E' stato il presidente a cui ho voluto più bene, quello che ha ridato vigore e nuova speranza dopo gli anni bui di PASTORELLO, di certo il più nobile di tutti non tanto e non solo perchè il suo sangue arrivava in parte dall'antica casata degli Emilei quanto per quella frase che rimarrà per sempre impressa nella mia testa...

Pubblicato da Smarso martedì 12 novembre 2019 13:12, vedi , , , , , , , , , , | Nessun commento

Piero Arvedi
#PieroEIlVerona +   -   =

...Per quanto mi riguarda è stato il presidente a cui ho voluto più bene, quello che ha ridato vigore e speranza dopo gli anni bui di PASTORELLO e di certo il più nobile di tutti non tanto e non solo perchè il suo sangue arrivava in parte dall'antica casata degli Emilei (qui quanto riportato sul ramo nobile della famiglia dall'Annuario della Nobiltà italiana edito da S.A.G.I, questo invece il riassunto genealogico da parte di GenMareNostrum.com) quanto per quella frase che rimarrà per sempre impressa nella mia testa in risposta ad un giornalista che gli chiedeva come mai avesse deciso di spendere 15 milioni di Euro per una squadra che, tutto considerato, ne valeva forse 5: LE COSE BELLE COSTANO disse semplicemente; e questa risposta valse la mia eterna gratitudine e la sensazione per cui l'HELLAS avrebbe finalmente avuto un proprietario in grado di guardare più in la di tutto e vedere con gli occhi dell'amore a prescindere.

Cineteca TGGialloBlu.it: LE ULTIME IMMAGINI DI ARVEDI GIRATE TRE GIORNI PRIMA DEL TRAGICO INCIDENTE

Sono un romantico lo so e so anche che le motivazioni che spinsero il compianto Piero ad acquisire il VERONA furono ben più fondate e concrete dell'umano sentimento che provava (il Conte ARVEDI era già socio di minoranza e da quel che si capì provò una sorta di All-In dopo aver bisticciato con GiovanBattista per questioni inerenti allo stadio) ma ricordo anche gli occhi lucidi e l'emozione con la quale mandò letteralmente in mona Ciccio Vighini che gli chiedeva se, diventare proprietario unico dell'HELLAS, fosse per lui il momento più bello della sua vita era il 14 Settembre 2006 alla conferenza stampa a Corte Pancaldo e guardare quel video, ancora adesso, mi riempie gli occhi di lacrime.

Ecco, lì vidi il punto più alto della gestione ARVEDI e allo stesso tempo capii che il calcio di una volta, quello romantico fatto da gente sanguigna e appassionata come furono gli ANCONETANI e i ROZZI negli anni '80, non avrebbe più avuto modo di esistere, stritolato dalle nuove gestioni ispirate alle più moderne SpA dove il successo sportivo ed i sentimenti dei tifosi sarebbero venuti molto dopo il profitto ormai unico comun denominatore delle attuali società calcistiche.
Tornando a Piero sappiamo che dal giorno dopo l'acquisizione cominciarono i problemi con il VERONA sull'orlo del fallimento, la discutibile gestione del diesse CANNELLA, la vicenda LANCINI e i soldi falsi, il passaggio delle quote a MARTINELLI il giorno prima dell'incidente al ritorno della trasferta di Cesena il 21 Dicembre 2008 che causò la scomparsa del Conte il 20 Marzo dell'anno successivo...

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ANEDDOTI & ALTRO DA RICORDARE +   -   =


  • HELLAS pessimo in C1 e a fine Ottobre 2007 i gialloblù sono ultimi in classifica! Come non bastasse, si ripetono voci incontrollate sul prossimo crack finanziario. Dopo l'esonero di mister COLOMBA ARVEDI serra le fila 'L’anno scorso ho avuto una forte incoscienza, tenendo fino a gennaio lo stesso mister' - FICCADENTI prima di VENTURA n.d.S - '. Quest’anno era giusto cambiare subito, cercando di restare uniti e voler bene a questo Hellas, che tutti vogliono vedere in alto. Se c’è qualche colpa nella società che io rappresento, come proprietario, me ne assumo la responsabilità. Io ho comunque la coscienza tranquilla, per questo chiedo il favore di lasciare in pace il Verona. Non prometto più di quello che si può mantenere, per cui attualmente puntiamo alla salvezza. Farò di tutto per questo, per sistemare l’organico, per prendere i giocatori che occorrono. Se occorrono. E’ inutile dire che la società è allo sfascio, o che io possa fallire, basti guardare le mie proprietà. Posso far vedere i bilanci, non capisco la volontà di far apparire una persona disonesta per forza. Personalmente, non ho l’intenzione più assoluta di vendere la Società, però mai dire mai. Se qualcuno vuole trattare, rispondo io in prima persona'. Di li a poco inizierà la tiritera con LANCINI un giorno ad annunciare la cessione e il giorno dopo il contrario...
  • Nuovo stadio, ARVEDI rilancia A Febbraio 2007 il VERONA arranca ma Piero rispolvera il vecchio progetto di Giovanbattista Pastorello per la realizzazione di uno stadio di proprietà da circa 30mila posti a sedere; nel comunicato di Corte Pancaldo si legge che il progetto è stato affidato allo studio dell'architetto Marco Ardielli
  • Dal Settembre 2006 al Dicembre 2008 in questo esaustivo articolo di Hellas1903.it a firma di Matteo Fontana trovate il riassunto della storia scaligera dalla cessione di PASTORELLO alla tragica uscita di scena di ARVEDI...
  • Piero Arvedi d'Emilei nuovo presidente dell'HELLAS dopo che GB gli ha lasciato la carica il 19 Settembre 2003 ma il pacchetto di maggioranza rimane nelle mani della famiglia Pastorello. È l'ingresso ufficiale del Conte in Corte Pancaldo 'Accetto questa carica di presidente... Perchè sono matto, ma voglio bene all'Hellas Verona. Sono un tifoso, e per questo motivo sabato, in occasione della partita con il Bari, sarò in curva in mezzo ai nostri sostenitori'. Rimarrà in carica per 8 mesi fino al 20 Aprile 2004 quando si dimetterà dopo il 3 a 0 subito a Livorno che fece precipitare i gialloblù al quart'ultimo posto 'L'ho fatto per dare una scossa all'ambiente, per cercare di rimettere in piedi una baracca che fa acqua da tutte le parti'. Al suo posto riecco ovviamento il discusso PASTORELLO.
  • Il Conte delle veliste... Prima di diventare presidente dell'HELLAS VERONA F.C. Piero Arvedi D'emilei fu Consigliere della Federazione Italiana Vela nei quadrienni 1981-1984 e 1985-1988 quando diventò anche Responsabile del Settore Vela Femminile; il Conte fu dunque una sorta di iniziatore della componente femminile della vela in Italia...

La storia del conte Piero Arvedi ex presidente del Verona


Poesia dedicata dal popolare cabarettista veronese Beppe Bifido a Piero Arvedi


Auguri di Natale Arvedi - Parodia di BEPPE BIFIDO


Emili o Emilei
Nob. mf. di Verona , conf. S.R. 4 giu 1820 . co. Palatino ,
m. Dipl. di Venceslao , re dei Romani , 13 ott. 1396. co . A.l.t. ricon. 25 sett. 1730 , origine Veneto . dim. Verona. Famiglia ascritta fino dall’ anno 1431 al Consiglio nob. di Verona.

Filippo Emilii con la discendenza mascolina fu creato conte del Sacro Palazzo Lateranense nel 13 ott. 1396 dall’imperatore Venceslao. Questo titolo fu riconosciuto dalla Repubblica Veneta con terminazione 25 sett. 1730 dei provveditori sopra feudi ed iscritto nell’A.L.T. Luigi, Emilio e Marco Emilio furono cavalieri di giustizia dell’ordine Gerosolimitano.
Questa nob. fam. nell’anno 1408 conseguì dalla Repubblica Veneta il titolo di conte per investitura del feudo di Cavalcaselle e gli ultimi investiti nel 29 gen. 1782 (mf) furono i fratelli : Giovanni e Francesco , di Giovanni Carlo.
Fu confermato nella nobiltà con S . R. A . il 4 giu. 1820 , Giovanni Carlo di Giovanni Francesco.
Venne iscritto nell’ Elenco Nobiliare Ufficiale ( 1933 ) l’avvocato Pietro , n. Cavalcaselle 15 giu. 1867 , di Carlo di Giovanni Carlo e di Maria Castellani .

ARMA :
partito : al primo d’oro alla mezza aquila di nero , coronata e membrata di rosso , uscente dalla partizione ; al secondo trinciato di oro e di rosso alla banda di argento sulla partizione .

FONTE: Annuario della Nobiltà Italiana edito da S.A.G.I.

TG TELENUOVO 25 MARZO 2009 - FUNERALE CONTE PIERO ARVEDI A CAVALCASELLE (VERONA)

C’era una volta Piero Arvedi
Di Cronaca di Verona - 1 Luglio 2019
A 10 anni dalla scomparsa, vogliamo ricordare il conte Piero Arvedi d’Emilei. Di nobile famiglia, grande mangiatore, cacciatore e produttore di un ottimo vino dei suoi terreni di Castelnuovo del Garda dove abitava in una splendida villa. Non si era mai interessato di calcio. Poi qualcuno negli anni della disperazione del Verona che sprofondava lo convinse a investire nella società ed entrare nell’azionariato. Fu presidente negli anni difficili e più dolorosi e litigiosi dell’Hellas. Ma l’inconsapevole Piero Arvedi si innamorò della squadra e fece tutto quanto era allora possibile perché riprendesse quota e ritornasse la squadra che vinse nel ‘85 lo scudetto. Poi la morte in seguito a un incidente stradale. Ovviamente la nostra grande Verona se l’è subito dimenticato. Destino di tutti quelli che hanno fatto un po’ di bene alla città. Dopo 10 anni dalla sua scomparsa, questo giornale che ancora un briciolo di riconoscenza lo conserva, lo ricorda. Soprattutto ai tifosi, perché se il Verona è in A è anche merito suo.

FONTE: CronacaDiVerona.com


DIECI ANNI FA LA SCOMPARSA
PIERO ARVEDI, L'UOMO CHE SALVO' IL VERONA
20/03/2019 10:32
Non ci sarebbe l'Hellas Verona senza Piero Arvedi. Questo è sicuro. Dieci anni fa moriva, dopo un lungo calvario in seguito alle ferite riportate in un drammatico incidente, uno dei presidenti più amati ma anche più controversi della storia del Verona.

Arvedi aveva 77 anni. Aveva rilevato il Verona da Pastorello, un Verona gravato di debiti e sull'orlo del fallimento. Nella società aveva immesso capitali notevoli, raccogliendo però pochissimo. Scelte scellerate, collaboratori sbagliati e più in generale una squadra che era da rifondare portarono il Verona in serie C. (GUARDA IL SERVIZIO CON LE ULTIME IMMAGINI, GIRATE TRE GIORNI PRIMA DEL TRAGICO INCIDENTE)

Sotto la presidenza Arvedi il Verona conobbe uno dei momenti più difficili della sua storia con lo spareggio di Busto Arsizio per evitare la C2.

Il 20 dicembre, mentre tornava dalla trasferta di cesena, Arvedi restò senza benzina in autostrada e la sua auto venne investita con lui a bordo. Trasportato all'Ospedale Carlo Poma di Mantova, fu poi trasferito al reparto di terapia intensiva di Borgo Trento.

Prima dell'incidente aveva firmato una lettera d'intenti in cui dichiarava di voler cedere il Verona a Giovanni Martinelli.

L'ANNIVERSARIO
Otto anni senza Piero Arvedi
19/03/2017 09:56
Turbolento, casinaro, arruffone, appassionato, tifoso: Piero Arvedi se ne andava otto anni fa dopo il terribile incidente che il 20 dicembre 2008 lo aveva coinvolto al rientro della trasferta del suo Verona. Aveva 77 anni.

La sua presidenza fu tra le più controverse ma anche apprezzate.

Arvedi acquistó il Verona da Pastorello, ereditando una montagna di debiti.

Non evitó la retrocessione in Lega Pro, evitó però di cedere l'Hellas a una banda di truffatori che cercarono di pagarlo con denaro falso. A fare da garante in quella clamorosa trattativa anche un finto cardinale.

Vinse con Ficcadenti in panchina un esaltante derby con il Vicenza in cui fu acclamato dai tifosi del Verona come un salvatore.

Indelebile il ricordo della salvezza a Busto Arsizio nello spareggio contro la Pro Patria. Arvedi aveva già abbandonato lo stadio e fu l'allora direttore sportivo Riccardo Prisciantelli a comunicargli che il Verona si era salvato dalla C2 grazie al gol di Zeytulaev.

Arvedi prima di morire cedette il Verona a Giovanni Martinelli, cosa che non aveva fatto in precedenza temendo una fusione con il Chievo.
GIANLUCA VIGHINI

FONTE: TGGialloBlu.it


PROCESSO
Travolse e uccise Arvedi
Condannato a due anni

09/05/2013 18:34
E' stato condannato a due anni di carcere il polacco che la notte del 21 dicembre 2008 guidando ubriaco travolse l'auto del conte Piero Arvedi, ferma sulla corsia d'emergenza lungo l'autostrada del Brennero.

L'incidente, avvenuto all'altezza di Mantova Sud, costò la vita al 79enne presidente del Verona Hellas, che morì dopo tre mesi di agonia.

Il conte Arvedi stava rientrando dalla trasferta dell'Hellas a Cesena.

Il responsabile del tragico tamponamento, che era al volante con un tasso quattro volte superiore ai limiti di legge, è stato condannato in contumacia dal tribunale di Mantova: il polacco 51enne infatti è irreperibile, ma il suo legale ha annunciato ricorso in appello.

FONTE: TGVerona.it



14 agosto 2012 - 09:00
TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SULL’HELLAS (E NON AVETE MAI OSATO CHIEDERE)
La versione completa del “romanzo” degli anni bui del Verona

di Redazione Hellas1903

Ha fatto discutere la ricostruzione che, nelle scorse settimane, abbiamo pubblicato delle vicende societarie dell’Hellas dall’uscita di scena di Giambattista Pastorello fino all’insediamento di Maurizio Setti. Dal 2005 al 2012, sette anni oscuri per il Verona, trascorsi perlopiù nelle paludi della C1-Lega Pro, con la sparizione a un passo, con la fusione col Chievo voluta dai poteri forti cittadini. In un momento in cui l’Hellas pianifica il ritorno ad ambizioni più sonanti, c’era parso sensato guardare in retrospettiva al passato. L’abbiamo fatto attraverso dieci puntate, dieci racconti separati che ora, per praticità, riuniamo in un’unica versione. La storia di un club si misura con i chiaroscuro, con le luci e le ombre che si intersecano. Una “piccola patria” che deve essere vista in un ambito più ampio, per capire come e perché si è arrivati ad essere quel che si è. Questa è la nostra lettura di uno spaccato gialloblù che ha segnato un’epoca nel bene e nel male. E, nei prossimi giorni, sotto il virtuale ombrellone di Ferragosto, vi proporremo una valutazione, uno per uno, dei personaggi che hanno animato questo “plot” shakesperiano. Essendo a Verona, non potrebbe andare altrimenti.

