Preben Larsen ELKJAER 'Il sindaco', 'Cavallo Pazzo', 'Cenerentolo' il campione più amato tra quelli che conquistarono il tricolore 1984-1985... Non segnò molto in quella stagione ma quel gol senza scarpa alla JUVE fece crollare il 'Binti'!

Pubblicato da andrea smarso domenica 16 dicembre 2012 22:50, vedi , , , , , , , , , | Nessun commento

Preben Larsen Elkjaer
Data di nascita:11/09/1957
Luogo di nascita:Kaneoex (Danimarca)
Nazionalità:Danese
Ruolo:Attaccante
Altezza:183 Cm
Peso:74 Kg
Posizione:

CARRIERA DA GIOCATORE +   -   =
 SquadraStagioneSeriePartiteGoal 
Vejle1989 - 1990SL206 
Vejle1988 - 1989SL256 
Hellas Verona1987 - 1988A257 
Hellas Verona1986 - 1987A228 
Hellas Verona1985 - 1986A219 
Hellas Verona1984 - 1985A238 
Lokeren1983 - 1984PL3214 
Lokeren1982 - 1983PL2911 
Lokeren1981 - 1982PL3117 
Lokeren1980 - 1981PL3322 
Lokeren1979 - 1980PL3221 
Lokeren1978 - 1979PL3313 
LokerenGen. 1978 - 1978PL00 
Colonia1977 - Gen. 1978EB00 
Colonia1976 - 1977EB91 
VanløseGen. 1976 - Ago. 1976SL157 
LEGENDA: SL=SuperLiga (Serie A Danese), EB=Erste Bundesliga (Serie A Tedesca), PL=Pro League (Serie A Belga)

Tutti i gol di Preben nella stagione '84-'85Lo storico gol senza scarpa raccontato da chi lo realizzò...Elkjaer saluta i tifosi scaligeri...

NEWS E CURIOSITÀ +   -   =
'Il Vichingo', 'Golkjaer', 'La Furia di Copenaghen', 'Cenerentolo', 'Cavallo Pazzo', 'Il Sindaco'... Se la popolarità di un calciatore si dovesse misurare a seconda della quantità dei soprannomi affibbiatigli, Preben Larsen ELKJAER sarebbe già nella storia del glorioso club scaligero ma, aldilà dei pur evocativi nomignoli con cui lo si ricorda, il calciatore danese fu sicuramente il più carismatico e potente attaccante dell'HELLAS per quelli della mia generazione cresciuti con la storia di ZIGONI raccontata dai papà che avevano visto all'opera l'asso di Oderzo, il più amato dai tifosi gialloblù che però è 'costretto' a dividere questo primato con il giocatore venuto da Copenaghen, protagonista di 1000 aneddoti ed episodi già a partire dal suo arrivo in città quando, di fianco all'altro neoacquisto BRIEGEL, gli chiese perchè mai sul municipio di piazza Brà vi fosse la bandiera della Svezia!

Il 'Panzer' tedesco, sicuramente più abituato agli usi e costumi nostrani essendo un frequentatore delle coste del Garda, gli spiegò che quella che vedeva non era la bandiera svedese ma quella del comune di Verona molto simile a quella della nazione scandinava...
Da lì in poi fu un susseguirsi di buffi doppisensi e sketch che fino ad allora non s'erano mai visti (era 'Zigogol' a parte) e che fecero entrare per sempre nel cuore del pazzo popolo veronese uno sconosciuto mattacchione 'addocchiato' agli Europei da 'Ciccio' MASCETTI!


LA SCUOLA? MEGLIO IL CALCIO...
Frequenta controvoglia l'istituto tecnico ma segue con vivo interesse il fratello Fleming che gioca da centroavanti e a 15 anni, dopo una poco fortunata esperienza con la sua squadra di quartiere, entra nel vivaio del COPENAGHEN FB: Ha un fisico possente per il calcio dei tempi ma è piuttosto goffo e, per quanto concerne la tecnica, lascia piuttosto a desiderare... Così fa un po' di tutto: Riserva, aiuto magazziniere, inserviente che aiuta a tagliar l'erba del campo, a pulire le scarpe dei più importanti.

AL COLONIA DA PROFESSIONISTA? SEMPRE MEGLIO CHE LAVORARE!
A 19 anni viene ingaggiato per un tozzo di pane dal COLONIA: Preben non ha grosse aspettative per l'avventura tedesca, vuole solo vivere lontano da casa, bere alcolici e andare a donne senza incorrere nelle ire di papà Soerling ma mister WEISWEILER ovviamente non è daccordo e cerca di imporgli (con scarso risultato) una disciplina ferrea: Il rapporto tra i due non può che essere burrascoso ma la morte dell'allenatore che cercò di fargli da padre (mandandolo in Belgio dopo una sola stagione per disperazione) e l'incontro con la futura moglie Nicole lo fecero un po' rinsavire; ELKJAER capì allora che poteva fare molto di più di quanto, tra follie e squalifiche, aveva fatto nella Bundesliga così nel LOKEREN esplode: 190 presenze in 6 stagioni con 98 gol e MASCETTI, a quel tempo diesse della squadra scaligera che ben si stà comportando da due stagioni in Serie A che l'hanno vista arrivare al 4° posto nell'82-83 e al 6° nell'83-84 onorando fino alla fine la Coppa Italia.

CICCIO CONVINCE BAGNOLI, IL RESTO È STORIA...
BAGNOLI è un po' perplesso: Sa bene che il carattere del 27enne di Copenaghen non è facile... In Belgio un paio di volte arriva negli spogliatoi a partita iniziata, è insofferente alle regole e si allena in maniera scostante (lasciando perdere altre stranezze) ma 'Ciccio' è convincente e l'HELLAS riesce a 'soffiare' il poderoso attaccante a TOTTENHAM e PARIS SAINT GERMAIN: Mai acquisto fu più azzeccato, il danese insieme a 'Nanu' GALDERISI è destinato a formare una coppia d'attaccanti devastante nella ricchissima Serie A 1984-1985 con campioni del calibro di RUMENIGGE, ZICO, MARADONA e PLATINI (solo per citare veri e propri miti del calcio anni '80) che però saranno tutti messi sotto da quell'incredibile provinciale che riuscì nell'impresa di vincere quello che allora era il campionato più bello e difficile del globo terracqueo...
Attualmente fa il commentatore televisivo nelle partite di calcio.

Questo il suo sito web ufficiale, qui invece il suo profilo FaceBook... [Commenta in coda a questo post o sul Forum BONDOLA/=\SMARSA, contenuti liberamente riproducibili salvo l'obbligo di citare la fonte: BondolaSmarsa.BlogSpot.com]

ANEDDOTI & ALTRO DA RICORDARE +   -   =

Quella partita ladrata dalla Juve è ancora una ferita aperta per Preben (e molti tifosi scaligeri)

  • Quel fantastico gol senza scarpa! 14 Ottobre 1984, al 'Bentegodi' va in scena VERONA-JUVENTUS, su rinvio dall'area di TRICELLA Preben arpiona palla nei pressi di centrocampo e parte come un razzo verso l'area bianconera, in maniera inarrestabile si fa tutta la fascia sinistra e, quando PIOLI cerca di abbatterlo con un ultimo disperato tackle, riesce solamente a sfilargli la scarpa! A quel punto ELKJAER vede la porta ed in una spettacolare trance agonistica, liberatosi dello scarpino destro, supera FAVERO e fulmina TACCONI: Viene giù lo stadio! L'HELLAS vince 2 a 0 e il danese entra prepotentemente nella storia gialloblù e del calcio di tutti i tempi...
  • Al VERONA grazie alla moglie... Nicole, la moglie che Preben conobbe e frequentò con la scusa di doversi tagliare i capelli da lei (faceva la parrucchiera a Lokeren), controllò personalmente il contratto che ELKJAER stava per firmare col VERONA ed intervennne quando il marito stava per mandare all'aria tutto perchè i belgi non gli volevano pagare la buon'uscita... Queste le previsioni dell'attaccante di Copenaghen per la Serie A 1984-1985 'Saremo la squadra rivelazione, neppure la Juve si divertirà. Se le cose andranno male realizzerò almeno 15 gol. State tranquilli che sono cambiato per amore di mia moglie. Lo scudetto? Sarà dell'Inter. Rummenigge non sbaglia mai due volte consecutive. Vedo molto bene anche la Fiorentina. Penso che lotteranno tutti in particolare per ribellarsi alla dittatura di Platini. In Francia a Michel è riuscita qualsiasi cosa. Vendesse cappelli nascerebbe la gente con due teste. Ma non sempre è festa. Con me e Briegel il Verona lotterà alla pari contro chiunque. E conquisteremo sicuramente un posto in zona UEFA o la Coppa Italia, per rientrare nel giro internazionale'. Di gol ne fece solo 8 ma in compenso l'HELLAS ottenne molto di più di un piazzamento UEFA e della Coppa Italia...
  • Via dal LOKEREN solo a causa della morte del presidente Nella squadra belga il giocatore danese si trova a meraviglia e ha un ottimo rapporto col presidente 'Quella era la mia dimensione, il mio mondo... Forse non avrei mai lasciato il LOKEREN se il presidente non fosse venuto a mancare...'
  • Che antipatico quel PFAFF! Preben non ha mai provato simpatia per il fortissimo portiere del BEVEREN e della nazionale belga 'La mia gioia più grande' - dichiara in un intervista al Guerin Sportivo 'è battere Pfaff e poi prenderlo in giro. Pfaff è il portiere che più mi è antipatico: ci siamo spesso confrontati in match di pugilato fuori-programma. Lui ripete che sono un brigante e io me ne infischio...'
  • L'auto? Meglio il cavallo... Preben è sempre stato un po' fuori... Dagli schemi! Nella squadra del LOKEREN, in Belgio, più di qualche volta si presentava agli allenamenti a dorso di un cavallo perchè lo preferiva a qualunque altro mezzo di trasporto!
  • Non era wisky ma vodka! Al COLONIA nel 1975 cercano di imporgli un po' di disciplina ma ELKJAER ama il whisky e le belle donne e quando il tecnico della squadra tedesca viene a sapere delle avventure extracalcistiche del giovane Preben chiama il giocatore a rapporto e gli chiede 'Ho saputo che la scorsa notte hai bevuto whisky come una spugna. No, neghi?'. Memorabile fu la risposta dell'attaccante: 'Mister non è vero niente: era vodka, non whisky.em.'
Preben Elkjær Larsen
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

«Perché quando hai modo di conoscere ed apprezzare chi soffre con te alla domenica e partecipa alle tue gioie e ai tuoi dolori pur non essendo in campo, ti ci affezioni. Almeno io sono fatto così. E per questo motivo, per rispetto nei confronti di chi mi ha amato e osannato fino ad invocarmi come sindaco di Verona, non ho accettato di vestire altre maglie di società italiane. Il loro rispetto meritava il mio rispetto... »
(Preben Larsen Elkjaer)

Preben Elkjær Larsen (Copenaghen, 11 settembre 1957) è un ex calciatore danese, di ruolo attaccante.
Ha sfiorato la vittoria del pallone d'oro nel 1985 arrivando secondo dietro al solo Michel Platini, e l'anno prima, nel 1984, arrivò terzo dietro al duo francese Platini-Tigana.

