Dopo 27 anni e 300 partite la Nazionale torna a Verona per un amichevole con la Finlandia: Articolo al veleno di PopoffQuotidiano.it! Simon LANER al rientro dopo la stagione svizzera al CHIASSO, in scadenza nel 2017 potrebbe tornare molto utile al centrocampo del VERONA con le nuove regole...


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Simon LANER al rientro dopo la stagione svizzera al CHIASSO, in scadenza nel 2017 potrebbe tornare molto utile al centrocampo del VERONA con le nuove regole... «È stata un’annata positiva per me e l’infortunio al ginocchio destro adesso è solo un lontano ricordo. Sto bene e sono pronto a mettermi a completa disposizione della società. Per me e la mia famiglia Verona rappresenta qualcosa di unico, è sempre nel mio cuore ed un giorno vorrei venirci a vivere. Il mio futuro? Mi piacerebbe rimanere all’Hellas» HellasLive.it

Pierino FANNA sul nuovo allenatore PECCHIA «Il Verona ricomincia daccapo e lo fa partendo da un nome che è uscito a sorpresa. Non c’è da nascondere il fatto che più di qualcuno si attendesse un profilo più navigato. Ma questo non significa che la decisione sia stata frettolosa o forzata. Un giovane emergente come Pecchia avrà grandi motivazioni: essere all’Hellas è un’opportunità unica. Dovrà calarsi immediatamente nella realtà del Verona e in quella della B, che non fa sconti» Hellas1903.it

Parla Pocetta agente di VIVIANI «...Se Federico resterà all’Hellas Verona la prossima stagione? Non saprei perché è ancora presto per parlarne ma non credo. Ci sono molti club interessati a lui. Non sono già arrivate offerte, siamo ai primi di giugno, non c’è nulla di concreto per ora ma moltissimi club si sono interessati a lui, vedremo… Interesse della Fiorentina? Nulla, è una notizia falsa. Non smentisco nulla ma non confermo neanche, ripeto per ora ci sono solo interessi e richieste d’informazioni su Federico, ma non ci sono arrivate ancora offerte, tanto meno dalla Fiorentina» RadioGoal24.it

Buon debutto da titolare di GOLLINI nell'Under 21 azzurra nonostante la sconfitta con la FRANCIA «Sono molto contento dell'opportunità che mi è stata data. Ho lavorato tutto l'anno per avere questa occasione, sono contento di averlo raggiunto. Penso di aver fatto una buona partita, anche la squadra lo ha fatto. Il risultato è immeritato, abbiamo preso gol in contropiede ma questo è il calcio. Ora penso a godermi le vacanze, penso che dovrò incontrare l'Hellas per fare due chiacchiere tra di noi. Loro giustamente avevano altro a cui pensare ma presto ci incontreremo per parlare. Fiorentina? Come ho detto non penso al mercato. Il mio procuratore sta lavorando, io non voglio sapere niente. Penso che sia giusto parlare prima con il Verona per sapere cosa vogliono fare» TuttoMercatoWeb.com

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IN BREVE A PIÉ PAGINA +   -   =

VITA DA EX: Il diesse BONATO lavorerà all'UDINESE con IACHINI neoallenatore... SOGLIANO-GENOA amore già finito? Il nuovo diesse del Grifone non è mai andato veramente a genio al presidente PREZIOSI (sembra a causa della libertà d'azione pretesa da sean) che ora cerca una via d'uscita.

BOXE: Muore il campionissimo Cassius CLAY alias Muhammed ALÌ! Nel pugilato fu il più grande di tutti i tempi ma forse nella vita reale fu più immenso ancora nella lotta al razzismo e all'uguaglianza negli USA... Leggendario il suo rifiuto di combattere in Vietnam per una nazione che gli negava l'entrata al ristorante con i bianchi (e per questo lanciò nel fiume la medaglia d'oro olimpica conquistata a Roma nel 1960).

MOTOGP: Spettacolo Valentino a Barcellona! Rimonta da urlo e altra vittoria a casa dei 'lupi'. Un'altra tragedia colpisce il mondo delle due ruote motorizzate: Muore il pilota spagnolo di Moto2 Luis SALOM!

CAMPIONATO PRIMAVERA: La ROMA batte la JUVE ai rigori e si laurea Campione d'Italia!



RASSEGNA STAMPA +   -   =
04 giugno 2016
Calcio e razzismo, il ritorno degli azzurri al Bentegodi
Dopo 27 anni e 300 partite la Nazionale torna a Verona per un amichevole con la Finlandia. In città l’estrema destra scorazza, controlla la curva e siede nelle istituzioni col “moderato” Tosi

di Enrico Baldin
VERONA – Tempo di amichevoli in vista dell’Europeo per la Nazionale italiana allenata da Antonio Conte. A poco più di una settimana dall’esordio contro il Belgio, dopo l’1-0 rifilato in amichevole alla Scozia, alla Nazionale toccherà l’ultima amichevole prima della partenza contro la Finlandia.

Sede del match stavolta lo stadio “Bentegodi” di Verona. 27 anni e circa 300 partite dopo l’ultima apparizione nel quel di Verona, l’Italia torna a calpestare il manto erboso dello stadio che ospita le partite casalinghe di due squadre che hanno partecipato all’ultimo campionato di serie A, il Chievo e l’Hellas appena retrocesso in serie B. All’epoca – si trattava del 1989 – l’avversario di turno era l’Uruguay. In panchina sedeva Azeglio Vicini e per i sudamericani Tabarez, mentre in campo gli azzurri schieravano Aldo Serena, Gianluca Vialli e Roberto Baggio autore del gol del vantaggio, poi pareggiato dall’ex attaccante di Genoa e Torino, Pato Aguilera.

Ma quel pareggio lasciò parecchi strascichi polemici, non certo calcistici. I supporters di casa – non molti per le medie dell’epoca – fischiarono a più non posso l’inno di Mameli e si fecero sentire pure durante il minuto di silenzio dedicato a quei 96 tifosi che una settimana prima a Sheffield morirono di foga e negligenza nella gestione dell’ordine pubblico durante una semifinale di Coppa d’Inghilterra. Quella di quel 1989 era una Italia che non si stava ancora accorgendo della Lega Nord, ma a Verona l’ascensione delle idee secessioniste era già tangibile eccome. Quel giorno di aprile infatti la città che si apprestava ad accogliere la squadra di Azeglio Vicini si svegliò tappezzata di messaggi di scherno nei confronti della Nazionale e dei terroni, visti un po’ come fossero degli invasori.

Si dirà che gli anni sono cambiati, che la città del leghista Tosi non è più leghista perché nel frattempo Tosi si è moderato e non ce l’ha più coi terroni. Si dirà che la secessione è argomento archiviato da tempo e che ventisette anni di assenza di Nazionale e di grande calcio al Bentegodi hanno calmato anche gli spiriti più bollenti. E invece no, o almeno non è detto. E’ di soli due mesi fa la sanzione di 15mila euro del giudice sportivo contro l’Hellas, i cui tifosi dopo la partita col Napoli avevano intonato «cori insultanti per motivi di origine territoriale» come risulta riportato nella motivazione della sanzione. Forse quella vecchia antipatia per i terroni non è ancora passata.

