il blog di Francesco Barana
C’È L’HELLAS AL CENTRO DEL VILLAGGIO. SI RIPARTA SENZA PERSONALISMI
Senza categoria, 31 May 2026
Ora in via Olanda aprano la finestra, facciano un bel respiro e azzerino tutto. Basta tensioni e giochi correntizi sotterranei nel Verona. Si vince e si perde insieme, si è tutti sulla stessa barca, senza distinguo. Qua c’è il Verona, non ameni narcisismi. Qua c’è l’Hellas, non colpevoli e vittime. La retrocessione ha lasciato macerie morali: e certo ora contano i soldi da investire, i giocatori, il nuovo allenatore, ma in primis c’è da recuperare l’anima. E ripartire, tutti, con meno personalismi e più umiltà.
Non si tratta di chiedere scusa, ma di piantarla con alibi e rimpianti, ché sovviene sempre quella frase di Velasco su chi, nel volley, incolpava l’architetto del palazzetto delle sconfitte casalinghe; oppure il John Belushi dei Blues Brothers che tirava in ballo le cavallette.
Si è retrocessi per errori marchiani, non per sfortuna. Da un lato la proprietà, che non è mancata negli investimenti (sufficienti per lottare per la salvezza), ma si è disinteressata dell’operatività quotidiana, caricando tutto sulle spalle di Sogliano, che dal canto suo per la prima volta a Verona si è incartato nella visione d’insieme (scelta allenatori, costruzione della squadra, gestione). Fatalità, il primo anno senza Setti, che gli faceva da spalla e da “controcanto”. Il fatto è che Sogliano è un bravissimo direttore sportivo, un talent scout come pochi, ma è uomo di campo, non un direttore generale. Dg invece che è figura imprescindibile nel calcio dei fondi stranieri, in cui la filiera corta non può più esistere ed è utile invece una figura che stabilisca il quadro complessivo e faccia da raccordo tra la proprietà (e amministratore delegato) e l’area sportiva, ma con intelligenza, senza intaccare l’autonomia di Sogliano.
Il quale può essere che aspirasse a club più importanti. Sarebbe comprensibile, legittimo, persino giusto a 55 anni. Ma, conoscendolo, sono certo che sia rimasto con una voglia di riscatto fortissima. Che abbia aspettato un mese abbondante a sciogliere ogni riserva è paradossalmente un atto di onestà e serietà. E di chiarezza. Con il mercato dei ds che era in corso, che avrebbe dovuto fare, di grazia? Preferivate che Sogliano si pregiudicasse ogni opportunità, per poi rimanere, anche inconsciamente, con dei rimpianti? Guardate, l’uomo ha i suoi difetti (testone, un po’ permaloso, un ego importante), ma è uno con la schiena dritta. Dunque, al netto di tutto, la sua permanenza è una garanzia circa l’immediato futuro sportivo. L’Hellas lotterà per tornare in serie A.
FONTE:
Blog.Telenuovo.it
Il Pagellone 2025/2026 del Verona: lo staff
Sammarco poco colpevole, luci e ombre per Sogliano, Presidio insufficiente
di Tommaso Badia
30 Maggio 2026 17:00
La stagione è ora ufficialmente conclusa: dopo il k.o. interno di domenica scorsa, il Verona ha infatti salutato la Serie A.
Un campionato difficile quello dell’Hellas che, dopo un avvio che lasciava ben sperare, si è alla fine afflosciato, ritrovandosi di fatto già a febbraio con un piede e mezzo in cadetteria.
Dopo aver visto i giocatori, chiudiamo dunque il nostro Pagellone con lo staff.
Il Pagellone del Verona 2025/2026: lo staff
SAMMARCO: 5,5
Ultimo o quasi dei colpevoli. Strappato a una Primavera che con lui bazzicava la zona play off, è stato messo “ad interim” a guidare la prima squadra dopo l’esonero di Zanetti, salvo poi ritrovarsi traghettatore fino a fine stagione. Se (come dice spesso anche lui) gli allenatori si giudicano dai risultati, non può essere sufficiente. La verità, però, è che si è ritrovato a guidare un Verona che già a febbraio aveva un piede nella fossa e con diversi elementi importanti puntualmente infortunati. In generale, la sua era insomma una situazione che sarebbe stata di difficile gestione anche per allenatori ben più esperti. Proprio per questo reputiamo che accanirci su di lui sarebbe impietoso e ingiusto. Insufficienza sì, ma ci limitiamo a questo.
SOGLIANO: 5,5
Il direttore come sempre ha provato a fare le nozze con i fichi secchi, ma questa volta il suo “wedding plan” non ha funzionato e l’ennesimo miracolo non è riuscito. La scelta di puntare su una formazione titolare di qualità, risparmiando sulla riserve, non ha pagato, anche per un pizzico di sfortuna che ha portato a lunghi stop per diversi elementi cardine della squadra. Sotto il mero aspetto delle operazioni di mercato, si registrano luci e ombre: Bella-Kotchap, Belghali, Giovane, Orban (calcisticamente parlando), Edmundsson e Bowie si sono per esempio rivelati dei buoni elementi, ma ci sono stati anche alcuni buchi nell’acqua e scelte sbagliate nel gestire il comunque risicato budget a disposizione. Capitolo allenatore: comprensibile esonerare uno sfiduciato Zanetti, ma se l’alternativa era mandare allo sbaraglio il povero Sammarco…
PRESIDIO: 5
Non diamo un voto più basso per un motivo molto semplice: non conosciamo perfettamente quali fossero le reali condizioni economiche del Verona ereditato dal fondo texano. Quel che è certo è che però, al primo anno “in autonomia”, gli americani hanno battuto il record negativo di punti e regalato all’Hellas una retrocessione dopo sette anni consecutivi di Serie A. Al di là dei risultati, a mancare è poi stata soprattutto la chiarezza di una proprietà che di fatto (con un’intervista interna) si è espressa attraverso uno dei propri effettivi solo una volta avvenuto il patatrac. Vero, parlare subito della necessità di riassestare la situazione economica del club avrebbe forse dato l’impressione di uno “scaricabarile”, ma avrebbe anche quantomeno reso più “comprensibili” al popolo gialloblù alcune scelte. Per quanto riguarda la questione stadio, andiamo invece controcorrente: al giorno d’oggi le strutture sono di fondamentale importanza per un club e quindi ben venga il progetto di una nuova e funzionale casa per l’Hellas. L’importante, però, è che insieme al “Bentegodi 3.0” si cerchi nel frattempo di costruire anche una squadra degna di calpestarne il campo. Per il resto (progetto a lungo termine, capacità di investimento, effettiva volontà di tornare in Serie A e così via), sospendiamo il giudizio alla prossima estate.