Carriera
- Club
Cresce calcisticamente nel Vanløse, poi si trasferisce in Germania al Colonia. Da qui arriva alla squadra belga del Lokeren, dove raccoglie 190 presenze e 98 gol.
Acquistato dall'Hellas Verona per 2,5 miliardi di lire,[2] il 14 ottobre 1984 segnò un gol senza scarpa alla Juventus nella quinta giornata del campionato vinto dai gialloblù.[3]

- Nazionale
Ha fatto parte per undici anni della Nazionale danese.
Ha partecipato alla fase finale dei Mondiali del 1986 uscendo agli ottavi. Segnò 4 gol in 4 partite, e venne premiato con il pallone di bronzo di quella edizione, dietro Diego Armando Maradona e Harald Schumacher, ed inserito nella formazione ideale del mondiale nel ruolo di attaccante, insieme a Emilio Butragueño e Gary Lineker.
Partecipò anche a due edizioni degli europei: nel 1984, arrivando sino alla semifinale, e nel 1988, dove invece vi fu l'eliminazione nella fase a gironi.

Palmarès
- Club
Campionato tedesco: 1 Colonia: 1977-1978
Campionato italiano: 1 Verona: 1984-85
Coppa di Germania: 1 Colonia: 1978

- Individuale
Calciatore danese dell'anno: 1 1984
Onze de bronze: 1 1984
Onze d'argent: 1 1985

FONTE: Wikipedia.org

10 luglio 2014 - Presentazione ufficiale, che festa con gli ex! C'è anche Preben...

NEWS
Elkjaer: “Cassano al Verona soltanto se sta bene”
Preben: “Sono perplesso, è fermo da un anno. Ma resta un campione”

di Redazione Hellas1903, 25/05/2017, 08:07
Preben Elkjaer, intervistato dal “Corriere di Verona” oggi in edicola, parla, tra l’altro, del possibile passaggio all’Hellas di Antonio Cassano.
La leggenda gialloblù commenta: “Delle perplessità ce le ho. Cassano gioca ancora? Già, è fermo da un anno, può essere un grosso problema. Ma che sia un talento eccezionale non lo scopro io. Se dovesse andare al Verona con la fame giusta potrebbe essere una mossa di valore. In caso contrario, decisamente di meno. Dipende tanto da lui”.

FONTE: Hellas1903.it


IL SINDACO
Elkjaer: "Forza Verona, ancora in A!"
19/05/2017 24:20
"Forza Hellas, Forza Verona. Ancora in Serie A. Complimenti" con questo messaggio, dal proprio profilo Twitter, anche Preben Elkjaer, indimenticabile bandiera gialloblù, ha voluto omaggiare il ritorno del Verona in Serie A.
L.VAL.

FONTE: TGGialloBlu.it



EX VERONA
Elkjaer: “Verona per me? L’amore della gente”
Preben: “Tifosi incredibili. A maggio torno per la promozione”

di Redazione Hellas1903, 17/03/2017, 10:19

Preben Elkjaer, leggenda del Verona, parla a “La Gazzetta dello Sport”, rilasciando una lunga intervista.
Dice l’ex attaccante danese: “Cosa mi è rimasto dentro dai tempi in gialloblù? L’amore della gente, qualcosa che mi sembra incredibile. Per questo, per rispetto verso tutti i tifosi non ho mai voluto giocare in un’altra squadra italiana”.
Aggiunge Elkjaer: “Senza Pazzini la squadra è in difficoltà. È una perdita importante, ma sono sicuro che sarà promossa”.

Infine: “Quando tornerò a Verona? In maggio. Per festeggiare la promozione”.

NEWS
Auguri Sindaco! Preben Elkjaer compie gli anni
La leggenda dell’Hellas è nato l’11 settembre 1957. Video e immagini

di Redazione Hellas1903, 11/09/2016, 10:54

Oggi compie 59 anni.
Di questi, quattro li ha trascorsi con addosso la maglia del Verona. Ha segnato una generazione, ha esaltato un popolo. Dell’Hellas è stato uno dei campioni più celebrati. Un’icona. Idolo della tifoseria, al punto da essere proclamato “Sindaco” sugli spalti.
Preben Elkjaer è nato a Vanlose, un quartiere di Copenaghen, l’11 settembre 1957.

Quando il Verona lo prelevò dal Lokeren, nell’estate del 1984, non si poteva immaginare che cosa avrebbe rappresentato per i colori gialloblù.

Il resto, più che storia, è leggenda.

Auguri!





FONTE: Hellas1903.it


#buoncompleannoLuca, gli auguri del Sindaco Elkjaer
26/MAGGIO/2016 - 10:00

Dal Sindaco al Vicesindaco: #buoncompleannoLuca, da Preben Larsen Elkjaer!

FONTE: Hellas1903.it


Elkjaer: “Verona, con gli uomini giusti torni in A”
Il campione danese: “Bisogna programmare tutto da zero”

di Redazione Hellas1903, 06/05/2016, 08:14

Preben Elkjaer, uno dei più grandi e amati campioni della storia gialloblù, parla dell’Hellas dopo la retrocessione, intervistato dal Magazine ufficiale del club di via Belgio.

Dice l’attaccante danese: “Questa è una società che ha già portato il Verona dalla Serie B alla Serie A, quindi ha dimostrato in maniera chiara di tenere molto ai risultati sportivi della squadra. I dirigenti sanno cosa fare, non ho dubbi sul fatto che troveranno le soluzioni giuste. Non che sia una cosa facile, c’è da programmare tutto da zero, ricominciare da una retrocessione significa scegliere gli uomini giusti anche a livello mentale, perché questa lascia sempre delle scorie”.
Sulla caduta dell’Hellas, Elkjaer osserva: “Il Verona è una piazza che merita di stare in alto e, giudicando la rosa di quest’anno, per me questa non era assolutamente una squadra da Serie B. Purtroppo il calcio e i campionati sono fatti soprattutto dagli scontri diretti. E quelli la squadra li ha persi, anche a causa di un numero di infortuni impressionante nella prima fase del torneo. Quando parti con grande ritardo poi è più difficile recuperare e, nonostante tutto, fino a poche partite dalla fine è rimasta la speranza di riuscire a risalire la china”.

FONTE: Hellas1903.it


Che fine ha fatto? Elkjaer, il re di Verona
di Alessandro Di Gioia

24 marzo alle 12:30
Ci sono pochi calciatori che hanno cambiato con la loro personalità e il loro modo di giocare la storia calcistica di una squadra, e di conseguenza di un'intera città: il più nobile è sicuramente Gigi Riva, che con il Cagliari tra gli anni '60-'70 arrivò a dominare in Italia partendo dalla Serie B. Senza tornare così tanto indietro nel tempo, l'esempio più lampante è quello del "sindaco di Verona", il danese Preben Elkjaer Larsen. Sindaco perchè, dopo lo storico scudetto vinto nella città scaligera nel 1984-85, fu acclamato come primo cittadino dai tifosi dell'Hellas, innamorati di quel "Cenerentolo" danese dalla prolificità sotto porta devastante.

IL CAVALLO PAZZO E LE SIGARETTE - Nato nel 1957 a Copenaghen, era un attaccante potente ma agile, devastante palla al piede, tanto da venire soprannominato "Cavallo Pazzo": più volte vicino alla vittoria del Pallone d'Oro (si classificò secondo nel 1985 dietro a "Le Roi" Platini e terzo nel 1986, dietro all'accoppiata Platini-Tigana), aveva un unico vizio, le sigarette. Era infatti un tale fumatore che doveva accendersi sempre una sigaretta tra un tempo e l'altro. Dopo gli esordi in patria, nel Vanlose, si trasferì prima in Germania, al Colonia (dove vinse un titolo da comprimario), poi in Belgio, nel Lokeren, dove realizzò 98 reti in 190 presenze e dove gli diedero il soprannome "Den Gale Mand fra Lokeren", "Il pazzo da Lokeren". Il Verona allenato ai tempi dal mitico Osvaldo Bagnoli si accorse di lui e non se lo fece scappare, pagandolo 2,5 miliardi, una cifra alta per l'epoca.

CENERENTOLO NELLA VERONA DELLO SCUDETTO - I tifosi dell'Hellas non vennero delusi: idolo dei "butei" della tifoseria scaligera, si conquistò subito il coro "Elkjaer sindaco", e disputò una stagione da urlo, contribuendo con le sue reti allo storico primo e sinora unico scudetto dell'Hellas. Indimenticabili due episodi, durante quella stagione: il gol realizzato senza una scarpa alla Juventus, che gli valse il soprannome di "Cenerentolo", e la rete decisiva per il titolo, messa a segno a Bergamo contro l'Atalanta il 12 maggio 1985, giornata storica per Verona. Nelle quattro annate col club scaligero non scese mai sotto le sette reti e disputò inoltre la Coppa dei Campioni, segnando 4 gol dei 5 complessivi segnati dal Verona. Decise consapevolmente di chiudere la propria carriera significativa in gialloblù, nonostante la corte di numerose squadre italiane, tra cui la Juventus: "perché quando hai modo di conoscere ed apprezzare chi soffre con te alla domenica e partecipa alle tue gioie e ai tuoi dolori pur non essendo in campo, ti ci affezioni. E per questo motivo, per rispetto nei confronti di chi mi ha amato e osannato fino ad invocarmi come sindaco di Verona, non ho accettato di vestire altre maglie di società italiane. Il loro rispetto meritava il mio rispetto...". I "Gatti di Vicolo Miracoli", gruppo cabarettistico e musicale di Verona formato tra gli altri da Jerry Calà e Umberto Smaila, dedicarono una canzone scritta cinque anni prima a quella storica impresa dei Mastini, intitolata "Verona Beat".