Ma a Verona non sempre si son fermati ai cori, a volte si è passati alle vie di fatto. Anche recentemente. Dopo il match salvezza di quest’anno col Frosinone (poi vinto dai laziali) i lanci di sassi e bottiglie fuori dallo stadio hanno portato all’arresto di sette tifosi scaligeri e successivamente alla denuncia di altri centonove.

Quella degli ultras dell’Hellas è una storia raccontata più volte, in molti articoli di cronaca degli ultimi decenni, da quando negli stadi la politicizzazione di estrema destra giunta da nord e centro Europa è coincisa anche con violenze ed episodi di teppismo, fino anche alle conseguenze più gravi ed estreme. Verona sponda Hellas è sempre stata una delle piazze più calde. Quando il sostituto procuratore Guido Papalia a febbraio 1987 ordinò una dozzina di arresti ai danni di altrettanti tifosi scaligeri (poi condannati e in seguito beneficiari di prescrizioni) rei di associazione a delinquere finalizzata a commettere risse e danneggiamenti, ci fu un certo scalpore perché una tale ipotesi di reato nel mondo del calcio era ancora insolita. Del resto solo un paio di mesi prima trecento tifosi scaligeri dopo la trasferta di Brescia misero a ferro e fuoco la città lombarda danneggiando circa 500 auto. I quotidiani locali dell’epoca, dopo che le perquisizioni ordinate dalle autorità diedero luogo al ritrovamento di armi, svastiche e croci uncinate, definirono il gruppo degli arrestati come una “Banda di nazisti”. E del resto alcuni degli arrestati appartenevano alla giovanile dell’MSI.

Il Chievo all’epoca vagava nelle serie minori e non aveva ancora assaggiato il calcio che conta, l’Hellas invece aveva vinto inaspettatamente lo scudetto due stagioni prima e i suoi tifosi erano già noti per intemperanze e violenze, e per gemellaggi e amicizie di ben precisa matrice politica anche con altre tifoserie calde del resto dell’Europa.

Le cose nel tempo non sono granché cambiate. Pur avendo vissuto periodi difficili (la lotta per non retrocedere in serie C2, lo scioglimento delle famose Brigate gialloblu), la curva sud del Bentegodi è rimasta una delle più accese della galassia calcistica e ha continuato periodicamente a far parlare di sé per episodi extracalcistici. A volte violenze gratuite scaturite da storiche inimicizie calcistiche, a volte episodi premeditati con impronta politica e ideologica chiara. Come quando nel 1996 la curva espose il manichino impiccato di un giocatore di colore per protestare contro l’acquisto del giocatore olandese Ferrier.

E in episodi come questo la cosiddetta “origine territoriale” non c’entra niente, perché si tratta di razzismo vero e proprio. Le squalifiche nel corso degli ultimi anni sono giunte per ululati e insulti verso giocatori come Asamoah Giyan, Muntari, Armero, Balotelli. Tutti di colore ovviamente. Nemmeno un mese fa la squalifica di un turno della curva sud dell’Hellas (pena sospesa) dopo che nella partita casalinga contro la Juventus era stato fatto il verso della scimmia all’esterno juventino Cuadrado. Tutti episodi che ormai non fanno neanche più notizia e che paiono avere pure una certa tolleranza anche in una città in cui l’estrema destra non si limita a controllare la curva, ma anche a sedere nelle istituzioni ed in altri luoghi “di potere” controllati dalla politica, godendo del favore della giunta Tosi.

Insomma, è vero che nella Finlandia che lunedì affronterà l’Italia non gioca nessun calciatore di colore, ma di certo quanto accade periodicamente a Verona, non pare il migliore dei biglietti da visita per una serata solamente all’insegna dello sport. E a certe sciocchezze, da queste parti viste troppo spesso, davvero non c’è bisogno di offrire una platea così vasta.

FONTE: PopoffQuotidiano.it


Laner rientra dal Chiasso: “Verona sempre nel cuore”
giugno 3, 2016

Il centrocampista Simon Laner, classe 1984, farà rientro all’Hellas Verona dopo il prestito al Chiasso. Col club svizzero allenato da Camolese c’era l’accordo del riscatto automatico di Laner in caso di successo nella Challenge League. “È stata un’annata positiva per me (19 presenze, 4 reti, ndr) e l’infortunio al ginocchio destro adesso è solo un lontano ricordo. Sto bene e sono pronto a mettermi a completa disposizione della società”. Laner ha un altro anno di contratto (2017) con l’Hellas Verona. “Per me e la mia famiglia Verona rappresenta qualcosa di unico, è sempre nel mio cuore ed un giorno vorrei venirci a vivere. Il mio futuro? Mi piacerebbe rimanere all’Hellas”.

FONTE: HellasLive.it


#Esclusiva – Hellas Verona, ag.Viviani: “Molte squadre su di lui ma ancora nessuna offerta”

By Nicolò Carpino 4 giugno 2016
Abbiamo raggiunto ai nostri microfoni Giampiero Pocetta, agente di Federico Viviani, che ci ha parlato del futuro del suo assistito dopo la stagione altalenante con i veronesi, terminata con la retrocessione dei gialloblu in SerieB.

Federico resterà all’Hellas Verona la prossima stagione?
“Non saprei perché è ancora presto per parlarne ma non credo. Ci sono molti club interessati a lui“.

Sono già arrivate delle offerte?
“Le offerte no, siamo ai primi di giugno, non c’è nulla di concreto per ora ma moltissimi club si sono interessati a lui, vedremo…“.

Si è parlato di un’interesse della Fiorentina. Quanto c’è di vero?
“Nulla, è una notizia falsa. Non smentisco nulla ma non confermo neanche, ripeto per ora ci sono solo interessi e richieste d’informazioni su Federico, ma non ci sono arrivate ancora offerte, tanto meno dalla Fiorentina“.

FONTE: RadioGoal24.it


NOTIZIE DI FV
CAVALLI DI RITORNO
03.06.2016 19:00 di Andrea Giannattasio Twitter: @giannattasius
Il nome probabilmente non è di quelli altisonanti, capaci di scaldare il cuore ad un’intera tifoseria. Sta di fatto che sul conto di Pierluigi Gollini la Fiorentina ha messo le mani eccome. E questo già da tempo, quando ancora alla guida del comparto sportivo viola c’era Daniele Pradè. L’obiettivo dei gigliati (soprattutto di Pantaleo Corvino) è semplice: garantire a Paulo Sousa un affidabile vice-Tatarusanu che vada a sopperire alle partenze di Luigi Sepe e soprattutto di Luca Lezzerini, che questa estate andrà (finalmente) a fare esperienza lontano da Firenze, dopo aver assaporato nel corso di questa stagione il brivido dei primi minuti in Serie A.

