire appena ne avrà l’occasione. E giocatori veloci nell’Hellas Verona non ne mancano.

FONTE: Juventus.com


18 SET 2019
CI SIAMO ROTTI IL C…
Mi sono rotto il cazzo. E portate pazienza se l’immagine è forte e volgare ma quando ci vuole ci vuole. Mi sono rotto il cazzo di dovermi difendere, come tifoso del Verona dalle accuse di razzismo. Che è purtroppo una cosa molto più seria di quanto il banalissimo dibattito odierno ci costringe a fare e dove vige una vergognosa strumentalizzazione mediatica. Per carità: a Verona non siamo verginelle. Abbiamo purtroppo a che fare con una miriade di teste di minchia che in questi anni ha spesso aiutato gli spala-letame a infangarci.

Gente che bisognerebbe ridurre al silenzio e che purtroppo invece trova nell’indignazione del politicamente corretto il terreno fertile per diventare protagonista. Non c’è nessun cittadino di questo paese che abbia però subito un continuo e costante processo come lo abbiamo subito noi veronesi in questi anni. E, credetemi, non c’è nessuna tifoseria che si sia così profondamente interrogata sulle sue distorsioni.

Qui invece vince chi è più furbo degli altri, chi si indigna per primo, chi fa un comunicato strappalacrime con qualche hashtag accattivante. In realtà del razzismo non frega niente a nessuno. Il problema è questo. Poi, per carità, ci si può interrogare se un bu o un uh fatto allo stadio e durante una partita sia razzismo, se sia paragonabile a dare del ladro all’arbitro e dove sia il confine tra lo sfottò e un coro che discrimini.

Nessuno ci ha spiegato se urlare offese contro un giocatore bianco e magari biondo abbia la stessa valenza che urlarle ad un giocatore africano e per limite estremo se urlare offese è ancora permesso allo stadio.

La tifoseria del Verona, per aggirare le accuse di razzismo e dimostrare l’assoluta ipocrisia del sistema, si inventò di urlare a Balotelli “Mario Mario” ogni volta che toccava la palla. E così la coscienza dei politicamente corretti quella volta non s’indignò.

Mi chiedo anche che armi abbia la società, o un semplice tifoso non razzista ma semplicemente innamorato del Verona, se un deficiente accanto a lui urla “scimmia” o fa uh. Cosa possiamo fare? Ci mettiamo a menare le mani? Smettiamo di tifare per il Verona, dandola vinta a loro? E se dieci venti, cento imbecilli lo fanno, possiamo ogni volta generalizzare e buttare merda su Verona? Sarebbe come dire agli interisti che sono tutti pluripregiudicati adesso che è arrivato un delinquente a dirigere la loro curva. Ho tanti dubbi e poche certezze, ve lo assicuro su questo argomento che non è figlio del calcio, ma della politica e delle incredibili “bombe” sociali che sono state create in questi anni di miopia sociale. So solo che io non sono razzista, che la mia città non è razzista e che sono stufo di difendermi da chi fin dai tempi di Marsiglia (il professore di religione che finse un’aggressione per non essere trasferito) continua a costruire tribunali mediatici su questa città.
Gianluca Vighini

FONTE: Blog.Telenuovo.it


Ve li ricordate, gli ululati razzisti? Per il calcio italiano non esistono
Mentre l'Italia viene additata come pessimo esempio di razzismo in tutto il mondo, la Serie A è venuta a capo dei “buu” a Lukaku e Kessié, stabilendo che a suo dire non è successo nulla

Romelu Lukaku esulta dopo il suo gol in Cagliari-Inter (foto: Getty Images)

di Giuseppe Pastore
Contributor
17 SEP, 2019

Il giudice sportivo dott. Gerardo Mastrandrea si è fatto attendere fino alle cinque del pomeriggio per deliberare che in Verona-Milan semplicemente non è successo niente, circolare, circolare. Avevamo sentito il bordocampista Sky Manuele Baiocchini intervenire in diretta durante la partita, a pochi secondi dal fischio finale, per segnalare “ululati razzisti nei confronti di Kessié, e poco prima anche degli insulti di discriminazione territoriale verso Donnarumma”. Avevamo distintamente sentito con le nostre orecchie un leggiadro “Donnarumma ebreo” volteggiare nell’aere del Bentegodi, per punire il portiere milanista che si stava prendendo qualche secondo di troppo per il rinvio dal fondo. Avevamo ricevuto conferma di quanto sentito da molti testimoni oculari presenti allo stadio, che ci avevano riportato alcune contumelie urlate anche ai giocatori di colore del Milan in panchina, per esempio il portoghese Rafael Leao. Ma nel comunicato del dott. Mastrandrea, che fa seguito al referto firmato dall’arbitro Gianluca Manganiello, non compare il minimo riferimento a episodi del genere.


Anzi, già che ci siamo: ricordate due settimane fa gli ululati razzisti rivolti all’attaccante interista Lukaku durante Cagliari-Inter, e denunciati pubblicamente dallo stesso Lukaku con un post su Instagram che aveva immediatamente avuto una eco mondiale, essendo Lukaku l’ex centravanti del Manchester United che è soltanto la squadra più tifata al mondo? In quel caso il dott. Mastrandrea aveva preso tempo, annunciando un supplemento d’indagine di due settimane di cui ha reso conto oggi, scrivendo che “i versi da parte di singoli spettatori non sono stati intesi come discriminatori, a causa dei fischi e delle urla” degli altri spettatori. Il senso è: potete fare tutti gli uh uh uh che vi pare, a patto che i vostri compagni di curva fischino e urlino più forte in modo da coprire i vostri ululati. Che è una bella lezione di come si sta al mondo in Italia, se ci pensate.

Nulla dunque è successo, e in effetti sembrava andare in questa direzione il proverbiale Silenzio delle Istituzioni, che nel caso dello sport italiano sono ormai una rassicurante consuetudine. Probabilmente ricorderete anche l’episodio alla fine di Milan-Lazio dello scorso 13 aprile, quando i giocatori neri del Milan Franck Kessié e Tiemoué Bakayoko avevano sventolato la maglietta dell’avversario Acerbi come fosse un trofeo di guerra. Un gesto sgradevole, ma certamente non razzista, per il quale i due responsabili avevano chiesto scusa nel giro di poche ore, accompagnati dalla stessa società del Milan.