Era settembre. L’anno il 2006, e
Giambattista Pastorello incontrò Renzo Barcè, già presidente del Treviso dal
1997 al 2001, con cui era legato da buoni rapporti, e gli disse: “Ce l’ho
fatta, ho venduto il Verona. E mi sono tolto un peso”. Il Verona, di cui
Pastorello era stato proprietario dal 1998 fino a quel giorno, era passato
nelle mani di Piero Arvedi. Il conte, già socio di minoranza del club, aveva
rilevato l’intero pacchetto azionario dell’Hellas. Il fallimento era prossimo
ad avvenire: in mancanza di risorse, si sarebbe materializzato nel giro di
pochi mesi. Il Verona sarebbe ripartito da un campionato minore (all’epoca era
in B) e a Pastorello, sulla base del lodo Petrucci, non avrebbe più potuto
svolgere mansioni dirigenziali in una società calcistica.

Arvedi salvò l’Hellas e la carriera
professionale del suo vecchio amico, con cui le relazioni si erano incrinate
dopo che Pastorello aveva dato il suo okay, come presidente del Verona, al
progetto di un nuovo stadio alla Spianà. Un’idea a cui partecipavano i
costruttori Mazzi e Lonardi insieme a Luca Campedelli, numero uno del Chievo.
Arvedi, al contrario, aveva un altro piano: un impianto nella zona della Cava
Speziala, a San Massimo, con orti botanici e percorsi nel verde, su disegno
dell’architetto Ardielli e su terreni in gran parte di proprietà della Curia.La
mossa di Pastorello aveva scatenato le ire di Arvedi. Ma la frattura fra di
loro, palese in pubblico, si era ricomposta in privato. Tant’è che quando il
conte fu operato al cuore, poche settimane prima di definire l’acquisto del
Verona, al suo capezzale, all’ospedale di Peschiera, c’era Elena Albertini,
allora moglie di Pastorello, il quale si recò, accolto con calore, a trovare
Arvedi, insieme a Peppe Cannella.

Cannella, appunto. Il Verona del
conte aveva in questo dirigente venuto da Nocera Inferiore, con un passato tra
Salernitana e Cagliari, il plenipotenziario. Ad Arvedi era stato presentato da
ambienti politici, nella persona di Paolo Bellieni, uomo del Pdl di Vicenza,
con cui Cannella, che aveva una ditta di occhiali, era entrato in contatto per
un’esposizione fieristica nella città berica.In tutto questo emerse uno smacco
forte per Massimo Ficcadenti, allenatore del Verona che era rimasto all’Hellas
dopo aver chiuso un accordo per il trasferimento al Brescia. Ma alcune pendenze
contrattuali nei suoi confronti da parte di Pastorello l’avevano indotto a non
firmare la rescissione del vincolo che, per altre due stagioni, lo legava alla
società allora di Corte Pancaldo. Ficcadenti era rimasto, ma Cannella non lo
voleva vedere neanche a distanze siderali.

Poco meno che debuttante in panchina,
nel 2002, l’agente Mino Raiola aveva interpellato Cannella, da sempre vicino
all’ex proprietario del Foggia e della Salernitana Pasquale Casillo, appena
entrato in possesso dell’Avellino, per chiedergli se in Irpinia non potessero
essere interessati ad avere come tecnico Ficcadenti, a sua volta amico di
Raiola. La richiesta fu esaudita, ma Cannella imputò a Ficcadenti di non essere
stato sufficientemente “riconoscente” nei suoi confronti. Inoltre
l’esperienza dell’allenatore ad Avellino durò poco: già ad agosto se ne andò
dopo dei contrasti con la dirigenza campana. Al Verona l’aveva portato Mauro
Gibellini, che era rimasto impressionato dal suo 4-3-3 alla Pistoiese, nel
2003-2004. Ficcadenti, in quell’Hellas che il Gibo costruì con i pochi euro
concessigli, superò ogni diffidenza e a fine andata la squadra era in piena
zona playoff. Ma Pastorello non accettò di cedere la società all’imprenditore
lombardo Barzaghi, spalleggiato da Alessandro De Blasi, manager di origine romane.
Gibellini, che si era esposto per la cordata che voleva subentrare, fu tagliato
fuori da Pastorello, con cui andò in causa. Le sue ragioni vennero riconosciute
e il Verona gli dovette pagare lo stipendio fino alla fine del 2005 e l’utenza
telefonica.

Intanto Ficcadenti aveva rinnovato
con l’Hellas. Un triennale, dopo aver declinato le richieste di Catania e
Cagliari. Pastorello gli riconobbe un bonus insolito e particolare: una
percentuale sulla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita dei
giocatori ingaggiati. Un patto che, quando Arvedi divenne patron, Cannella
rinfacciò a Ficcadenti. Nel pranzo prenatalizio del 2006, con il Verona
relegato nella bassa classifica, con 11 punti e un desolante score di 6 gol
fatti nelle prime 17 partite, il direttore sportivo esclamò: “Ficcadenti
dice di essere nemico di Pastorello, in realtà è stato un suo
socio”.

Nel frattempo Cannella aveva attratto
il malumore dello spogliatoio verso l’allenatore, che aveva già rischiato
l’esonero dopo la sconfitta interna di ottobre con l’AlbinoLeffe. In preallarme
c’era Colomba, ma il Verona si riscattò pareggiando col Genoa (di cui era
diventato dg Pastorello…) e vincendo a Vicenza. Al Menti, nel dopogara, un
Arvedi commossò dichiarò a Sky: “Ho il miglior allenatore al mondo”.
Al lunedì, a Cavalcaselle, nella villa del conte, a Ficcadenti e al suo staff
fu offerto un banchetto con ostriche per festeggiare. Cannella incassò il colpo
e riprese a tessere la sua tela. E Ficcadenti, tempo dopo, si pentì di non aver
chiesto proprio quel giorno ad Arvedi di mettere alla porta il diesse.

I risultati che seguirono furono
pessimi. I giocatori avevano marcato la distanza con l’allenatore. D’altronde
Italiano, che già in estate avrebbe voluto passare al Chievo, aveva ricevuto
l’assicurazione che a gennaio sarebbe stato lasciato partire per accasarsi alla
corte di Luca Campedelli. E ad agosto, nel corso di un’amichevole a Zevio,
Ficcadenti aveva “attaccato al muro” pubblicamente il giocatore, che
aveva manifestato davanti ai compagni il suo desiderio di andarsene.

Frizioni forti che si allargarono a
macchia d’olio. Ficcadenti venne isolato, Cannella vinse la sua personale
battaglia: dopo lo 0-3 del Bentegodi con il Mantova scattò il licenziamento. Ma
già il giorno prima di quella gara (in programma il venerdì) era stato
comunicato al gruppo dei calciatori che Ficcadenti non sarebbe più stato il
loro allenatore. E il compiacimento di molti segnò l’esito definitivo
dell’avvenimento.

Nel contempo, Arvedi aveva azzerato
il CdA dell’Hellas e si era preso in prima persona la carica di presidente,
lasciata prima a Sergio Puglisi Maraja, prima tifoso e poi legale del Verona.
Nel frattempo Casillo, tramite Cannella, si era fatto avanti per entrare in
società con il conte, che tentennò e tenne per sé per intero il club.Il Verona
fu affidato a Giampiero Ventura. Ficcadenti tenne un’affollata conferenza
aperta ai tifosi all’hotel San Marco. E Cannella, di fatto, si era preso le
chiavi dell’Hellas: Arvedi aveva la cassa, ma il burattinaio nella stanza dei
bottoni era un altro.

21 giugno 2007. L’ultimo tentativo
dell’Hellas di scardinare la difesa dello Spezia è andato a vuoto. Un altro
miracolo di Santoni, l’assalto con il “tutti su” non porta a nulla. Arriva il
fischio finale dell’arbitro, il signor Rizzoli di Bologna. Il Verona è in serie
C. Una categoria in cui non si ritrovava da 64 anni. In 25mila applaudono
ugualmente. Da larga parte della tifoseria quel gesto sarà poi spiegato non
tanto come una resa d’onore alla squadra piuttosto che a Giampiero Ventura,
dopo quella sconfitta ai playout, seguita ad una lunga rimonta in classifica,
quanto l’espressione di un orgoglio gialloblù da professore nel momento più
difficile. Lo 0-0 del ritorno, dopo il 2-1 dell’andata, affossa l’Hellas.
Mentre Arvedi sbuca in tribuna stampa per colpire con un pugno (un gesto poco
dannoso nei fatti, ma sintomatico dello stato d’animo del momento) un
giornalista “colpevole” di aver denunciato i passaggi a vuoto della sua
gestione e la delega di potere a Cannella, parte la grande domanda: che ne sarà
del Verona?

Flavio Tosi è stato appena eletto con
una montagna di voti nuovo sindaco. Il supporto, per lui, è stato trasversale.
Per la sua candidatura, a discapito di quella già stabilita nel centrodestra di
Alfredo Meocci, c’è stato un summit, a Cisano, con Silvio Berlusconi e Umberto
Bossi. Capitani d’industria locali non nascondono il proprio gradimenti per
lui: ad esempio la famiglia di costruttori edili Mazzi ha versato un contributo
dichiarato di 10mila euro per appoggiarlo Ma a lui hanno inneggiato dalla curva
Sud, con un coro eloquente: “Tosi sindaco! Tosi sindaco”, che richiama l’urlo
di battaglia dedicato a Preben Elkjaer negli anni ruggenti dell’Hellas. Tosi si
dichiara tifoso doc del Verona ed è a lui che viene rivolto il primo appello di
Arvedi: “Ho bisogno di una mano”, dice il conte a Tosi. Lo stesso Arvedi che
era stato tra i primi a chiamare Tosi per congratularsi, telefonando al suo
ufficio politico, a fine maggio, per la sua ascesa a Palazzo Barbieri. Due
giorni dopo la retrocessione i due si incontrano a Cavalcaselle. Il conte è
esausto, stremato. Tosi gli assicura aiuto. Si dichiara pronto ad allestire un
tavolo per coinvolgere nella conduzione del Verona altri imprenditori.

E intanto il sindaco viene contattato anche
da alcuni sostenitori eminenti dell’Hellas che gli chiedono udienza. L’incontro
avviene a luglio, la mattina presto, in municipio. E il sindaco illustra una
situazione preoccupante: il Verona non attira interesse, il futuro è torbido.
L’unico a riuscire a fare calcio di un livello adeguato in città è Luca
Campedelli, con il Chievo, per quanto sia appena retrocesso a sua volta in
serie B. Una specie di “indicazione” che viene lasciata cadere senza essere
considerata dagli interlocutori del sindaco, mentre parte la girandola di nomi
come possibili nuovi soci dell’Hellas. Il più gettonato è quello di
Massimiliano Andreoli, industriale di Buttapietra, amico di Mino Raiola e di
Massimo Ficcadenti attraverso un altro agente, Tubaldo, e titolare di una ditta
di allestimento rimorchi, molto legato ad alcuni settori della tifoseria.
Andreoli durante una festa della Lega Nord ad Oppeano, incontra pubblicamente
Tosi, con cui viene fotografato sorridente e fiducioso sull’esito della scalata
all’Hellas. Ma il Verona è sempre nelle mani di Cannella, più ancora che
in quelle di Arvedi.

Il direttore sportivo, che si è dato
un personale 8 in pagella per quanto fatto all’Hellas, è la controparte della
trattativa nascente con Andreoli. Con lui deve parlare chiunque voglia
avvicinarsi, in qualsiasi forma, alla società. E, per la cessione del Verona,
con tutti i costi a carico dell’acquirente, la richiesta è di 16 milioni di
euro. Andreoli si ritira indignato dopo aver tenuto una conferenza stampa in un
ristorante di Buttapietra. Ma, in questa storia, è destinato a ritornare in
scena altre volte. Il campionato di C1 comincia. Il Verona, con Franco
Colomba in panchina (già, lo stesso tecnico che, prima di Ventura, Cannella
avrebbe voluto per rimpiazzare Ficcadenti). Emergono voci, più che verificate,
secondo cui alcuni calciatori dell’Hellas, due giorni prima dello spareggio di
ritorno con lo Spezia, sarebbero stati visti far bagordi a Valeggio sul Mincio.
Una crepa che allarga la distanza con la squadra. A fine agosto Iunco va al
Chievo, che ottiene il via libera anche per Turati, il quale rifiuta il
trasferimento e passa al Cesena per timore delle reazioni della tifoseria
dell’Hellas nei suoi confronti. Cannella, che aveva parlato di un Verona “Juve della
C”, deve misurarsi con una realtà sempre più furiosa. I risultati sono
disastrosi, in men che non si dica l’Hellas si allontana dalle prime posizioni.
Alla quarta di campionato perde a Sassuolo e Cannella, il giorno dopo, rassegna
le dimissioni.

Arvedi incassa il colpo con timore e
sofferenza. Si sente sempre più accerchiato. Il Comune, inoltre, lo mette sotto
pressione, chiedendogli di rientrare dell’esposizione debitoria per affitti
dello stadio non pagati. Il conte chiama inferocito Tosi e l’assessore comunale
allo sport, Federico Sboarina, accusandoli di “averlo rovinato”. Ma resta al
comando, collocando il responsabile del settore giovanile del Verona, Riccardo
Prisciantelli, nel ruolo di direttore sportivo. Ma, per la prima volta, Arvedi
decide che l’Hellas sta diventando troppo per lui. Abbandona la traccia
lasciata dalla politica e si mette a sondare in prima persona eventuali
investitori, mentre la squadra va sempre più a fondo. Cacciato Colomba,
il nuovo allenatore, a ottobre, è Davide Pellegrini, prima alla Berretti,
suggerito da Prisciantelli. C’è qualche piccolo miglioramento, ma è chiaro che
il Verona dovrà pensare solamente a salvarsi senza altri rischi. Una
contestazione, peraltro pacifica, all’antistadio, con l’incursione di un manipolo
di tifosi che invita i giocatori ad andare a lavorare nell’azienda agricola di
Arvedi, viene interrotta dopo che proprio la dirigenza dell’Hellas chiama
frettolosa la polizia.

Si susseguono vicende che superano il
farsesco: in una trasmissione radiofonica parlano, assicurando di aver rilevato
il Verona, i fratelli Paolo e Francesco Carino, avellinesi che, dopo pochi
giorni, spariscono nel nulla, e su cui serve una breve digressione che ci
porta all’attualità. Due settimane fa, il 16 luglio, i due sono
riemersi, recuperando, loro malgrado, le pagine dei giornali. I Carino sono
stati arrestati, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla
truffa. I due rintracciavano imprenditori in difficoltà e, chiedendo somme di
denaro, garantivano finanziamenti dagli importi ben più sostanziosi di quelli
versati. Le somme non venivano mai recapitate. Da qui una lunga serie di
denunce da parte dei truffati che hanno condotto agli arresti.I Carino avevano
già cercato di acquistare l’Avellino, nel 2007, e per essere più credibil si
presentavano agli appuntamenti con vetture come Maserati e Ferrari. E nei
loro studi (sparsi in tutta Italia e in Spagna) erano incorniciate tantissime
fotografie che li ritraevano insieme a personaggi illustri. Come riportano gli organi
di stampa irpini, Ce n’era addirittura una in cui ricevevano il Leone D’Oro e
il ritaglio di un articolo di giornale in cui si leggeva “Anche Sanremo premia
i fratelli Carino”.

E, nel frattempo, nelle sale del
potere cittadino, qualcosa si muove. Il progetto dello stadio si fa largo come
un toccasana per molti notabili. L’Hellas, che naviga nella più profonda delle
crisi, può essere la password per realizzare il piano. Ma non da solo. Perché,
a Verona, c’è anche un’altra squadra. Due club sono troppi per mettersi
d’accordo. Così, con Arvedi che intreccia una trattativa con una misteriosa
cordata di imprenditori lombarda della sponda bresciana del lago di Garda, nei
palazzi della finanza e del credito c’è un’idea che si rafforza e che è
racchiusa in una parola che, per adesso, è solamente un sussurro da tenere
segreto: fusione.