Su Gollini del resto, il tecnico portoghese aveva già da tempo dato il suo assenso (ribadito peraltro due giorni fa nel faccia a faccia di Lisbona con il “Corvo”), dato che Sousa ha seguito con molta attenzione la stagione dell’estremo difensore bolognese, che è riuscito a mettersi in luce all’interno della disastrosa stagione dell’Hellas Verona, culminata con la retrocessione in Serie B come fanalino di coda. Ecco perché nei prossimi giorni è verosimile credere che ci possa essere l’accelerata decisiva per riportare in maglia viola Gollini, lui che la casacca gigliata l’aveva già vestita nella stagione 2010-2011 negli Allievi Nazionali, prima di un addio con destinazione Manchester United non senza polemiche (da parte proprio dell’attuale dg viola).

Giuseppe Riso, l’agente di “Piergollo” - così chiamato da tutti quelli che lo conoscono -, ha già in programma un incontro con Corvino (i due si sono sentiti nelle scorse ore) per parlare sia del portierino sia del rinnovo di Leonardo Capezzi e non è dunque escluso che novità importanti possano già esserci nelle prossime ore. Il ritorno di Gollini oltre tutto sarebbe importante per la Fiorentina anche perché permetterebbe ai viola di andare ad ampliare la propria “colonia italiana”, determinante ai fini della compilazione della rosa definitiva in virtù delle nuove norme volute dalla Lega (è bene sottolineare che Gollini non potrebbe far parte della categoria dei giovani cresciuti nel vivaio in quanto ha militato solo per un anno in maglia viola quando era nel vivaio gigliato).

FONTE: FirenzeViola.it


Verona, tutti i nodi del mercato dell’Hellas: è una rosa ricca di spine…
sabato 4 giugno 2016 - Ore 11:30

Non è una margherita da sfogliare, bensì una rosa con tante spine, il mercato dell’Hellas. Primi nodi da sciogliere per Filippo Fusco, fresco di incarico come nuovo direttore sportivo del Verona. La logica è già segnata: tagliare i costi, liberarsi degli ingaggi più pesanti, da un lato. Dall’altro, impostare un organico all’altezza dell’obiettivo fissato da Maurizio Setti, ossia essere competivi per inseguire il ritorno in Serie A. I principali casi sulla scrivania sono quelli di Giampaolo Pazzini, Romulo e Federico Viviani. Per i primi due il Verona si trova a fronteggiare ingaggi insostenibili per la B. Per Pazzini si parla di oltre 1 milione lordo, per Romulo addirittura di 2.2 milioni, sempre al lordo. L’attaccante è legato all’Hellas da un contratto che va in scadenza il 30 giugno 2020, mentre l’italo-brasiliano ha un accordo in essere per un altro anno.

Più agevole è, al momento, la possibilità di piazzare il Pazzo, che ha richieste in A. A cercarlo è la Lazio, che ha bisogno di sostituire Miroslav Klose e che rischia di perdere anche Filip Djordjevic. Setti e Claudio Lotito, patron biancoceleste, hanno già avuto un colloquio in merito. L’ipotesi al vaglio è quella di un prestito gratuito, formula gradita alla Lazio che andrebbe, nel contempo, a sobbarcarsi l’intero ingaggio di Pazzini. A essere complicata è la vicenda-Romulo. Il suo stipendio è una zavorra che l’Hellas si porta appresso da quando il giocatore è rientrato dal prestito alla Juventus. Il Verona si è ritrovato in carico un ingaggio smisurato, con l’ulteriore beffa data dal mancato recupero di Romulo nell’ultima stagione, trascorsa più in infermeria che in campo. Il tecnico del Cagliari, Massimo Rastelli, in questi giorni ha indicato l’italo-brasiliano come una soluzione da valutare.

Per le casse dell’Hellas la cessione di Romulo rappresenterebbe un’abbondante boccata di ossigeno. E l’operazione aprirebbe maggiori margini di interventi anche per le mosse in entrata. Infine, Viviani, che costa di meno alla società di via Belgio rispetto a Pazzini e Romulo (circa 700mila euro, al lordo). Ha scontato, all’Hellas, i ripetuti guai fisici. Il Verona, per il suo cartellino, ha pagato 4 milioni di euro alla Roma. E anche per questo cederlo risulta difficile, per il rischio di incappare in una minusvalenza. Tuttavia le offerte per Viviani non mancano. La Fiorentina, intanto. E soprattutto il Bologna dell’ex ds dell’Hellas, Riccardo Bigon. Eppure il regista potrebbe rimanere al Verona: ci saranno altre partenze eccellenti (Ionita, probabilmente Gollini) e Viviani sarebbe uno degli uomini su cui Fabio Pecchia andrebbe a costruire il nucleo del prossimo Hellas.
(Fonte: Corriere del Veneto, edizione di Verona)

Hellas Verona, la B che verrà: tra derby storici e sfide che ritornano dopo decenni…

venerdì 3 giugno 2016 - Ore 12:00
La solita Serie B. Piena di tranelli e nuove destinazioni in giro per l’Italia. Mancano tre squadre all’appello. Il campionato tratterrà la perdente della finale playoff fra Trapani e Pescara, accoglierà la vincitrice dell’atto conclusivo di Lega Pro fra Foggia e Pisa, conserverà un posto a chi la spunterà nello spareggio per non retrocedere fra Salernitana e Lanciano, la cui posizione è rimasta fino all’altro ieri in sospeso per una possibile penalizzazione che avrebbe rimesso in gioco il Livorno, ora definitivamente in Lega Pro dopo 14 anni perché i punti tolti al Lanciano per non aver comunicato alla Covisoc l’avvenuto pagamento di ritenute Irpef e contributi Inps ai giocatori resteranno soltanto due. Ne sarebbe bastato uno in più per cambiare l’avversario della Salernitana e rianimare il Livorno, ma il Collegio di Garanzia del Coni ha lasciato tutto com’era e i toscani tornano amaramente in Lega Pro e per l’Hellas sarà una trasferta a rischio in meno.

TERRA DI SICILIA. Il Trapani sarebbe una prima assoluta per il Verona, che non trova il Pisa da 22 anni quando l’Hellas di Pessotto e Inzaghi fu steso all’Arena Garibaldi da un rigore di Giacomo Lorenzini, di recente allenatore di Villafranca e Vigasio. Il Foggia di De Zerbi, in corsa anche per la panchina del Verona, parte però favorito. Rivedere da vicino Pescara e Salernitana significherebbe rispolverare storie recenti parecchio intense, vedi lo «spareggio promozione» perso all’Adriatico nel 2010 in Prima Divisione e i playoff vinti all’Arechi l’anno dopo a Salerno. Da brividi.