In quel caso però erano scesi in campo i due pesi massimi del calcio e dello sport italiano: Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio, e Giovanni Malagò, numero 1 del Coni, che avevano auspicato una squalifica che poi non era arrivata (e ci mancherebbe altro). Due episodi di razzismo in due settimane evidentemente non meritano la stessa attenzione di uno sfottò sfuggito di mano. Forse approfittando del prolungarsi della bella stagione, Gravina e Malagò non hanno rilasciato dichiarazioni in merito – fatto notevole in particolare per il secondo, solitamente assai loquace con la bocca e con la penna.

Cogliamo fior da fiore: tra le righe delle notizie sugli arresti a catena nella curva della Juventus, i cui capi stavano da tempo attuando un racket in piena regola verso la società bianconera, si legge che i cori razzisti erano uno strumento di ricatto per ottenere prebende e facilitazioni economiche. È per questo che le società tacciono, o come ha fatto ieri il Verona addirittura negano l’evidenza persino deridendo chi denuncia, e ci sembra di notare una punta di disperazione, come il prigioniero che non può urlare e si scrive “aiuto” col pennarello sulle mani? E cosa deve pensare Lukaku quando legge un comunicato della sua stessa curva che lo invita a non drammatizzare? E cosa devono pensare ancora Lukaku e Kessié quando qualcuno farà loro notare che, per le stesse circostanze, a gennaio l’Inter aveva giocato due partite a porte chiuse, dopo gli ululati a Koulibaly in Inter-Napoli del 26 dicembre 2018? Forse in Italia il razzismo è stagionale, ed esserlo durante le feste di Natale è più grave che a settembre?



Nel frattempo continuiamo a chiudere occhi e orecchie e a porci al di fuori del consesso civile internazionale, mentre sempre più giocatori di livello mondiale, agendo in base alla propria coscienza, stanno parlando chiaro. “L’Italia ha un problema con il razzismo, molto più grave che in Inghilterra”, ha detto il centravanti della Roma Edin Dzeko dopo la partita con il Sassuolo, intervistato dalla tv inglese (la tv italiana non fa certe domande). “Grazie alla tecnologia possiamo individuare i singoli responsabili”, ha proposto il centrocampista della Juventus Blaise Matuidi, francese e nero, anche lui vittima a Cagliari l’anno scorso dei soliti ululati, insieme a Moise Kean – ululati poi minimizzati addirittura dal loro compagno di squadra Leonardo Bonucci (“È colpa sia di Kean che dei tifosi, 50 e 50”).

I social network amplificano tutto, in questo caso giustamente, e così del vecchio trombone che in una tv locale ha insultato Lukaku con una metafora degna di Carlo Tavecchio hanno parlato Bbc, Marca, L’Equipe… sempre associando l’episodio al razzismo dell’Italia, il nostro razzismo. Tutto il mondo ci considera – senza dubbio alcuno – un popolo di razzisti. Se ci pensate è una cosa da impazzire, o da far intervenire direttamente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Invece per i nostri dirigenti – che firmano gli atti ogni settimana – non succede mai niente.

FONTE: Wired.it


NOTIZIE
Cori razzisti, nessuna sanzione a Verona e Cagliari
di Redazione - 17 Settembre 2019
Romelu Lukaku con la maglia dell'Inter (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

E’ arrivata la decisione del giudice sportivo, ma è destinata a fare discutere. Non è infatti stata inflitta alcuna sanzione al Cagliari dopo il supplemento d’indagine per i buu a Lukaku nella sfida con l’Inter della seconda giornata. Stessa decisione anche pr quelli a Franck Kessie in Verona-Milan.
“Il Giudice Sportivo,vista la propria ordinanza istruttoria di cui al C.U. n. 27 del 3 settembre 2019; – si legge – vista la nota della Procura Federale in data 5 settembre 2019; considerato che il responsabile dell’Ordine pubblico ha fatto conoscere che la Questura di Cagliari ha segnalato che nelle fasi antecedenti il calcio di rigore, e solo in quella occasione, dal settore “Curva Nord”, abitualmente occupato dalla tifoseria di casa, si sono levati cori, urla e fischi nei confronti dell’atleta avversario Lukaku che si apprestava ad effettuare il tiro da rigore e che in tale circostanza dalla zona posta a sinistra guardando la porta sono stati percepiti alcuni versi da parte di singoli spettatori che però non sono stati intesi dal personale di servizio, nè in vero dai collaboratori della Procura federale, come discriminatori a causa dei fischi e delle urla sopra menzionati;ritenuto, in ogni caso, che non possono essere integrati i presupposti, in termini di dimensione e reale percezione, prescritti dall’art. 28 comma 4 CGS per la punibilità a titolo di responsabilità oggettiva delle condotte in questione; P.Q.M.Il Giudice Sportivo delibera di non applicare sanzioni a carico della Soc. Cagliari”.

Stessa decisione anche per quelli a Franck Kessie in Verona-Milan, nonostante il giudizio decisamente negativo da parte dell’agente del calciatore che auspicava una presa di posizione da parte delle istituzioni.

FONTE: CalcioEFinanza.it


Lukaku e Kessie, benvenuti in Italia: il Paese dove il razzismo c'è ma non esiste
del 18 settembre 2019 alle 13:00
di Fernando Pernambuco

Cangiante e mutevole il razzismo segue i tempi. E, d’altra parte, le cose cambiano, si trasformano. Diciamo sommariamente che prima dei fenomeno migratori, i razzisti di casa nostra si contavano sulle dita. Anzi, la maggior parte degli italiani si commuoveva per le battaglie di Martin Luther King, per l’apartheid, per i neri che in Alabama potevano prendere solo il proprio autobus. Insomma, detestavamo le discriminazioni. Poi le cose, appunto, sono cambiate e la xenofobia ha contribuito alla diffidenza, all’insofferenza e anche alla paura verso “il negro”.