Al Chievo lo sapevano tutti. La
confidenza emerse per la prima volta nell’entourage di Luca Campedelli, durante
la trasferta di Rimini, a marzo 2008. In via Galvani vedevano avvicinarsi una
promozione in carrozza in serie A, dopo un solo anno di purgatorio. Al
presidente avevano offerto il Verona. Ma non avrebbe dovuto lasciare il club
della Diga, che conduceva da più di quindici anni, dopo aver raccolto il
testimone dal padre Luigi, improvvisamente scomparso. Sarebbe rimasto il
Chievo, ci sarebbe stata un’unione con l’Hellas.

La fusione, appunto. Voluta
dai cosiddetti poteri forti di Verona. Alta finanza e politica.
L’imprenditoria più influente, che a quelle fonti si abbeverava e con cui
c’erano i più stretti rapporti d’affari. Gli stessi circoli che sognavano una
squadra unica in città, che unisse il seguito dell’Hellas con la buona
reputazione nazionale e l’accorta capacità di gestione del Chievo. Calcio in
laboratorio, già, ma business is business, baby. D’altronde il Verona era sul
punto di sparire. La retrocessione in C2 era in agguato, Piero Arvedi non aveva
più linee di credito. Sarebbe finito l’Hellas, sarebbe nato qualcos’altro. In
A, con i soldi delle televisioni e soprattutto con il progetto di uno stadio
nuovo e con tutto quello che sarebbe sorto sull’area di quello vecchio.

Un passo per volta. Già, intanto c’è
da capire che cosa fosse accaduto tra l’autunno e l’inverno, a cavallo tra il
2007 e il 2008. Arvedi aveva chiuso la vendita del Verona a un sedicente gruppo
lombardo. Aveva già anticipato la cessione, in attesa di formalizzarla, senza
rivelare i nomi degli acquirenti. Unico indizio, la voce con accento bresciano
del presunto nuovo padrone dell’Hellas, che Arvedi passò al telefono a un
caporedattore di un giornale locale dopo una cena. Ne venne fuori una specie di
detective story in cui ogni organo di stampa, al pari di ogni chiacchierone da
bar, avanzò teorie sulla natura dei compratori. La maschera cadde a fine
novembre: il Verona passava nelle mani di tal Giovambattista Lancini. Chi era
costui? Titolare di alcune ditte svuotate di qualsiasi valore, si scoprì
subito, immobiliari sconosciute, idee appannate. Quando la sua precaria
affidabilità emerse, per giorni non rispose al telefono. Una sera chi scrive
queste pagine ricevette un lungo sms in cui Lancini diceva di essersi assentato
per sistemare delle questioni tecniche, che la trattativa non era conclusa ma
che si sarebbe fatto vivo nelle settimane successive.

E si fece vivo sì, Lancini. In
particolare quando fu arrestato per truffa e trasferito in carcere. Aveva già
messo in pratica con altri quel che era stato il piano con cui aveva tentato di
raggirare Arvedi. Il conte nel frattempo aveva assegnato la direzione sportive
dell’Hellas a Giovanni Galli, un monumento del calcio italiano che, da
dirigente, non aveva avuto le fortune che gli erano appartenute da giocatore. A
metà dicembre la presentazione, con successivo cambio in panchina: via
Pellegrini, okay a Maurizio Sarri, allenatore che veste sempre di nero e che è
noto per la maniacalità sugli schemi da palla ferma. A restare fermo sarà il
Verona, con lui: un pareggio e cinque sconfitte, con una squadra rigirata come
un guanto tra acquisti e cessioni, a gennaio. Al ritorno dall’ennesima batosta,
un 2-0 subito fuori casa con la Ternana, il conte parla con l’addetto stampa
Simone Puliafito. E, oltre a far intendere che un altro esonero è prossimo,
racconta anche di un fatto che si raccomanda non venga divulgato: Lancini ha
orchestrato la chiusura dell’acquisto dell’Hellas con cinque milioni di euro in
contanti. Danaro che, aperta la borsa in cui era contenuto, Arvedi subito aveva
riscontrato essere falso. Nella messinscena era stato coinvolto perfino un
finto cardinale, che avrebbe dovuto avallare la veridicità dell’operazione e che
porse al conte l’anello da porporato. Ricordò Arvedi poco tempo dopo con il suo
inconfondibile tono: “E mi ghe l’ho anca basà a quel porco”. Con l’intervento
della Guardia di Finanza e dei Carabinieri salta tutto e di lì ad alcune
settimane Lancini sarà tradotto dietro le sbarre. Mentre Arvedi, l’episodio dei
soldi falsi, lo svelerà alla prima occasione utile: ovvero nel giorno in cui,
dopo aver silurato Sarri e aver ricevuto le dimissioni di Galli, riporta in
panchina Davide Pellegrini.

Ma, alle porte di Corte Pancaldo, già
spunta un’altra figura decisiva per questa storia: è Nardino Previdi.
Previdi entra negli uffici dell’Hellas il 10 marzo 2008. Il Verona ha appena
vinto per 1-0 con il Foggia, è solo il terzo successo in campionato. Accetta l’incarico,
Previdi, su invito di Riccardo Prisciantelli, suo scudiero, e con Arvedi che
gli dà carta bianca purché raggiunga la salvezza con l’Hellas, di cui peraltro
già è stato dirigente in carica con la proprietà Mazzi, tra il 1993 e il 1997.
Nelle stanze del potere le manovre all’interno del Verona sono monitorate con
attenzione e con un filo di ansia. Se i gialloblù dovessero restare in C1
sarebbe meno probabile riuscire a far passare il progetto della fusione come
ineluttabile. Anche se c’è sempre un’altra via, un piano B che è rinchiuso in
un cassetto e che può essere estratto all’occorrenza. E ne avranno
bisogno, i teorici della “strategia della squadra unica”, di quel piano B.
L’Hellas, dopo una rimonta impetuosa, accede ai playout e si gioca tutto con la
Pro Patria. Vince per 1-0 al Bentegodi, con un gol di Morante in pieno
recupero, e quando Ilyas Zeytualev, al 90’, a Busto Arsizio, pareggia il
vantaggio di Negrini per l’1-1 finale, esplode un senso di liberazione. Il
Verona esiste ancora, è tutto da rifare ma esiste ancora. Ma chi muove le leve
dell’economia in città ha parecchie carte nel taschino. A giugno 2008 parte
un’altra sfida, e sarà uno showdown in piena regola, con un attore non
protagonista inedito che si chiama Giovanni Martinelli e che viene individuato
come l’uomo giusto per far collimare tutte le tessere del mosaico.

Parte in questi giorni la scalata
all’Hellas di Giovanni Martinelli. Il calcio, per lui, è il CastelnuovoSandrà,
società dilettantistica per cui ha speso molto, risalendo qualche categoria
anche attraverso delle fusioni. Pratica, questa, molto diffusa nella cerchia
dei campionati minori, dove i soldi sono pochini e bisogna pur arrangiarsi. Del
Verona, Martinelli, non sa molto. L’ha seguito in gioventù, da tifoso
dell’Hellas di Saverio Garonzi, e il suo idolo non poteva che essere Gianfranco
Zigoni. Qualche ritorno di fiamma c’è stato, come nel 2005, quando ha
intavolato una trattativa con Giambattista Pastorello per entrare nel Verona.
Aveva partecipato anche ad una trasferta a Bari, il suo ingresso nell’Hellas
era dato per prossimo, ma nel giro di una manciata di giorni tutto era saltato
per motivi mai chiariti con precisione. Fino al giorno in cui Martinelli non
rileverà per intero il Verona.

Ma, prima di arrivare ad allora, c’è
da tornare ad un progetto che non era stato accantonato. Lo stadio. E l’area su
cui si sviluppa il Bentegodi. Una zona ricettiva, ad alto tasso di
edificabilità, alle porte del centro storico, servita da tangenziali e
trasporti. Una gemma, per chi voglia costruire nuovi palazzi. Ma c’è un
problema: ossia che in piazzale Olimpia c’è quell’impianto, datato 1963, che è
la casa del calcio a Verona. Eppure c’è anche quell’idea, che torna
costantemente, di uno stadio alla Spianà. Ricordiamoci chi aveva proposto di
intervenire in quel senso: gli imprenditori edili Lonardi e Mazzi, insieme a
Luca Campedelli, anche lui attivo nell’ambito degli investimenti immobiliare.
Un settore in cui pure Martinelli ha vasti interessi, dato che lungo il lago di
Garda è proprietario di numerosi edifici, dopo aver diversificato l’iniziale
canale industriale, quello delle confezioni e dell’abbigliamento.

Stadio nuovo, nuovo boom edilizio in
un contesto urbano che assicura ampi margini di introito, insieme alla crisi
dell’Hellas e ai milioni di euro che la serie A appena riconquistata
garantiscono al Chievo: il pacchetto è questo, ma per scartarlo ci sono da
superare tanti scalini. Che sono poi dei veri gradoni. L’Hellas, squadra che
raccoglie con percentuali bulgare l’amore e la passione del territorio, vanta
un bacino d’utenza che non accetterebbe agevolmente la fusione col Chievo. Così
si aprono due filoni principali: da un lato, la trattativa per aggiudicarsi il
Verona, sottraendolo alla proprietà di Piero Arvedi, che ha una disponibilità
economica ormai ridotta e che dà carta bianca a Nardino Previdi per impostare
una squadra a basso costo, piena di giovani in prestito e guidata da Gian Marco
Remondina, allenatore poco noto al grande pubblico e che ha vissuto un carriera
da tecnico tra serie D e C, eccetto per l’ultimo anno, chiuso con un esonero in
B a Piacenza. Dall’altro, l’intento è quello di fare una sorta di
battage per far passare un messaggio chiaro: solo la fusione può riportare
l’Hellas in alto salvandolo dal tracollo e dalla cancellazione. E, in questo
modo, sarebbe subito serie A. Tra l’altro la parte più calda della tifoseria
del Verona apre un fronte di contestazione verso Arvedi e Previdi, con
volantini a colori affissi per tutta la città e in provincia, con le effigi dei
due e la scritta “Bugiardi”. E scatta anche lo sciopero degli abbonamenti.
Iniziativa, questa, che avrà peraltro scarso successo. Il clima, secondo chi
opera per la strategia della fusione (o accorpamento, o unione, in base alle
diverse declinazioni del concetto), è fertile per centrare l’obiettivo.

Tra settembre e ottobre è tutto
pronto: la nuova “creatura” sarà denominata H.C. Verona, con le iniziali che
stanno per HellasChievo. La maglia disegnata sarà gialloblù a quarti, il
simbolo la Scala. Lo stadio, alla Spianà, senza pista d’atletica, avrà 30mila
posti, e sarà privato, gestito dalla nuova società. Ne parla personalmente Luca
Campedelli a un tifoso tra i più noti dell’Hellas, in un appuntamento in via
Galvani, e non è un diniego quello che riceve dopo l’esposizione delle idee che
sono state sviluppate. Ben meno accomodanti saranno le posizioni di altri
sostenitori del Verona, incontrati negli uffici di una nota impresa locale
sempre da Campedelli: “Se vuoi l’Hellas, compralo, nessuno ce l’ha con te. Ma
non ci interessa la fusione”, il senso delle parole rivolte al presidente del
Chievo. Mentre, al primo aleggiare di queste voci, il sindaco Tosi dirà:
“L’importante è che si chiami Hellas”. Il che è nelle finalità del piano, ma
non esclude in alcun modo che ci sia il progettato “assorbimento”: se non è un
nulla osta, poco ci manca. E comunque, per realizzare lo stadio allo Spianà e
dare l’okay all’eventuale nuovo impiego di piazzale Olimpia, l’avallo del
Comune è necessario.

Le forze in campo sono schierate. I
poteri più pressanti di Verona (istituti di credito, grande imprenditoria,
politica) fiutano il successo. Martinelli è l’industriale designato per fare da
traghettatore: comprerà lui l’Hellas, ma l’accordo con Campedelli è cosa già fatta.
Sempre Campedelli, durante il pranzo con la stampa che anticipa il Natale, al
ristorante Cavour di Dossobuono, dice: “Verona non può reggere due squadre a
certi livelli”. Ampi settori dei media cittadini, tra l’altro, vedono di buon
occhio l’operazione. Insomma, nulla sembra poter fermare gli accordi presi.
Arvedi è alle strette. Oltre ai ricorrenti problemi di salute, con una
bronchite che lo costringe a letto per settimane, è un fatto che non si possa
più permettere il Verona (che, nel frattempo, sta disputando un discreto
campionato in Prima Divisione). Lo studio commercialista Belluzzo, che segue la
trattativa per la cessione dell’Hellas a Martinelli, comanda i giochi. Ai primi
di dicembre del 2008 c’è l’appuntamento per la firma, ma il conte la fa saltare,
i toni tra le parti si fanno anche accesi, nell’occasione. Arvedi rivelò,
subito dopo: “No ghe la vendo mia a Martinelli, el vol far la fusion con
Campedelli”. E, intanto, fa uscire un comunicato stampa sul sito ufficiale
della società per smentire di aver ceduto l’Hellas, mentre riallaccia i
contatti con Massimiliano Andreoli, l’imprenditore che si dice sempre pronto ad
entrare nella compagine societaria del Verona.

Arvedi e Andreoli si vedono a più
riprese a Cavalcaselle. Pranzi e cene, la volontà comune di individuare una
maniera per tenere l’Hellas. Si ragiona di quote, si parla di cifre. D’altro
canto, però, Nardino Previdi non può più continuare nella sua opera nel Verona,
fiaccato dai disturbi fisici. Per Arvedi è dura pensare di andare avanti con
l’Hellas senza l’uomo che gli ha consentito di raddrizzare per quanto possibile
la barca. Ma è combattuto: vendere o continuare coinvolgendo Andreoli e puntando,
come nuovo riferimento per la direzione del club, su Rino Foschi, che vede
sempre in quei giorni? Il conte fa l’uno e l’altro. Perché la sera di venerdì
19 dicembre, accompagnato dall’amico, consulente e deputato Giampaolo Fogliardi
firma, infine, una lettera d’intenti per cedere il Verona a Martinelli, il che
non è un atto definitivo. Martinelli, appena accaduto l’evento, comunica quanto
avvenuto telefonicamente a Campedelli. Sull’altro versante, tuttavia, Arvedi
richiama Andreoli, gli dice che lo vuole al suo fianco in tribuna a Cesena, la
domenica, quando l’Hellas sarà di scena contro la formazione romagnola, per un
big match che può sospingere il Verona fino ad una sorprendente zona playoff,
al virare della boa dell’andata. E, il lunedì, a Cavalcaselle è già in
programma un altro ritrovo con Andreoli per sparigliare le carte e mantenere,
almeno fino al termine della stagione, la proprietà del Verona.

La macchina impazzita condotta da
Jerzy Palik, polacco che ha imboccato l’autostrada in stato di ebbrezza, dopo
un pomeriggio passato alla stazione di Bologna a bere, affranto per il mancato
arrivo della donna che ama, centra in pieno la Mercedes che Piero Arvedi ha
fermato in corsia d’emergenza, di ritorno da Cesena, dove l’Hellas ha perso per
2-1. Aspetta soccorsi il conte, perché ha finito la benzina: manca poco alle
otto di sera, è il 21 dicembre 2008. L’impatto è violentissimo, Arvedi riporta
danni gravissimi. Viene trasportato d’urgenza all’ospedale “Carlo Poma” di
Mantova, privo di sensi.