DENTE AVVELENATO. La zona alta della prossima Serie B ha già sulla carta frequentatori certi. A partire dal Bari, delusa numero uno dei playoff per essere uscita subito in casa col Novara, in uno stadio pieno e con due risultati utili su tre. Ci riproverà il Bari, senza Serie A da cinque anni lungo i quali ha vissuto anche un fallimento. Nebuloso il quadro attorno al Cesena, in debito col fisco e sotto inchiesta per la precedente gestione, quella di Igor Campedelli, dopo il blitz della Guardia di Finanza ai primi di maggio. Sulla carta è certamente più pericoloso lo Spezia, cresciuto molto con Mimmo Di Carlo in panchina e fuori dalla corsa alla promozione solo dopo la semifinale col Trapani. Attenzione anche alle due retrocesse insieme al Verona. Il Carpi rivuole la Serie A, ma anche il Frosinone ha intenzione di riprovarci.

INCOGNITE VERE. Per la prima volta nella sua storia il Verona viaggerà verso lo stadio «Ciro Vigorito», poco più di dodicimila spettatori, casa del Benevento arrivato in Serie B con qualche anno di ritardo rispetto al suo progetto iniziale e 70 anni dopo la prima volta. L’unico precedente col Verona risale alla stagione dello scudetto, un 4-2 al Bentegodi firmato dal gol di Di Gennaro e dai tre di Elkjaer. Una matricola assoluta il Benevento, reduce da sette campionati di fila in Serie B invece il Cittadella prima della retrocessione della scorsa primavera e l’immediata risalita di maggio, nettamente primo nel girone A davanti a Pordenone, Bassano, Alessandria e Padova. L’Hellas incrocerà di nuovo la Spal, avversario ai tempi della Prima Divisione e in Serie B l’ultima volta nel 1993, quando il Verona fu costretto alla resa al Bentegodi da una doppietta di Nappi controbilanciata solo in parte dal gol di Stefano Ghirardello.

LE ALTRE E IL DERBY. Il Novara ha vissuto una grande stagione, passando in un solo anno dalla Prima Divisione alla semifinale per la Serie A, deciso ora a riconfermarsi a certi livelli anche se ha dovuto lasciare il passo al Pescara. Chi ha spalle parecchio solide è l’Entella sorretta dalla disponibilità economica di Antonio Gozzi nella seconda città più piccola della Serie B. Ventisettemila abitanti per Chiavari, contro i poco più dei ventimila di Cittadella. Non sarà una semplice comparsa nemmeno il Perugia, a lungo in lotta per i playoff prima del calo vistoso nel finale di stagione. Gli ultimi ricordi in campionato col Perugia, affrontato e battuto un anno e mezzo fa in Coppa Italia con uno dei due gol al Verona di Javier Saviola, sono legati alla stagione di B dell’Hellas di Ficcadenti nel 2005 e in Serie A ai tempi del doppio spareggio-salvezza del 2001 con la Reggina deciso da Cossato. In programma anche i viaggi a casa di Ternana, Avellino, Ascoli, Latina, Pro Vercelli più i derby, dopo tre anni, con Brescia e Vicenza.
(Fonte: L’Arena)

FONTE: TrivenetoGoal.it


NEWS
Fanna: “Pecchia-Verona, forti motivazioni”
La bandiera gialloblù: “Ci si aspettava un allenatore più esperto, ma la decisione non è forzata”

di Redazione Hellas1903, 04/06/2016, 14:48

Piero Fanna, bandiera gialloblù, all’Hellas dal 1982 al 1985 e dal 1990 al 1993, commenta, intervistato dal “Corriere di Verona”, la scelta del club di via Belgio di puntare su Fabio Pecchia come tecnico per la prossima stagione.

Dice Fanna: “Il Verona ricomincia daccapo e lo fa partendo da un nome che è uscito a sorpresa. Non c’è da nascondere il fatto che più di qualcuno si attendesse un profilo più navigato. Ma questo non significa che la decisione sia stata frettolosa o forzata. Un giovane emergente come Pecchia avrà grandi motivazioni: essere all’Hellas è un’opportunità unica. Dovrà calarsi immediatamente nella realtà del Verona e in quella della B, che non fa sconti”

FONTE: Hellas1903.it


04 GIU 2016
LA SPERANZA DI AVER TORTO
Nemmeno Juncker e i demiurghi del “pareggio di bilancio” di stanza nei palazzi dell’Unione europea avrebbero saputo far meglio. Spending review, austerity, taglio della spesa, ditelo come vi pare: il Verona sarà votato al risparmio. Del resto lo si era capito già dalla recente conferenza stampa – minimalista, un redde rationem noiosamente spartano – che Setti sarebbe passato dai vigorosi e sfacciati proclami ranzaneschi di un tempo – un tempo vicino eppure mai come ora così lontano (quella del “modello Borussia Dortmund” rimarrà negli annali) – alle prosaiche dichiarazioni contabili attuali (“i 25 milioni li metterò nel bilancio”).

“Sono un musicista contabile” cantava graffiante Manuel Agnelli degli Afterhours, senza sapere che un ventennio dopo sarebbe andato a X-Factor a fare il giudice. C’era un Setti che parlava di calcio, di giocatori, di obiettivi (“consolidamento in serie A”) ammiccando financo alla grandeur (“vincere la coppa Italia”); c’è un Setti ora che parla di soldi ed economia: “L’unico mio obbligo è dare continuità all’azienda Verona”. Un cambiamento evidente, come nei contratti, non più pluriennali, ma annuali, come nelle scelte, ricadute su dirigenti e allenatori senza grande esperienza specifica.

Il ds Fusco a Bologna con poco ha saputo costruire molto, ma la sua esperienza da direttore sportivo è quasi tutta lì. L’avvocato napoletano è stato soprattutto un procuratore (anche di Pecchia). Saprà confermare quanto fatto sotto le Due Torri? Setti per ora gli ha dato un’opportunità, non le chiavi di un progetto. Idem a Pecchia, ottimo incursore di metà campo da calciatore, un’incognita da allenatore a questi livelli. E’ risaputo che la mia scelta sarebbe ricaduta, in rigoroso ordine, su Iachini o De Zerbi – attenzione non Mourinho, Hiddink o Guardiola -, due nomi realistici e (pensavo) abbordabili per una retrocessa con 25 milioni di diritti tv. Il Verona invece non si è rivelato attraente economicamente per gli allenatori di prima fascia e forse neppure per un emergente come l’attuale tecnico del Foggia. Pecchia invece è una scommessa: metodologicamente è senza dubbio preparato, resta da valutare se sarà in grado di trasferire le sue idee sul campo.