Certo, gli italiani non sono stati esenti dall’intolleranza e dal disprezzo nemmeno verso i propri compatrioti: vedi l’annosa vicenda dei “terroni” al nord, riproposta poi anche grazie ad un partito che la cavalcava fino a poco tempo fa, rimpiazzandola, oggi, con l’odio verso il migrante di pelle scura. Se te la pigli con uno che parla la tua stessa lingua, che ha condiviso con te guerre e disastri, che pratica la tua stessa religione e ha , addirittura, il colore della pelle uguale al tuo, te lo immagini cosa può accadere di fronte a “un africano negro”? Anche il calcio, sport popolare, in cui il tifo passionale spesso trascende i limiti della decenza civile, non poteva certo essere esente da forme di razzismo. Manifestazioni molto riconoscibili, non solo per le offese esplicite verso chi ha l’indelebile colpa di avere la pelle scura, ma anche per i ripetuti, arcinoti “buu” ogni volta che un giocatore di colore tocca la palla. E’ un fenomeno che, da noi, dura già da parecchi anni.

Nuovo, invece, è il razzismo inconsapevole oppure il razzismo praticato, ma subito negato. Lukaku a Cagliari si becca dei “buu” razzisti e i tifosi dell’Inter accorrono in difesa dei loro colleghi sardi, con un incredibile comunicato in cui si spiega che i “buu” sono tesi a destabilizzare il sistema nervoso dei calciatori di colore e che, quindi, Lukaku può stare tranquillo. Per altro, sempre a Cagliari, l’anno scorso Matuidi, insultato a più riprese, voleva smettere di giocare; Koulibaly, pesantemente offeso durante un'altra gara, anche. A Cagliari, il Presidente dei rossoblù rispose, l’anno scorso, che non si era sentito nulla: al massimo due o tre persone “disturbate”. Dovevano essere tenori, visto che anche in TV le offese si distinguevano chiaramente. Stessa cosa, adesso, a Verona, dove i dirigenti della società gialloblù non hanno sentito nulla di “particolarmente strano” nei confronti di Kessie.

Insomma, nei nostri stadi, il razzismo non esiste, è un’invenzione dei giornalisti, degli ipocriti benpensanti o di quei “complessati” dei giocatori di colore che se lo immaginano, ne sono ossessionati e poi, da poveri visionari, se ne lamentano. Altro che “facciamo qualcosa”, altro che condanne rituali dalle massime istituzioni, altro che “interrompiamo le partite”. E perché mai? In fondo cosa è successo? Non facciamola lunga, per carità: è stato forse ucciso qualcuno? Per essere definiti razzisti, d’ora in poi bisogna incappucciarsi, bruciare qualche crocefisso e provare a impiccarlo qualche “negro”. Nel caso che l’impiccagione non vada a buon fine, trattasi di semplice sfottò.

FONTE: CalcioMercato.com


SERIE A
Lukaku e Kessie insultati per la pelle nera, ma per arbitri e giudice sportivo il razzismo non esiste. E il Verona protegge la sua curva
Domenica sera il centrocampista del Milan è stato pesantemente fischiato allo stadio Bentegodi: tutto il mondo del calcio gli ha manifestato solidarietà, ma la società scaligera ha negato l'accaduto e il giudice sportivo non ha scritto una riga in merito. Per loro il problema semplicemente non c'è. Tanto che anche i tifosi del Cagliari (che due domeniche fa se l'erano presa con l'attaccante dell'Inter) sono stati assolti. Il motivo? Qualche insulto c'è stato, ma non erano discriminatori perché c'era troppo casino

di Lorenzo Vendemiale | 17 SETTEMBRE 2019
Gli ululati a Lukaku? Giusto un paio di “versi”, non sono discriminatori. Gli insulti a Kessie? E chi li ha sentiti. Per il calcio italiano il razzismo non esiste. O almeno così verrebbe da credere leggendo i referti arbitrali o i comunicati del giudice sportivo. Domenica sera la partita tra Verona e Milan è diventata un caso: i giocatori rossoneri si sono lamentati platealmente per i “buuu” che hanno preso di mira Frank Kessié, centrocampista ivoriano del Milan, uditi abbastanza chiaramente all’interno dell’impianto (anche se mischiati a fischi indirizzati all’arbitro e ad altri avversari). Il giorno dopo il giocatore ha ricevuto la solidarietà del suo club e di tutto il mondo del calcio, con la stampa estera che ha dato ampio spazio all’episodio (che fa il paio con quello del giornalista di Telelombardia allontanato per i commenti razzisti su Lukaku). La società veneta, invece, ha negato tutto: “Forse qualcuno è rimasto frastornato dai decibel del tifo gialloblù. Cosa abbiamo sentito noi? Fischi, inevitabili, per decisioni arbitrali che ancora lasciano perplessi e poi tanti applausi ai nostri gladiatori”, il commento sul social ufficiale dell’Hellas che ha preso le parti della sua tifoseria (nota per le sue intemperanze già in passato).

L’elogio di Lukaku è razzista, autogol del commentatore Passirani: il direttore di Telelombardia lo licenzia in diretta
C’era grande attesa, dunque, per la decisione della Lega calcio: il parere del giudice sportivo doveva serviva un po’ per fare chiarezza sull’accaduto. Nel comunicato l’episodio non è nemmeno menzionato, come del resto nei referti del direttore di gara o degli ispettori della Procura Figc presenti al Bentegodi (su cui si basano le scelte del giudice Mastrandrea). Nessuno ha sentito niente. I tifosi dell’Hellas vengono sì citati, ma solo insieme a quelli di altre squadre, colpevoli di aver introdotto “bengala, petardi e fumogeni” contro le norme (e neppure sanzionati). Di cori razzisti nessuna traccia.