Il tremendo incidente di cui è
vittima Arvedi blocca il puzzle della fusione che incombe. Con il patron
dell’Hellas che viene trasferito a Borgo Trento, in coma, la cessione (e
l’unione) non può essere completata. Di impiegabile, per proseguire
nell’affare, c’è solo quella lettera d’intenti che è stata firmata il venerdì
precedente il terribile scontro sulla A22. Senza Arvedi, Massimiliano Andreoli
non ha più un interlocutore con cui parlare per cercare di entrare nell’Hellas.
Tutto viene coordinato dai tecnici delle parti: lo studio Belluzzo per
Martinelli, Giampaolo Fogliardi e l’avvocato Giacopuzzi come rappresentanti di
Arvedi.

Martinelli, già. Quando viene chiamato per confermare la
trattativa, nega qualsiasi coinvolgimento: “Non so niente di tutta questa storia”.
Una smentita di facciata, chiaro. Martinelli da mesi ha con sé, come
consigliere tecnico, Massimo Ficcadenti, che ha deciso di tentare la via
dirigenziale e che, tuttavia, è prima tenuto all’oscuro e poi è completamente
contrario a ogni ipotesi di fusione. Ma i contatti tra Martinelli e Campedelli
sono frequentissimi, in pectore l’unione è già una certezza. Un intreccio che
in pochi avevano ravvisato e che, in autunno, era stato evidenziato in un
volantino di protesta vergato dalla Curva Sud, che portava allo scoperto i
giochi che si svolgevano sopra la testa dell’Hellas.

Nello studio Belluzzo, da qualche
tempo, è entrato anche Davide Bovo. Professionista esperto di materie bancarie,
segue l’ultima fase di passaggio di proprietà. Dopo una vera e propria odissea
giuridico-burocratica, l’Hellas cambia proprietario il 30 gennaio 2009, ceduto
dalla Arilicense di Piero Arvedi, che versa sempre in drammatiche condizioni in
ospedale, alla Mastino di Martinelli. In un bar fuori dall’ufficio di Belluzzo,
in stradone San Fermo, si sprecano i brindisi. Anche perché, in mattinata,
c’era stato il pericolo concreto che tutto franasse: davanti al tribunale che
doveva dare l’autorizzazione alla cessione, consentendo al Verona di evitare un
fallimento altrimenti sicuro, era stato depositato un assegno di otto milioni
di lire di un non meglio delineato gruppo di Fregene. Martinelli, a quel punto,
non solo si appoggia ai suoi tecnici: chiama anche Luca Campedelli, per avere
un consiglio su come muoversi. Ma la situazione si risolve a fronte della
palese poca attendibilità dell’offerta venuta dal Lazio. E il Verona ha un
nuovo padrone.

Trovate qui l'articolo completo che da dall'avvento di Martinelli fino al passaggio a Setti[...]

MATTEO FONTANA

FONTE: Hellas1903.it


SOLDI FALSI
Venti avvisi di garanzia per la banda che tentò di truffare Arvedi e comprare il Verona
18/07/2009 12:46

Lancini voleva comperare l'Hellas, un affare che gli sarebbe valso due milioni di euro. Per darsi credibilità aveva presentato al conte Piero Arvedi addirittura un fantomatico "Cardinal Visco".

E dietro all'imprenditore bresciano c'era una fitta trama di collaboratori, capaci di interpretare personaggi diversi, dai magistrati alle personalità religiose, a seconda delle esigenze di "copione". Un copione che si chiamava truffa e che secondo i Carabinieri di Brescia avrebbe fruttato alla banda, tra il 2006 e il 2008, oltre tre milioni di euro.

Venti gli avvisi di garanzia emessi, per associazione a delinquere, truffa aggravata, spendita di banconote false, emissione di false cambiali, false scritture private e false carte d'identità.

Le vittime, di norma, erano imprenditori con il miraggio di facili guadagni, con a disposizione una liquidità da investire in acquisti vantaggiosi e con un basso indice di rischio.

La base operativa della "banda Lancini" era in una banca veronese: tra gli indagati, infatti, l'unico non bresciano è proprio un funzionario di quella banca che, pur essendo a conoscenza dell'attività dei suoi interlocutori, avrebbe messo a loro disposizione normali strumenti bancari per agevolarli. In alcuni casi avrebbe anche fatto da intermediario tra truffati e truffatori.

Durante una delle ultime perqusizioni è stato rinvenuto anche una sorta di libro paga, dove venivano registrate le prestazioni dei vari "magistrati" e "religiosi". Tra questi anche il famigerato Cardinal Visco che sostenne Lancini nel tentativo di comperare l'Hellas e truffare Arvedi.

FONTE: TGVerona.it


3.7.2009
Torneo in Lessinia per ricordare Arvedi
Il conte Piero Arvedi

Un memorial in Lessinia per ricordare Piero Arvedi. Lunedì 13 luglio sul campo in erba naturale dell'Hotel Ristorante Bellavista di San Mauro di Saline si giocherà un torneo di calcio a cinque al quale parteciperanno una squadra di Vecchie Glorie di San Mauro, una selezione di Giovani Promesse della Lesssinia, una rappresentativa dello staff dell'Hellas Verona capitanata da Thomas Bodini e una formazione di giornalisti locali.
Il calcio d'inizio della prima partita - quella tra staff del Verona e vecchie glorie di San Mauro - alle 20. Alle 20 e 30, circa, la sfida tra Giornalisti FC 1903 e i «giovani leoni» della vallata. A seguire la finale per il terzo e quarto posto, la finalissima chiuderà la manifestazione. Una serata di svago e di grande passione gialloblù per ricordare l'ex presidente del Verona scomparso solo qualche mese fa.A. P.

FONTE: LArena.it


VENERDÌ 20 MARZO 2009
Addio a Pietro Arvedi, il Conte delle Veliste

A 79 anni, in piena salute, il Conte Pietro Arvedi d'Emilei, uno dei dirigenti di lungo corso della vela gardesana e nazionale, è morto oggi dopo 3 mesi di coma seguiti all'incidente d'auto sull'A22 Autobrenero, dalla dinamica sfortunatissima. Arvedi era fermo nella corsia d'emergenza con la sua Mercedes C e fu tamponato da una Lancia Thema guidata da un autista risultato ubriaco.

Dal settembre 2006 era presidente dell'Hellas Verona Calcio, una operazione che l'aveva portato agli onori della cronaca e gli era valsa i complimenti delle istituzioni sportive e politiche. Ma lo sport è sempre stato nel cuore di Pietro Arvedi, e in particolare la "sua" amata Vela.

Dopo essere stato Presidente del Comitato di Zona per vari anni, divenne Consigliere federale FIV nei quadrienni 1981-1984 e 1985-1988, sotto la presidenza di Carlo Rolandi, e con Beppe Croce presidente onorario, nel secondo dei quali divenne anche responsabile del Settore Vela Femminile, con membri Anna Alvazzi Del Frate, Paola Bacchiega, Luciano Mainardi, Nucci Novi Ceppellini e Laura Simeone. Ancora consigliere federale nel quadriennio 1989-1992 sotto la presidenza di Sergio Gaibisso e con Carlo Rolandi presidente onorario, sempre come responsabile del Settore Vela Femminile, con membri Anna Alvazzi Del Frate, Nucci Novi Ceppellini, Maura Martini Pedemonte e Laura Simeone, e consulente Luciano Mainardi. Dal 1993 esce dalla vita attiva nella FIV ma continua a dedicarsi alla vela gardesana.

Arvedi fu dunque una sorta di iniziatore della componente femminile della vela in Italia, anche a seguito delle imprese delle veliste gardesane come le sorelle Bacchiega. Un articolo dell'epoca sul Giornale della Vela lo definì "Il Conte delle donne".

Discendente di una antica famiglia a tradizione agricola, Pietro Arvedi ha vissuto nel palazzo della tenuta dell’Azienda Agricola Arvedi d’Emilei a Cavalcaselle (Verona), paese di fondazione romana divenuto poi un “feudo” che si estendeva sulle ultime colline del lago di Garda e i quali feudatari sono stati per secoli gli Emilei, famiglia le cui nobili origini risalgono al 1382. Il paesaggio della tenuta declina dolcemente verso il lago di Garda in un armonico e panoramico ondeggiare di vigneti. In questo clima si è formata inevitabilmente la passione di Arvedi per la vela e il suo teatro ideale sul lago di Garda.

Nella grande tenuta ospitava spessissimo tutti i concorrenti durante i campionati di vela (il più delle volte Soling).

Aveva iniziato a navigare su un 5.50 della serie Volpina disegnati da Giulio Cesare Carcano, poi era passato sul Soling (un Elvstrom). Molte partecipazioni alla superclassica Centomiglia. In seguito si è dedicato alla crociera su un Comet 13 che teneva in alto Adriatico.

Un signore, un velista, un dirigente dello sport, un navigatore della vita. Buon vento Conte, dalla tua famiglia velica.

FONTE: LaMiaFederVela.Blogspot.com/


20 MAR 2009
L’ULTIMA VOLONTA’ DEL CONTE PIERO
Piero Arvedi è morto.

Il presidente onorario del Verona non è riuscito a riprendersi dopo il drammatico incidente del 21 dicembre. Se n’è andato senza poter vedere l’ultima volta il "suo" Verona.

E’ dura dire qualcosa in questi momenti. Bisognerebbe tracciare un bilancio della vita di una persona e questo, forse solo il padre eterno è in grado di farlo.

Non so se Arvedi sia stato un grande presidente dell’Hellas Verona. I suoi difetti sono stati evidenti per tutti i mesi in cui è stato alla guida della società più amata dai veronesi. Ma altrettanto evidenti sono stati i suoi pregi. E francamente, in questo momento, è solo questo aspetto che voglio ricordare di lui.

Arvedi era tutto quello che sono i veronesi. Mi piace riassumere il senso della sua vita in una parola: "Matto". Una vena di follia che ci pervade, che ci ha portato a toccare vette inarrivibili, ma anche il fondo. Siamo "tuti mati" e Arvedi era il nostro capo. Folle quando si è gettato nell’avventura veronese, folle quando si era "inventato" l’affare dello stadio per il bene del Verona, folle quando si appoggiò a personaggi discutibili, folle quando trattò il Verona con una banda di falsari. La sua follia è tutta nei milioni di euro che ha "perso" salvando il Verona, quando Pastorello aveva ormai affondato la baracca. In pochi a Verona, e molto più facoltosi di Arvedi, possono dire di aver fatto altrettanto.

Oggi che non c’è più mi piace ricordare un paio di cose di lui che dovranno essere una traccia anche per chi guiderà il Verona da oggi in poi. La prima: il Verona deve tornare in serie A. Un tarlo per Arvedi, a dispetto di risultati pessimi. La seconda: mai, mai, mai una fusione con il Chievo. La squadra della città, mi disse poco prima di quel tragico incidente, non si può fondere con una di quartiere. E finchè ci sono io, questo non si farà, aggiunse. Lui adesso è andato via, ma qualcosa le sue parole ci hanno lasciato. Saremo noi, "veronesi tuti mati" come il conte Piero, a far rispettare quest’ultima volontà del "vecio alpin".

Ciao Piero.

FONTE: Blog.Telenuovo.it


ONORE AL CONTE ARVEDI
Post n°7649 pubblicato il 20 Marzo 2009 da Melli12
VERONA (20 marzo) - L'ex presidente del Verona Hellas, Pietro Arvedi d'Emilei, è deceduto nelle prime ore di stamani all'Ospedale di Borgo Trento. Aveva 77 anni. Arvedi d'Emilei era ricoverato in Terapia Intensiva in seguito alle gravi ferite riportate in un incidente stradale sull'Autobrennero lo scorso 20 dicembre, a Mantova, mentre rientrava dalla trasferta del Verona a Cesena.

L'anziano patron del Verona dopo due giorni era stato trasferito dall'ospedale "Carlo Poma" di Mantova al nosocomio veronese. Il giorno prima dell'incidente Arvedi aveva siglato l'impegno a vendere la società gialloblù, che poi ha portato alla cessione del Verona Hellas a Giovanni Martinelli.

"Patron del club scaligero dal 13 settembre 2006 al 30 gennaio 2009, per molti il Presidente, l'amico, il nonno, ma soprattutto un vero cuore gialloblù - si legge nel sito ufficiale della società - si è spento dopo aver combattuto la partita più importante sorretto dall'affetto di tutti noi. Giovanni Martinelli, insieme a dirigenti, tecnici, calciatori e collaboratori tutti, è vicino alla famiglia Arvedi in questo triste momento".


FONTE: Blog.Libero.it/ATEGODITODEVAGHE


Lutto
Verona, morto Arvedi ex presidente Hellas
E' deceduto dopo la lunga degenza successiva all'incidente stradale sull'Autobrennero il 20 dicembre, a Mantova, mentre rientrava dalla trasferta di Cesena

VERONA - Arvedi d'Emiliei, 77 anni, ex presidente del Verona Hellas è deceduto nelle prime ore di stamani all'Ospedale di Borgo Trento, dove era ricoverato in Terapia Intensiva in seguito alle gravi ferite riportate in un incidente stradale sull'Autobrennero il 20 dicembre, a Mantova, mentre rientrava dalla trasferta del Verona a Cesena.

L'anziano patron del Verona dopo due giorni era stato trasferito dall'ospedale "Carlo Poma" di Mantova al nosocomio veronese. Il giorno prima dell'incidente Arvedi aveva siglato l'impegno a vendere la società gialloblù, che poi ha portato alla cessione del Verona Hellas a Giovanni Martinelli.

Era nato il 29 maggio 1929. Esponente di un'antica e nobile dinastia veronese, si era affermato in campo imprenditoriale come possidente agricolo e proprietario di camping. Nel 2003 era entrato come socio di minoranza nel Verona Hellas, club che nel 1985 vinse lo scudetto sotto la guida di Osvaldo Bagnoli.
Rimasto al fianco dell'azionista di maggioranza Giambattista Pastorello, il 15 settembre 2006 Arvedi rilevò il controllo totale della società gialloblù diventandone presidente prima ed in seguito amministratore unico. Sotto la sua proprietà il Verona nel 2007 retrocesse in serie C dopo 66 anni, al termine dei playout con lo Spezia. L'anno successivo in C1 i gialloblù strapparono una sofferta salvezza nei playout con la Pro Patria.

In questa stagione la squadra allenata da Gian Marco Remondina è impegnata nel campionato di Prima Divisione della Lega Pro.

La sera del 21 dicembre 2008 Arvedi rimase vittima di un incidente sull'Autobrennero, mentre stava rientrando dalla trasferta giocata e persa dall'Hellas a Cesena. Rimasto senza benzina, Arvedi si era fermato in corsia di emergenza e qui venne tamponato violentemente dall'auto guidata da un romeno. Le condizioni del 79enne dirigente sportivo apparsero subito disperate. Due giorni dopo fu trasferito dal "Carlo Poma" di Mantova alla terapia intesniva dell'ospedale di Borgo Trento a Verona dove questa notte ha cessato di vivere. Il 30 gennaio la proprietà della società di calcio era passata da Arvedi a Giovanni Martinelli.
20 marzo 2009

FONTE: Repubblica.it


24 Dic. 2008
Natale in ansia per il Verona: restano critiche le condizioni di patron Arvedi
Il patron del Verona resta in coma.