Il Pagellone 2025/2026 del Verona: l’attacco
Bowie utile, Orban bene a livello sportivo. Sarr è invece la grande delusione stagionale
di Tommaso Badia
30 Maggio 2026 15:30
La stagione è ora ufficialmente conclusa: dopo il k.o. interno di domenica scorsa, il Verona ha infatti salutato la Serie A.
Un campionato difficile quello dell’Hellas che, dopo un avvio che lasciava ben sperare, si è alla fine afflosciato, ritrovandosi di fatto già a febbraio con un piede e mezzo in cadetteria.
Dopo aver visto la difesa e il centrocampo, continuiamo dunque a stilare il nostro Pagellone.
Il Pagellone del Verona 2025/2026: l’attacco
SARR: 4
Secondo le statistiche dei colleghi di Kickest, negli oltre mille minuti giocati ha tirato in totale diciannove volte (meno di Frese…), di cui sei in porta (Frese quasi il doppio). Il risultato? Zero gol segnati e il premio per l’attaccante della Serie A con più tempo trascorso in campo senza mai trovare la via della rete. Serve altro?
ORBAN: 7
ALT! Disclaimer: il voto si riferisce a quanto fatto vedere in campo, aspetto sotto il quale al nigeriano (nonostante qualche passaggio a vuoto) non si può dire granché. Sette dei venticinque gol totali segnati dall’Hellas sono opera sua, dieci se contiamo gli assist, quindi la sua stagione sportiva non può che essere considerata ampiamente sufficiente. Gli scatti d’ira rivolti a compagni, arbitri (per quanto permalosi) e addirittura tifosi, però, ne evidenziano gli enormi limiti caratteriali. Sotto l’aspetto umano meriterebbe insomma uno “zero”, ma questa è una cosa di cui abbiamo già parlato in altra sede…
BOWIE: 7
Gli ci è voluto un mesetto per abituarsi all’Italia e per trovare la via del gol, ma anche quando non ha segnato si è sempre fatto apprezzare per impegno e voglia di fare. Alla fine mette a referto quattro reti (segnando a Inter e Juventus) e un rigore procurato in quattordici presenze totali, chiudendo l’annata in crescendo (anche se quel gol divorato contro la Roma all’ultima giornata grida ancora vendetta). In Serie B può essere attaccante da doppia cifra.
MOSQUERA: 5
Anche per lui zero gol come Sarr, ma rispetto al collega di reparto gli concediamo due attenuanti: ha giocato la metà dei minuti ed è quasi sempre stato tormentato da infortuni e acciacchi che gli hanno impedito di potersi rendere utile alla squadra. Peccato perché, pur non essendo mai stato una macchina da gol, con la sua grinta avrebbe potuto dare una svegliata a diversi svagati compagni…
ISAAC: s.v.
Quaranta minuti totali in campo. Oggetto misterioso.
AJAYI: s.v.
Panchina, non meglio identificato infortunio, panchina. Il suo campionato può essere riassunto così.
VERMESAN: 6
Voto d’incoraggiamento per un giocatore che di fatto ha avuto a disposizione un tempo contro il Milan (non demeritando) e altri cinque brevissimi spezzoni. Contenti per lui e per il suo debutto in Serie A, anche se forse la sua presenza avrebbe fatto più comodo alla Primavera…
Il Pagellone 2025/2026 del Verona: il centrocampo
Serdar stringe i denti finché può, Akpa Akpro si rivela un buon acquisto. Niasse e Al-Musrati, invece, faticano
di Tommaso Badia
30 Maggio 2026 13:00
La stagione è ora ufficialmente conclusa: dopo il k.o. interno di domenica scorsa, il Verona ha infatti salutato la Serie A.
Un campionato difficile quello dell’Hellas che, dopo un avvio che lasciava ben sperare, si è alla fine afflosciato, ritrovandosi di fatto già a febbraio con un piede e mezzo in cadetteria.
Dopo aver visto la difesa, continuiamo dunque a stilare il nostro Pagellone.
Il Pagellone del Verona 2025/2026: il centrocampo
LOVRIC: 6
Fuori da metà febbraio a metà aprile per infortunio, ha alla fine racimolato otto presenze per poco meno di quattrocento minuti totali, tutto sommato non demeritando.
SERDAR: 6
È partito fortissimo, trovando anche due gol nelle prime nove giornate. Dopo l’infortunio di Como non è però più stato lo stesso. Sufficiente perché, da capitano, ha stretto i denti e ha provato a mettersi a disposizione nonostante il dolore, ma la scelta più saggia sarebbe probabilmente stata quella di operarsi subito…
SUSLOV: s.v.
La sua stagione è per forza di cose stata condizionata dall’infortunio estivo. Alla fine disputa sei spezzoni da meno di mezz’ora l’uno tra fine febbraio e i primi di aprile, scendendo poi in campo da titolare nelle ultime cinque partite di campionato, vale a dire quando l’Hellas è ormai retrocesso. Non incanta, ma dargli un’insufficienza con queste premesse ci pare ingeneroso.