Non è tutto. Nello stesso comunicato si torna anche su un altro episodio, della seconda giornata, i “buuu” a Lukaku durante Cagliari-Inter, per cui pure c’erano state polemiche e su cui la Procura federale aveva disposto un supplemento d’indagine. Il risultato è un’altra assoluzione piena, con motivazioni forse ancora peggiori. Per il giudice sportivo “curi, urla e fischi” contro Lukaku ci sono effettivamente stati. Sono stati uditi anche “alcuni versi”, da parte però solo di “singoli spettatori” (una definizione che è già un ossimoro), e che non sono stati “intesi come discriminatori a causa dei fischi e delle urla sopra menzionati”. Come a dire: se c’è casino il razzismo vale di meno.

Cagliari-Inter, cori razzisti contro Lukaku. Calcia il rigore e viene ricoperto da “Buuu”

Ancora una volta il polverone di polemiche, gli appelli, gli interventi istituzionali si rivelano tutte chiacchiere. Certo, resta l’obiezione di fondo che sanzionare i club, chiudere curve e stadi, non sia il modo giusto per combattere razzisti e violenti: come emerso anche dall’ultima inchiesta sulla curva della Juventus, spesso le società sono “ostaggio” degli ultras; punire i cori proibiti di pochi (ma qual è la differenza fra i “singoli spettatori” citati dal giudice sportivo, al plurale, e un insieme di persone?), penalizzerebbe ingiustamente i tanti bravi tifosi, oltre a dare ulteriore potere ricattatorio alle bande. Magari è proprio questo che condiziona le scelte dei responsabili (altrimenti certi comunicati sono inspiegabili). Un’alternativa ci sarebbe comunque: individuare i colpevoli, con telecamere di sorveglianza e steward, e sbatterli fuori dagli stadi. L’Osservatorio per le manifestazioni sportive del Viminale lo auspica da anni, ma per farlo ci vorrebbe l’impegno economico e la volontà concreta delle società. Ieri, invece, il Verona ha difeso i suoi tifosi, spiegando che nessuno ha sentito nulla, quasi dando del visionario a Kessié e a chi si lamentava del razzismo. Evidentemente avevano ragione loro: adesso lo dicono anche Lega calcio e Figc.

FONTE: IlFattoQuotidiano.it


ANALISI
L’onda del razzismo invade il campionato: tweet, note ma zero provvedimenti
Pubblicato 16 ore fa il 17 settembre 2019 da Giovanni D'Elia

Cagliari: una parte della tifoseria di casa prende di mira Lukaku con ululati razzisti; Club assolto dal giudice sportivo. Verona: dalla tribuna autorità alle curve del Bentegodi piovono in campo continui “buu” rivolti a Kessié; l’Hellas minimizza sui social nascondendo l’accaduto.
Il posticipo di domenica sera tra Hellas Verona e Milan ha scritto l’ennesima pagina negativa del gioco più bello al mondo. E siamo soltanto alla terza giornata. Non parliamo di VAR o di decisioni arbitrali più o meno convincenti che fanno e faranno sempre discutere. Giustamente, aggiungiamo. Parliamo invece di quelle reazioni denigratorie nei confronti di alcuni atleti di colore, moda ormai accettata da tutti del nostro campionato. In questo caso, il calciatore al centro del fattaccio è il rossonero Franck Kessié.

Lo sport dovrebbe unire, dovrebbe vivere di momenti dedicati alle famiglie, agli amici, ai bambini, ai ragazzi e alle ragazze di ogni età, a chi si vuole divertire. Il calcio, quello vero e pulito, è di chi lo ama, solo di chi lo ama. I cori, gli insulti, gli ululati dei tifosi del Verona piovuti da ogni settore, anche dalla tribuna autorità, ai danni di Kessié durante tutto l’incontro hanno macchiato di sporco un’altra pagina bianca del nostro calcio, sempre più lontano dai valori di un tempo. E dire che la passione di tantissimi tifosi dell’Hellas, così come in tutte le piazze della nostra Serie A, profuma da sempre di entusiasmo vero. Peccato, però, venga totalmente oscurata dall’inciviltà di pochi imbecilli.

Ancora più raccapricciante è stato il tentativo di minimizzare del club veronese (la c è volutamente minuscola) sul proprio profilo Twitter. L’Hellas si è totalmente schierato dalla parte dei propri sostenitori, come se nulla fosse successo: I ‘buuu’ a Kessie? Gli insulti a Donnarumma? Forse qualcuno è rimasto frastornato dai decibel del tifo gialloblù. Cosa abbiamo sentito noi?. Pazzesco.


In pratica, cosa non dovrebbe mai fare l’area comunicazione di una società sportiva. Il nostro calcio deve cambiare pagina, ma per voltare davvero è fondamentale che gli addetti ai lavori, soprattutto loro, trasmettano a tifosi e appassionati insegnamento e stile. L’Hellas ieri ha perso una grande occasione.

Non si è fatta giustamente attendere la replica del Milan. Lezione di stile quella rossonera: Vogliamo ringraziare tutti i club e gli appassionati di calcio che hanno mostrato il loro sostegno per Franck Kessié – recita il tweet milanista condiviso nel pomeriggio di ieri –. Nel corso della nostra storia, abbiamo sempre onorato i valori dello sport. Ecco perché condanniamo, ancora una volta, tutte le forme di razzismo e discriminazione: il calcio non dovrebbe dividere ma unire le persone.

Proprio come ci ricorda il Milan, con un copy perfetto, il calcio è unione e rispetto sempre. Non si può e non si deve far finta che nulla sia accaduto. Quel pallone dovrebbe ricordarci ogni “benedetta” domenica, quando si gioca sul rettangolo verde e quando ci si confronta nei talk show in tv, che rispetto per il prossimo e uguaglianza sono la base della vita di tutti i giorni e del vivere in comunione. Per chi non vuole seguire questo credo servono esemplari provvedimenti.