A lui va il mio personale in bocca al lupo e l’augurio di smentire i miei dubbi, anche perché dopo un anno di allarmi fondati e previsioni azzeccate sono anche stanco di aver ragione. “La ragione aveva torto” titola un bellissimo saggio di Massimo Fini. “La ragione è dei matti”, dicevano più semplicemente i nostri nonni. La ragione lasciamola agli altri.
Francesco Barana

FONTE: Blog.TeleNuovo.it


HELLAS IN B
Cosa sarebbe successo senza il Paracadute?
05/06/2016 11:00
Quando una squadra di A retrocedeva in Serie B aveva comprensibilmente dei fondi aggiuntivi per affrontare la cadetteria, visto che in quell'anno sarebbero mancati i tanti soldi dei diritti Tv della serie maggiore e gli ingaggi che si portavano dalla Serie A non potevano essere tutti smaltiti o "spalmati". Nonostante i problemi economici dovuti alla retrocessione, squadre (e piazze importanti) come Bologna, Sampdoria, Bologna e Cagliari sono risalite subito al primo colpo, hanno fatto solo un anno di purgatorio (anche senza il famoso Paracadutissimo). Grazie alla nuova norma del Paracadute approvata questo inverno, il Verona avrà 25 milioni di euro: praticamente il doppio di quanto prendevano tutte le altre squadre retrocesse nel nuovo millennio.

OCCHIO AL BILANCIO. Ma Setti è stato abbastanza chiaro nella sua conferenza stampa di fine anno: tenterà di salire in A, ma non si sente obbligato a vincere. Gran parte dei soldi del paracadute (ad occhio quasi la metà) verrà usata per ripianare il bilancio. La politica di "Spending Review" dell'imprenditore carpigiano si è già fatta vedere con la scelta del nuovo "limitato" staff tecnico (il valore aggiunto di ogni allenatore): ad accompagnare la scommessa Pecchia (che verrà valutato dopo il lavoro quotidiano sul campo e i primi risultati in campionato) non ci sono profili importanti come i vari Bordin, Francesco Conti e Alimonta. Ci saranno collaboratori inesperti (o poco esperti) per la categoria: dal vice Nicola Corrent, che viene dalla sola esperienza in Prima Categoria con l'Albaronco, a Marco Antonio Ferrone (preparatore atletico) che ha raggiunto il suo zenit con il Modena, retrocesso in Lega Pro, e Valerio Visconti (preparatore dei portieri) che viene da una stagione alla Cavese in D.

PRIMI NELLA STORIA. Nonostante i 25 milioni (cifra che mai nessuno ha ricevuto nella storia della B) i primi movimenti del mercato estivo sembrano votati al risparmio. Questo sarà lo staff tecnico giusto per salire in A? Forse, se questa scommessa dovesse fallire, non sarebbe un dramma per Setti: c'è un altro paracadute da 15 milioni disponibile l'anno dopo se non si dovesse essere subito promossi. Si avranno meno soldi rispetto al primo paracadute ma contemporaneamente ci sarebbero meno costi di gestione con gli ingaggi della A che andrebbero sfumati (quasi tutti) e con la regola del Salary Cap, inoltre, i nuovi contratti non potranno superare i 300.000 annui. Rispetto al Cagliari dell'anno scorso privo del Paracadutissimo, il Verona avrà molti più soldi a disposizione ma Setti con le sue prime scelte (risparmio sullo staff tecnico, aspettando i movimenti di mercato in entrata per fare una rosa competitiva) sta attuando una politica al risparmio per ripianare il bilancio: in attesa di vedere quali giocatori verrano ceduti per fare ulteriore cassa. La domanda allora sorge spontanea: senza il Paracadute da 25 milioni cosa sarebbe successo al Verona?
LUCA VALENTINOTTI

IL REGISTA GIALLOBLù
Viviani, da cedere o da tenere?
05/06/2016 10:26
Il mercato è pronto a partire: uno dei giocatori più chiacchierati in casa Hellas è Federico Viviani. Dopo un'annata disastrosa dove ha passato più tempo in infermeria che in campo, l'ex giocatore della Roma vuole riscattarsi. Lo farà a Verona? Il suo procuratore, Giampiero Pocetta parla un giorno sì e un giorno no: nelle interviste pubbliche alle radio sportive, un giorno afferma che: "Viviani vorrebbe restare a Verona" mentre il giorno dopo se ne esce con un "Non credo che Federico resterà al Verona". Viviani ha sicuramente degli estimatori ma il problema è che il Verona ha pagato 4 milioni per comprarlo. Per ora ci sono solo interessamenti, nessuna offerta ufficiale.

MINUSVALENZA? Dopo questa annata nessuno è disposto a sborsare tale cifra: se Setti non vuole produrre una minusvalenza, l'unica formula che potrebbe funzionare sarebbe quella delle cessione in prestito con un riscatto sopra i 4 milioni. Dopo Pazzini, Viviani è un altro nodo gordiano da cercare di sciogliere in fretta: affidargli le chiavi del centrocampo per la preparazione di luglio e poi venderlo nell'ultima settimana di agosto sarebbe deleterio. Se non si vorrà puntare su di lui, meglio cederlo subito. Se si vorrà affidargli la cabina di regia, il ruolo più delicato di tutti, allora dovrà essere dichiarato fin da subito incedibile e magari, questa volta, controllando che la sua integrità fisica non dia meno del 99.9% delle garanzie.
L.VAL.

CALCIOMERCATO
Il caso Romulo spina per Fusco
04/06/2016 15:02
Stipendio fuori dimensione, condizioni fisiche tutte da valutare, un altro anno di contratto: Romulo è diventato un caso nel Verona.

Quella che doveva essere la stagione del rilancio è stata in realtà una tortura infinita. Il giocatore brasiliano non è riuscito a rilanciare la propria carriera, fermato dalla pubalgia cronica e da un contratto miliardario.

Ora che il Verona è retrocesso, Romulo diventa un fardello che il direttore sportivo Fusco dovrà cercare di alleggerire. Romulo percepisce al lordo oltre due milioni di stipendio ed è un lusso per la società scaligera che gli aveva allungato il contratto con la speranza di piazzarlo alla Juventus e realizzare una ricca plusvalenza.

Invece è andato tutto storto. Romulo è tornato a Verona e praticamente non ha più giocato con continuità. La scelta, non condivisa, di ritornare sotto i ferri per curare la pubalgia non ha pagato. Anche nel finale del campionato Delneri lo ha usato con il contagocce e il giocatore brasiliano non ha mai fatto la differenza.

Ora Fusco dovrà cercare di piazzarlo, ma evidentemente si tratta di un'impresa. L'altra via potrebbe essere quella dell'allungamento del contratto con una conseguente spalmatura dell'ingaggio per cercare di abbassarlo. Anche questa una via non semplice se non ci fosse la volontà del giocatore e del suo procuratore Firmino.

BOTTA E RISPOSTA
Righi e quella polemica con Diamanti...
03/06/2016 17:29
A Bologna la sua trasmissione radiofonica era un "must". Ma Emanuele Righi, prossimo capo dello scouting del Verona, oltre che speaker radiofonico è anche un direttore sportivo e un allenatore (del Progresso, squadra emiliana dell'Eccellenza).