AKPA AKPRO: 6
Qualche dubbio sulla sua tenuta fisica c’era e infatti a fine novembre si è fermato per più di due mesi e mezzo. Da metà febbraio ha tuttavia trovato una grande continuità, offrendo spesso prove di grande generosità. Apprezzabile anche la sua duttilità: tra i vari giocatori schierati larghi a destra c’era pure lui…
HARROUI: 5
È un po’ come Godot: tutti lo aspettano, ma lui non arriva mai. Speravamo che questo fosse l’anno buono per riprendersi il Verona dopo l’infortunio del dicembre 2024, invece non è mai riuscito a ingranare. Il suo campionato si chiude con novecento minuti (suddivisi in ventitré presenze) disputati e l’inutile gol contro il Parma.
BERNEDE: 6
Una stagione di alti e bassi per il francese che sembra risentire parecchio di quanto gli accade attorno: se la squadra gira, lo fa anche lui, in caso contrario fatica ad accendersi. Alla fine comunque si salva.
NIASSE: 5
Una paio di discrete prestazioni in mezzo a tanta, troppa, mediocrità. Non a caso da marzo in poi non ha più messo piede in campo.
GAGLIARDINI: 5,5
Altro giocatore su cui c’erano dubbi a livello fisico, ma sotto questo aspetto ha stupito: ventinove partite, quasi tutte da titolare, ne certificano l’affidabilità. Troppo spesso, però, è sembrato limitarsi al “compitino”…
AL-MUSRATI: 5
Nella prima parte di stagione dimostra di avere anche qualcosina da offrire a livello tecnico, ma di essere troppo compassato. Nel girone di ritorno non riesce ad alzare i giri e infatti da fine febbraio scompare o quasi dai radar.
Il Pagellone 2025/2026 del Verona: la difesa
A Edmundsson sono bastati quattro mesi per prendersi l'Hellas. Che fatica, invece, per Montipò...
di Tommaso Badia
30 Maggio 2026 11:00
La stagione è ora ufficialmente conclusa: dopo il k.o. interno di domenica scorsa, il Verona ha infatti salutato la Serie A.
Un’annata difficile quella dell’Hellas che, dopo un avvio che lasciava ben sperare, si è alla fine afflosciato, ritrovandosi di fatto già a febbraio con un piede e mezzo in cadetteria.
Come di consueto al termine del campionato, andiamo comunque a stilare il nostro Pagellone.
Il Pagellone del Verona 2025/2026: la difesa
MONTIPÒ: 5
Per lui una stagione complicata, anzi, la più difficile da quando veste la maglia del Verona. Il rinnovo estivo avrebbe dovuto trasmettergli tranquillità, invece mai come prima è apparso insicuro e a tratti intimorito. Poche parate “da punti”, diverse le incertezze che ne sono costati. Il fatto che si sia ripreso solo nel finale, poi, lascia ancor più l’amaro in bocca. Da segnalare anche come non sia neppure stato particolarmente fortunato: in occasione dei ben tre rigori parati, ha sempre subito gol sulla ribattuta…
PERILLI: s.v.
Tre presenze in campionato con sette gol subiti, ma le sue colpe sono sempre state piuttosto ridotte. Non ci sentiamo comunque di dargli un voto.
TONIOLO: s.v.
Per lui nemmeno un minuto.
OYEGOKE: 5,5
C’è stato un momento della stagione in cui si era preso la fascia destra, offrendo prestazioni tutto sommato accettabili. Un po’ poco, però, per strappare la sufficienza.
FRESE: 6
Giocatore che ha fatto della costanza la propria migliore qualità. Raramente ha avuto passaggi a vuoto, regalandosi anche la soddisfazione di segnare un paio di gol di pregevole fattura.
EDMUNDSSON: 7
Una delle note più liete del mercato invernale è senz’altro il centralone faroese che, pur non essendo stato particolarmente fortunato in un paio di occasioni, da quando è arrivato è quasi sempre stato tra i migliori in campo. Il buon Andrias ha avuto il grande merito di calarsi subito nella parte, mettendo le proprie caratteristiche di marcatore puro al servizio dell’Hellas, e infatti ha subito conquistato i tifosi gialloblù. Ora speriamo rimanga…
VALENTINI: 5,5
Dopo il grande ritorno estivo, sembrava che dovesse essere una delle colonne del Verona 2025/2026. Alla fine ha racimolato ventuno presenze, ma il suo apporto è spesso stato al di sotto delle aspettative.
BELGHALI: 6
In sostanza facciamo la media tra il “7” della prima metà di stagione e il “5” per quanto fatto vedere dopo la Coppa d’Africa.
BRADARIC: 5,5
Tra i due esterni mancini dell’Hellas, lui sarebbe sulla carta quello con caratteristiche un po’ più offensive, ma alla fine il suo contributo al campionato è di appena un assist (contro la Juventus, a Verona già matematicamente retrocesso) e zero reti. Per il resto, si è spesso e volentieri limitato al “compitino”.
LIROLA: 5
Arrivato per essere il giocatore che avrebbe dovuto rimpiazzare Belghali durante la Coppa d’Africa e farlo rifiatare una volta tornato. Alla fine ha invece disputato poco più di trecento minuti (distribuiti su sei presenze), con Sammarco che a un certo punto a destra gli ha preferito pure Niasse…
NELSSON: 6,5
Una prima parte di stagione caratterizzata da alti e bassi per poi stabilizzarsi su prestazioni sempre tutto sommato sufficienti. Premiamo la continuità del girone di ritorno e la chiusura in crescendo.