Le condizioni del patron dell'Hellas Verona, il conte Pietro Arvedi, restano "estremamente critiche". Il presidente del club veneto era rimasto vittima di un tamponamento domenica sera nei pressi di Mantova, sull'Autobrennero. Il massimo dirigente dei veneti stava rientrando dalla trasferta di Cesena.

La conferma delle sue condizioni arriva dal terzo bollettino medico, emesso dal dottor Francesco Procaccio, direttore del Reparto di Terapia Intensiva Neurochirurgica dell'Ospedale di Borgo Trento. Questo il testo del bollettino: "Al momento il paziente è in coma e non mostra alcuna reattività neurologica, come probabile conseguenza dell'evento anossico al momento del trauma. Le condizioni generali sono relativamente stabili, nonostante le problematiche cardiocircolatorie e respiratorie siano aggravate dalle patologie pregresse".

La nota conclusiva precisa: "Sta proseguendo il trattamento rianimatorio e il monitoraggio clinico e strumentale della funzionalità cerebrale". Per saperne di più sulle condizioni del conte Arvedi bisognerà aspettare ancora qualche giorno, intanto tutta Verona trepida per il suo presidente.

FONTE: Goal.com


Verona, 18:07
CALCIO, HELLAS VERONA: CONTE ARVEDI TRASFERITO A VERONA
Sono ancora critiche le condizioni del conte Pietro Arvedi, proprietario del Verona Hellas, che è stato trasferito nel pomeriggio, in prognosi riservata, all'ospedale Borgo Trento di Verona. Per le ferite riportate ieri sera in un incidente sull'Autobrennero Arvedi è in coma e ha perso lo stato di vigilanza. Il paziente, oltre al trauma cranico, ha subito lesioni multiple. Patologie preesistenti complicano il quadro clinico - hanno aggiunto i medici - e non è possibile inoltre stabilire i danni cerebrali: una valutazione, secondo i sanitari, sarà possibile solo tra 48-72 ore. Resta invece ricoverato a Mantova il cittadino polacco residente a Loiano (Bologna) che ha tamponato l'auto di Arvedi. (22/12/2008) (Spr)

FONTE: Repubblica.it


ALTRE NOTIZIE
Verona, il patron Arvedi grave dopo incidente stradale
22.12.2008 00:35 di Stefano Sica
Fonte: gazzetta.it
Il conte Pietro Arvedi, 79 anni, presidente onorario e patron dell'Hellas Verona, squadra di calcio della Lega Pro Girone A, è rimasto gravemente ferito in un incidente stradale accaduto questa sera, poco prima delle 19.30, sulla corsia Nord dell'Autobrennero, tra i caselli di Mantova Sud e Mantova Nord.

L'INCIDENTE - Secondo una prima ricostruzione dell'incidente, il conte Arvedi stava tornando da Cesena, dove aveva assistito alla partita tra la squadra di casa e il Verona. Era solo e si era fermato con la propria auto, una Mercedes L, rimasta senza benzina, sulla corsia nord dell'A22, con le quattro frecce inserite. È stato tamponato violentemente da un'altra vettura. Arvedi è stato trasportato al pronto soccorso dell'ospedale Carlo Poma di Mantova dove, a causa di un grave trauma cranico, è stato trasferito nel reparto di rianimazione. Feriti solo lievemente i componenti dell'altra auto.

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


Venerdì 28 Marzo 2008
Nelle banche di Vaduz il tesoro di 400 italiani
Vaduz, la piccola e incantevole capitale dell’altrettanto piccolo staterello del Liechtenstein c sta diventando una sorta di incubo per circa 400 italiani, da settimane in attesa di vedersi recapitare un avviso di garanzia per omessa o infedele dichiarazione dei redditi. Trentotto procure sono destinatarie di almeno una fetta della "black list" che Heinrich Kieber, impiegato della Liechtenstein Group Lgt di Vaduz, consegnò negli scorsi anni ai servizi segreti tedeschi in cambio di un premio da 4 milioni di euro.
I 338 nomi e cognomi inclusi in quella lista hanno iniziato a uscire.

[...] E ancora: gli imprenditori Zanussi (con somme di diversa entità), il conte Pietro Arvedi D’Emili [...]

FONTE: LaProvinciaDiVarese.it


Scandalo Liechtenstein.
Il nome del patron dell'Hellas è sulla lista dei conti nel mirino della magistratura
Arvedi e i soldi segreti all'estero: "Non sono un evasore fiscale"
L'avvocato Maccagnani: «Sono attività vecchie,tutte già regolarizzate nel 2002»


Prima i 5 milioni di euro falsi. Poi il valzer di denunce e controdenunce tra il conte Arvedi e l'imprenditore bresciano Lancini. Ora il suo nome che compare sulla lista dei conti segreti aperti in Liechtenstein. Non bastano le disavventure
dell'Hellas, il patron della squadra gialloblù proprio non ce la fa a rimanere distante dai riflettori.

L'ULTIMA in ordine di tempo è, appunto, la lista dei "furbetti" arrivata nei giorni scorsi al Governo e alla Guardia di Finanza italiana attraverso l'Agenzia delle Entrate, in forma riservata. Imprenditori, affaristi e politici che hanno aperto i loro conti negli istituti di credito del piccolo, ricchissimo Liechtenstein. Nella maggior parte dei casi, un escamotage per evitare di pagare le onerose tasse italiane. Ieri, la sorpresa. Nella "black list" spunta anche il suo nome. Conte Pietro Arvedi d'Emilei. La notizia ha presto fatto il giro della città. Il diretto interessato ha cercato di negare tutto, almeno all'inizio. «Soldi in Liechtenstein io non ne ho - è stato il suo primo commento - io ho sempre pagato le tasse, non sono un evasore fiscale, si immagini che mi tocca pagare anche i debiti lasciati da Pastorello».

La conferma è venuta, però, poco dopo dallo stesso avvocato di Arvedi, il legale Massimo Maccagnani. Al patron dei gialloblù sarebbe, infatti, intestato un conto corrente in cui sono depositati un milione e duecentomila euro. «Si tratta di un bene immobile, una società e una fondazione - ha spiegato Maccagnani - ma sono tutte vecchie attività, antecedenti al 2002, che sono state regolarizzate in base alle leggi per il recupero ed emersione dei capitali all'estero». Per l'avvocato, dunque, il Conte non rischia sanzioni amministrative, tantomeno condanne a livello penale. «Pagando una piccola percentuale, il mio cliente già nel 2002 aveva riportato i soldi del conto in Italia - ha concluso Maccagnani - e tutto questo ovviamente era stato comunicato all'Agenzia delle Entrate, che quindi ne è al corrente almeno da sei anni».

Il procuratore Guido Papalia, nel frattempo, ci va cauto. «Non abbiamo ricevuto ancora nessuna comunicazione da Roma. Non appena arriverà, valuteremo se ipotizzare qualche reato, come evasione fiscale o riciclaggio - ha spiegato Papalia, lasciandosi andare a una battuta - ma non si tratta dei 5 milioni di euro falsi, vero?». Battute e commenti che, dopo gli ultimi curiosi episodi, sorgono evidentemente spontanei. «È quasi imbarazzante parlare del Conte - ha riferito Federico Sboarina, assessore comunale allo Sport - sembra una calamita che attira su di sé tutti i mali del paese». Più clemente il presidente del Consiglio comunale Pier Alfonso Fratta Pasini, amico d'infanzia di Arvedi. «Non so se la storia del conto in Liechtenstein sia vera, io sono convinto delle doti morali del Conte - ha detto Fratta Pasini - forse diventare presidente di una squadra di calcio può averlo proiettato in un mondo di squali, ma sono certo che lui lo ha fatto solo per passione verso l'Hellas e i suoi tifosi».

FONTE: IlVerona.it.it


PASTORELLO A LEGGO: STO AIUTANDO ARVEDI A VENDERE IL VERONA
Giambattista Pastorello, ci vuole spiegare cosa centra lei ancora con l’Hellas?
«Niente, come i cavoli a merenda».

E allora perché si dice che anche lei avrebbe la procura per la vendita della società di Corte Pancaldo?
«Vero, mi è stato chiesto di dare una mano, in via amichevole, per trovare una soluzione sul fronte cessione società. E lo sto facendo in modo del tutto amichevole. Senza secondi scopi».

Cosa può dire della nuova cordata bresciana interessata a rilevare il Verona?
«Personalmente non so nulla: io non ho mai trattato e non sta trattando con nessuna cordata bresciana».

Con chi tra trattando, allora?
«Eh, non lo dicevo prima, quando ero il padrone dell’Hellas, figuriamoci se lo vado dire adesso sui giornali. Meno si parla, più possibilità ci sono per chiudere la trattativa».

Ma è vero che ci sarebbero anche dei veronesi interessati all’Hellas?
(ride) «No, niente nomi e nessuna cifra».

Pensa di riuscire a vendere la società?
«Lo spero, ci conto. E voglio farlo in tempi brevi».

Si è dato un termine?
«Una cosa è certa: non intendo fare trattative lunghe come le calende greche. Non esiste girarci attorno per un mese, o addirittura due. Bisogna chiudere in qualche giorno. Punto e basta».

E se non ci riuscisse?
«Allora mi ritirerei, senza alcun problema. Però vorrei farcela».

Gliela chiesta Arvedi la mano?
«L’ha detto lei, anche in questo caso non rispondo».

Sembra quasi un segreto di Stato, questa benedetta cessione...
«E forse per certi versi lo è...».

Parlando di calcio, che idea si è fatto sull’attuale posizione drammatica di classifica in cui versa la squadra?
«No comment».

FONTE: Leggo.it


TRUFFA AL CONTE LANCINI NEGA: «PRONTA LA QUERELA PER IL CONTE»
L'immobiliarista bresciano fa luce sul perchè della mancata cessione della squadra
Una denuncia fresca fresca per calunnia e diffamazione è in arrivo a corte Pancaldo. Non bastava l'Hellas in picchiata verso la C. Non bastava la presunta truffa dei 5 milioni di euro falsi, né l'inchiesta aperta dalla Procura scaligera. L'imprenditore bresciano Giovanni Battista Lancini ha promesso ieri di querelare il conte Arvedi, che giovedì ha raccontato ai giornalisti di essere stato raggirato lo scorso 20 dicembre e di aver ricevuto come caparra una valigetta di denaro rigorosamente falso.

«QUANTO DETTO dal Conte è assolutamente fuori luogo, noi siamo del tutto estranei a questi fatti - è il commento di Lancini - eravamo stati noi a fermare la trattativa, perché non avevamo ottenuto le risposte che desideravamo». È lo stesso imprenditore, dunque, a far luce su uno dei punti oscuri dell'odissea gialloblù. Prima gli annunci di Arvedi: la cessione sembrava a portata di firma. Poi, il retrofont: nulla di fatto. «Avevamo chiesto di vedere i bilanci, ma non arrivavano mai, pensavamo di poter concludere ulteriori accordi, che poi si sono sgonfiati - continua Lancini - io, d'altra parte, non avevo mai firmato nulla, a voler mettere dei paletti era stato il mio amico Claudio Corridori, ma non c'era niente di ufficiale». Sembra un fiume in piena, l'imprenditore bresciano, che ha detto di essere caduto dalle nuvole, ieri mattina, leggendo sui giornali dell'inchiesta della Procura. «Io non avrei mai accettato di portare al Conte dei soldi in una valigetta nascosta in una cassetta di sicurezza - continua Lancini - una delle condizioni poste era che tutto si svolgesse alla luce del sole, secondo la legge, attraverso assegni circolari o bonifici bancari». Eppure la versione di Arvedi è ben diversa. La valigetta sarebbe stata depositata in una cassetta di sicurezza: alcuni suoi “emissari” sarebbero andati a prenderla e, una volta aperta, il patron dell' Hellas avrebbe subito notato che si trattava di denaro falso.

IMMEDIATA la denuncia dai carabinieri di Peschiera del Garda, che avrebbero quindi dato il via alle indagini. Sul registro degli indagati sono al momento iscritte due sole persone, anche se i nomi che compaiono agli atti potrebbero essere di più. Quelli, ad esempio, degli esecutori materiali: di chi concretamente ha portato la valigetta sul posto. Quel che è certo è che le indagini, dopo le parole che il Conte si è lasciato sfuggire davanti ai giornalisti, hanno subito una pesante battuta d'arresto. L'inchiesta, coordinata dal pm Giulia Labia, era stata aperta per truffa e per spendita di banconote false: il procuratore Guido Papalia, ieri, non ha risparmiato nuove tirate d'orecchie al patron dell'Hellas, ribandendo che avrebbe fatto meglio a stare zitto. Sul fronte giudiziario, dunque, accertamenti a parte, quel che resta di sicuro è la querela che l'imprenditore bresciano ha promesso ad Arvedi. «Malgrado la personale simpatia per il Conte e per la consapevolezza che probabilmente il tutto è stato generato dalla sua impossibilità di gestire una catastrofica situazione - spiega Aronne Bona, avvocato di Lancini - dovrà essere a questo punto presentata una denuncia per diffamazione e/o calunnia, con ovvia riserva di quantificare i danni relativi»

FONTE: LArena.it


Mistero su un SMS di ARVEDI: «Chiedo presto un incontro»
Indagini a monte: Il giallo sulla presunta truffa dei 5 milioni di euro falsi si infittisce per un sms che Umberto Guerini di Bologna, il legale del conte Arvedi, avrebbe spedito all'imprenditore bresciano lunedì scorso. Un sms in cui l'avvocato avrebbe chiesto a Lancini un appuntamento per mercoledì o giovedì alle 15,30h. Perchè l'avvocato del Conte, a conoscenza della denuncia per la truffa dei 5 milioni di euro falsi, voleva incontrare l'imprenditore? Difficile trovare una spiegazione. A meno che non si trattasse di un incontro appositamente organizzato dagli inquirenti per spingere gli indagati a fare qualche mossa falsa. Lo stesso procuratore Guido Papalia non ha fatto mistero di essersi indispettito per l'uscita fuori luogo del Conte: «Non doveva parlare». Gi accertamenti realizzati fino ad ora sono stati mandati all'aria, ma le indagini non si fermeranno.

FONTE: IlVerona.it


CALCIO, VERONA; PRESUNTA TRUFFA AD ARVEDI: PROCURA INDAGA
Secondo quanto confermato dal procuratore capo della Repubblica Guido Papalia è stato aperto un fascicolo, affidato al pm Giulia Labia, sulla presunta truffa ai danni del proprietario unico del club, Pietro Arvedi, nella cessione dell'Hellas Verona. Arvedi ieri aveva denunciato di essere stato raggirato nella trattativa per la cessione della società di calcio gialloblù: "Mi hanno pagato una caparra con cinque milioni di euro falsi", aveva dichiarato, smententendo poi poche ore dopo, e affermando di essersi sbagliato. Gli iscritti nel registro degli indagati sarebbero l'immobiliarista bresciano Giovanni Battista Lancini e un altro imprenditore della stessa provincia lombarda.

FONTE: Republica.it


Almeno 2 indagati da procura per truffa ai danni di Arvedi
Nell'inchiesta sulla cessione dell'Hellas Verona ora spunta anche un giro di euro falsi. La denuncia e' del proprietario del club, Pietro Arvedi, il quale ieri aveva detto di aver ricevuto una caparra 'con 5 milioni di euro falsi', salvo poi smentire. Oggi pero' la procura ha ammesso di aver aperto un fascicolo sulla presunta truffa ai danni di Arvedi. Nel registro degli indagati ci sarebbero per il momento solo due persone.