Ma a Bologna è famoso per le sue polemiche. Una al vetriolo risale qualche anno fa quando Diamanti che aveva lasciato i felsinei per andare in Cina, fece sapere a fine stagione il suo pensiero alla Gazzetta dello Sport. "La colpa è di tutti ma soprattutto della società. Guaraldi ha pagato l’inesperienza e il fatto di aver venduto ogni anno i migliori giocatori, tra l’altro sempre quelli con cui avevo legato di più. Ha impoverito progressivamente la squadra e ha chiesto consigli alle persone sbagliate. Il suo consigliere personale è un giornalista che fa radio per i tifosi e alla fine è normale se retrocedi".

Il giornalista citato da Diamanti era proprio Righi. Che il giorno dopo, a stretto giro di posta, replicò duramente: " “I consulenti vengono pagati e io non sono a libro paga del Bfc, se mi chiedono un consiglio lo do. Punto. In questo momento sostengo che bisogna fare l’impossibile per dare il Bologna a Zanetti e spero si chiuda tutto a breve. Zanetti non deve chiedere soldi a Guaraldi e viceversa, il tutto deve concretizzarsi con un aumento di capitale”. Capitolo Zeman: “Per me il boemo è il calcio, è una grande idea”. “Fino a gennaio era Diamanti a voler andare via, prima della partita col Brescia voleva rifiutarsi di giocare se non si portava il contratto a 4 milioni lordi. Per quanto riguarda la sua cessione invece, è stato il presidente a fregarmi, mi ha voltato le spalle ed è stata la più grossa pugnalata che io abbia mai ricevuto”. In molti hanno criticato il suo operato come consigliere personale del presidente, ecco la risposta di Righi: “Bagni e Ballardini sono state mie idee e si sono rivelate degli errori”. Chiusura sul futuro e sulla vicenda Volpi: “Non sono un giornalista, sono fiero di allenare e vorrei vivere di calcio. Se capissi di poter aiutare il Bologna ad uscire dalla B accetterei un ruolo dirigenziale, viceversa no. Sono tuttora vicino alle questioni del Verona e sono stato in Nigeria ma non ci tornerei perché ho una famiglia che mi aspetta casa”.

CALCIOMERCATO
Pecchia e il modulo "alla Benitez"
03/06/2016 16:18
Come giocherà il Verona di Pecchia? In attesa di sapere che forma prenderà il Verona e gli uomini che comporranno la formazione gialloblù che affronterà il campionato di serie B, è interessante formulare alcune ipotesi.

ALL'INSEGNA DEL MAESTRO. Non c’è dubbio che l’esperienza con Rafa Benitez abbia plasmato Pecchia in questi anni. Una filosofia calcistica che non sempre ha portato grandi risultati, ma i cui obbiettivi sono chiari. Possesso palla, gioco arioso, grande sfruttamento dell’ampiezza, feroce pressing a centrocampo e squadre cortissime.

MARCHIO DI FABBRICA. Il marchio di fabbrica di Benitez è indubbiamente il 4-2-3-1 con cui ha plasmato sia il Valencia, sia il Liverpool, sia successivamente il Napoli. E sono proprio i due di centrocampo i giocatori che devono compiere i maggiori sforzi, vuoi che si chiamino Albelda e Baraja, Gerrard o Xabi Alonso. Su questo modulo però è stato immolato un giocatore come Jorginho che non riusciva a coprire una porzione simile di campo e che con Benitez aveva subito una brutale involuzione tattica.

LA PUNTA CENTRALE. Altra caratteristica delle squadre di Benitez è la punta centrale che deve essere forte fisicamente ma non necessariamente un finalizzatore. A Benitez piace chi partecipa alla manovra e chi fa andare in gol i compagni. Ecco perchè in questo senso l’identikit non si conforma a un giocatore come Cacia, abilissimo nei venti metri finali ma poco avvezzo a giocare con la squadra.

SULLA FASCIA VA. Altra caratteristica delle squadre di Benitez sono le incursioni dei terzini che devono essere molto offensivi (sempre per sfruttare la famosa ampiezza) e pronti ad entrare con i tempi giusti. Per intenderci: gente come Carboni, Maggio, Armero, e prima al Liveropol Riise, Traorè e Finnan. (g.vig.)

FONTE: TGGialloBlu.it


SERIE A
Gollini sul futuro: "Fiorentina? Al futuro pensa il mio agente"
03.06.2016 13.56 di Marco Conterio Twitter: @marcoconterio
Pierluigi Gollini, portiere dell'Under-21 azzurra e dell'Hellas Verona, ha parlato ai microfoni di SkySport nel post partita di Italia-Francia di ieri: "Sono molto contento dell'opportunità che mi è stata data. Ho lavorato tutto l'anno per avere questa occasione, sono contento di averlo raggiunto. Penso di aver fatto una buona partita, anche la squadra lo ha fatto. Il risultato è immeritato, abbiamo preso gol in contropiede ma questo è il calcio. Ora penso a godermi le vacanze, penso che dovrò incontrare l'Hellas per fare due chiacchiere tra di noi. Loro giustamente avevano altro a cui pensare ma presto ci incontreremo per parlare. Fiorentina? Come ho detto non penso al mercato. Il mio procuratore sta lavorando, io non voglio sapere niente. Penso che sia giusto parlare prima con il Verona per sapere cosa vogliono fare".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com




[OFFTOPIC] +   -   =
VITA DA EX: Il diesse BONATO lavorerà all'UDINESE con IACHINI neoallenatore... SOGLIANO-GENOA amore già finito? Il nuovo diesse del Grifone non è mai andato veramente a genio al presidente PREZIOSI (sembra a causa della libertà d'azione pretesa da sean) che ora cerca una via d'uscita.

BOXE: Muore il campionissimo Cassius CLAY alias Muhammed ALÌ! Nel pugilato fu il più grande di tutti i tempi ma forse nella vita reale fu più immenso ancora nella lotta al razzismo e all'uguaglianza negli USA... Leggendario il suo rifiuto di combattere in Vietnam per una nazione che gli negava l'entrata al ristorante con i bianchi (e per questo lanciò nel fiume la medaglia d'oro olimpica conquistata a Roma nel 1960).

MOTOGP: Spettacolo Valentino a Barcellona! Rimonta da urlo e altra vittoria a casa dei 'lupi'. Un'altra tragedia colpisce il mondo delle due ruote motorizzate: Muore il pilota spagnolo di Moto2 Luis SALOM!

CAMPIONATO PRIMAVERA: La ROMA batte la JUVE ai rigori e si laurea Campione d'Italia!

Valentino batte gli spagnoli in casa loro.
Grande rimonta e trionfo a Barcellona


Valentino Rossi con la sua Yamaha ha vinto la settima prova del mondiale. Il dottore, dopo una partenza complicata, recupera posizioni su posizioni fino a prendere la testa della gara dopo una serie di sorpassi spettacolari. Nel finale duello serrato con la Honda di Marc Marquez, con sorpassi e controsorpassi negli ultimi cinque giri, che però poi portano il campione della Yamaha a prendere un leggero vantaggio nell'ultimo giro e infine precedere lo spagnolo sul traguardo.