SLOTSAGER: 6
Dopo tanta panchina, tra la seconda metà di gennaio e i primi di febbraio (per mancanza di alternative) si era ritrovato improvvisamente titolare, offrendo anche buone prestazioni. Alla fine chiude la stagione con otto presenze e una sufficienza di stima. Chissà che la Serie B non gli possa offrire la possibilità di mettersi maggiormente in mostra…
BELLA-KOTCHAP: 6
Il ragazzo ha forza e mezzi importanti e il suo voto avrebbe potuto essere più alto, ma dopo una secondo parte di stagione del genere resta qualche dubbio sulla tenuta fisica: da gennaio ha infatti disputato appena otto partite, di cui solo cinque per intero.
CHAM: s.v.
L’ultima presenza risale addirittura al quarto d’ora disputato il 15 gennaio contro la Roma. Il triplo salto dalla Serie D alla Serie A è stato un po’ troppo per lui, al quale comunque non ci sentiamo di dare grandi colpe. Vediamo se potrà essere utile in cadetteria.
Verona, la fine dell’agonia. Eppure, forse, così scarso non eri…
L'Hellas visto quest'anno aveva probabilmente le qualità per salvarsi, ma a mancare sono state testa e unione d'intenti
Il campionato del Verona si è (qualcuno direbbe “finalmente”) concluso: la sconfitta contro la Roma ha infatti messo fine all’agonia di una squadra che ormai da mesi si trascinava conscia del proprio destino e che, da ieri, è ufficialmente in vacanza.
Al netto del record negativo di punti raccolti, questo finale ha però forse lasciato la stessa sensazione che i tifosi dell’Hellas avevano avuto nella primissima parte di stagione. Quale? Quella che, con un po’ di impegno in più, ci si sarebbe potuti salvare…
Riavvolgiamo il nastro al Verona… “d’andata”
Prima dei mesi della rassegnazione, c’è stato un momento in cui sembrava che l’Hellas, una volta oliato qualche meccanismo, avrebbe potuto vivere un’annata senza troppi patemi d’animo. L’avvio era infatti stato promettente sotto il punto di vista delle prestazioni, con i gialloblù che spesso avevano dato l’idea di meritare più di quanto raccolto.
Basti pensare al pareggio contro la Cremonese, una gara che ai punti sarebbe dovuta finire 3-0 per l’allora squadra di Zanetti, o l’immeritato 0-0 contro il Pisa. E come dimenticare l’assurda rimonta subita dal Cagliari o l’ancora più folle sconfitta contro il Parma arrivata per lo sciagurato retropassaggio di Giovane?
Nonostante tutto, l’idea era che sarebbe bastato un episodio a favore e un pizzico di mira in più per far scattare la scintilla e inanellare una serie di risultati utili a staccarsi dai bassifondi della classifica.
In tal senso, a illudere erano poi arrivate anche le due vittorie consecutive contro Atalanta e Fiorentina, così come i primi cinquanta minuti contro il Napoli (poi vanificati da uno dei più bui pomeriggi gialloblù di Montipò).
La retrocessione che meno ci saremmo aspettati
La squadra tra l’altro sembrava esserci: Bella-Kotchap aveva iniziato a rivelarsi un acquisto azzeccato, così come Belghali, mentre il redivivo Bernede pareva aver trovato la propria dimensione in mezzo al campo. L’accoppiata Giovane–Orban, al netto di qualche svarione, prometteva poi grandi cose.
La verità, però, è che alla lunga i risultati non sono arrivati e che l’Hellas si è presto sciolto come neve al sole. Ed è questo che brucia. Perché la rosa costruita da Sogliano, pur con i propri limiti, avrebbe potuto fare decisamente meglio.
In fondo, cos’aveva in più l’Hellas del duo Bocchetti-Zaffaroni? In cosa quello di Baroni era tanto superiore? Lasciando da parte gli infortuni (che sicuramente hanno pesato), l’impressione è che tutto sommato il livello di qualità tecnica non fosse poi così diverso da quello delle due squadre salvatesi nel 2023 e nel 2024.
A mancare, se mai, sono state la fame e la voglia che negli anni precedenti avevano permesso al Verona di tirarsi fuori da situazioni probabilmente ben peggiori. Spesso, nel corso di quest’anno, si sono infatti visti elementi che andavano al 50% (o meno) delle proprie possibilità. Calciatori con potenziale, ma indolenti, molli e a tratti irritanti.
Neanche la ventata di entusiasmo portata dal duo Bowie–Edmundsson (quest’ultimo non a caso eletto Cuore Gialloblù della stagione) e l’estremo tentativo di dare una scossa con il cambio di allenatore sono alla fine serviti a risvegliare una squadra che, di fatto, già a febbraio si era arresa al proprio destino.
L’ultima beffa: il super Verona… già retrocesso
Torniamo ora al finale, una ciliegina sulla torta che, più che orgoglio, ha probabilmente trasmesso un ulteriore enorme senso di frustrazione al popolo gialloblù: il “risveglio” del Verona dopo la matematica retrocessione.
Da maggio in poi, in quattro partite contro altrettante “big”, l’Hellas ha infatti offerto prestazioni di ottimo livello. Nello specifico, la stessa squadra che aveva incassato un poker di gol dal Cagliari e tre reti da un Sassuolo già salvo è riuscita a fermare (in modo probabilmente decisivo) la rincorsa Champions della Juventus, a non far chiudere l’Inter neocampione d’Italia con una vittoria casalinga e a far sudare parecchio (peraltro pure con qualche recriminazione a livello arbitrale) Como e Roma, rispettivamente quarta e terza forza della Serie A appena conclusasi.
In sostanza, una volta a testa sgombra e senza obiettivi, l’Hellas ha ricominciato a giocare.
Più battaglia, meno passeggiate (e scazzottate…)
Pur considerando che il pareggio contro l’Inter lascia il tempo che trova (i nerazzurri erano già con la testa sul pullman), le ultime prestazioni suggeriscono quindi che qualche mezzo tecnico ci fosse e che a mancare siano state soprattutto testa e unione d’intenti. Che la squadra abbia fatto fatica ad amalgamarsi, in fondo, l’ha sottolineato anche Akpa Akpro dopo la Roma.