FONTE: RaiSport


Hellas Verona, truffa ai danni di Arvedi?
Il presidente del club scaligero aveva affermato, nel corso di una conferenza stampa, di aver ricevuto per la cessione del club una caparra con 5 milioni di euro falsi. Poi una rapida smentita. La Procura ha aperto un fascicolo. Sarebbero due gli indagati.

FONTE: CalcioPress.net


SERIE C
Verona, Sarri potrebbe sostituire Pellegrini
28.12.2007 19:47 di Germano D'Ambrosio
Novità in casa Hellas Verona. E' in corso in questo momento una riunione tra il dg Giovanni Galli, il ds Riccardo Prisciantelli e il presidente Pietro Arvedi D'Emili: i tre stanno discutendo del futuro del tecnico Davide Pellegrini, che sembra essere molto vicino all'esonero. Al suo posto dovrebbe subentrare Maurizio Sarri (48), reduce dalla non fortunata esperienza di Avellino. Si attendo sviluppi nelle prossime ore.

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


29 dicembre 2007
"LA SVOLTA. GIORNATA INTENSA PER GALLI
Sarri in arrivo Mancano solo i dettagli
In società arriva come manager Renato Cipollini. Avrà il compito di tenere i rapporti con Lega e Figc


Simone Antolini
Il giorno di Maurizio Sarri è arrivato? Dovrebbe essere lui l’allenatore scelto da Giovanni Galli per trainare il Verona verso la salvezza. Molto presumibilmente guidati dall'allenatore che avrà il duro compito di riprendere per i capelli una stagione maledetta. Impresa difficile, ma non ancora impossibile. Anche se il tempo stringe. Galli ieri è tornato al lavoro nel suo nuovo ufficio di Corte Pancaldo, dopo un break di pochi giorni a Firenze. A dire il vero, il diggì gialloblù non ha mai staccato la spina. Di fatto, in questi giorni sta nascendo il nuovo progetto Verona che dovrà indicare in maniera chiara il programma di rilancio tecnico.

Cessioni, acquisti, ma anche riequilibrio rapido di una squadra che fino ad oggi non ha dimostrato di avere una identità precisa. In serata Galli ha cenato a villa Arvedi. Stamattina, intorno alle 12, dopo un incontro con Davide Pellegrini, il diggì del Verona scioglierà presumibilmente tutti i dubbi.

Intanto all’Hellas arriva come dirigente Renato Cipollini, un passato da dirigente nel Bologna, Inter e, per ultimo, il Livorno. Mentre Galli seguirà soprattutto l’aspetto tecnico, Cipollini sarà destinato a compiti istituzionali ed a tenere i rapporti con Lega e Federazione.

Ma chi è Sarri? Nato a Napoli, ma tornato quasi subito in Toscana (i genitori sono originari di Figline Valdarno), è allenatore che conosce molto bene la gavetta. E' partito dalla Seconda categoria, trasformando in punti di riferimento fondamentali i suoi passaggi graduali nella scala gerarchica del calcio. Arrivato al professionismo, ha messo a segno un piccolo capolavoro alla guida della Sangiovannese, che ha condotto alla promozione dalla C2 alla C1. Sarri è passato anche da Pescara ed Arezzo. In terra aretina ha cercato di rivitalizzare una squadra che stava scivolando inesorabilmente verso il basso. Sembrava anche esserci riuscito il tecnico. Esonerato, però, in corsa dal presidente granata Mancini, dopo una sconfitta subita a Trieste.

Sarri, però, si era già tolto lo sfizio di fermare la corsa di Juve e Genoa, bloccate sul pari in campionato e di mettere paura nei quarti di finale di coppa Italia al Milan."

FONTE: LArena.it


29 dicembre 2007
Raggiunto l'accordo per l'ingresso dell'Ing. Renato Cipollini nella società gialloblù
VERONA - Hellas Verona Football Club comunica che nella giornata di venerdì è stato raggiunto dall’Amministratore Unico Pietro Arvedi l’accordo per l’ingresso nell’organigramma societario dell’Ing. Renato Cipollini.

Si rende noto inoltre che l’Ing. Cipollini affiancherà Giovanni Galli all’interno dello staff dirigenziale, con il compito di gestire i rapporti con le istituzioni e curare l’attività amministrativa.

FONTE: HellasVerona.it


27.12.2007
Hellas Verona, tre giocatori finiscono fuori rosa
Nonostante il prezioso pari conquistato nel finale contro la più quotata Cremonese, non esiste la parola pace in casa Hellas Verona. Il difensore Morabito, il centrocampista uzbeco Zeytulaev e l'attaccante Morante sono stati provvisoriamente messi fuori rosa e, a questo punto, visto il loro scarso rendimento e coesione con l'ambiente gialloblu, diventa quasi scontata la loro partenza nella sessione di gennaio.

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


27 dicembre 2007
IL FUTURO. DOMANI IL DIRETTORE GENERALE GALLI TORNERÀ IN SEDE AFFRONTERÀ IL NODO DELLA GUIDA TECNICA. SARRI PER IL DOPO PELLEGRINI
Da Silva e Morante verso l'addio
Tra i due attaccanti e la tifoseria i rapporti sono critici. Le destinazioni sono Foggia e Pescara?

27 dicembre 2007
ADDIO SENZA RIMPIANTI. DELUSIONI ALLE SPALLE, IL FUTURO È INCERTO. RESTA LA PASSIONE DEI TIFOSI
2007, l’anno più triste dell’Hellas
La retrocessione, l’incapacità di reagire: mai il Verona aveva terminato un anno così in basso. E adesso trema


Andrea Sambugaro
Sta finendo, almeno quello: il 2007 scivola via, portando con sè un carico di amarezze, pianti, false promesse, cocenti delusioni. L’anno che è agli sgoccioli è il più disgraziato di tutta la storia dell’Hellas: non solo, dopo la speranza suscitata dal nuovo corso di Giampiero Ventura, ha visto precipitare in serie C il Verona, ma lo lascia solo soletto all’ultimo posto, il peggiore piazzamento di sempre nell’ultracentenaria storia gialloblù.

Perché, raccontano gli almanacchi, un altro Verona era rotolato in C ma almeno era riuscito a chiudere la stagione 1941-’42 al terzo posto e il campionato successivo al secondo, quanto bastò per riassaporare il gusto della B perduta.

Oggi invece... Quattordici, quattordici miseri punti, meno di tutti, sono il bilancio della staffetta Colomba-Pellegrini (e meno male che almeno Davide un paio di vittorie le ha ottenute). Chi l’avrebbe mai detto, quando Arvedi spiegava che sarebbe rimasto a Corte Pancaldo per riportare il Verona nella categoria che più gli è consona e Cannella annunciava che i gialloblù sarebbero stati la Juventus della serie C? È che con le parole non si fa strada. E a volte nemmeno bastano i fatti per proseguire il cammino, come dimostrano i 37 punti ottenuti nel 2007 da Ventura in 24 partite. Ne sarebbe servito uno, uno solo in più per salvare l’Hellas. O sarebbe bastato che Cutolo, a La Spezia, non si divorasse quel gol che avrebbe gettato nello sconforto i bianconeri. Ma anche quel gol fallito a porta spalancata dev’essere stato un segno di un’annata nera, tragica per chi ama l’Hellas.

Resta solo una certezza: la passione dei tifosi, della città, della provincia che non hanno mai abbandonato la squadra se non a Novara, quando sono stati costretti a disertare la partita per il divieto di andare in trasferta (ma in una quarantina si sono presentati lo stesso). Se li sognano, anche in moltissime piazze della serie B, diecimila abbonati, eppure a Verona ci sono e al Bentegodi ci vanno sempre, in massa. Sono l’altra faccia della brutta medaglia del 2007, il vero patrimonio dell’Hellas, gli unici a non mollare mai nonostante gli schiaffi presi, nonostante l’Hellas del suo passato conservi solo i colori. Chiunque si accomodi (speriamo in fretta) in Corte Pancaldo al posto del Conte Arvedi ne tenga conto. E di suo, per favore, ci metta la competenza e non il pressapochismo con il quale è stata gestita negli ultimi mesi la società.

A proposito, sentite questa, ascoltata a RadioVerona la mattina di Natale. L’ha raccontata Giorgio, un ascoltatore. in diretta: «Mai fatto un albero di Natale così grande, maestoso. Perché così alto? Dovevo appendere tutte le bale che ci ha raccontato quest’anno il Conte Arvedi. Non finivano più».
Ma sì, per un giorno buttiamola in ridere. Abbiamo pianto talmente tanto...

20 dicembre 2007
GLI AUGURI DI NATALE. LA DICHIARAZIONE IERI SERA DURANTE LA CENA A CAVALCASELLE: «QUESTA È LA MIA ULTIMA SERATA DA PRESIDENTE E PROPRIETARIO DEL VERONA»
Arvedi saluta e dà l’addio all’Hellas
Domani potrebbe essere il giorno dell’annuncio del passaggio di consegne con la nuova proprietà


«Questa è la mia ultima serata da presidente e proprietario dell’Hellas. Auguro alla squadra di preparare al meglio la prossima partita di campionato perché vorrei salutare il presidente della Cremonese, che porta il mio stesso nome, con una vittoria»
Poche parole quelle pronunciate da Piero Arvedi ieri sera, al termine della cena nella sua villa di Cavalcaselle, in occasione degli auguri di Natale. Salutando la squadra, poco prima delle undici di sera, Arvedi ha detto, testualmente, quelle che abbiamo riportato sopra.
Cosa significa? Siamo ad un passo dalla svolta? Il presidente dell’Hellas non ha voluto aggiungere altro, ma, da chi era presente alla serata, qualche particolare in più, usando sempre il condizionale, lo abbiamo saputo.

Sembra che proprio domani i nuovi proprietari dell’Hellas dovrebbero versare la seconda tranche (la prima sarebbe stata di circa 3 milioni di euro) e, quindi, annunciare ufficialmente l’acquisto della società. Ma chi sono aqcuirenti? Chi lavora vicino ad Arvedi scommette che si tratta del gruppo Lancini (al quale farebbero parte parecchie persone, compreso l’industriale bergamasco Percassi). Ma, sempre ieri sera a Cavalcaselle, è trapelata anche un’altra voce che riportiamo: qualora domani il gruppo Lancini non dovesse mantenere gli impegni e «saldare» il conto con Arvedi, sarebbe pronta una seconda cordata per acquistare l’Hellas. E, sempre, in tempi stretti, forse prima di Natale. Intanto, ieri sera non era presente alla cena il nuovo direttore generale Giovanni Galli. In giro per l’Italia a cercare giocatori, ci è stato detto. Del resto il mercato apre tra pochi giorni e la situazione dell’Hellas è quella che è. Voci a parte, i tifosi sperano solo in un buon Natale.

FONTE: LArena.it


13 dicembre 2007
Conferito a Giovanni Galli l'incarico di Direttore Generale della società gialloblù
VERONA - L’Amministratore Unico Pietro Arvedi d’Emilei comunica di aver raggiunto ufficialmente l’accordo per l’ingresso nell’organigramma dell’Hellas Verona del sig. Giovanni Galli.

L’ex portiere di Milan e Parma, presente tra i 22 giocatori italiani che vinsero il Mondiale di Spagna ’82, ricoprirà all’interno della società scaligera il ruolo di Direttore Generale.

FONTE: HellasVerona.it


7 dicembre 2007
IL VERONA IN CRISI. SQUADRA ULTIMA IN C1 E TROPPI DUBBI SULLA CESSIONE DEL CLUB, SALE LA RABBIA DEI FEDELISSIMI
Fiaccolata contro Arvedi
Questa sera ci sarà un corteo di protesta a Cavalcaselle «I tifosi non devono mancare, il Conte deve andarsene»

FONTE: LArena.it


Comunicato Ufficiale Hellas Verona Football Club
La trattativa per la vendita della società continua pur subendo uno slittamento
05/12/2007 - 18:23
VERONA - Hellas Verona Football Club comunica che la trattativa per la vendita della società continua con lo stesso gruppo anche se, a causa di alcuni necessari approfondimenti, subirà uno slittamento la cui durata dipende dal tempo necessario ad ultimarli.

FONTE: HellasVerona.it


5 dicembre 2007
LA CESSIONE DELLA SOCIETÀ. COSA FARÀ IL CONTE ARVEDI? È IL 5 DICEMBRE, AVEVA PROMESSO NOMI, COGNOMI E CIFRE
Il voltafaccia di Lancini «L’Hellas non m’interessa»
Esce definitivamente di scena l’imprenditore bresciano con il gruppo Petra
Cosa faranno Leo Peschiera e i gemelli Carino? Progetti seri o nuovi bluff?


Ieri pomeriggio è arrivata una lettera dello studio legale «Vescia e Bona», gli avvocati dell’imprenditore bresciano. «Per incarico di Giovanni Battista Lancini e Antonia Simona Lancini - scrive l’avvocato Aronne Bona - tengo a precisare che il signor Giovanni Battista Lancini nega di essere interessato, personalmente o tramite proprie società, all’acquisto dell’Hellas Verona. La signora Antonia Simona Lancini, amministratrice della Petra Italia non nutre alcun interesse per il calcio e tantomeno per attività finanziarie legate al mondo sportivo».

FONTE: LArena.it


NEWS
HELLAS VERONA, Smentito il passaggio di proprietà
01.12.2007 12:52 di Redazione FV
Fonte: L'Arena

Nebbia. Nebbia fitta sul futuro del Verona. E ogni volta che uno squarcio appare, ecco che puntualmente arriva la smentita, anche se a scoppio ritardato. L’ultima è di ieri, a 72 ore dal trionfalistico annuncio diramato dal sito dall’Hellas: «L’amministratore unico Pietro Arvedi ha raggiunto l’accordo per la cessione del pacchetto azionario alla società Petra Italia di Giovanni Battista Lancini», sosteneva martedì il Verona. E l’imprenditore bresciano confermava al nostro giornale: «Sì, ho acquistato il club gialloblù».

Ieri, improvvisa, la nota della Petra Italia che fa capo a Lancini, indirizzata non al sito internet dell’Hellas, come sarebbe stato logico aspettarsi, ma al quotidiano BresciaOggi che come altri si occupa da giorni della telenovela: «La società Petra Italia e le associate non hanno nulla a che fare con l’acquisto dell’Hellas Verona». Alla redazione, poche ore dopo, è giunta anche la telefonata del commercialista Claudio Corridori, che cura gli interessi dell’imprenditore. Una chiamata per ribadire «l’estraneità di Petra Italia all’operazione-Verona», aggiungendo che Lancini «è sì interessato all’acquisto dell’Hellas» e che «una trattativa con il conte Arvedi è in corso. Lancini rappresenta una cordata di imprenditori lombardi, in prevalenza bresciani. In questo momento la trattativa è in fase embrionale: siamo al controllo delle carte, alla valutazione della situazione».

Sarà, ma resta lo sconcerto per una trattativa sbandierata senza che ci sia uno straccio di prova, un documento, una firma. Solo voci incontrollabili e smentite che stranamente non sono puntuali, come quella dell’imprenditore Percassi citato più e più volte da giornali e televisioni ma che solo mercoledì ha fatto sapere di non essere in ballo, precisando di essere atalantino e di avere l’intenzione di morire atalantino (parole sue), come se affari e fede calcistica non potessero contaminarsi.