WHISKY, DONNE E MOCASSINI - Chiuse la carriera in patria, nel Vejle: oltre al Verona, la nazionale della Danimarca è stata infatti il suo grande amore. Ha vestito per undici anni la maglia della "Dinamite danese", partecipando alla fase finale dei Mondiali 1986, nel quale fu premiato come terzo miglior giocatore (dietro a Maradona e al portiere della Germania Schumacher), e venne inserito nell'undici ideale della competizione. Definito da Brera come "atleta bufalino, un incrociatore, sfondatore impetuoso", torna spesso a Verona, dato che ha svluppato una dipendenza per la città di Romeo e Giulietta. Definito spesso come un "danese napoletano", aveva la passione innata per il whisky e le belle donne, anche se non era dotato di molto stile, visto che indossava i mocassini scalzo, usanza che gli veniva spesso rinfacciata dai compagni di squadra. Il figlio Max, che ora ha 28 anni, è nato proprio a Verona.

ELKJAER OGGI, TRA TV E FIABA - Dopo aver chiuso la carriera da giocatore, ebbe una parentesi come allenatore del Silkeborg nella stagione 1995-1996, prima di abbandonare il rettangolo di gioco per per intraprendere un ruolo inconsueto per un ex calciatore, il direttore della rete televisiva danese TVS, intervallato alla mansione di commentatore sportivo. Per tutti a Verona però Elkjaer rimane il "sindaco", con Briegel e Galderisi uno degli "uomini della storia": perchè vincere un titolo a Verona, in Italia, è una favola che nemmeno Andersen, scrittore danese autore di capolavori come "La principessa sul pisello", "La sirenetta" e "Il brutto anatroccolo", avrebbe potuto raccontare.
@AleDigio89

FONTE: CalcioMercato.com


Scudetto Hellas, il ricordo di Elkjær: “Eravamo i migliori, una data importante. Toni…”
Scudetto Hellas, il ricordo di Elkjær: “Eravamo i migliori, una data importante. Toni…”

Gianluca Di Marzio 12-05-2015 20:19
Nel dolce (-issimo) ricordo di quello scudetto indimenticabile, dipinto di gialloblù. Hellas Verona che ripercorre qugli attimi, con i campioni che furono. Uno di loro, Preben Elkjær Larsen, che è intervenuto ai microfoni di Radio Bellla & Monella, official radio dell'Hellas Verona.

Preben questa sera commenterà Bayern Monaco-Barcellona, match di Champions League, ma qualcosa ci dice che racconterà anche qualche aneddoto di trent'anni fa... Decisamente, è una data troppo importante. Cosa ho pensato quando mi sono svegliato stamattina? 'Ma piove ancora in Danimarca?' (ride, ndr). In realtà è una giornata molto particolare per Verona, per noi calciatori, per l'allenatore... quello di trent'anni fa è stato un traguardo per cui abbiamo lavorato molto duro. Abbiamo anche avuto molta paura che alla fine qualcuno ci avesse potuto strappato tutto. Però è andata bene ed è sempre una grandissima gioia ricordarlo.

Si è scritto e detto tutto dello Scudetto. C'è qualche segreto di cui non ha mai parlato? No, ho sempre raccontato tutto a chi me lo ha chiesto. Non c'erano segreti, è tutto alla luce del sole: abbiamo vinto insieme, come squadra, come società, come città. Abbiamo vinto perché eravamo i migliori... perché quell'anno lì eravamo i miglior!

Un'ultima cosa: il Sindaco a Verona è uno e non ce ne potranno essere altri. Ma Luca Toni potrebbe essere un buon vice-sindaco?

Sì, certo, va benissimo, così lui può lavorare e io mi posso riposare (ride, ndr).

FONTE: GianlucaDimarzio.com


Intervista a Preben Elkjaer Larsen
la Repubblica, lunedì 11 maggio 2015

Aveva due cognomi, qualche definizione gliel’aggiunse Brera: atleta bufalino, un incrociatore, sfondatore impetuoso. Per chi l’ha visto e per chi non c’era, va aggiunto che Preben Elkjaer Larsen arriva a Verona nell’estate del 1984 dopo aver trascinato una meravigliosa Danimarca alla semifinale degli Europei. Sarà terzo e poi secondo al Pallone d’oro.
«Avevo già 28 anni. Giocavo in Belgio, al Lokeren, da quando ne avevo 21. Tranne un secondo posto, eravamo una squadra che arrivava quarta, ottava, decima. Non è che io all’epoca sapessi molto dell’Italia, e nemmeno di Verona. Fu mia moglie a spingere. Disse: andiamo subito. Credo che tanta convinzione avesse a che fare con Giulietta e Romeo».

Eravate sposati da poco?
«Macché. Da sei anni. E sei anni di matrimonio mi parevano già tantissimi. Presi informazioni da Miki Laudrup. Giocava nella Lazio. Era certo che mi sarei trovato bene, disse che il Verona aveva buoni giocatori e che con me ci saremmo piazzati quarti o quinti».

Il primo giorno?
«Lo passai a fare le visite e a cercare casa. Ero con Briegel. Quando arrivammo al lago di Garda, mia moglie disse: ho deciso, noi viviamo qua. La casa al lago ce l’abbiamo ancora, ci vengo due o tre volte all’anno. Non ho mai accettato altre proposte da squadre italiane, ne avevo due, e non mi pare serio fare i nomi neppure dopo 30 anni, perché sentivo che avrei mancato di rispetto ai veronesi».

Cos’era lo scudetto per voi, all’inizio del campionato?
«Una parola. Una cosa lontana. Ci sentivamo forti, ma eravamo convinti che per lo scudetto servisse qualcosa di più. Avevate il campionato più bello del mondo. Io volevo accertarmi d’essere all’altezza, ma non ho mai avuto paura. Sarei stato felice anche di arrivare quarto».

In Italia si ricorda spesso che fu un campionato con il sorteggio integrale degli arbitri. Aveste 4 volte Casarin, 3 Mattei, 2 Agnolin e D’Elia: i migliori.
«Mi piace pensare che non c’entra niente. Abbiamo perso due volte in un anno. Eravamo i più forti, tutto qui. Certo, se ci sono arbitri che ti vogliono male, diventa difficile vincere. La gente cominciò a crederci presto, e noi a dire: calma, calma».

Quinta giornata. Ottobre. Verona- Juve. Lei fa gol senza scarpa. Forse quel giorno capiste.
«Feci una lunga corsa verso la porta, mi accorsi subito di aver perso la scarpa. Ma volevo solo tirare e segnare. È incredibile che in Italia dopo trent’anni ancora ricordiate quel gol. In Danimarca si dimentica più facilmente. Intorno a noi c’era tanta simpatia, anche negli altri stadi d’Italia».

Lei passava per un tipo ribelle. Il whisky, le donne. Come fu l’impatto con il rigoroso Bagnoli?
«Mi chiamavano cavallo pazzo, un danese napoletano. Ma noi danesi siamo così. Gente tranquilla a cui piace scherzare. Io ero solo più danese di altri. Mia moglie non ha mai avuto motivo di essere gelosa. Capivi subito chi era Bagnoli e cosa voleva. Un duro gentiluomo, un uomo onesto che ti chiedeva di lavorare. Sapeva che intorno a una capolista gira un cerino ogni giorno. Parlava poco per non accenderlo. Ci siamo sempre capiti guardandoci».

Si diceva che le consentisse di fumare nell’intervallo.
«Ma no, non ho mai fumato. Intendo, mai nell’intervallo. Fumavo prima e dopo. Se dopo 30 anni ancora lo dicono i miei compagni, mi sa che stanno perdendo la memoria».

Al “Guerin sportivo” mesi fa Tricella ha raccontato che dovettero insegnarle come vestirsi.
«In Belgio la cosa che contava di più era fare gol. Scoprii che in Italia contava pure vestire bene. Ogni tanto mi accompagnavano a fare spese. Ma Briegel era peggio di me. Aveva sempre la stessa tuta».

E lei portava i mocassini scalzo?
«Oh, questa poi. Non è vero. Solo d’estate. I calzini d’inverno li mettevo».

Potrà vincere mai più un altro Verona?
«Prima o poi succederà. È il bello del calcio. Venti anni prima di noi aveva vinto il Bologna, anche loro con un tedesco, Haller, e con un danese, Nielsen. Può darsi che sia la formula giusta…».

Intanto gli stranieri sono aumentati.
«Non dirò mai che sono troppi. Il calcio è cambiato, il mondo è cambiato. Ci si mescola, perché stupirsi? Mi dispiace solo che siano pochi i danesi. Non abbiamo tanti bravi giocatori».

30 anni dopo, Verona ha due squadre. Sorpreso?
«Cosa posso fare, vuol dire che la città riesce a sostenerle. Se il Chievo ce la fa a restare in A non ho problemi, ma a me importa che ci sia l’Hellas. L’Hellas in B non deve andare mai più».

Oggi commenta calcio per una tv danese. La serie A le piace?
«Non la riconosco. I ragazzi non immaginano cosa fosse. La Juventus è la squadra più forte, ma il Napoli è la più bella. Mi piace anche la Fiorentina».

Che cosa le ha lasciato Verona?
«Mio figlio Max. Ha 28 anni. È nato a Verona. Ogni volta che lo guardo, penso a voi. Ha provato a fare il calciatore, si è rotto una gamba sciando e niente, il suo destino era un altro. In questi anni, quando capitava di avere idee differenti, mi diceva: Papà, cosa vuoi farci, io sono italiano. È stata una bella avventura. Qualche volta la sera, quando chiudo gli occhi, vedo Verona».
Angelo Carotenuto

FONTE: CinquantaMila.it


08.04.2015
I due gol e l'urlo: «Elkjaer sindaco»
L'esultanza del vichingo divenne l'immagine per il manifesto che voleva Preben a Palazzo Barbieri

Preben Larsen Elkjaer dopo il secondo gol all'Inter l'11 gennaio 1987

Un'immagine passata alla storia (sportiva) di Verona: la scattò Umberto Tomba, fotografo dell'agenzia Ansa, e fu adottata dalla curva sud nel manifesto «Elkjaer sindaco»: Preben che sta per sollevare il pugno in segno di esultanza dopo il suo secondo gol personale all'Inter l'11 gennaio 1987.
Faceva freddo, al Bentegodi, quel pomeriggio: ai lati del campo era stata ammucchiata la neve spalata nei giorni precedenti e la temperatura era scesa ancora di più quando Altobelli, al 32', aveva portato in vantaggio i nerazzurri. Ma un clima così non poteva condizionare il vichingo danese: pareggio al 40' e rete della vittoria a due minuti dalla fine. C'era tutta la grinta di Preben, in quella foto scattata da Tomba, la rabbia e la felicità insieme, l'intesa con i tifosi, l'amore per la maglia gialloblù.
La curva, così, scelse quell'immagine per candidare goliardicamente Elkjaer a Palazzo Barbieri dove regnava incontrastato Re Lele Sboarina, con il quale i rapporti non erano idilliaci.