In vista della prossima Serie B, sarà dunque da tenere a mente la lezione appresa a carissimo prezzo quest’anno. Per risalire subito servirà innanzitutto liberarsi subito di chi caracolla blandamente per il campo al posto di dare l’anima per i compagno, di chi non ha la forza mentale per affrontare un campionato potenzialmente lunghissimo e di chi alla lotta in campo preferisce quella nei parcheggi. L’obiettivo dovrà essere quello di formare un gruppo che, insieme a dei piedi accettabili, abbia personalità, voglia di mangiare l’erba e capacità di remare compatto nella stessa direzione.
Se poi si potesse tornare ad avere un nocciolo duro di giocatori in grado di parlare (lessicalmente e calcisticamente) la stessa lingua dell’allenatore, beh, nessuno qui si lamenterebbe…
FONTE:
CalcioHellas.it
02 giugno 2026 14:22 | Alberto Fabbri
Hellas Verona, i numeri degli ultimi sette campionati consecutivi in Serie A
Due proprietà, tre direttori sportivi, sette allenatori, più di 150 calciatori, per un totale di 266 partite giocate, più lo spareggio.
Questi i numeri dell’Hellas Verona negli ultimi sette anni, prima di scivolare in cadetteria. Quest’anno si è chiusa la seconda serie migliore di sempre nella storia del club gialloblù nel massimo campionato italiano.
I numeri dell’Hellas Verona in Serie A dal 2019 al 2026
7 Campionati di A giocati consecutivamente: non accadeva dagli anni '80 una striscia così lunga (8, dal 1982 al 1990);
9 Allenatori: (Juric, Di Francesco, Tudor, Cioffi, Bocchetti, Zaffaroni, Baroni, Zanetti e Sammarco);
3 Direttori Sportivi: Tony D'Amico fino al 27 maggio 2022, Francesco Marroccu dal 10 giugno 2022 fino al 17 novembre 2022, quando gli venne poi preferito il ritorno di Sean Sogliano, DS attualmente in carica;
2 Proprietà cambiate: Maurizio Setti Presidente del Verona fino al 15 gennaio 2025, poi il passaggio al
Fondo statunitense "Presidio Investors"società di private equity con sede ad Austin, Texas, il quale ha acquisito il 100% della proprietà. Nuovo AD e Presidente esecutivo: Italo Zanzi.
I numeri totali in campionato
Gare tot. disputate: 266 + spareggio
Vittorie: 66 (media di 9.42 vittorie per campionato);
Pareggi: 76 (media di 10.85 pareggi per campionato);
Sconfitte: 124 (media di 17.7 sconfitte per campionato);
Gol fatti: 286 (media di 1.07 a partita, 40 per campionato);
Gol subiti: 395 (media di 1.48 a partita, 56 per campionato);
Punti fatti: 274 sui 798 a disposizione (media di 1.03 a partita, 39.1 per campionato).
GIOCATORI: si contano oltre 170 calciatori acquistati solo per la prima squadra. Nella lista seguente consideriamo anche i giocatori acquistati per la formazione Primavera che hanno poi debuttato in prima squadra o che, comunque, sono stati convocati e andati in panchina per gare ufficiali. Un dato è certo, la composizione della squadra è cambiata spessissimo nel corso degli anni (con una media di circa 15/20 elementi cambiamenti a stagione).
Acquisti, per un totale di 191.57 milioni di € (fonte Transfermarkt)
Cessioni, per un totale di 316.5 mln di €. Fonte: hellasveronastyle.eu
PORTIERI: (12)
Berardi, Silvestri, Chiesa, Radunovic, Pandur, Montipò, Kivila, Toniolo, Boseggia, Perilli, Ravasio, Magro.
DIFENSORI (59)
Casale, Kumbulla, Crescenzi, Marrone, Dawidowicz, Empereur, Faraoni, Vitale, Rrahmani, Bocchetti, Gunter, Adjapong, Wesley, Udogie, Lovato, Dimarco, Cetin, Ruegg, Magnani, Calabrese B., Ceccherini, Amione, Ilie, Gresele, Coppola, Frabotta, Sutalo, Depaoli, Retsos, Doig, Cabal, Hien, Zeefuik, Tchatchoua, Calabrese N., Vinagre, Centonze, Corradi, Nwanege, Ghilardi, Frese, Okou, Bradaric, Daniliuc, Oyegoke, Valentini, Slotsager, Luan Patrick, Ebosse, Nunez, Kurti, Cham, Belghali, Nelsson, Bella-Kotchap, De Battisti, Lirola, Edmundsson, Popovic.
CENTROCAMPISTI: (52)
Zaccagni, Bessa, Danzi, Henderson, Lucas Felippe, Munari, Badu, Miguel Veloso, Lazovic, Verre, Pessina, Amrabat, Jocic, Eysseric, Terracciano, Pierobon, Benassi, Ilic, Tameze, Barak, Vieira, Sturaro, Turra, Hongla, Praszelik, Sulemana, Cortinovis, Hrustic, Joselito, Duda, Abildgaard, Patanè, Folorunsho, Serdar, Charlys, Suslov, Dani Silva, Belahyane, Harroui, Kastanos, Sishuba, Niasse, Bernede, Yellu, Al-Musrati, Akpa-Akpro, Gagliardini, Szimionas, Monticelli, Lovric, Peci.