Un episodio simile a quello di Verona era accaduto alla seconda ​giornata di campionato a Cagliari: da una frangia della tifoseria di casa erano piovuti in campo ululati razzisti ai danni dell’attaccante dell’Inter Romelu Lukaku. Ancora più clamorosa, anche in quel caso, la nota – per così dire – della Curva Nord dell’Inter a giustificare il fattaccio e i “colleghi” rossoblù. Un vero e proprio inno al razzismo. Segno della generale scarsa cultura del nostro Paese. Dopo il danno, la beffa. Notizia di oggi: il giudice sportivo ha deciso senza un motivo accettabile di assolvere il club sardo: gli ululati – riporta il comunicato – “Non sono stati intesi come discriminatori a causa di urla e fischi”.

A proposito di Lukaku, un secondo episodio di puro razzismo si è registrato durante una trasmissione televisiva in onda sul circuito nazionale di Tele Lombardia: un certo Luciano Passirani, dicono “noto” opinionista sportivo (titolo ormai affibbiato a tutti) con una battuta infelice ha commentato la forza fisica del nuovo giocatore nerazzurro: «Per fermarlo – ha detto quel tale che nemmeno al bar dovrebbe più mettere piede – devi lanciargli dieci banane». Passirani è stato immediatamente allontanato dalla trasmissione, come confermato in diretta e in seguito sui social dal direttore della rete Fabio Ravezzani.

L’@acmilan risponde su Twitter all’@hellasveronafc: “Nel corso della nostra storia abbiamo sempre onorato i valori dello sport. Ecco perché condanniamo, ancora una volta, tutte le forme di razzismo e discriminazione”. Lezione di stile. ♥️👏🏻 - - - 👍 Metti “mi piace” se ti è piaciuto il post ✅ Segui la pagina per restare aggiornato 💻 Visita il nostro sito ufficiale [link in Bio] - - - #Milan #Milano #WeAreACMilan #MercatoMilan #Calciomercato #MilanoRossonera #CasaMilan #Milanello #Rossoneri #SerieA #ChampionsLeague #EuropaLeague #Calcio #CurvaSudMilano #Milanista #FirstPost #Soccer #Italy #Sport #VeronaMilan #NoRacism #Respect

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FONTE: DailyMilan.it


NEWS
19 settembre 2019 - 10:34
L’avversario, la Juventus di Sarri
Ronaldo il punto fermo, ma i bianconeri arrivano da due pareggi

di Jacopo Michele Bellomi, @jjbellomi
(Foto Getty Images)

Il quarto turno di Serie A TIM vede il Verona impegnato in trasferta a Torino, in casa della Juventus campione in carica. I bianconeri, dopo cinque anni sotto la guida di Massimiliano Allegri, hanno scelto di cambiare allenatore e di affidarsi all’esperienza di Maurizio Sarri, vincitore dell’Europa League con il Chelsea ed ex tecnico del Napoli.

COME ARRIVA – La Juventus ha giocato la prima partita dei gironi di Champions League mercoledì sera, contro l’Atletico Madrid, e la partita è terminata con un pareggio per 2-2. Un pareggio anche nell’ultimo turno di campionato, in trasferta a Firenze, condizionato però da tre infortuni durante la gara: prima Douglas Costa, poi Pjanic e Danilo. Due battute d’arresto che, comunque, mostrano una Juve non ancora completamente adattata agli schemi di Sarri. Sappiamo che il tecnico ha bisogno di tempo per fare “girare” la squadra secondo le sue idee: si è visto a Napoli e anche al Chelsea, quindi è una questione di tempo prima che i bianconeri ingranino la marcia giusta del Sarri-ball.

MERCATO – Il colpo è stato De Ligt, difensore prelevato dall’Ajax per 75 milioni di euro. Nello stesso reparto è stato comprato Demiral dal Sassuolo ed è arrivato il terzino Danilo dal Manchester City, a fronte della cessione di Cancelo. Due mosse importanti anche a centrocampo, con il tesseramento a parametro zero di Rabiot e Ramsey, rispettivamente da PSG e Arsenal. Marginale il ritorno di Buffon come secondo portiere, mentre ha pià peso il rientro di Higuain, pupillo di Sarri per l’attacco.

PROBABILE FORMAZIONE – Il punto fermo è solo uno e il tecnico è stato categorico fin dal suo insediamento: Cristiano Ronaldo. Sarri non è mai stato un allenatore a cui piace fare un grande turnover, piuttosto sceglie in maniera più graduale. Questa decisione potrebbe essere presa per il match con il Verona, visto l’avversario e il successivo tour de force in campionato. In porta potrebbe scattare il momento di Buffon, anche se Szczesny è più in forma; Bonucci in questo momento è in capitano della Juve, vista l’assenza di Chiellini, e potrebbe fare coppia con Demiral, mentre i terzini saranno con molta probabilità ancora Danilo e Alex Sandro. A centrocampo può riposare Pjanic, acciaccato, per fare spazio a Bentancur, così come Matuidi può dare il cambio a Rabiot. Ronaldo c’è sicuramente in attacco, a sinistra, al centro uno tra Higuain e Dybala, mentre a destra il ballottaggio è tra Cuadrado e Bernardeschi.

JUVENTUS (4-3-3): Szczesny; Danilo, Bonucci, Demiral, Alex Sandro; Khedira, Bentancur, Rabiot; Bernardeschi, Dybala, Ronaldo.

CLASSIFICA – La Juventus ha 7 punti, frutto di due vittorie contro Parma e Napoli, e di un pareggio con la Fiorentina. I bianconeri hanno segnato in totale 5 gol, subendone 3, e al momento si trovano alla terza posizione in classifica, a pari punti col Bologna ma con una peggiore differenza reti.

PRECEDENTI – Il match tra Juventus e Verona manca dalla stagione 2017/18. In quel campionato, in entrambe le occasioni, ha avuto la meglio il club bianconero. Nella gara di andata, a fine dicembre, la Juve si è imposta per 1-3 al Bentegodi: alla rete di Matuidi ha risposto il gialloblù Caceres, poi Dybala ha chiuso il match con una doppietta. L’altra partita è stata giocata all’ultima giornata della stagione, con il Verona già retrocesso. I bianconeri hanno vinto 2-1, mandando in rete Rugani e Pjanic, inutile il gol nel secondo tempo di Cerci per l’Hellas.