Fu, quella, la terza delle sole quattro vittorie dell'Hellas al Bentegodi contro l'Inter nel campionato a girone unico. La prima risale al 13 febbraio 1972, un 2-0 firmato da Orazi al 23' e Mariani al 79', la seconda al 24 ottobre 1976 con il gol di Busatta al 14'.
L'ultima invece al 9 febbraio 1992, con la rete di Ezio Rossi al 23'. Ma il vero protagonista della partita fu Dragan «Piksi» Stojkovic: il numero 10 serbo, ex Stella Rossa ed ex Olimpique Marsiglia, fece impazzire la retroguardia del tecnico interista Suarez permettendosi anche di sbagliare di rigore, unica pecca di quella che rimarrà una delle sue più belle partite nella breve carriera gialloblù, purtroppo condizionata da infortuni a catena. Per il resto solo pareggi (otto) e sconfitte (tredici), con un totale di 21 gol fatti e 37 subiti.

In Coppa Italia invece il bilancio è tutto a favore del Verona. Due le partite al Bentegodi: 2-0 e 3-0. Nel 1975-'76 la formula prevede che le due finaliste si decidano in base a due gironi, il B vinto dal Napoli, l'A dal Verona che si qualifica proprio a spese dell'Inter e per la migliore differenza reti: i gialloblù battono in casa la Lazio 3-0, pareggiano 1-1 a Marassi con il Genoa poi superato 1-0 in casa, perdono 3-1 con l'Inter a San Siro, fanno 0-0 con la Lazio all'Olimpico e superano l'Inter 2-0 al Bentegodi il 26 giugno 1976. In finale all'Olimpico il 29 giugno il Napoli si imporrà 4-0 segnando tutti e quattro i gol nell'ultimo quarto d'ora. Il secondo successo in Coppa Italia arriva il 12 giugno 1985, con il Verona fresco vincitore dello scudetto: 3-0 ai quarti di finale, ribaltato dall'Inter al ritorno nei supplementari (5-1).
M.S.

03.03.2015
INTERVISTE
PREBEN LARSEN ELKJAER «Bravo Piero ma quel gol è tutto mio»
Preben Larsen, il vero "sindaco" di Verona

Ci voleva una zampata delle sue. Roba per pochi, roba da Elkajer. «Fu una partita molto dura con la Roma, stava quasi finendo. Eravamo zero a zero, per fortuna ci ho pensato io», dice con un mezzo sorriso Preben dalla sua Danimarca, in attesa che in Italia sia davvero primavera per atterrare sul Lago di Garda, la sua seconda casa. Ancelotti, Bruno Conti, Cerezo, tanti altri grandi giocatori in quella Roma, che al Bentegodi si presentò certamente non al meglio. «È vero, ma Roma è sempre Roma. Per noi furono due punti molto importanti», racconta Elkjaer in un momento di pausa, in attesa di ricominciare a girare l'Europa per commentare la Champions League da perfetto commentatore televisivo.

Altri ricordi di quella partita?
«La grande partita di Piero Fanna, fu devastante. Ne giocò tante così Pierino quell'anno, ma con la Roma... ».

La Roma protestò dopo il gol...
«È perché? Non l'avevo toccata con la mano e nemmeno era fuorigioco. Non avevano motivo di protestare. Il gol era buono. Eravamo tutti molto felici alla fine. Battere la Roma ci diede altra carica».

Fanna entrò anche in quell'azione, come se il gol fosse anche un po' suo...
«No no, il gol è mio. Fanna fece una grande partita e nell'azione fu bravissimo. A lui bastava far segnare gli altri...».

Chi era la squadra più forte del campionato?
«Per me era solo il Verona, quello che si dice d'estate non conta. A me interessava quel che avrebbe detto il campo».

Gli attaccanti migliori di quel campionato chi erano? Altobelli e Rummenigge?
«Eravamo io, Nanu Galderisi e Turchetta. Non c'erano altri attaccanti migliori di noi, quell'anno almeno fu così. Pure la classifica lo dice...».

Una provinciale può vincere lo scudetto, anche negli altri campionati europei?
«Non credo, ma non poteva succedere nemmeno trent'anni fa. Non era possibile che il Verona potesse arrivare prima degli squadroni. Così dicevano tutti. Contenti loro...».

Le diede fastidio tutto questo?
«La gente può avere le idee che vuole, noi sapevamo di poter vincere lo scudetto ma quella parola non l'abbiamo mai detta. Se gli altri credevano che ci fossero squadre più brave di noi dopo Bergamo avranno pensato che invece non era così. Anche se io non sono mai riuscito a rilassarmi un po', mai».

Neanche a Bergamo?
«Soprattutto a Bergamo. Non ce la facevo più ad aspettare, ero come un leone in gabbia. Volevo giocare, con l'Atalanta si poteva anche perdere. Non sarebbe stata né la prima volta né l'ultima. Non sei mai sicuro di una vittoria fin quando l'arbitro fischia. Quella fu una giornata lunghissima e molto difficile da vivere...».

Quando cominciò a credere che il Verona avrebbe potuto arrivare fino in fondo?
«Dopo un paio di mesi dall'inizio del campionato. Ad un certo punto dissi: “Però, non credevo fossimo così forti”. Ero convinto che non avremmo mollato».

Sorpreso del valore dei suoi compagni?
«Dico solo che la mia opinione è cambiata allenamento dopo allenamento. Quando sono partito dalla Danimarca credevo che sarebbe stato stupendo se ci fossimo classificati al quarto o al quinto posto».

Fontolan dice però che il Verona fu una sorpresa fino ad un certo punto. Briegel era vicecampione del mondo, Elkjaer terzo al Pallone d'Oro...
«Fontolan dice bene, noi potevamo anche essere una squadra da alta classifica anche se nessuno avrebbe immaginato che sarebbe finita così. Fontolan ha sempre ragione, ma ditegli che la Juventus aveva in squadra sette campioni del mondo. Mica uno e nemmeno due. Sette».

Che vuole dire ai tifosi?
«Meno male che abbiamo vinto a Cagliari, meno male che c'é Toni. Altrimenti si faceva dura».

Quando la rivedremo a Verona?
«Presto. Adesso arriva il sole ed arrivo anch'io...».
A.D.P.

FONTE: LArena.it


Elkjaer :"Gervinho? è bravo ma non mi piace fare paragoni"
Simone D'Andrea
I tifosi del Verona se lo ricorderanno sicuramente. Artefice del Miracolo Verona, capace di vincere la scudetto nella lontana stagione 1984/1985, Preben Elkjaer Larsen, oggi fa l'opinionista e commenta le partite della Premier League e la Champions. In occasione del 30 anniversario del suo gol "scalzo", segnato alla Juventus allo Stadio Bentegodi (14 ottobre 1984), l'ex giocatore del Verona ha concesso un'intervista al Corriere dello Sport, dove ha ricordati quello storico momento e raccontato la sua vita attuale a Copenhagen. Ha parlato inoltre della Roma e di Gervinho, annunciando che martedì sarà all'olimpico per seguire da commentatore la sfida dei Giallorossi contro il Bayern Monaco. Ecco le sue parole, evidenziate da Europa Calcio.

"...Martedì prossimo sarò a Roma per commentare Roma - Bayern Monaco. Ho visto in tivù Juve-Roma la scorsa settimana: bella partita,tesa,combattuta." "Osiamo: certe fughe di Gervinho ricordano la sue sgroppate in contropiede.""E' bravo, ma non mi piace fare paragoni. Erano altri tempi, era un altro calcio."

FONTE: EuropaCalcio.it


13:25 | martedì 14 ottobre 2014
Elkjaer: «Verona, prova a sognare»
L'ex attaccante danese ricorda la vittoria del 1985

di Matteo Baldini - twitter:@Teo_Baldini
HELLAS VERONA ELKJAER - Preben Elkjaer, attaccante del Verona scudettato del 1985, è entrato nella storia anche per un gol messo a segno senza una scarpa nella partita contro la Juventus disputata esattamente 30 anni fa, il 14 ottobre del 1984. Adesso, per ricordare quel momento, Elkjaer si racconta al Corriere dello Sport: «Mi accorsi alla fine di essere scalzo ma tirai lo stesso: voi cosa avreste fatto?» è la domanda retorica del danese, che poi spiega: «La scarpa mi cadde un attimo prima dell'impatto col pallone, ai compagni indicai il piede: ho fatto gol senza scarpa».

NIENTE E' IMPOSSIBILE - Elkjaer è rimasto legato in qualche modo all'Italia e non perde occasione per visitarla: «Mi è rimasta nel cuore, ci vengo tre-quattro volte l'anno. Un nuovo Verona? Non credo che sia impossibile, niente è impossibile, ma noi eravamo una squadra vera. E allora io spero che lo scudetto lo vinca il Verona» sono le ultime parole dell'ex attaccante.

FONTE: CalcioNews24.com


14 ottobre 1984: il gol senza scarpa di Elkjaer
Postata il 14/10/2014 alle ore 10:55
Gol che restano nella memoria. Gol che non smetteresti mai di raccontare. Era il 14 ottobre 1984, ma è come fosse ieri. Quella domenica al Bentegodi c'era la Juventus e Preben Larsen Elkjaer, idolo gialloblù, aveva in mente qualcosa di speciale. Palla stoppata sulla fascia sinistra, lunga corsa verso la porta di Tacconi, Pioli prova a fermarlo, l'ultimo tentativo lo fa anche in scivolata. Non prende il pallone, ma con quell'intervento Elkjaer perde la scarpa. Non si ferma l'attaccante gialloblù, la voglia di segnare era troppa, e proprio senza scarpa regala il raddoppio al suo Verona. Trent'anni in dieci secondi di corsa, una rete che non sembra invecchiare mai, per un gol che arriva in una stagione memorabile, chiusa dai gialloblù con la vittoria dello storico Scudetto.