La Roma Primavera campione d'Italia: battuta la Juve 7 a 6 dopo i rigori, Crisanto protagonista

di Vanni Zagnoli
Reggio Emilia - Lo scudetto primavera è della Roma, ai rigori, come in semifinale l’eroe è Crisanto, capace di pararne due. Il successo giallorosso è meritato, perchè la squadra di Alberto De Rossi ha costruito qualcosa di più, in una partita in salita.

In avvio, lo juventino Romagna chiude su Di Livio, poi Audero è abile a parare su Ponce, che si era smarcato in area. Blanco Moreno rischia il rigore con una spallata, la Roma non protesta troppo. D’Urso è raddoppiato, partendo dalla trequarti e la Juve inizia a imporre il suo gioco. Spezza l’equilibrio il contatto fra Di Livio e Lirola, non tanto più netto rispetto alla spallata nell’area bianconero. Il rigore è realizzato da Kastanos, cipriota, alla 13^ rete stagionale. Prima dell’intervallo la traversa da fuori dell’esterno sinistro Zappa.

La Roma pareggia al 2’ della ripresa, con angolo di Vasco, tentativo di deviazione di Marchizza e il sinistro di Ponce, che sorprende Audero. L’attaccante si aiuta con un braccio nel controllo, l’arbitro Amoruso lo considera involontario: in Argentina Ponce aveva segnato un gol in serie A a 16 anni, conferma belle qualità.
Il ritmo scende, la Juve teme i giallorossi e Macek davanti alla difesa fatica. Di Livio non incide tanto e allora la Roma si affida alle giocate individuali, il destro di Ndoj fa volare Audero vicino al sette. Grosso leva Toure, ammonito, per Didiba, per evitare il rischio di restare in 10. Gioca solo la Roma, al punto che Grosso ammette, in panchina: “Secondo tempo disastroso”.

La Roma va poco a sinistra, su D’Urso, e da quella parte è Lirola a provarci da fuori, in maniera però velleitaria. Il finale di tempi regolamentari è più juventino, mentre D’Urso resiste a un leggero infortunio.
I bianconeri sfondano a destra con Lirola, sul cross però c’è un doppio fallo di mano a salvare Crisanto. La Roma segna il gol partita, sul traversone di Anocic Spinozzi non è in fuorigioco, al secondo tentativo segna, il guardalinee fa annullare e sbaglia, anche se c’era un controllo dubbio. Il primo supplementare è di nuovo romanista, con Lorenzo Di Livio a tratti in versione papà Angelo, sulla destra. Grosso ripete le mosse di semifinale con il Torino, levando anche Pozzebon per l’argentino Vadalà, arrivato nell’operazione Tevez e non così convincente. Aumenta la percentuale di errori e così il pubblico si distrae, in particolare le squadre di ragazzini presenti nei distinti.

All’inizio del secondo overtime Anocic libera Di Livio, la conclusione a botta sicura è sbagliata e sfuma così l’occasione per evitare i rigori. Anche perchè Zappa non sorprende Crisanto dalla destra. Nello scorso biennio la finale terminò dal dischetto, il Chievo battè il Torino, che si rifece la scorsa stagione sulla Lazio. Dal dischetto sono emozioni a raffica.

La sequenza: Lirola e Ponce gol, Vadalà parato, Vasco gol; Cassata e Spinozzi gol; Kastanos e Capradossi gol; Di Massimo gol, Marchizza fuori; Zappa e Bordin gol; Favilli parato, Grossi gol.
La Juve non si aggiudica lo scudetto da 10 anni, mentre per la Roma è l’8°, arriva a un titolo dal Torino. Per Alberto De Rossi è il terzo scudetto: “Con i giovani mi sento davvero a mio agio”.
La Roma si aggiudica anche il confronto sugli spalti, con striscioni e bandiere in curva, come se fosse uno Juve-Roma dei grandi. Giocherà di nuovo la Youth league, senza preliminare.

Morto Muhammed Alì, è stato verbo fatto persona

di Alvaro Moretti
Sentirete parlare di icona: ma Muhammed Alì e il Cassius Clay che ha vissuto per sempre dentro di lui sono stati di più di un'immagine dirompente. Il ragazzo da Louisville, Kentucky, America profondissima e rurale, è stato verbo fatto persona. Ha accettato stimmate e le ha mostrate sempre al mondo come esempio, con ironia e intelligenza che non dovevano essere contenute dentro lo splendido corpo di un pugile bellissimo. Secondo il mondo, per decenni, Alì non doveva essere più brillante degli anchorman delle esplosive tv americane; non doveva avere la forza del leader più dei leader politici (giganteschi: Kennedy, Nixon, Ho Chi Min, Malcom X, Martin Luther King) e religiosi dell'epoca; non doveva portare messaggi "culturali" più alti della beat generation o di Hair. Eppure lo ha fatto.

Combattendo coi pugni, senza la cintura di campione del mondo vinta sul ring (dove spesso, l' altro, picchiava più forte, ma con meno cervello e gambe) o con. Ha accettato come un Calvario giusto i cazzotti di Frazier, Mandingo Norton, di Foreman, mascelle fracassate e costole rotte, dopo aver rotto loro - prima che le difese e le stesse ossa - ogni certezza intellettuale, dominando mentalmente il gioco della boxe. Poi, Alì, bellissimo ma ormai flaccido ha cercato l'angolo contro i suoi sparring (Holmes), prendendo botte persino da Leon Spinks. Ma è l'unico che si è rialzato e preso la cintura di Re dei Massimi tre volte in una vita sola. Ha fatto scoprire la nuova Africa al mondo e se non vi guardate i filmati (a partire da quello di Gianni Minà) su Rumble in the Jungle e il mat h del secolo con Foreman a Kinshasa vi perdete tantissimo.

Troverete ovunque, ora, le frasi di Alì, le sue scenette, i suoi ceselli sul ring, ma vi consiglio la sua pagina Facebook aggiornata fino a queste ultime ore. C'è la testimonianza, anche, dell'ultimo sudario indossato per 30 anni: il Parkinson che alla fine se l'è portato via a 74 anni, davvero troppo pochi per un Cristo così. Lui ha esposto la malattia al mondo - Olimpiadi di Atlanta - tenendo la torcia olimpica in mano per chiudere un cerchio (uno dei cinque gli andrebbe intitolato) preso come anello di fidanzamento indossato a Roma 1960, medaglia d'oro per lui Cassio nella città dei Cesari (scrisse una poesia d'amore per questa città che lo adottò). La malattia voleva mangiarsi quello per cui Cassius Alì divenne il Re: un cervello e un'anima grandissimi e santi. Lo consegna all'empireo dei Giusti per sempre, invece. Il 4 giugno per me è e resterà il giorno di Alì santo laico e maestro di vita. Alì Bumayè, Alì Bumayè.