CURIOSITÀ – I bianconeri, che da 8 anni vincono lo Scudetto, per la prima volta dopo 560 giorni consecutivi non sono più la squadra capolista della classifica. Il 3 marzo del 2018 era avvenuto il sorpasso sul Napoli, allenato al tempo proprio da Sarri, e da quel momento la prima posizione è sempre rimasta in mano della Juventus. Questo fino alla scorsa giornata, col pareggio con la Fiorentina e il sorpasso dell’Inter, ancora a punteggio pieno.

J.M.B.

FONTE: Hellas1903.it


SERIE A
FINALMENTE E' TORNATO IL VERONA
17/09/2019 09:55
Te ne accorgi subito, al primo caffè mattutino. Il Verona è tornato. Nei bar, nelle strade, allo stadio. Dopo due anni e mezzo di vacuità, di media event di plastica, di frasi fatte, di allenamenti a porte chiuse, di balle spaziali, di partite assurde, l'Hellas Verona è finalmente di nuovo tra noi.

Abbandonate le peregrine idee di un calcio che non appartiene alla cultura calcistica di questa città, Setti dopo due smusate, una peggio dell'altra, ha fatto la scelta giusta: Ivan Juric. Una scelta coraggiosa, perchè era davvero difficile non tenere l'uomo che ha riportato il Verona in serie A. Aglietti era stato per l'Hellas la schedina del Superenalotto e sarebbe stato giusto dargli la possibilità di provarsi nel campionato che lui (e solo lui) si era conquistato.

La riflessione (e probabilmente un contratto già stipulato con Juric) ha però interrotto quella storia. E dato vita a questo Verona.

Juric non andava giudicato come successore di Aglietti, nè come usurpatore della sua panchina ma solo per il campo. E il campo ci ha restituito un Verona che non si vedeva da anni.

Juric sta dimostrando di essere un ottimo allenatore. La squadra ha principi fondamentali inalienabili, ruoli determinati, chiarezza di idee, organizzazione. Gli allenamenti sono un martellamento di concetti, altissima intensità, applicazione. Il singolo viene esaltato, e per i giocatori, è più che evidente, c'è una sorta di giocoso divertimento a stare in campo. Per essere chiari: Kumbulla, Amrabat, Lazovic e Veloso con Grosso avrebbero rischiato di essere catalogati alla voce "brocconi".

Arriveranno tempi duri e forse durissimi. Ma ora c'è la consapevolezza di non partire mai battuti. Al netto di Var e arbitri marionetta, il Verona se la può giocare ovunque. Anche con la Juventus. Bentornato vecchio Hellas. (g.vig.)

FONTE: TGGialloBlu.it


Juventus, gli ultras disertano il Wanda per protesta contro gli arresti
18.09.2019 12:19 di Pietro Lazzerini Twitter: @PietroLazze
I pochi ultras bianconeri che avevano prenotato il viaggio e i biglietti per la partita di stasera tra Atletico Madrid e Juventus, hanno deciso di non entrare al Wanda Metropolitano per protesta contro l'inchiesta "Last Banner" che ha decimato i vertici dei principali gruppi di tifosi della curva juventina. Intanto la Questura alza l'attenzione intorno alla partita contro Verona del prossimo weekend, quando all'Allianz Stadium per la prima volta non si vedranno i simboli storici dei gruppi ultras coinvolti: parola della Digos. Tira una brutta aria e si vedranno anche gli steward in curva, mai visti prima degli arresti dell'altro giorno. Uno striscione è poi comparso in zona stadio: "Non temete fratelli, non sarete mai soli". I Drughi Giovinezza, le ultime leve del principale gruppo organizzato degli ultras bianconeri, agli ordini del solito Dino Mocciola, leader della curva arrestato l'altro giorno come vertice delle attività criminali riscontrate in ambito juventino. A riportarlo è La Gazzetta dello Sport.

ALTRE NOTIZIE
Caso Kessie, nessun provvedimento del Giudice Sportivo: ecco perché
18.09.2019 11:49 di Tommaso Bonan
Il giudice sportivo - nella giornata di ieri - ha deciso di non sanzionare il Cagliari per gli ululati razzisti indirizzati a Lukaku, nella sfida con l’Inter di tre settimane fa. Ma non solo. Stesso esito - sottolinea il Corriere della Sera - per il caso Kessie. Anche qui nessun provvedimento dopo i buu di domenica sera al Bentegodi di Verona. Nel comunicato del giudice sportivo l’episodio non è nemmeno menzionato, come del resto nei referti del direttore di gara o degli ispettori della Procura Figc presenti al Bentegodi.

SERIE A
Lazio, l’Hellas Verona deve essere un esempio
17.09.2019 08:30 di Riccardo Caponetti
Fonte: Dall'inviato a Roma
Spoiler: il titolo è un’esagerazione. Una provocazione volta a mettere in luce ciò che è mancato alla Lazio domenica nella trasferta di Ferrara e, in parte, anche nelle prime due giornate contro Sampdoria e Roma. La cattiveria, la determinazione e l’applicazione, qualità messe invece in mostra dall’Hellas Verona. In inferiorità numerica dal 21’ del primo tempo, i gialloblù di Juric vanno solo elogiati per l’encomiabile spirito con il quale hanno reso difficile la vita al Milan, passato in vantaggio soltanto grazie a un rigore di Piatek a metà ripresa. L’Hellas ha lottato su tutti i palloni, senza piangersi addosso, cercando di sopperire alle enormi difficoltà. Sapeva di essere inferiore tecnicamente, dunque ha cercato di compensare con l'aggressività. La Lazio no. Si sentiva più forte della Spal e dopo il vantaggio - meritato - di Immobile ha scherzato con il fuoco. Non ha chiuso la partita perché non ha avuto fame, eppure di occasioni ne sono capitate tante.