Perché, diciamocelo, la cessione del Verona, se mai dovesse avvenire in tempi rapidi così come indicato dal conte Arvedi, si presenta più che altro come un’operazione immobiliare. Lecita e comprensibile finché si vuole, ma non certo mirata in primo luogo a potenziare una squadra che arranca. E allora ecco che le fedi calcistiche potrebbero passare in secondo piano, nonostante le dichiarazioni.

Vista dalla parte del tifoso, invece, questa storia non è per nulla rassicurante. Perché, non scordiamocelo, con Arvedi il Verona è precipitato dalla serie B all’ultimo posto della C1 e il mercato di gennaio ormai alle porte è l’ultima occasione per raddrizzare una stagione il cui epilogo appare altrimenti scontato. Se salta tutto, il conte non sarà in grado di rafforzare il Verona: non ne avrà il tempo e non ha nemmeno l’esperienza per operare, a meno che qualcuno non lo faccia per lui. Com’è andata a finire la scorsa stagione, del resto, l’hanno visto tutti.

Aspettiamo i prossimi giorni, allora, aspettiamo la scadenza del 5 dicembre fissata dallo stesso conte per dare una fisionomia, con nomi, cognomi e ruoli, al nuovo Verona.
Ricordandoci che l’Hellas quel giorno affronterà in Coppa Italia il Mezzocorona, squadra di C2. Non vorremmo proprio che fosse anche un’avversaria del prossimo

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


SERIE C
UFFICIALE: Verona, società a Lancini. Giovanni Galli nuovo ds
28.11.2007 10:04 di Fabrizio Di Clemente
Finisce la telenovela sulla vendita del Verona. Secondo una comunicazione ufficiale della società veneta, l'Amministratore Unico Pietro Arvedi D'Emilei ha raggiunto un accordo per la cessione del pacchetto azionario della società al Dr. Giovanni Battista Lancini. Nei prossimi giorni verranno perfezionati i termini del contratto. Fissata invece ad oggi pomeriggio la firma di Giovanni Galli come nuovo direttore sportivo.

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


A un bresciano l'Hellas Verona (quiBrescia.it)

VERONA - Società a Lancini, il nuovo ds è Galli (YAOOH Sport Italia)

Hellas Verona, Arvedi passa la mano (CalcioPress)


SI È CHIUSA LA TRATTATIVA CHE HA PORTATO IL CLUB DI CORTE PANCALDO NELLE MANI DELLA FINANZIARIA LOMBARDA. IERI SERA, INTORNO ALLE 11, L’ANNUNCIO UFFICIALE
C’è la firma, l’Hellas al gruppo Lancini
Sarà Giovanni Galli il nuovo direttore sportivo L’ex portiere della nazionale verrà presentato oggi

LA PETRAITALIA. L’AZIENDA DI GIOVANBATTISTA LANCINI È NATA NEL 1960 CON LO SCOPO DI REALIZZARE ABITAZIONI NEL SETTORE DELL’EDILIZIA ECONOMICA-POPOLARE
Un colosso targato Franciacorta
Le società impegnate nel mondo finanziario e anche nel settore televisivo

FONTE: LArena.it


28 novembre 2007
Comunicato ufficiale Hellas Verona Football Club
Petra Italia del Dr. Giovanni Battista Lancini è la società che ha rilevato il club

VERONA - Hellas Verona Football Club comunica che l’Amministratore Unico Pietro Arvedi d’Emilei ha raggiunto l’accordo per la cessione del pacchetto azionario alla società Petra Italia del Dr. Giovanni Battista Lancini. Nel corso dei prossimi giorni avverranno il perfezionamento contrattuale e l’ufficializzazione del passaggio di proprietà.

Contestualmente, si rende noto che nella giornata di mercoledì 28 novembre il sig. Giovanni Galli firmerà il contratto per l’ingresso nell’organigramma societario, con la carica di Direttore Sportivo.

FONTE: HellasVerona.it


IL FUTURO. NON C’E’ STATO IL PREVISTO INCONTRO TRA GIOVANNI GALLI E IL CONTE ARVEDI A CAVALCASELLE. DOMANI LA FINANZIARIA DOVREBBE PAGARE LA PRIMA RATA
Percassi e Lancini uomini del rilancio

Il presidente sarà un veronese. Giovedì la presentazione? Il costo dell’operazione di acquisto inferiore ai sette milioni
Il Conte resterà per almeno altri tre anni nel ruolo di presidente onorario...

FONTE: LArena.it


16 novembre 2007
La Società intende effettuare alcune precisazioni alla luce dei recenti accadimenti
VERONA - Alla luce dei recenti accadimenti societari, Hellas Verona Football Club intende puntualizzare che:

- è avviata da tempo una trattativa per la vendita delle azioni della società con un primario gruppo industriale che ha sede nella Provincia di Brescia, che intende acquisire la società esclusivamente per sè, con lo scopo di avviare un programma di potenziamento ad ampio raggio, con l’obiettivo prioritario di riportare la squadra nelle serie superiori;

- il gruppo industriale in questione sta trattando esclusivamente l’acquisto della totalità del pacchetto azionario dell’Hellas Verona, senza aggiunta di altro: per questa ragione, intende operare in pieno accordo con gli organismi istituzionali della città - a cominciare dal Sindaco -, con i suoi settori imprenditoriali, con gli organi d’informazione e tutti coloro che amano la squadra, ad iniziare dai tifosi;

- la trattativa per la compravendita delle azioni è seguita direttamente dalle parti, che si sono affidate per le questioni tecnico-giuridiche alle cure dello Studio Legale Bussoletti Nuzzo e Associati di Roma.

FONTE: HellasVerona.it


15 novembre 2007
Il «fatal Verona» diventato una sorta di incubo per il Milan d'ora in poi potrebbe essere inserito nella lista dei cosiddetti club «amici».
La società gialloblù che, per ben due volte (nel '73 e nel '90), ha negato lo scudetto ai rossoneri potrebbe infatti essere l'ultimo colpo di stagione messo a segno da una società che fa capo alla galassia Berlusconi. Una mossa che, a distanza di anni, permetterebbe al Cavaliere di prendersi la rivincita sulle cocenti sconfitte rimediate sul campo dell'Hellas. Sconfitte che hanno regalato il titolo tricolore rispettivamente alla Juventus e al Napoli.

L'ANNUNCIO DELLA VENDITA
Nelle scorse ore, in uno dei momenti forse più delicati della sua storia (il club è precipitato in C1 e, da ultimo in classifica, già intravede lo spettro della C2) l'Hellas ha comunicato - attraverso il sito Internet della società - di aver cambiato padrone. La telenovela firmata Hellas Verona che durava ormai da troppo è finalmente arrivata al capolinea.

FONTE: Libero-News.it


«CON LA FINANZIARIA LOMBARDA FIRMATO IL PRELIMINARE, INTESA FATTA AL 99,99%. CHI COMPRA NON LO CONOSCO NEMMENO, MA È L’OFFERTA PIÙ VANTAGGIOSA»
Arvedi: «Il ds? O Galli o Perotti»
«Spero che si possa rinforzare la squadra». Spunta l’ombra di Berlusconi. Voci di un progetto commerciale sui terreni del Conte


«Ho venduto, anzi no. Ma sono in vista del traguardo. Il 5 dicembre saprete tutto. Siamo al 99,99 per cento». Tutto? Tanto si sa già da ieri, quando la notizia della cessione della maggioranza dell’Hellas è diventata ufficiale anche con una nota pubblicata sul sito gialloblù. Ma tanti aspetti della vicenda rimangono oscuri e le voci si rincorrono, perché Piero Arvedi si è cucito la bocca sui dettagli, l’aspetto più importante della trattativa.

L’unica certezza è che il Verona diventerà di proprietà di una società finanziaria che ha sede in Lombardia e che il Conte rimarrà in Corte Pancaldo con una quota di minoranza (il 15 o il 20 per cento, presumibilmente). «Ma è inutile che mi chiedate che società sia e a chi faccia riferimento», ripete Arvedi. «Non ve lo dico, anche perché non lo so. I legali che mi assistono sono più informati. Ma sono rilassato, chi mi succederà alla guida del Verona ha potenzialità, grandi possibilità».

Un nome c’è, quello di Giovanni Galli, ex portiere di Fiorentina, Milan e Nazionale... «Io personalmente non lo conosco, ma so che i nuovi proprietari puntano su di lui come direttore sportivo. Arrivasse una risposta negativa, si punterà su Attilio Perotti, ex allenatore gialloblù». Galli, per ora, smentisce contatti, come riportiamo qui sotto. Ma le voci, quelle, non le ferma più nessuno.
L’ex portiere è uomo Mediaset, per esempio. E più volte nei giorni scorsi si è accennato nientemeno che a Silvio Berlusconi. La teoria è questa: la Casa delle libertà si è ripresa Verona e al leader di Forza Italia non dispiacerebbe che la città riacquistasse prestigio in campo sportivo e calcistico in particolare. E proprio Berlusconi avrebbe dato il benestare all’accordo con la finanziaria lombarda, preferendola alle altre cordate. «Una p...» è il laconico commento negli ambienti vicini al leader di Forza Italia nel mondo del calcio. «Certamente però non gli dispiacerebbe se il Verona tornare nel calcio che conta».

Arvedi non lo dice, ma in corsa c’erano altre quattro cordate e fino all’ultimo hanno fatto pressing sul Conte: una di Roma, una tedesca, una bresciana e un gruppo finanziario dietro al quale potrebbero esserci stati dei veronesi.
Tutte trattative serie, ben avviate. Il Conte avrebbe scelto la più vantaggiosa, per sè e per gli acquirenti perché Arvedi, cedendo il club con tutti i suoi debiti, entrerebbe a far parte della finanziaria con l’opportunità di intreprendere la costruzione di un centro commerciale e di un albergo sui terreni di sua proprietà fronte lago, vicino a Gardaland. Al 5 dicembre mancano una ventina di giorni ed è certo che in queste tre settimane le indiscrezioni si susseguiranno, mentre Arvedi starà alla finestra con il sollievo di essersi tolto molte responsabilità nei confronti dei tifosi ai quali aveva promesso l’immediato ritorno in B e un futuro ricco di soddisfazioni.

Sembra però quasi sicuro che la finanziaria abbia radici nel Bergamasco e nel Bresciano. Il progetto sarebbe quello di versare nuova linfa nelle casse della società e di gettarsi sul mercato di gennaio acquistando quattro-cinque giocatori che possano traghettare l’Hellas verso la salvezza, ormai il massimo degli obiettivi possibili in una stagione disgraziata. Galli, uomo di calcio, in questo senso avrebbe potuto o potrebbe contribuire alla causa.

Il contratto preliminare, in ogni caso, è stato firmato e ora si stanno facendo verifiche per chiudere la trattativa. Arvedi non vuole fare passi indietro. E alla controparte, se si ritirasse, l’uscita di scena potrebbe costare salata.

L’EX PORTIERE. «NON SONO IL DIESSE»
Galli non sa nulla «Ho un contratto con Mediaset»
«Il Verona è una società gloriosa, che ha voglia di ricostruirsi un futuro Ma non chiedetemi quale»
Cade dalle nuvole. Se finge, è un gran giocatore di poker. Giovanni Galli non ne sa niente. «Ma proprio niente», assicura. «È la prima che sento, me lo dite voi, in questo preciso momento...».

Ma come, lei che è già stato nominato direttore sportivo? «Ah, se è così, benissimo...». La notizia gli mette allegria. «Eh già, se è vero che mi hanno già scelto come direttore sportivo, vuol dire che posso chiedere qualsiasi cifra...».
Galli sembra davvero all’oscuro. «In questo momento ho un contratto con Mediaset, per ora non ho mai pensato ad altro, almeno in questo periodo. Certo, non ho mai nascosto che lavorare nel calcio mi piace molto e che ho sempre pensato un giorno o l'altro di tornare. E, visto che ci sono, mi fa pure molto piacere che circoli il mio nome. Vuol dire che la gente si ricorda di me e che ha fiducia in quello che potrei eventualmente fare...».

Detto questo? «Detto questo, per adesso, penso a lavorare bene per la tv e a portare avanti la Fondazione per Niccolò, mio figlio. Il Verona? È una società gloriosa, che ha voglia di ricostruirsi un futuro. Non chiedetemi quale, io per adesso non ne so niente...».
Tra l’altro, negli ambienti calcistici dilettantistici,viene legato un altro nome a quello di Giovanni Galli. È quello di Mario Pranzani, ex direttore sportivo di Pozzo e Oppeano che ha lavorato anche in Sardegna e in Campania. Amico dell’ex portiere della Nazionale potrebbe arrivare anche lui all’Hellas. S.A.

FONTE: LArena.it


14 novembre 2007
Raggiunto martedì sera l'accordo per la cessione della società
VERONA - L’Amministratore Unico Pietro Arvedi d’Emilei comunica di aver raggiunto, nella serata di martedì, l’accordo per la cessione di Hellas Verona Football Club ad una società finanziaria avente sede in Lombardia.

Tale accordo prevede comunque la permanenza di Pietro Arvedi all’interno dell’organico societario per un periodo corrispondente a tre anni.

FONTE: HellasVerona.it


24 Ottobre 2007
"E' inutile dire che la società è allo sfascio, cose sempre fatte alla luce del sole"
VERONA - Approfittando del consueto incontro con la stampa dei protagonisti gialloblù alla ripresa degli allenamenti, l’Amministratore Unico Pietro Arvedi d’Emili ha colto l’occasione per tenere una conferenza in cui fare alcune precisazioni.

Il Conte Arvedi ha reso nota una similitudine tra il momento in cui ha acquisito la proprietà dell’Hellas Verona ed il momento attuale: "Oggi le preoccupazioni sono le stesse di allora. Ci sono dei problemi da risolvere, quelli a cui si va incontro quando si è proprietari di una squadra di calcio. Senz’altro ci sono stati degli errori, ma a livello di campagna acquisti sono stati presi giocatori da Serie A e B. Che il loro rendimento attuale non sia adatto nemmeno per la C1, certamente non lo accetto. Questo può essere un elemento in grado di dare perplessità a società ed allenatore. La massima colpa non è dell’allenatore, la preparazione atletica affrontata ci ha penalizzato e lo si vede sul campo."

Un pensiero poi per i tifosi, sempre vicini ai colori gialloblù, indipendentemente da come vadano le cose: "Cerco di dare la convinzione a tutti i tifosi, non vorrei che pensassero che io mi tiri indietro. Voglio dire cose corrette e sincere. Pellegrini è un allenatore valido, quando è stato deciso di esonerare Colomba, è stato preso il meglio che c’era in casa. Ritengo che Pellegrini sia in grado di dare la sterzata che tutti i sostenitori si aspettano. L’anno scorso ho avuto una forte incoscienza, tenendo fino a gennaio lo stesso mister. Quest’anno era giusto cambiare subito, cercando di restare uniti e voler bene a questo Hellas, che tutti vogliono vedere in alto. Se c’è qualche colpa nella società che io rappresento, come proprietario, me ne assumo la responsabilità. Io ho comunque la coscienza tranquilla, per questo chiedo il favore di lasciare in pace il Verona. E’ inutile continuare con storie riguardanti il mercato, ed altre che non servono a nulla. Il calciomercato inizierà tra tre mesi, a gennaio si vedrà. Valuteremo se prendere qualcuno o mandarlo via, in estate ho preso il miglior attaccante che c’era, spero che si riveli una punta da C1. Ogni atleta che scende in campo deve saper portare la divisa per cui l’ho comprato."