30 anni fa...

5a giornata - 14 ottobre 1984

HELLAS VERONA-JUVENTUS 2-0
Marcatori: 17' st Galderisi, 36' st Elkjaer.

HELLAS VERONA: Garella, Ferroni, Marangon L., Tricella, Fontolan, Briegel, Fanna (dal 42' st Bruni), Volpati, Galderisi (dal 44' st Donà), Di Gennaro, Elkjaer.
A disposizione: Spuri, Marangon F., Turchetta.
All.: Bagnoli.

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Caricola (dal 20' st Vignola), Pioli, Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi (dal 1' st Platini), Bonini, Boniek.
A disposizione: Bodini, Prandelli, Limido.
All.: Trapattoni.
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


PRIMO PIANO
Elkjær a TuttoHellasVerona.it: "Le nuove maglie mi piacciono molto, sarò più spesso al Bentegodi"
10.07.2014 23:45 di Matteo Rocchini Twitter: @RoccoN71
Preben Elkjær Larsen, presente oggi all'Hellas Store per la presentazione delle nuove maglie, ha parlato della stagione del Verona e della celebrazione dello scudetto:

Il trentesimo anniversario dello scudetto? “Io sono qua in vacanza perciò mi hanno chiesto di passare. Penso che le nuove maglie siano molto belle, spero che portino fortuna”.

Il campionato del Verona? “A me importa solo una cosa, che restiamo in Serie A. Nella stagione appena passata è stato l’obiettivo principale e lo hanno raggiunto facilmente. Spero che riusciamo a migliorare”.

Che giocatore è Iturbe per me? “E’ bravo, se la società riesce a venderlo per 27 milioni ne guadagna il Verona. L’Hellas è una società che per migliorare deve vendere, quindi se riescono nell’impresa ci saranno altri investimenti”.

Tornare ancora al Bentegodi? “Si, ogni tanto ci sarò. Farò delle improvvisate (ride, ndr)”.

Se ho il gialloblù sulla pelle? “Sicuro!”.

FONTE: TuttoHellasVerona.it


ALTRE NOTIZIE
Elkjaer: "Ci vorrà del tempo per rivedere l'Italia al top in Champions"
30.03.2014 18.23 di Simone Lorini Twitter: @Simone_Lorini
Ai microfoni di Mediaset Premium è intervenuto il grande ex dell'Hellas Verona Preben Elkjaer Larsen per commentare anche la situazione dell'Italia calcistica a livello di Nazionale e club: "Quando inizia un campionato del Mondo l'Italia è sempre un pericolo da temere, anche se non saprei dire dove collocarla in questo momento. L'Italia nelle coppe? C'è crisi, penso dovrà passare un po' di tempo prima di rivedere una squadra italiana ai vertici in Champions League".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


31.03.2014
Che festa con Preben. La Curva Sud ritrova il «sindaco di Verona»
«Bravo Mandorlini, la sua squadra gioca un bel calcio»



È il secondo minuto del secondo tempo di Verona-Genoa. La notizia si è diffusa anche in Curva Sud. I «Butei» partono con uno dei cori più famosi di sempre: «Elkjaer Sindaco, Elkjaer Sindaco...». Il danese in tribuna stampa saluta calorosamente e tutto lo stadio avverte la presenza dell'idolo di sempre, quello del gol senza scarpa, quello del gol a Udine e di quello dello scudetto a Bergamo: Preben Larsen Elkjaer era al Bentegodi per la sfida tra Verona e Genoa. Un salto in campo appena terminata la gara per riprendere uno speach con la tv danese che sta girando un documentario sula vita del leggendario numero 10 della nazionale che fu anche di Simonsen, Morten Olsen e Laudrup. «Che bello che vi ricordate di me...», ride come sempre il buon Preben. «Sono passati tanti anni, ma qui i tifosi sono sempre eccezionali. Anche i giornalisti e gli altri che sono con me sono rimasti sorpresi».

Un cameraman indossa già la maglia del Verona, quasi a signficare che il legame fra Verona, l'Hellas, la Danimarca ed il suo re calcistico resterà per sempre nei secoli. «A me andrebbe un po' stretta...», ride Preben che poi si fa serio quando parla della squadra di Mandorlini. «Giocano un buon calcio, veloce e divertente. Mi piace tantissimo Iturbe, rapido e tecnico e poi Marquinho è molto bravo. Bella partita, bel Verona». Elkjaer è l'uomo giusto per dare un giudizio su Luca Toni. «Lui è un Campione del Mondo, però non deve lamentarsi - sorride l'ex bomber gialloblù -. È vero che non fischiano tanti falli a suo favore, però è anche vero che anche quando lui li commette, l'arbitro non vede». E giù una risata, mitico Preben.

Tutti a coccolarlo e farsi fotografare con il Campione dei Campioni del Verona. «Non ho avuto neppure il tempo di passare sul Lago di Garda con queste belle giornate, ci andrò un'altra volta. Qua mi tocca sempre lavorare con loro...». Elkjaer indica la troupe della tv danese scelta per questo documentario sulla sua vita. Prima di congedarsi dall'amico Piero Fanna, saluta alcuni tifosi che lo hanno atteso all'esterno dello stadio con i quali scambia due parole. «Il Verona ha fatto un buon campionato, poteva essere un torneo straordinario, ma hanno perso quattro partite a fila. Mai perso quattro gare di seguito», ride Preben e saluta.
G.T.

FONTE: LArena.it


lunedì 31 marzo 2014
Elkjaer: «Vero, il legame con Verona è speciale»
L'attaccante dello scudetto del 1985: «In questa città ho vissuto gli anni migliori della mia vita, qui è nato mio figlio, sarò sempre legato a questa gente»
VERONA - Preben Larsen Elkjaer: i suoi gol trascinarono il Verona '85 ad uno storico scudetto. E lui non ha mai dimenticato questi colori: «Ogni volta che vengo a Verona tutta la gente è troppo gentile con me. Ho un rapporto con questi tifosi che non è cambiato da quando ho giocato in questa piazza. Il Verona dello scudetto? Il segreto era l'amicizia con i calciatori e con i tifosi. I tempi e i calciatori cambiano, i tifosi invece sono sempre gli stessi. Giocatori pazzi in questo Verona? Nessuno al mio livello, assolutamente. Il film su di me? Verona non poteva mancare, in questa città ho vissuto gli anni migliori della mia vita, qui è nato mio figlio, sarò sempre legato a questa città. Quest'anno questa squadra ha fatto un grande campionato, per poi fermarsi un attimo, io l'ho sempre seguita».

FONTE: TuttoSport.com

VERONA 3-0 GENOA: ...Preben porta fortuna all'HELLAS!

Elkjaer esulta: "Che grande Verona" / VIDEO
Postata il 30/03/2014 alle ore 21:30
VERONA - Segui su Hellas Verona Channel l'intervista a Preben Larsen Elkjaer. Ecco le dichiarazioni dell'ex attaccante gialloblù, rilasciate in occasione del suo ritorno al Bentegodi per la sfida Hellas Verona-Genoa (3-0): "Oggi è stato bellissimo, ogni volta che vengo a Verona tutta la gente è troppo gentile con me. Ho un rapporto con questi tifosi che non è cambiato da quando ho giocato in questa piazza. Scendere in campo 10 minuti? Ero pronto al massimo a stare fermo per 10 minuti, quello sì (ride ndr). Il Verona dello scudetto? Il segreto era l'amicizia con i calciatori e con i tifosi. I tempi e i calciatori cambiano, i tifosi invece sono sempre gli stessi. Giocatori pazzi in questo Verona? Nessuno al mio livello, assolutamente. Questa squadra comunque ha fatto un grande campionato, per poi fermarsi un attimo. L'ho sempre seguita. Il film su di me? Verona non poteva mancare, in questa città ho vissuto gli anni migliori della mia vita, qui è nato mio figlio, sarò sempre legato a questa città".
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


ALTRE NOTIZIE
Elkjaer, grande ex del Verona: "Speriamo in un finale di stagione positivo"
30.03.2014 14.40 di Alessandra Stefanelli
Ai microfoni di Mediaset Premium è intervenuto il grande ex dell'Hellas Verona Preben Elkjaer Larsen prima della sfida contro il Genoa: "Anche la nostra squadra era arrivata da dietro e questo Verona fino a poche partite fa aveva fatto davvero bene. Spero si possa concludere l'anno in maniera positiva. La crisi? Ci sono dei momenti difficili durante l'anno, speriamo non si arrivi a cinque sconfitte di fila. Toni? Non gli posso dire nulla, è un giocatore molto importante".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


17.05.2013
Elkjaer: «Ricordate Bergamo? Bastava un punto»
IL PERSONAGGIO. L'ex attaccante dello scudetto sarà in tribuna al Bentegodi: «Le partite bisogna giocarle, nel calcio non si sa mai come va a finire. Ma l'Hellas ormai è vicino al traguardo. Bisogna andare in A per restarci»
Ci sarà anche il più grande di tutti. Preben Elkjaer vive la vigilia come se fosse ancora lì sul campo, anche se il pallone da un pezzo non fa più parte della sua vita. «Neanche una partitella con gli amici, ho chiuso. Non ho più energie, gli anni di Verona mi hanno consumato».
La battuta è sempre pronta, come nei giorni migliori. Di nuovo a Verona, perché un momento come questo proprio non poteva perderselo. Leggenda allo stato puro, roba da far arrossire i giocatori di oggi. Come accadde a Matti Nielsen, quando gli venne detto che Elkjaer gli aveva appena mandato il suo personalissimo in bocca al lupo. Straordinario Preben, oggi come nelle cavalcate dello scudetto.

Elkjaer, ci siamo ormai...
«Ci siamo quasi, direi io. Non è ancora fatta, ci sarà da soffrire. Non si sa mai nel calcio».

Un pareggio basterebbe a tutte e due...
«Anche a noi a Bergamo bastava un pareggio per vincere lo scudetto, invece siamo andati sotto uno a zero. Le partite prima vanno giocate. Quando l'Atalanta andò in vantaggio ci venne tanta paura, credo che sia normale. Poi tutto si è sistemato, eravamo una squadra esperta e sapevamo quel che volevamo. Nonostante tutto, appena subito il gol, tutti noi cominciammo a farci cattivi pensieri. Per questo voglio andarci piano prima di parlare di Serie A già in tasca. Dobbiamo giocarcela».