[...]
SERIE A
Tuttosport - Questore Torino: “Juventus-Hellas? Gara a rischio”
16.09.2019 23:00 di Tommaso Maschio
“Quella di sabato era già una partita attenzionata. Sono due tifoserie con ideologie differenti. Ora aumentano i rischi perché sono prevedibili reazioni”. Così il questore di Torino Giuseppe De Matteis ha parlato in vista della sfida fra la Juventus e l’Hellas Verona dopo l’inchiesta Last Banner che ha portato all’arresto dei capi della curva bianconera. “Nella curva si è creato un vuoto. - continua il questore come riporta Tuttosport - Non penso che la successione dei capi ultrà sia pronta, non è automatico che ci sia qualcuno in grado di sostituire gli arrestati. Aspettiamo di vedere quello che succede".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


15.01.2015
Contro la Juve di Sivori vinse il Verona di Maioli
Un gol del popolare "Penel", realizzato allo scadere, esaltò l'Hellas e condannò all'eliminazione i bianconeri. «Una gioia indimenticabile»

La foto ricordo a fine gara: Savoia e Maschietto assieme al grande Omar Sivori. Indimenticabile...

La palla era lì, se l'era incollata al piede, il sinistro, ovvio. L'idea era quella di un cross, uno dei suoi, di quelli morbidi, in mezzo all'area, più o meno sul secondo palo. Traiettoria arcuata, leggermente tagliata, quelle palle che spiovono giuste oltre la testa del difensore, lì dove dovresti trovare quella di Maschietto, oppure quella di Golin. Giorgio Maioli pensava questo, mentre avanzava, la palla accarezzata dal sinistro, circondato da maglie bianconere. «Siamo 0-0» pensò tra sé. «0-0 al novantesimo con la Juve, adesso si va ai supplementari». Oddio, non era la Juve titolare, però ci assomigliava molto. Dentro, aveva alcune riserve, Caocci e Fochesato, Rossi e Siciliano. Ma c'erano anche Emoli e Salvadore, Leoncini e Del Sol. E poi c'era lui, Omar Sivori. «Già, un mito». Lo avevano fatto giocare, el cabezon, «perché bastava lui per battere il Verona», almeno questa era l'intenzione.

Omar Sivori col 10, «per noi è questo il premio partita più bello, il risultato sembrava scontato» pensavano i ragazzi gialloblù. Così, la formazione era un mix di titolari e riserve, giovani e anziani, con la sorpresa del portiere, annunciato all'ultimissimo momento. Non senza il gusto amaro della polemica. «Ma sì» raccontò un giorno Giorgio Bissoli, il rosso di San Martino. «Dovevo giocare io, invece Facchini mandò in campo Ciceri. Scappai dagli spogliatoi, mi consolò Boniperti, in tribuna. Ti rifarai, ragazzo, mi disse. Aveva ragione, ma che rabbia...» Davanti a Santino Ciceri, c'erano Basiliani a destra e il giovane Verdi a sinistra. La linea mediana era composta da Cera, il centromediano era l'esperto Zannier, il laterale sinistro un altro ragazzo, Ciocchetti. L'attacco, da destra, Maschietto, poi la mezzala Savoia, Golin schierato col 9, il 10 a Maioli e l'11 al piccolo Bonatti. A riposo erano rimasti pezzi da novanta come il bomber Ciccolo, Pacco, Fantini, l'altro vecchio Fassetta, Pirovano. «Tanto, quello che viene, viene. L'importante è uscire a testa alta» pensavano tutti.
Lo stesso viaggio da Verona a Torino era stato qualcosa di speciale. Perché quella non era una partita come tante, era «la partita». Quella che uno immagina da sempre, «noi con la Juve», tu che te la vedi con Sivori, magari gli togli pure il pallone, «però sta' attento alle gambe, chè se quello ha la luna giusta ti piazza un tunnel e buonasera». Facchini, il mister, l'aveva dato in consegna un po' a tutti, lì in mezzo. L'avesse fatta oggi, la chiamerebbero gabbia, allora non era così. «Ohè» aveva detto ai suoi ragazzi. «Uno come lui non possiamo marcarlo da soli. Bisogna aiutarsi, chiuderlo, impedirgli di prendere la palla, proviamo a limitarlo, vediamo come va». Non andò male. «Sivori aveva l'aria un po' svogliata, si divertiva in dribbling, dava l'idea di poterli far fuori tutti, se solo lo avesse voluto. Ma non giocava con grande impegno. L'aria di Coppa non gli procurava grandi brividi. Ma era pur sempre Sivori».

La Juve aveva preso l'impegno alla leggera, «tanto, prima o poi un gol lo facciamo». Ma non aveva fatto i conti con Ciceri. Né con il cuore dei suoi compagni. Era gente che viveva un sogno e non voleva che questo sogno finisse male. «Però, niente male questo Verona» dicevano i tifosi della Juve. Il Verona aveva fatto il suo. Con orgoglio, dignità, umiltà. S'era difeso con autorità, niente catenaccio. E quando poteva, s'era mosso anche per colpire. Golin e Bonatti, assieme a Maschietto avevano tenuto sveglio Mattrel. «Certo, adesso c'erano i supplementari» pensava tra sé Giorgio Maioli. Sinistro divino. Aveva incantato, come sanno fare solo i mancini nelle giornate di grazia. «È il Sivori del Verona» aveva detto qualcuno. Giorgio Maioli e la palla del destino. Avanzava, in quell'ultimo minuto, con l'idea fissa di non sprecare quell'ultimo giro di roulette. Se va, se si ferma sul numero giusto, magari ci sta qualche volta che sbanchi al casinò. Cambiò idea. "Provo il tiro...". Oh, sia chiaro, furono attimi, gli attimi dei giocatori di classe, abituati a ragionare in una frazione, a seguire l'istinto. A decidere. Giorgio Maioli, detto Penel, perché aveva un sinistro che dipingeva, cambiò improvvisamente idea. «Provo il tiro, pensai. Eravamo più o meno a venti metri dalla porta, c'era lo spazio per farlo, i compagni erano marcati». La palla gli rimbalzò appena lì davanti, ma fu nell'attimo giusto. Lui caricò il sinistro e si fermò a guardare. Una frazione di secondo. Capì che stava succedendo qualcosa. Guardavano tutti, guardò anche Mattrel. «La palla finì giusta all'incrocio dei pali». Poi non sentì più niente. Neanche il fischio finale, sommerso com'era da un grappolo gialloblu. Le foto di quel giorno parlano da sole. Majoli e Savoia, Maschietto, Sivori e Savoia, Majoli e Verdi. C'è negli occhi di tutti un sorriso senza tempo e senza età.