ATTACCANTI: (53)
Pazzini, Tupta, Di Carmine, Traorè, Di Gaudio, Tutino, Salcedo, Stepinski, Borini, Favilli, Colley, Kalinic, Cancellieri, Bertini, Yeboah, Lasagna, Bragantini, Simeone, Caprari, Florio, Flakus Bosilj, Piccoli, Djuric, Henry, Kallon, Verdi, Braat, Ngonge, Gaich, Cala, Cisse, Cazzadori, Diao, Mboula, Saponara, Bonazzoli, Cruz, Noslin, Tavsan, Swiderski, Mitrovic, Ajayi, Mosquera, Livramento, Tengstedt, Alidou, Sarr, Lambourde, Giovane, Orban, Vermesan, Isaac, Bowie.
01 giugno 2026 13:12 | HELLAS LIVE
Hellas Verona, la palla ora passa a Presidio Investors
Spetta solo alla società fare chiarezza. Il tempo scorre ed in casa gialloblù regna sovrano il caos.
Il vantaggio temporale che l’Hellas Verona aveva mestamente acquisito sul campo rispetto alle dirette concorrenti, è già stato malamente perso. La retrocessione in cadetteria, avvenuta con largo anticipo ed ufficializzata con quattro turni prima del gong finale, non è stata sfruttata a dovere.
Intanto il popolo veronese resta in trepida attesa di comunicazioni da parte del club. Ma sino ad ora nessuno si è voluto prendere la briga di farle.
Sean Sogliano vuole restare a Verona, come abbiamo spesso sottolineato, nonostante l’ultimo tentativo del Lecce. Il direttore sportivo ha un contratto sino al 30 giugno 2027 e la proposta del prolungamento biennale non è stata ancora formalizzata.
Tutti tacciono nella stanza dei bottini, un silenzio assordante che fa solo confusione e non dà certezze.
Nel frattempo, tra poco più di un mese (6 Luglio, ndr) l’Hellas Verona 2026/27 formato Serie B si ritroverà per le consuete visite mediche, prima di partire, per il terzo anno consecutivo, per il ritiro di Folgaria (12-26 Luglio).
30 maggio 2026 09:45 | Alberto Fabbri
Hellas Verona 2025/26: peggior attacco e terza difesa più battuta del campionato
Venticinque reti in 38 giornate. È lo scarno bottino raccolto dai gialloblù nel campionato da poco concluso. Nessuno ha fatto peggio. Una media di 0.6 a gara.
Sono dieci gli scaligeri andati in rete, con Gift Orban miglior realizzatore grazie ai 7 gol realizzati in 28 presenze. Stagione chiusa anzitempo dall’attaccante nigeriano dopo i gravi fatti che l’hanno visto protagonista a seguito della partita contro il Milan.
Dopo Pisa (71) e Torino (63) è invece l’Hellas Verona (61) la squadra ad aver subito più reti: 1.6 di media a partita.
28 maggio 2026 08:44 | Alberto Fabbri
Paracadute: valore ed incasso per le società retrocesse. Hellas Verona: 25 milioni di euro
La retrocessione può rappresentare un colpo durissimo, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche economico. Per questo, negli ultimi anni, è stato introdotto il cosiddetto “paracadute retrocessione”: un meccanismo finanziario pensato per aiutare le squadre retrocesse dalla Serie A a riorganizzarsi e ad affrontare le sfide della Serie B. Ma come funziona esattamente questo sistema? Ce lo spiace calcioefinanza.it
Secondo il regolamento della Lega Serie A, chi retrocede ha diritto a un contributo economico con l’obiettivo di attutire il colpo della retrocessione. Alle società retrocesse vengono quindi destinati complessivamente 60 milioni di euro, distribuiti come di seguito:
a ciascuna “Società di fascia A” un importo pari ad euro 10 milioni;
a ciascuna “Società di fascia B” un importo pari ad euro 15 milioni;
a ciascuna “Società di fascia C” un importo pari ad euro 25 milioni.
Ma come viene determinata l’appartenenza di un club a ciascuna fascia? Partendo dalla fascia A, si tratta delle società che retrocedono in Serie B al termine di ciascuna stagione sportiva dopo aver militato in Serie A per una sola stagione sportiva (società neopromosse), e non posseggono i requisiti delle Società di fascia B o C.
Le società di fascia B sono invece quelle che retrocedono in Serie B al termine di ciascuna stagione sportiva dopo aver militato in Serie A per due stagioni sportive anche non consecutive nelle ultime tre, compresa la stagione al termine della quale è maturata la retrocessione dalla Serie A.
Infine, le società di fascia C, ovvero quelle che retrocedono in Serie B al termine di ciascuna stagione sportiva dopo aver militato in Serie A per tre stagioni sportive anche non consecutive nelle ultime quattro, compresa la stagione al termine della quale è maturata la retrocessione dalla Serie A. Questi sono i club che incassano la quota più alta.
In base alle tre retrocesse di quest’anno – Cremonese, Pisa e Verona – il paracadute totale che sarà usato per questi club ammonterà a 45 milioni di euro, che saranno così suddivisi:
Hellas Verona: 25 milioni di euro
Cremonese: 10 milioni di euro
Pisa: 10 milioni di euro
Da questa cifra, verrà dedotto il 10% che i club devono girare alla Lega Serie B come contributo. Dal momento in cui il totale è inferiore ai 60 milioni di euro stanziati, il massimo previsto da dividere tra le tre retrocesse in Serie B, il disavanzo può rinforzare il paracadute della prossima stagione fino a un massimo di 75 milioni euro (60 milioni di euro più l’eventuale incremento stagionale). Tuttavia, l’assemblea della Lega Serie A potrebbe deliberare in favore di una destinazione alternativa.
FONTE:
HellasLive.it
Hellas Verona di Redazione, 03/06/2026 12:00
Hellas da retrocessione: i numeri non mentono, al Bentegodi peggio che in trasferta
foto, Andrea Faedda, Bentegodi, notturna
L'Hellas ha chiuso al penultimo posto con 21 punti ed è retrocesso in Serie B facendo anche peggio della stagione 2017/18, che si era conclusa a 25 punti (anche in questo caso al penultimo posto).