Confrontandoli con quelli d’inizio stagione, gli obiettivi sono cambiati: "Non prometto più di quello che si può mantenere, per cui attualmente puntiamo alla salvezza. Farò di tutto per questo, per sistemare l’organico, per prendere i giocatori che occorrono. Se occorrono. E’ inutile dire che la società è allo sfascio, o che io possa fallire, basti guardare le mie proprietà. Posso far vedere i bilanci, non capisco la volontà di far apparire una persona disonesta per forza. Tutte le cose sono state fatte alla luce del sole. Gli stipendi non si possono tagliare, ma a gennaio potremo vedere se adottare provvedimenti sul mercato. Con Abejon c’era già l’accordo, non è potuto venire perchè la figlia ha dei problemi di salute."

La situazione societaria è sempre al centro di numerosi dibattiti: "Ci sono trattative per la Direzione Sportiva, ma finora non è stato combinato niente. Prisciantelli è una persona che stimo molto, penso che la Prima Squadra debba ricevere molto dalle giovanili, i giovani mi interessano molto. Ora lui sta ricoprendo il doppio ruolo di Direttore Sportivo e Responsabile del Settore Giovanile, ma ci stiamo guardando attorno. Personalmente, non ho l’intenzione più assoluta di vendere la Società, però mai dire mai. Se qualcuno vuole trattare, rispondo io in prima persona. Cannella lo sento ancora, e non vedo perchè non dovrei farlo. Anzi, spero di vederlo in occasione di Brescia-Mantova."

FONTE: HellasVerona.it


NOTIZIE
Arvedi carica l'ambiente: "Possiamo battere il Napoli"
Il presidente gialloblù crede nella salvezza dei suoi, e suona la carica in vista del match di domani.

25.05.2007 19:32 di Alessandro Caradolfo
Fonte: Hellasverona.it

Il proprietario dell’Hellas Verona si augura di vedere un "Bentegodi" caldo ed euforico in occasione della sfida con il Napoli.
Pietro Arvedi D’Emilei introduce i temi principali del match con i partenopei: "E’ una partita importantissima, che si può paragonare alla gara di Mantova di sabato scorso. Sono convinto che tutti i tifosi ci sosterranno come hanno sempre fatto fin dall’inizio di questa stagione. Quella col Napoli, sulla carta, forse è la più difficile delle ultime tre gare che ci separano dalla fine del campionato".

Il conte crede fermamente nella permanenza in Serie B: "Sono assolutamente convinto della salvezza dell’Hellas Verona, ci credevo fin da settembre quando ho acquistato la società. La dirigenza e la squadra hanno fatto di tutto per arrivare a questo traguardo. Ancora oggi possiamo giocarcela con qualsiasi squadra".

Arvedi è in ritiro con i suoi ragazzi, ma pensa anche al futuro dell’Hellas: "Ho trovato una squadra è tranquilla, i ragazzi sono carichi e possono battere il Napoli. Vogliamo salvarci per poi programmare il futuro. Il ds Cannella e mister Ventura stanno già lavorando in prospettiva, non vogliamo farci trovare impreparati".

FONTE: TuttoNapoli.net


Arvedi rispolvera il progetto della nuova cittadella dello sport
di Redazione Web (del 12/02/2007 @ 11:41:54, Sezione Politica)
Per qualche osservatore di vaglia - il nostro Aventino Frau, ad esempio - l’inosservanza del decreto Pisanu da parte dei prefetti con la concessione di “deroghe” che hanno finito per svuotare il decreto stesso, merita l’obbligatorietà dell’azione penale. Altri, più semplicemente o più prosaicamente, colgono la palla al balzo. Ad esempio, il conte Pietro Arvedi che non appena acquistò l’Hellas Verona fece proprio il vecchio progetto di Giambattista Pastorello per la realizzazione di uno stadio, da 30mila posti a sedere, di proprietà della società di Corte Pancaldo.

Adesso, a dieci giorni dalla vergogna di Catania - e dallo scandalo di un Governo incapace di imporre un minimo di rigore e dignità - il “numero 1” dell’Hellas torna alla carica. E comunica che: «La redazione del progetto di un nuovo stadio "al servizio della città e dei cittadini", rispettoso delle disposizioni sulla sicurezza e di ogni altra specifica tecnica elaborata dalla F.I.G.C. e dalla UEFA , idoneo ad ospitare i campionati europei del 2012 , è stato affidato allo studio dell'arch. Marco Ardielli. Inoltre, che la sua concreta realizzazione dipenderà dal verificarsi di alcune condizioni che non dipendono da Hellas Verona F.C. e dal suo proprietario, ma dal raggiungimento di un accordo con le amministrazioni competenti. A questo fine, nei prossimi giorni saranno formalmente avviate le seguenti procedure: 1)quella amministrativa prevista dalla legge per la realizzazione di strutture di notevole impatto e rilevanza, come sono gli stadi e le loro pertinenze.la richiesta rivolta allo Stato e alla F.I.G.C. di essere ammessi alle agevolazioni al credito appositamente previste dalla legge finanziaria per potere realizzare una struttura coperta per almeno 30.000 posti a sedere e i relativi servizi (parcheggi, ecc.)».

L’idea non è malvagia e premia quanti in città non ritengono corretto che la pubblica amministrazione usi i denari di tutti, per agevolare il divertimento di una minoranza. E come dimostra la vicenda degli adeguamenti imposti al Bentegodi, la gestione dello sport professionistico richiede tecnologie e approcci da business-men più che da amministratori pubblici. Al tempo stesso, avere i “muri” di proprietà aiuterebbe l’Hellas a crearsi delle basi economiche vere, non legate agli andamenti stagionali, consentendo alla società di crescere col tempo. Nell’attesa del via libera, l’Hellas conferma gli accordi presi con l’assessore Guerrini; anticiperà la sua parte per i tornelli, sperando di avere sugli spalti un po’ di pubblico a “spingere” il new deal di Ventura.

FONTE: GiornaleAdige.it


Il conte Arvedi nuovo padrone del Verona
Redazione - Gio, 14/09/2006 - 00:00

Verona. Il Verona va a un nobile. Il presidente Pastorello ha ceduto il pacchetto azionario di maggioranza della società al conte Piero Arvedi d'Emilei. Questi già deteneva il 20% delle azioni ed era presidente onorario della società. Arvedi d'Emilei detiene così l'intero pacchetto delle azioni della società che gioca nel campionato di serie B. La cessione e la nuova proprietà sono state ufficializzate ieri nel corso di una conferenza stampa. Le fasi che hanno portato Pastorello alla cessione dell'80% del pacchetto azionario del Verona si sono chiuse martedì sera. Giambattista Pastorello e il conte Pietro Arvedi d'Emilei hanno siglato ufficialmente, nello studio dell'avv. Dario Donella, il passaggio di proprietà del club, dalle mani dell'imprenditore vicentino a quelle del nobile gardesano, titolare già del 20% della società scaligera.

Quella di ieri era stata una giornata lunghissima per l'Hellas Verona. Quando l'accordo sembrava essere a un passo, c'era stata la marcia indietro, una pausa di riflessione, la preoccupazione che tutto svanisse. Ma la discussione è proseguita e in serata Pastorello e Arvedi hanno trovato l'intesa. Quanto al prezzo sborsato da D'Emilei, non sono emerse finora cifre ufficiali, nemmeno nella conferenza stampa di stamane, in cui sono stati illustrati alcuni passaggi dell'operazione.

«È finita, dopo otto anni, l'era Pastorello - le prime parole del nuovo proprietario -; proveremo a scrivere un nuovo capitolo della storia di questa società, fatto di entusiasmo e passione. Nonostante la diffidenza dei professionisti che mi hanno assistito in questa trattativa, ho voluto con tutte le mie forze acquistare l'Hellas Verona».

FONTE: IlGiornale.it


Esplode la festa a Verona: via Pastorello, l'Hellas a Piero Arvedi d'Emilei
14 Settembre 2006
Verona - Cosa succede a Verona? Cosa sono tutte quelle persone in festa? Semplice, è finita l' 'Era Pastorello' con la cessione dell'intero pacchetto azionario dell'Hellas al conte Piero Arvedi d'Emilei. Cinque anni di gestione del manager vicentino, una discesa in B sempre più anonima ed ora, il ritorno in mano ad un veronese doc.

"L'ho fatto per i tifosi del Verona - ha detto alla Gazzetta dello Sport Arvedi che, si dice, abbia scucito qualcosa come 15 milioni di euro per rilevare il cento per cento delle quote - perché volevo che finisse l'era Pastorello. Ho fatto parlare il cuore e non la ragione. Adesso il mio obiettivo è portare il Verona ai veronesi. Spero di riuscire in questo progetto".

La reazione della curva è stata istantanea: gli ultras hanno chiesto ed ottenuto che il botteghino aprisse con orario continuato da qui a sabato, sono riusciti a prolungare la campagna abbonamenti fino al 22 settembre, hanno tramsesso un entusiasmo tale che l'ufficio stampa diretto dall'impeccabile Stefano Marchesi ha dichiarato: "Pensiamo di poter avere mille abbonati al giorno da oggi a sabato". E pensare che in tutte queste settimane erano state vendute solo 2300 tessere.

FONTE: TifoNet.it


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Conferenza stampa di Piero Arvedi d'Emilei nuovo presidente dell'Hellas Verona


Ufficiale: Il Verona acquistato dal conte Arvedi
Di FM mercoledì 13 settembre 2006

Dopo 8 anni alla guida dell'Hellas Verona, Giambattista Pastorello, ha venduto la squadra al conte Pietro Arvedi D’Emilei per una cifra vicina ai 15 milioni di euro.
Il conte, già presidente onorario del club, ha ufficializzato la notizia in una conferenza stampa tenuta oggi presso la sede.
Negli otto anni della vecchia dirigenza il Verona ha passato momenti gloriosi (la serie A con Prandelli, Mutu e Gilardino) e momenti difficilissimi (la retrocessione in serie B con tutti i problemi dell'ultimo periodo).
Vedremo adesso se i gialloblu riusciranno a risollevarsi e a tornare nella categoria che meritano, la serie A.

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


2004, aprile 20
Hellas: si è dimesso presidente Arvedi
Il presidente del Verona, il conte Pietro Arvedi, ha rassegnato ieri le dimissioni dopo il pesante ko a Livorno che ha fatto precipitare la squadra al quartultimo posto della classifica.
"L'ho fatto - ha detto Arvedi - per dare una scossa all'ambiente, per cercare di rimettere in piedi una baracca che fa acqua da tutte le parti". E così a ricoprire il ruolo di presidente torna Giovanbattista Pastorello che ha comunque da tempo annunciato il suo desiderio di uscire completamente dal Verona dal prossimo 30 giugno.

FONTE: InfoVerona.it


GIAMBATTISTA PASTORELLO LASCIA LA PRESIDENZA DELL'HELLAS VERONA F.C. A PIETRO ARVEDI D'EMILEI
19/SETTEMBRE/2003 - 16:25

La conferenza stampa convocata da Giambattista Pastorello nella sede di Corte Pancaldo è stata l'occasione per il passaggio di consegne dal presidente uscente al nuovo Presidente dell'Hellas Verona F.C., Piero Arvedi d'Emilei, veronese doc e grande sostenitore dei colori gialloblù.

Il presidente dimissionario, Giambattista Pastorello ha voluto ribadire di aver rimesso il suo mandato al consiglio di amministrazione del club gialloblù, a causa di quanto si è verificato nel mondo del calcio.

E' un'occasione importante, per molti motivi. Sono emozionato, e di solito non lo sono mai. Poco più di una settimana fa ho dato le dimissioni da presidente dell'Hellas Verona, in questa sede confermo la decisione presa. Tutti hanno potuto vedere quanto è successo nel mondo del calcio, la mia decisione è maturata col passare dei giorni, anche perchè sono state cambiate alcune regole, adottando soluzioni che non hanno motivo di esistere.

Il mondo del calcio è stato scippato di alcune regole fondamentali, come ad esempio il rispetto dei risultati ottenuti sul campo. A questo punto, escludo nel modo più assoluto di poter tornare sui miei passi: quel che è stato fatto non ha senso, non ha razionalità, non ha niente di logico.

Le dimissioni, meditate e sofferte, possono anche essere interpretate a livello politico, in disaccordo con i vertici di CONI, FIGC e Lega. Sono state calpestate le più elementari regole del buon senso. Mi sono anche dimesso dal ruolo di consigliere di Lega e di PMT.

Nonostante tutto questo caos siamo tornati a giocare e abbiamo avuto, ancora una volta, una partecipazione straordinaria da parte della nostra tifoseria, superando i 7.200 abbonati: questo la dice lunga sullo spessore dello zoccolo duro della tifoseria dell'Hellas.
Sono assolutamente certo che chi erediterà il testimone di presidente di questa società saprà riportare nell'ambiente quell'entusiasmo che, purtroppo, io avevo perso. Ho avuto molta solidarietà da parte degli altri presidenti, dal presidente di Lega Galliani, anche da parecchi tifosi.
Non sono mai stato polemico con nessuno, ma mi ha rammaricato non ricevere nemmeno una telefonata da parte delle istituzioni veronesi.

Desidero ora presentare il conte Piero Arvedi d'Emilei, un mio grande amico. Ho avuto la fortuna di conoscerlo tramite amici comuni, mi ha aperto le porte di casa sua e di questo gli sono grato. Con lui c'è stato sin dal primo momento un feeling particolare, ha un carattere forte, volitivo e per questo sono onorato di essere amico di Piero Arvedi. Gli passo il testimone per quanto riguarda la presidenza di questa società, il cui pacchetto di maggioranza rimane nelle mani della famiglia Pastorello. Gli lascio una società tranquilla sotto l'aspetto economico-finanziario e sotto l'aspetto gestionale, ciò che gli chiedo è di riportare questo grande entusiasmo attorno all'Hellas Verona. Ringrazio tutti voi presenti, ringrazio per l'ultima volta anche la tifoseria. Forse con queste dimissioni avrò accontentato anche chi ha scritto il famoso "Pastorello vattene".

Prende dunque la parola il neo presidente gialloblù, Piero Arvedi.
"Non avrei mai pensato di dover accettare la presidenza dell'Hellas Verona, ma la accetto per il bene di questa società, la accetto da tifoso. Per il Verona la perdita di Pastorello è, in realtà, una grande disgrazia.

Voi mi chiederete perchè accetto questa carica di presidente... Perchè sono matto, ma voglio bene all'Hellas Verona. Sono un tifoso, e per questo motivo sabato, in occasione della partita con il Bari, sarò in curva in mezzo ai nostri sostenitori.

Questa società ha uno staff di prim'ordine, uno staff di persone straordinario che ha lavorato per il bene di questo club in tutti questi anni. E' l'anno del Centenario, tutta Verona si deve radunare intorno a me, allo staff e alla squadra dell'Hellas Verona per riportare questa società in Serie A.

Pastorello voleva cedermi una parte della società, se ce ne sarà l'opportunità ne parleremo, anche con i miei commercialisti. Lui, come sapete, ha l'intenzione di vendere la società, da parte mia sto valutando l'ipotesi di rilevare una quota del club. Oltre che cedermi un pacchetto azionario Pastorello è disposto entro l'anno a cedere al sottoscritto l'intera proprietà della società Hellas Verona.

Ora abbiamo quattro delle prossime cinque gare al "Bentegodi", cechiamo di far bene in queste partite davanti al nostro pubblico. Poi, più avanti, vedremo in che posizione di classifica sarà il Verona. Prima della riapertura del mercato valuteremo cosa fare: Pastorello mi ha assicurato che, insieme al direttore sportivo Gibellini, apporteremo qualche ritocco alla squadra".

FONTE: HellasVerona.it

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