Raffaele Tomelleri

FONTE: LArena.it


#JUVEVERONA: LE STATISTICHE...
20/SETTEMBRE/2019 - 18:00
Scopri i numeri, le statistiche e le curiosità fornite da Opta Sports di Juve-Hellas Verona, 4a giornata della Serie A TIM 2019/20, in programma domenica 21 settembre (ore 18) all 'Allianz Stadium'.


I PRECEDENTI - Nei precedenti tra Verona e Juventus abbiamo un totale di 56 incontri: 10 vittorie del Verona, 14 pareggi e 32 vittorie della Juventus. La prima rete realizzata nella storia del Verona in Serie A è arrivata proprio contro la Juventus nel settembre 1957, con Cesare Maccacaro.

LA CURIOSITA' - Il Verona è la seconda squadra che ha subito meno tiri nello specchio (nove) nelle prime tre giornate del massimo campionato in corso, al primo posto troviamo il Milan (otto).

L'AVVERSARIO - La Juventus è imbattuta nelle ultime 22 partite casalinghe in Serie A (18V, 4N): i bianconeri non rimangono per più gare interne senza sconfitte da settembre 2017, quando toccarono addirittura quota 41.

FOCUS GIOCATORI - Il difensore più giovane ad essere sceso in campo in questo campionato è il 2000 gialloblù Marash Kumbulla, mentre è proprio della Juve il secondo posto con Matthijs De Ligt, classe 1999.

[...]

PESCHIERA: REPORT ALLENAMENTO
18/SETTEMBRE/2019 - 19:55
Peschiera - Mercoledì di allenamento in casa Hellas. Allo Sporting Center Paradiso di Peschiera, oggi la squadra ha svolto riscaldamento, esercitazioni sul possesso palla, partite a campo ridotto e partita finale.

PESCHIERA: REPORT ALLENAMENTO
17/SETTEMBRE/2019 - 19:45
Peschiera - Proseguono gli allenamenti dei gialloblù in vista della partita contro la Juventus di sabato prossimo. Nella seduta odierna la squadra ha effettuato un riscaldamento tecnico iniziale, seguito da un'esercitazione tecnica con conclusioni in porta. Infine, esercitazioni basate sul possesso palla e lavoro aerobico.

PESCHIERA: REPORT ALLENAMENTO
16/SETTEMBRE/2019 - 18:10
Peschiera - Sono tornati subito al lavoro i gialloblù dopo la gara contro il Milan. Oggi, allo Sporting Center di Peschiera, la squadra si è divisa in due gruppi: lavoro defaticante per chi è sceso in campo ieri sera; allenamento condiviso con la Primavera di mister Corrent per gli altri.

FONTE: HellasVerona.it




[OFFTOPIC] +   -   =
VITA DA EX: Il 35enne SFORZINI ricomincia dal PALERMO!
News Principali
Palermo: Ferdinando Sforzini, un nuovo bomber al servizio della squadra rosanero
Di Alessandra Botta - 18 Settembre 20190

Dopo aver a lungo cercato il bomber di razza, che potesse garantire, insieme a Ricciardo, gol e buone prestazioni, il Palermo annuncia attraverso il suo profilo Facebook l’innesto di Ferdinando Sforzini.

L’attaccante, classe 84′, va così a completare un reparto che sembrava sprovvisto, fino ad oggi, e che aveva destato non poche preoccupazione. Sforzini sembra accontentare tutti con una carriera ed un’esperienza che pochi giocatori, tra gli svincolati, potevano vantare.

Tra le caratteristiche tecniche del giocatore, non manchiamo di sottolineare la sua abilità nel gioco aereo, la sua forza fisica che gli permette di essere una punta di peso in area di rigore, ma è anche abile nel proteggere palla per favorire gli inserimenti dei compagni e supportare la squadra con diversi assist.

Ripercorriamo quindi la carriera dell’attaccante originario di Tivoli. Muove i suoi primi passi tra i dilettanti nel Tor di Quinto, per poi passare nelle giovanili di Napoli prima e Lazio poi, che lo cede in prestito al Sassuolo in C2, in cui emerge per i 9 gol segnati in 38 presenze. Lo acquista poi l’Udinese che lo cede in prestito al Verona, che gli permetterà di fare l’esordio in serie B durante un Verona- Avellino in cui giocò titolare nella stagione 2005-2006.

Passa senza incidere troppo tra le fila di Bari e Avellino. Voluto fortemente da Andrea Mandorlini nel 2010-2011 passa al CFR Cluj ed esordisce in Champions League contro il Basilea. Ma una volta acquistato dal Grosseto fa vedere le sue qualità migliori: in 78 presenze sono ben 38 i gol. Nel 2013 lo ingaggia il Pescara ma complici i diversi infortuni, non riesce a brillare ed entusiasmare i suoi nuovi tifosi.

Dopo varie esperienze tra Latina, Virtus Entella, Pavia e Viterbese Castrense, decide di sposare il progetto nel nuovo Avellino, dopo il fallimento avvenuto nell’anno 2018. Grazie alle sue doti riporta la squadra campana in serie C garantendo 11 gol in 28 presenze.

Adesso nella sua strada c’è il Palermo, che attende con ansia e giubilo di urlare il suo nome negli spalti del Barbera e di battezzare una categoria superiore con la vittoria del campionato.

Esperienza, grinta, determinazione, gol, tutto questo è Ferdinando Sforzini.

FONTE: TifosiPalermo.it

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