Tragedia al Gp di Catalogna, morto lo spagnolo Luis Salom

ROMA - Si torna a morire nel Motomondiale. A quasi cinque anni dalla tragedia di Marco Simoncelli a Sepang (era il 23 ottobre 2011), a perdere la vita è uno spagnolo, Luis Salom, tradito dalla curva 12 del circuito di Montmelò vicino a Barcellona, dove erano in corso le prove libere della Moto2. Più di recente a lasciare la vita su una moto, ma non in una gara del motomondiale, era stato Doriano Romboni, ironia della sorte, proprio nel corso di una manifestazione in ricordo del Sic a Latina. Prima di Simoncelli, il 5 settembre del 2010, a morire sempre nella Moto2 come successo oggi a Salom, era stato Shoya Tomizawa a soli 19 anni, a Misano in occasione del Gran Premio di San Marino. Solo una settimana prima la passione per la velocità era costata la vita a Peter Lenz, 13 anni, pilota statunitense morto cadendo sull'asfalto di Indianapolis, in una gara di contorno al Motomondiale.

Sul circuito sanmarinese il giovane pilota giapponese scivolò in un curvone che si percorreva ad altissima velocità per poi essere centrato dalle moto di Alex De Angelis e Scott Redding. Quanto di peggio possa accadere ad un pilota dedito alle gare di velocità, dopo che i micidiali ostacoli fissi (tipo muretti e guardrail), sono praticamente scomparsi dai circuiti. Una misura di sicurezza pretesa allora dai protagonisti del Mondiale, Valentino Rossi in testa, quando proprio contro un muro era finita la vita di un altro giapponese, Daijiro Kato, 27 anni, morto il 19 aprile 2003 dopo 13 giorni di coma. Sul circuito di Suzuka (poi bandito dal calendario della MotoGp) era finito con la sua Honda ad impattare il cemento della pista di casa ad oltre 200 chilometri l'ora. Prima di quella tragedia, l'ultimo incidente mortale nel Motomondiale risaliva al Gp di Spagna del '92.

Alla vigilia della corsa un altro giapponese, Noboyuki Wakai, era deceduto per evitare uno spettatore nella corsia dei box. Solo per restare alle tragedie più recenti, nel 2008 un lutto aveva colpito la categoria Supersport, con la morte del britannico Craig Jones, 23 anni, deceduto al Royal Hospital di Londra per le gravi lesioni celebrali riportate sulla pista di Brands Hatch, dopo essere stato investito da un altro concorrente. Uno dei pochi che può raccontare un incidente molto simile è Franco Uncini. Nel 1983, ad Assen, durante una gara della 500, cadde e fu investito dalla moto dell'australiano Wayne Gardner che lo colpì alla testa, facendogli volare il casco. Sopravvisse senza conseguenze, dopo essere stato 24 ore in coma. Ma l'incidente che più resta impresso nella memoria degli appassionati della velocità su due ruote è quello che il 20 maggio 1973, a Monza, costò la vita al finlandese Jarno Saarinen ed al riminese Renzo Pasolini, grandi avversari del mitico Agostini, durante una corsa della classe 250. I due rimasero coinvolti, assieme ad altri piloti, in una caduta seguita da una carambola di moto.

FONTE: Leggo.it


UDINESE
Udinese: ufficiale, Gerolin beffato. Il ds dei friulani sarà Nereo Bonato
La nota ufficiale del club bianconero.

02/06/2016, 10:30

Non sarà Manuel Gerolin, ma Nereo Bonato il nuovo direttore sportivo dell’Udinese per l’anno che verrà.

Il dirigente veneto, ormai ex ds del Palermo, vede chiudersi di fronte a sé un’altra porta, dopo quella dell’Hellas Verona, che nella giornata di ieri ha scelto Fusco.

“Udinese Calcio comunica di aver individuato nella persona di Nereo Bonato il prossimo Direttore Sportivo che, a partire dal 1 luglio 2016, inizierà il suo percorso professionale fino al 30 giugno 2018“, si legge nella nota ufficiale diramata dal club friulano. “Nell’augurare a Nereo Bonato di raggiungere gli obiettivi condivisi con il club, Udinese Calcio desidera ringraziare Cristiano Giaretta per il lavoro svolto con professionalità e impegno nei tre anni di lavoro all’Udinese“.

FONTE: MediaGol.it


09:58 | giovedì 02 giugno 2016
Genoa, Sogliano: «L'addio come a scacchi»
Ancora rimandato l'incontro con Preziosi, che ora fa tutto da solo

di Michele Ruotolo - twitter:@michelenews24© www.imagephotoagency.it

GENOA SOGLIANO PREZIOSI ADDIO INCONTRO - Sean Sogliano e il Genoa sono separati in casa, ma l'addio non è ancora ufficiale: da qualche settimana a questa parte il direttore sportivo rossoblu è stato messo da parte, alcuni dicono che non si senta con il presidente Enrico Preziosi, con il figlio Fabrizio e con il braccio destro del numero uno rossoblu Omar Milanetto addirittura dall'ultima partita di campionato. Sull'argomento Sogliano è stato chiaro: chiede semplicemente di poter fare il proprio lavoro, ovvero fare mercato per la prossima stagione, ma al momento tutto questo non gli viene concesso. «Questa è un'altra partita a scacchi», avrebbe detto il dirigente rossoblu, arrivato al Genoa appena qualche mese fa seguendo le orme del padre, che già aveva ricoperto lo stesso ruolo. Sogliano è fuori da ogni decisione della società, compresa quella riguardante l'allontanamento di Gian Piero Gasperini a favore del prossimo nuovo allenatore Ivan Juric. Il suo contratto scadrà nel 2017, ma difficilmente a questo punto arriverà a scadenza naturale, più probabilmente la risoluzione arriverà prima.

GENOA: SUMMIT CON SOGLIANO PER L'ADDIO - Di fatto però il summit tra Sogliano ed Enrico Preziosi previsto per questa settimana è stato ulteriormente rimandato fino alla prossima: entrambe le parti aspettano una mossa da parte dell'altro, che però non arriva ancora. Nel frattempo il Genoa ha cominciato a programmare la prossima stagione, anche per quel che riguarda il mercato, senza il suo direttore sportivo: tra Preziosi e Sogliano non è mai sbocciato l'amore e si dice che il numero uno rossoblu preferisca al suo fianco un d. s. che abbia meno poteri sul mercato e che magari faccia un po' più da accompagnatore alla squadra, una specie di team manager insomma. Nel mentre Sogliano attende ancora di poter incontrare Preziosi per risolvere la questione: come riporta oggi La Repubblica - Genova, l'addio al Genoa per il dirigente ex Hellas Verona e Carpi appare abbastanza scontato e le parole riportate dal giornale sono eloquenti.

FONTE: CalcioNews24.com

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