Dalla Danimarca qualche partita è riuscito a vederla?
«Macché, la Serie B italiana in Danimarca non la vedi. Ho seguito però molte partite in streaming, su RadioVerona. Tutte le volte che ero a casa mi mettevo ad ascoltare Roberto Puliero. E a soffrire come tutti i tifosi di Verona».

Come ha vissuto queste ultime stagioni?
«Sono state un dramma vero, per me ma credo anche per tutta Verona. In Serie B, ma anche in Serie C. Incredibile».

Ha mai temuto quest'anno che potesse finire diversamente?
«Mamma mia, sì che ho temuto. Un mese fa sembrava quasi impossibile pensare che il Verona potesse arrivare all'ultima giornata in una posizione di classifica così favorevole. Non è stato un bel periodo, per l'Hellas ma anche per come la vivevo io da tifoso. Ultimamente però la squadra ha vinto sempre, proprio al momento giusto».

Come se l'immagina il Bentegodi?
«Lo so già, sarà tutto pieno. La gente vuole festeggiare, ma mancano novanta minuti alla fine ed io voglio proprio vedere che succederà. Dal primo all'ultimo secondo. Troppo pericoloso festeggiare prima che l'arbitro abbia fischiato la fine, date retta a me».

Che giocatore del Verona dello scudetto darebbe sabato all'Hellas?
«Nessuno, questo è il loro momento. È il loro momento. Noi abbiamo già dato, adesso tocca a questi ragazzi».

Consigli particolari?
«Non hanno bisogno dei miei consigli, vorrei solo usassero tanta cautela. Ripeto, tutto può accadere. Basta un'azione. Che ne so, immaginate un cartellino rosso ad un giocatore del Verona. E poi come la mettiamo? Ci vuole un attimo per cambiare le cose».

Parla come se non se ne fosse mai andato...
«Mi emoziono sempre quando di mezzo c'è l'Hellas. Qualcosa di quegli anni non poteva non restarmi dentro. Verona fa parte della mia vita».

Che A bisogna aspettarsi?
«Difficile, diversa rispetto a quella di tanti anni fa. Il calcio è cambiato. Di certo il Verona in Serie A deve andarci per rimanerci. Quello è l'importante».

Come festeggerà la promozione?
«Intanto andrò allo stadio. Ero d'accordo col mio amico Thomas già da un anno. Ci eravamo promessi che se il Verona fosse arrivato all'ultima giornata vicino all'obiettivo saremmo venuti a vederci la partita decisiva. Abbiamo mantenuto la promessa, anche se non è stato difficile rispettarla...».

Andrà anche in Bra dopo?
«Vediamo che succede dopo la partita, dipende anche dal tempo. Sono venuto in Italia per prendere pioggia e freddo. E in Danimarca c'è il sole...».

E lunedì la festa in Arena per i 110 anni dell'Hellas...
«Sarà bello rivedere tutti, anche se noi non ci siamo mai persi. Sempre uniti, adesso come allora».
Alessandro De Pietro

FONTE: LArena.it


Preben Elkjaer Larsen, l’ariete dei sogni!
Posted By Lucio On Novembre 19th, 2012 11:02 AM.
Campione d’Italia col Verona nel 1985, il danese era un mix di potenza e furore agonistico! Soprannominato “La Bestia”, sfiorò il Pallone d’Oro!
Nei memorabili anni ottanta, un’epoca in cui il calcio italiano era ancora condito da giocatori che erano anche e soprattutto uomini, accadevano eventi talvolta quasi paradossali e singolari. Come il Verona campione d’Italia nel 1984/85, una sorta di slogan moderno di Davide contro Golia! Un’impresa ciclopica, pensando che giusto pochi anni prima gli scaligeri sguazzavano ancora in serie B e di certo non avevano fatto una campagna acquisti faraonica. E allora ci sai chiede ancora oggi come è stato possibile? Le risposte in effetti sono tante, ma forse la più banale è anche la più illuminante: eravamo nei mitici anni ottanta, l’epoca dei sogni… E uno dei condottieri più determinanti di quel Verona fu Elkjaer, un ragazzone danese massiccio e potente come un carro armato vivente!

Preben Elkjaer Larsen nacque a Copenaghen l’undici settembre del 1957: suo padre si chiamava Larsen, un cognome molto diffuso nel paese scandinavo, più o meno come succede per Rossi o Ferrari in Italia. Per questo motivo Preben volle legare tutta la sua carriera al cognome della madre, Elkjaer appunto. Un cognome che poteva identificarlo in modo più chiaro. Il giovane colosso cominciò la propria attività agonistica nella squadra danese del Vanlose, compagine con la quale debuttò a vent’anni nella prima divisione del suo paese.

Elkjaer Larsen era un centravanti possente ma al tempo stesso veloce e freddo in area di rigore, un mix produttivo e non facile da trovare in circolazione. Il club tedesco delColonia comprese le sue qualità e decise di ingaggiarlo: Preben, tuttavia, era ancora piuttosto acerbo per la Bundesliga tanto che in una stagione e mezzo col Colonia riuscì a raggranellare appena nove presenze (sufficienti, comunque per vincere il campionato). Nel febbraio del 1978 continuò il suo itinerario in giro per l’Europa e approdò in Belgio, alLokeren. Fu questo il club in cui esplose definitivamente, affermandosi come attaccante di razza. Giocò nel campionato belga per sei anni, segnando gol a raffica e facendo impazzire difensori e portieri: in più, la gioia delle prime convocazioni con la maglia della nazionale danese. E con la Danimarca si regalò tante meritate soddisfazioni, oltre ad una grande visibilità che gli spalancò le porte della nostra ambita serie A.

FONTE: TuttoCalciatori.net


18/11/12 - INCONTRI RAVVICINATI: PREBEN LARSEN ELKJAER
“CENERENTOLO” ELKJAER
Preben Larsen Elkjaer ha legato la sua immagine in Europa grazie allo scudetto vinto con l'Hellas Verona nella stagione 1984-85. Alto 183 cm, fisicamente dotato, tecnicamente attrezzato, in possesso di una progressione fulminante, ha trascorso gli anni migliori della sua carriera sia nella Nazionale del suo Paese, la Danimarca – semifinalista agli Europei del 1984 – sia in Italia, in riva all'Adige, quando arrivò maturo, a 27 anni (è nato a Copenaghen l'11 settembre 1957). Si forma nel Vanlose, a 19 anni si trasferisce in Germania, al Colonia. Poi, 7 stagioni al Lokeren, in Belgio, giocando 190 partite e segnando, in campionato, 98 reti.

Storico, originale, un “caterpillar delle aree”, clamoroso il suo gol realizzato nell'anno dello scudetto al “Bentegodi”, contro la Juventus, partendo da metà campo, palla al piede, ed arrivando, al termine di un'esaltante galoppata, nell'area bianco-nera senza uno scarpino, facendo secco Dino Zoff con la conclusione sferrata con il calzettone. Una favola, insomma, che sarebbe piaciuta ad Andersen. Un “cavallo pazzo” dalla libera cavalcata. Oggi è un apprezzato commentatore sportivo della televisione danese. Riportiamo le sue risposte, tenendo fede al suo italiano storpiato ma simpatico, originale, accompagnato da lunghe risate.

Preben, quand'è che ti è venuta la pelle d'oca?
“Mi sono venuto l'ultima giornata dell'84-'85 allo stadio “Bentegodi”, quando abbiamo già vinto scudetto la settimana prima, però, entrare nello stadio, vedere quella grande festa lì è stato incredibile, indimenticabile”.

Qual'è il gol più bello: quello segnato col calzettone, scalzo, contro la Juve a Verona?
“Mah, non lo so il più bello. Il più importante è stato quello a Bergamo, che ha decretato lo scudetto”.

Stilisticamente il più apprezzabile?
“Mah, ho fatto tantissimi gol, non so quale è il migliore” e giù una risata.

In Nazionale?
“In Nazionale? Mah, il più bello forse è stato nell'84, campionato Europeo, contro il Belgio. Il gol del 3 a 2 è stato forse il più bello”.

Hai un rammarico, un rimpianto particolare?
“Sì, di aver perso contro Juventus in Coppa Campioni”.

In semifinale, edizione 1985-86...
“In Juventus-Verona”.

Quando al Verona non è stato fischiato un rigore?
“Sì, sì, sì, sì, sicuro. Quello fa ancora male!”

Te lo ricordi l'episodio?
“Hanno preso con la mano il pallone in area. Ma, non hanno fischiato il rigore. No, non ero stato io a calciare quella palla”.

Hai pianto di rabbia quella volta?
“Di rabbia? Sì, io sto ancora male quando penso a quella partita contro Juventus, perché credo che abbiamo meritato di più. Abbiamo sicuramente meritato un altro arbitro”.

Se tu avessi battuto la Juve, quella volta, avresti potuto vincere la Coppa dei Campioni?
“Mah, no, non si sa, però. Solo che è stato un episodio che non ho mai dimenticato”.

Qual è stato il compagno più forte che hai avuto in squadra non solo dell'Hellas Verona, ma anche in Danimarca?
“Mah, non posso rispondere a questa domanda perché ho giocato con tanti bravissimi giocatori”.

Allora, l'avversario più forte che hai incontrato, che ti ha fatto morire in campo, nella marcatura?
“Sì. In Italia Vierchowod, Sampdoria. Io mi ricordo sempre Vierchowod perché lui era velocissimo, eh. Era molto difficile giocare contro di lui”.

I più forti che hai sfidato in Italia, in Danimarca e nel Campionato Europeo?
“Mah, ce ne sono tantissimi: c'è Maradona, Platini, Zico, ma, c'è tantissimi, bravissimi calciatori. Io ho giocato contro Beckenbauer, in Germania, contro Muller, mamma mia, tantissimi bravi giocatori. Già, in Italia tutti i più bravi c'era in Italia. Ho avuto la fortuna di giocare contro tutti i migliori, eh”.

A chi daresti il “pallone d'oro”, magari a chi non è stato assegnato? A Briegel, a Maldini, a chi?
“Nell'85 avrei assegnato a me stesso” ed alé altra lunga risata.

Sei felice, o lo sei stato felice?
“Si', sì, sì, sono felice. Sì”.

In cosa consiste per te essere felice, perché sei felice?
“Perché sono di buona salute – e questo è il più importante -, perché ho una famiglia, che sono contento della famiglia, sta bene, ho tanti amici. L'unica cosa che mi rompe è il tempo in Danimarca. Che è sempre brutto. Ah, ah, ah!”.