In questa stagione solamente tre vittorie (12 pareggi e 23 sconfitte). Attacco sterile con 25 gol fatti e rete violata 61 volte.
Paradossalmente si è fatto peggio al Bentegodi che in trasferta: tra le mura amiche solamente 8 punti (su 21) con una sola vittoria (Hellas-Atalanta 3-1). 12 i gol segnati.
Hellas Verona di Gianluca Vighini, 27/05/2026 15:15
VIGHINI | Non è santo ma è l'unica speranza che abbiamo per il Verona
Sean Sogliano
Dopo tre miracoli avevamo pensato fosse in odore di santità. Ma questa stagione ci ha invece restituito un Sogliano più umano. Anche lui, come tutti, può sbagliare. E ha sbagliato. Valutazioni, uomini, gestione. Succede. Soprattutto quando estremizzi il livello del rischio. Sean se n'è presi troppi (di rischi) probabilmente. Lo ha fatto nel tentativo di elevare il livello della squadra, spendendo poco, il minimo indispensabile e producendo la solita valanga di plusvalenze che non sono un vezzo ma una necessità. Senza quelle plusvalenze, signore e signori, il Verona avrebbe da tempo chiuso baracca e burattini e probabilmente per vedere un po' di calcio a Verona dovremmo andare al Gavagnin Nocini da Gigi Fresco o recarci sugli spalti del Chievo (entrambe in serie D, ora). Lì probabilmente dovrebbero stare coloro che oggi criticano Sogliano, gli stessi che qualche anno fa incensavano Pecchia e Fusco. E che poi applaudivano a scena aperta Marroccu.
Sogliano non guadagna dalle plusvalenze. Nessuna clausola contrattuale come qualche avvoltoio ha insinuato da qualche parte. Solo il suo stipendio (buono, per carità) e tanta dedizione, una incredibile passione per questa piazza che gli attorciglia le budella. Fosse un razionale calcolatore, come qualcuno dei suoi predecessori, se ne sarebbe andato da tempo. Invece è rimasto qui a rischiare e a cercare di fare ancora miracoli.
L'errore, sicuramente in buona fede, è aver puntato su giocatori senza carattere e problematici. Non aver costruito uno spogliatoio forte in un anno di rifondazione, alla fine di un ciclo. Serviva un gruppo e poi qualche scommessa. Invece il Verona era un gruppo di scommesse. Orban ha creato più casini che gol, ha litigato con tutti i compagni, si è preso a cazzotti con qualcuno di loro. La sua presenza è stata deleteria. L'uscita di scena è stata la penosa conclusione di questa avventura veronese. Sean sapeva di rischiare. Ma Orban era l'unica via per poter prendere un attaccante potenzialmente forte ad agosto in mancanza di investimenti della proprietà.
Montipò andava ceduto. Ma ad agosto quando arrivò l'allungamento del contratto del portiere erano tutti felici. Sogliano lo ha tenuto sperando che ritrovasse forma e motivazioni con il nuovo accordo e, ancora una volta, perché non c'erano soldi. Anche in questo caso ha sbagliato. Col senno di poi.
Ha cercato di tenere Dawidowicz al giusto ingaggio ma il polacco gli ha detto di no. Ha cercato di tenere Duda, ma Duda ha preferito i soldi degli arabi a quelli del Verona (che non erano pochi ma neanche tanti come quelli arabi). Ha preso Al Musrati. Curriculum da giocatore importante. Scostante, pigro e lupo solitario. Altro che leader. Un disastro nello spogliatoio, un disastro in campo. Forse l'errore più grande della stagione del ds.
Ha preso Sarr. Costato 3,5 milioni di euro dopo sconto del Lione. Un errore? Sarr era ritenuto un grande talento, anche lui però con pesanti limiti caratteriali e di personalità. Tre milioni e mezzo per una punta, va detto, è una cifra che spende una squadra media in serie B. La Juve ne ha spesi 46 per Openda che non ha segnato molto più di Sarr.
Ha sbagliato anche i due spagnoli. Inadatti al calcio di sofferenza del Verona. Anche questo un errore. Sempre però con l'intenzione di alzare il livello della squadra.
Ha tenuto Zanetti dopo la miracolosa salvezza dell'anno prima. Qualcuno dice che ha sbagliato a confermarlo. Gli stessi che magari osannavano Nicola alla Cremonese… Lo ha difeso sino a quando ha ceduto alle pressioni della proprietà e probabilmente fino a quando non ha visto il tecnico prosciugato dalle energie nervose, in mezzo a problemi di ogni tipo, compresa una sfilza di infortuni su molti dei quali consiglierei a Sean di indagare bene perché hanno passato la misura. Forse ha sbagliato a dare la squadra a Sammarco, forse pensava di avere D'Aversa in mano, molto probabile si sia pentito di aver cacciato Zanetti e aver messo in difficoltà il giovane allenatore della Primavera.
Tutto ciò ha prodotto la terribile stagione appena conclusa. Vissuta malissimo da Sogliano, una sofferenza che lo ha pervaso fino ad oggi.
Cambiare oggi Sogliano non è un reato, ci mancherebbe. Ma già una volta abbiamo visto che cosa successe qui quando se ne andò. Gardini scappò ad aprile, Bigon era al limite del ridicolo, Mandorlini venne esonerato. E poi arrivarono Fusco e Pecchia… Servì Aglietti per salvare la scrivania di Tony D'Amico, che poi fu grande con Juric e se ne andò all'Atalanta (giustamente dal suo punto di vista) quando Maurizio Setti e Simona Gioè, la donna dei conti e oggi pare dg degli americani (aspettiamo l'organigramma ufficiale, solo perché TUTTI devono metterci la faccia e prendersi le giuste responsabilità), gli dissero che bisognava pesantemente ridimensionare. Poi vennero Marroccu, Cioffi, Bocchetti e quel disastro. Sogliano ha riparato quello scempio, ha continuato con i miracoli sia finanziari che tecnici con tre salvezze incredibili. Gli è andata male, anzi malissimo quest'anno. Ma paradossalmente l'unica buona notizia di questo 2026 orribile è che sarà ancora lui a dirigere il Verona dal punto di vista sportivo.