E c'è anche vento, o no?
“Sì, anche vento, brutto tempo sì. Buio, adesso c'è buio!”

In Italia, quale giocatore ti piace, in Europa, nel mondo? Tu sei anche un opinionista televisivo.
“Eh ho capito, ma”.

Non c'è un danese, un astro emergente delle tue parti?
“Non c'è un danese, no, non c'è assolutamente un danese in questo momento. Ma, sai, è impossibile rispondere perché ci sono tantissimi bravi giocatori. Non puoi dire uno solo. Ho già detto quelli più bravi”.

Ma, quelli del passato hai ricordato prima...Adesso chi è il più forte per te?
“No, no, ma di adesso c'è Messi, c'è Ronaldo, sono bravissimi, eh. C'è Ibrahimovic che sta diventando ancora più grande, eh”.

Non ci aiuti a scoprirne qualcuno?
“Io sto aspettando che Neymar arriva in Europa perché ho visto due tre volte in Nazionale brasiliana ed è bravissimo, eh. Voglio vedere se lui viene in Europa se lui è così bravo, capisci?”

codebase=Se si mantiene così anche in un campionato più duro come quello in Europa, vuoi dire?
“Sì, è un po' più difficile, però, Neymar è uno fantastico, e poi a Chelsea c'è due, tre giocatori bravissimi, eh, dove non abbiamo visto ancora il migliore perché sono giovani, eh”.

Chi sono?
“Hazard, per esempio, lui viene dal Belgio, gioca a Chelsea, attaccante, però, è ancora giovane, però è fortissimo, eh”.

E l'altro?
“Ah, quel brasiliano lì è anche fortissimo: Oscar, molto forte”.

Quand'è che saremo liberi? Tu sei un uomo libero? Si può esserlo naturalmente o bisogna sempre combattere per esserlo nel lavoro, nella famiglia, nella vita?
“No, io sono libero, di fare quello che vuoi”.

La libertà possiamo ottenerla nella terra o dipendiamo sempre da qualcosa, da qualcuno?
“Sì, quello sì, la libertà al cento per cento non esiste anche perché lo Stato decide tante cose, sulla nostra vita, eh. Però, nella vita privata penso che lì si può avere la libertà, ci vuole la libertà. Io almeno mi sento libero”.

La giustizia, secondo te, esiste, o è illusione, cioè la raggiungeremo quando non ci saremo più, nell'aldilà?
“Mah, dimmi un'altra volta la questione, la domanda”.

La giustizia esiste sulla terra?
“La giustizia sulla terra se esiste? Hum. Eh, difficile domanda questa, eh. Esiste e non esiste”.

Ci sono i giudici che qualche volta sono di parte; come alcuni arbitri, o no?
“Ah, quello non lo so: io vivo in Danimarca e in Danimarca si crede nella giustizia”.

In Italia un po' meno.
“Mah, io non lo so, io non posso dirti”.

Che cosa rimpiangi di più dell'Italia, il bel tempo, il clima, le persone?
“La gente, la gente, mi manca la gente, la gente, la maniera di essere, la maniera che sono gli italiani. Gli italiani sono diversi dai danesi, sono più leggeri, sono più briosi, vive la vita in un'altra maniera. Vivono più dei danesi. Gli italiani sanno vivere meglio dei danesi; i danesi lavorano tanto, stanno tanto in casa, si chiudono un po', mentre gli italiani vivono più fuori, vivono più leggero in un certo senso. Si godono la vita di più, per conto mio”.

Hanno detto che i ragazzi del Nord Europa, gli scandinavi sono più ricchi economicamente, ma, sono più infelici, non sanno divertirsi. Cosa dici?
“No, no, sanno vivere, sanno divertirsi, ma sono un Paese dove tutto va, capisci: il treno va sempre al minuto giusto, il traghetto va sempre in orario, tutto è organizzato molto bene, in Italia è un po' diverso: c'è più spazio per sorprese, capisci?”

Ci sono più imprevisti?
“Sì, imprevisti, perfetto, c'è sorprese, qui è tutto grigio, è buono, è tutto buono, funziona tutto, però, è un po' grigio, eh”.

E' un cielo monotono, senza colori.
“Sì, sì, manca quella sorpresa che si può trovare in Italia”.

Anche un Paese, l'Italia, ricca di fantasia creativa, ecco perché i più grandi artisti sono venuti in Italia nel Rinascimento.
“Tutti vanno in Italia perché Italia è il più bel Paese del mondo”.

Abbiamo i nostri grandi difetti, ma, il clima ti invoglia a fare, a vivere, a creare, o no?
“Sì, la luce, avete tutto, avete tutto. Avete montagne, mare, lago, macchine, belle città, grande arte. Cosa vuoi di più?”

Vino ottimo.
“Grande vino! Grande vino!”

Tu credi in Dio, Preben, esiste l'Aldilà? Quando ce ne andremo via da qui, tutto finisce?
“No, io non ho ancora deciso” e altra risata del campione danese.

Ma, tu vivrai, camperai fino a duecento anni. Per i tifosi dell'Hellas Verona. Che ti ricordano ancora, che ti inneggiano ancora in Curva.
“Speriamo di sì, speriamo di sì, eh. Io penso che c'è qualcosa, io spero che c'è qualcosa, che non finisce così in fretta. Io vado in chiesa, io sono sposato con una belga, che è cattolica, e andiamo in chiesa e mi sento bene in una chiesa, sto bene nella chiesa, capisci? C'è una tranquillità, c'è un silenzio, c'è una pace, sì, sì, c'è la pace e abbiamo bisogno di credere in qualcosa”.

Eri superstizioso da calciatore?
“No, no, no. Credo nell'abilità, credo nell'allenamento e nel talento. Non credo che c'è altre cose che ti aiuta: devi fare tutto tu stesso”.

Dai un aggettivo per mister Osvaldo Bagnoli.
“Mah, per me, è stato un buon uomo, è una persona onesto, è un uomo vero, un uomo di parola. Uno che lavora veramente duro, che vive in una maniera sobria, molto seria. Ho giocato a calcio con lui tre-quattro anni fa, pensa te: lui giocava ancora a calcio tre-quattro anni fa, mamma mia!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 17 novembre 2012

FONTE: Pianeta-Calcio.it


VIDEO - Larsen Preben Elkjaer: "Forza Hellas"
Postata il 19/10/2012 alle ore 17:36
L'ex attaccante, rimasto nel cuore dei tifosi gialloblù, ha inviato un messaggio in esclusiva a hellasverona.it: "Devi vincere e tornare in Serie A, così festeggeremo insieme"
VERONA - Un tifoso "speciale". Un tifoso che si porta l'Hellas Verona nel cuore. Alla vigilia della sfida con il Livorno, Larsen Preben Elkjaer ha voluto sostenere i gialloblù nel loro lungo cammino stagionale. In esclusiva per hellasverona.it, grazie alla collaborazione del giornalista di Sky Sport 24 e corrispondente dalla Germania Federico Lo Giudice, ecco il videomessaggio che ci ha inviato dalla Danimarca, dove abita attualmente: "Voglio salutare tutti i tifosi del Verona e speriamo che la nostra squadra torni presto in Serie A. Così possiamo fare insieme una grande festa". Un bellissimo messaggio, soprattutto perché ti guarda la Storia. La Storia Gialloblù.

Per vedere il video integrale clicca QUI
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it

calcioanni80
filmati e protagonisti del calcio anni 80
Preben Larsen Elkjaer
settembre 29, 2012
A verona non lo dimenticheranno mai, artefice dello scudetto 1985 e per quattro stagioni punta di diamante della squadra gialloblù.
Dopo un marea di gol segnati con la maglia del Lokeren (98 gol in 190 partite), il Verona lo prelevò per 2,5 miliardi. In Italia segnò 48 reti ma resterà nella storia, il gol siglato alla Juventus senza scarpa. Per 11 anni ha vestito la maglia della nazionale danese, siglando 38 gol in 69 incontri.

FONTE: CalcioAnni80.WordPress.com


Elkjaer al Palio del Chiaretto diventa sindaco per un giorno
Il culmine della festa è arrivato con l'incoronazione di Elkjaer. Il sindaco di Bardolino Ivan De Beni che ha passato la sua fascia tricolore all'ex bomber del Verona
di La Redazione - 4 giugno 2012
Preben Larsen Ekjaer, protagonista dello scudetto del Verona nel campionato 1984-1985, l'architetto Andrea Allegri, progettista della nuova scuola di Calmasino, la prima "scuola verde" in Italia, e l'avvocato Sara Gini, presidente della sezione scaligera del Telefono Rosa, sono stati nominati nel tardo pomeriggio di domenica tre giugno, nella splendida cornice di Parco Villa Carrara, ambasciatori del Vino Chiaretto Bardolino. Alla cerimonia oltre al sindaco Ivan De Beni erano presenti i primi cittadini di Bussolengo, Cavaion e Valeggio, il vicepresidente della Provincia di Verona Fabio Venturi e il deputato Giampaolo Fogliardi. Prima della simpatica e frizzante cerimonia il sindaco di Bardolino ha chiesto un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del sisma in Emilia.

Il culmine della festa è arrivato con l'incoronazione di Elkjaer. E' stato anche per un giorno nominato, sul campo, sindaco di Bardolino con il primo cittadino Ivan De Beni che ha passato la sua fascia tricolore all'ex bomber del Verona.

Subito dopo sono state premiate le cantine vincitrici del secondo concorso enologico "Palio del Chiaretto" del vino Bardolino Chiaretto Doc, promosso dal Comune e riconosciuto dalla Comunità Europea e autorizzato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. Nelle settimane scorse è avvenuta, sotto gli sguardi attenti del comandante della locale polizia municipale, la raccolta dei campioni di vino dalla singole aziende, la degustazione da parte di una giuria d'esperti e la votazione dei migliori vino Chiaretto. Una lunga operazione certificata dal responsabile tecnico dell'apposita commissione: l'enologo Giulio Liut.

Elkjaer ospite d'onore al Palio del Chiaretto
Elkjaer ospite d'onore al Palio del Chiaretto di Bardolino
Domenica 3 giugno a villa Carrara Bottagisio ci sarà l'investitura degli ambasciatori del vino Chiaretto Bardolino con l'incoronazione di Preben Larsen Elkjaer

di La Redazione - 26 maggio 2012
Fine settimana, dal primo al tre giugno, dedicato al "Palio del Chiaretto". Tre giorni di festa all'insegna del vino in rosa in continua ascesa in termine di quote di mercato con vendite pressoché raddoppiate nell'ultimo triennio: da 6 a 11milioni di bottiglie.