FONTE:
TGGialloBlu.Telenuovo.it
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VITA DA EX: Vangelis MORAS nuovo allenatore del KALLITHEA ATENE, Vincenzo ITALIANO si siede sulla panchina del BEŞIKTAŞ in Turchia.
Rinnovo biennale per mister CAMPISI tecnico dell'ALCIONE MILANO Primavera.
VALZER DELLE PANCHINE Manca ancora un mese alla fine ufficiale della stagione ma già la metà delle squadre della massima serie, coinvolgendo per forza di cose anche la cadetteria (e a ruota la Serie C), hanno cambiato o stanno cambiando allenatore: ALLEGRI dopo una stagione disastrosa al MILAN che ha perso la Champions League s'è bellamente accomodato sulla panchina del NAPOLI orfano di CONTE, a Bologna mister ITALIANO ha lasciato il posto a TEDESCO mentre il TORINO e il SASSUOLO si stanno contendendo due che in Serie B hanno fatto benissimo come AQUILANI e ABATE rispettivamente con CATANZARO e JUVE STABIA e che in cadetteria non rimarranno.
In Serie B SOTTIL riparte dal MODENA, il PISA valuta da vicino ZANETTI e PECCHIA e... Il VERONA? Non potendo arrivare al costosissimo JURIĆ (che a Bergamo ha ancora un paio d'anni di contratto a 2,2 milioni a stagione) ma nemmeno agli AQUILANI e agli ABATE che pure piacevano molto ma giustamente ambiranno alla massima serie (con adeguati stipendi), come di consueto è costretto a subire il mercato, puntando tutto sulla grande tradizione del club ma, quanto a risorse, via SETTI benevenuta (ma anche no) 'Presidio' mai 'Investors', la situazione è rimasta quella: Si punta su qualcuno in cerca di riscatto (la corsa sembra ormai ridotta alla coppia GILARDINO-BARONI), che non abbia grandi pretese né economiche né come costruzione della squadra perché anche lì, anche in B, non si prenderanno prime scelte (pur dopo aver sacrificato i vari BELGHALI, BELLA-KOTCHAP, ecc...) ma si faranno una volta di più le nozze coi fichi secchi o quasi mentre anche il rinnovo di SOGLIANO tarda ad arrivare.
06.06.2026 FOOTBALL
Vincenzo Italiano confirmed as new Beşiktaş Head Coach
Beşiktaş JK have appointed Vincenzo Italiano as the Head Coach of Black Eagles until the end of 2027-28 season.
FONTE:
BJK.com.tr
Athens Kallithea FC appoint Vangelis Moras as manager
05 June 2026
Athens Kallithea FC announce the appointment of Vangelis Moras as first team manager.
The 44-year-old former Greece international center-back has served as manager of the Greece Under-19 national team over the last two years, and recently led the team to the Elite Round of 2026 UEFA European Under-19 Championship qualification.
As a club manager, Moras won promotion to Super League 2 with Ethnikos Neo Keramidi in the 2023/24 season, and previously managed Apollon Larissa and Elassona.
As a player, Moras spent the prime of his career in Italian football, making 181 appearances in Serie A and 86 appearances in Serie B with Bologna, Cesena, Verona, and Bari, where he played under managers including Siniša Mihajlović, Alberto Malesani, Andrea Mandorlini, and Luigi Delneri. He also had a short spell in the Premier League with Swansea City under Brendan Rodgers.
Born in Larissa, Moras launched his career with hometown club AEL, spent two seasons at Proodeftiki, and went on to join AEK, where he finished league runner-up twice and played Champions League football across four seasons, working under Dušan Bajević, Fernando Santos, and Lorenzo Serra Ferrer, before making his move abroad.
Moras would finish his career back in Greece with Panetolikos, Larissa, and Apollon Larissa, ultimately making 145 total appearances in the Super League.
At international level, Moras earned 27 caps with Greece’s senior national team, and was a member of the 23-man squad at the 2014 FIFA World Cup.
Welcome, Vangelis.
FONTE:
AKFC66.gr
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MILANO – L’Alcione Milano è lieto di annunciare il rinnovo del contratto del tecnico della Primavera, Luisito Campisi, che si lega al club Orange per i prossimi due anni.
La decisione di prolungare il rapporto testimonia la profonda stima reciproca e la volontà di dare continuità a un percorso tecnico ambizioso e condiviso, volto alla crescita dei giovani talenti della nostra società.
Il Presidente Giulio Gallazzi ha voluto sottolineare l’importanza di questa conferma: «Mister Campisi rappresenta l’energia, la dedizione e l’impegno costante che sono elementi fondamentali della filosofia Alcione, tesa a migliorare continuamente e a progettare e realizzare obiettivi ambiziosi».
Il tecnico Orange ha espresso grande soddisfazione per la firma del rinnovo biennale: «Questo prolungamento rappresenta per me motivo di grande orgoglio. Dimostra la stima che ho sempre percepito da parte della proprietà e di tutto l’Alcione Milano. Continuo questo percorso sposando appieno la progettualità di una società ambiziosa che, esattamente come me, punta ad arrivare in alto. Ringrazio il Presidente e tutta la società per la fiducia e la stima dimostratemi; sono carico e non vedo l’ora di ripartire per questa nuova stagione».
L’Alcione Milano augura a mister Campisi un prosieguo di lavoro ricco di soddisfazioni e successi sportivi.
FONTE:
MilanoRange1952.com
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