Quindici gli stand presenti fronte lago: tutti espressione delle cantine del territorio. Tra questi anche il chiosco gastronomico dell'Associazione Amo Baldo Garda pronto a sfornare lasagne con verdure e trota affumicata, crostini ai due sapori del lago (lavarello e luccio in salsa, trota alla mantovana), monte veronese e sanvigilini, e lo stand dell'associazione "De Gustibus" con la degustazione del Chiarè e la vendita del bicchiere della festa.
Tra gli appuntamenti in calendario da segnalare, sabato sera e domenica mattina il "Palio dei Dragon Boat": imbarcazioni lunghe 12,66 metri e larghe 1,06 con la testa e la coda a forma di dragone, che si confronteranno nella distanza dei 200 e 1000 metri.

Per i bambini è in programma sabato (ore 14) il torneo di minigolf mentre venerdì sarà il gruppo musicale "Dino e i romantici" ad allietare la serata (ore 20,30 a Villa Carrara Botta-gisio). Sabato gli sbandieratori del gruppo storico Fornovo di Taro animeranno le vie del centro storico (ore 11; 15; 17,30) mentre dalle 18,30 alle 20 sarà la musica di radio StudioPiù ad inondare il paese. Domenica (ore 17,30) a villa Carrara Bottagisio l'investitura degli ambasciatori del vino Chiaretto Bardolino con l'incoronazione di Preben Larsen Elkjaer, il "sindaco" di Verona e protagonista dello scudetto dell'Hellas nel campionato 1984-'85. Domenica sera la chiusura della festa con lo spettacolo pirotecnico sull'acqua (ore 23).

Non mancherà, tutte le sere, l'intrattenimento musicale al Parco di Villa Carrara Bottagisio, ingresso libero, mentre a Riva Cornicello sarà occupata dell'esposizione, vendita e dimostrazione di artisti e artigiani.
Da segnalare il concorso fotografico "Scatta il Palio" aperto a tutti. Per partecipare basta inviare la foto alla Fondazione Bardolino Top (info@bardolinotop.it) entro il 30 giugno 2012. Il vincitore sarà premiato con sessanta bottiglie di vino Chiaretto Bardolino.

Nei giorni del "Palio del Chiaretto" sarà attivo, a pagamento, sul territorio comunale il bus navetta che collega le frazioni di Calmasino, Cisano e l'entroterra collinare al capoluogo. Un modo semplice ed intelligente per lasciare a casa l'auto sfruttando il ventaglio d'orario del bus: venerdì dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 19; sabato e domenica dalle 11 a mezzanotte.

FONTE: VeronaSera.it


14 Marzo 2012
14 ottobre 1984: Segnare alla Juventus senza una scarpa
La stagione che si concluse con lo storico scudetto dell’Hellas Verona era ancora agli inizi, ma questa fu di sicuro una delle tappe fondamentali. È la 5° giornata, il calendario della serie A prevede che al Bentegodi arrivi la Juventus e ovviamente lo stadio si riempie. L’attesissimo Platini parte dalla panchina, un po’ acciaccato causa impegni con la Nazionale, e in campo scendono Bonini, Rossi e Boniek. I padroni di casa dominano, i bianconeri arrancano e si difendono come possono. Trapattoni si affida a Le Roi facendolo entrare a inizio secondo tempo, ma al 62′ il Verona passa in vantaggio con l’ex Nanu Galderisi. Grande gioia sugli spalti, anche se imparagonabile a quella del raddoppio: all’82′ il danese Elkjær raccoglie poco più in là del centrocampo un rinvio dal fondo e si invola verso la porta juventina. Pochi si accorgono che durante il suo inesorabile incedere perde lo scarpino destro a causa di un intervento di Pioli, bruciato sullo scatto. Con lo stesso piede scalzo trafigge freddamente Tacconi, per poi esultare mostrando agli increduli compagni il calzettone blu (si vede anche nella foto in cima). E pensare che Elkjær a caldo negli spogliatoi lo definì “un gol normale”.
daniele, in onore di germano mosconi

FONTE: CalcioRomantico.WordPress.com/


Dicembre 2011
PREBEN ELKJAER, IL SINDACO
Campionato Italiano, stagione 1984-1985.
Mentre l'Italia guarda incuriosita l'arrivo a Napoli di un campione proveniente da Barcellona, tal Diego Armando Maradona, nell'industrioso Veneto degli spritz arriva dalla squadra belga del Lokeren un centravanti straripante: Preben Elkjaer Larsen. Straripante sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista umano. Accanito fumatore e bevitore più che saltuario, ci mette un attimo a diventare l'idolo dei "butei" gialloblù. Preben è uno che non si risparmia, che dà tutto, che lotta come se ogni pallone che gli ronza intorno fosse l'ultimo.


"Elkjaer Sindaco!" è il grido che dopo poche partite comincia a riecheggiare all'interno del Bentegodi, perchè Preben è un delantero che sembra costruito per far godere le curve di tutto il mondo.
Alla guida di quella squadra che verrà ricordata come il Verona dei Miracoli, c'è un altro personaggio particolare: el Siòr Osvaldo Bagnoli from Bovisa. Un uomo tutto d'un pezzo che parla poco, urla ancora meno, ma che ha la stima del gruppo e l'autorevolezza necessaria per mantenere tutti coi piedi per terra. Nella rosa del Verona ci sono altri personaggi che, a modo loro, sono entrati nella storia del calcio nostrano e non: Garellik e le sue parate "a cazzo di cane", Nanu Galderisi il centravanti più basso che l'Europa ricordi, il terzino Briegel che, gettandosi continuamente all'attacco e segnando 9 goals nove,ha aperto la strada alla definizione di fluidificante difensivo oggi tanto cara ai soloni di questo sport, poi Pierino Fanna, Antonio Di Gennaro (che, a mio avviso, si è guadagnato un posto da opinionista a Sky solo grazie a quello scudetto) e i senatori della difesa Tricella e Ferroni.
Ma torniamo a Preben. 183 cm di potenza, istinto e (parole che se pronunciate in quegli anni avrebbero provocato un pelino di polemiche) lotta continua che portano in dote al Verona anche una Bundesliga e una Coppa di Germania vinte con il Colonia nel 1978.
Elkjaer non ingrana immediatamente segnando un solo gol nelle prime quattro partite, tra l'altro in trasferta sul campo dell'Ascoli di un certo Sor Carletto Mazzone.

Poi arriva il 14 ottobre 1984 e al "Bentegodi" si presenta la Juventus. La Vecchia Signora di Scirea, Tardelli, Zibì Boniek e Pablito Rossi.
In quel tempo le vittorie valevano due punti e il Verona di punti, dopo 4 partite, ne aveva sette. Vittorie in casa con Napoli (il Napoli di Maradona) e Udinese, vittoria esterna contro l'Ascoli e pareggio a San Siro contro l'Inter di Rumenigge.
Ma torniamo al 14 ottobre: Verona-Juventus.
Primo tempo soporifero con un leggero predominio dei padroni di casa, poi nel secondo tempo succede l'impensabile. When the magic happens direbbero oltreoceano, ma io preferisco la teoria del "tuo" momento. La teoria del "tuo" momento prevede che quando una cosa deve riuscirti, ti riesce anche se tutto quello che c'è intorno a te vuole e desidera e si muove per far avvenire l'opposto.
La Juve del Trap viene castigata da Nanu Galderisi. Tutto normale si potrebbe pensare. Ma Nanu Galderisi segna di testa su cross di Pierino Fanna, un gol confezionato da due ex dal dente avvelenato. Galderisi, 168 cm, che segna di testa: quello è l'anno del Verona.
Ma il bello deve ancora arrivare. Venti minuti dopo, su un calcio di rinvio battuto da Tricella (e non dal portiere come accade quasi sempre), il pallone giunge a Preben poco oltre la linea di metà campo. Preben parte a testa bassa, punta Stefano Pioli che prova a stenderlo con l'unico risultato di far perdere al "Sindaco" la scarpa destra. Elkjaer sembra non accorgersene e continua la sua progressione vichinga verso l'area juventina, salta facile Favero e uccella Tacconi sul palo più lontano. 2-0.
La storia d'amore tra Verona e il vichingo dalla Marlboro facile comincia lì e non finisce più.
A fine anno il Verona sarà Tricolore e un nuovo sindaco verrà inserito nella cronistoria della città di Giulietta e Romeo.

FONTE: 11IllustriSconosciuti.BlogSpot.it


19 Ottobre 2011
Forgotten Footballer – Preben Elkjaer Larsen
Preben Elkjaer proved three things in his career: You don’t have to be short to be a sensational dribbler. You don’t have to be serious to be successful. And you don’t need shoes to score goals.
With his crazy dribbles, tank-like physique and clownish actions Preben Elkjaer was perhaps Europe’s most eye-catching player in the mid 80’s. He led both club and country to unprecedented success and finished twice on the podium of the Ballon d’Or. But how many football fans today are still familiar with Elkjaer?

Far too few. One place where they’ll never forget him though is the Italian city of Verona. It was there that Elkjaer achieved the greatest upset of not just his career, but the entire history of Italian football. In the 1984-85 season not the great Juventus, or AC Milan, or Inter, or Maradona´s Napoli, or even AS Roma managed to win the Scudetto. Instead, it was Elkjaer’s Hellas Verona. The Danish dribbler stole the show by scoring the iconic goal of that campaign against Platini´s Juventus. As he launched another solo, he lost his right boot, kept going, glided past another defender, and scored with his sock. The footage of this famous goal is included in the special video 4Dfoot created for this edition of Forgotten Footballer:


Elkjaer’s exploits changed Italian football. In the past, a single man had been responsible for appointing referees. An easy target for Italian-style influencing by rich presidents of big clubs. For the 1984/85 season, the Italian FA had replaced this practise with a system of random referee appointments. Coincidence or not – it was that year that Verona won the Serie A. Shocked by the result, the Italian FA quickly reinstated their referee-appointer, to the satisfaction of a few wealthy presidents. Since then, no minor side has ever won the Serie A again. It makes Elkjaer’s achievement with Verona all the more extraordinary.

Another place where Elkjaer is still remembered fondly is Denmark. Before he arrived on the scene, the Danes had never even qualified for a major tournament. With Elkjaer leading the line of a great generation, Denmark surprised the world with spectacular performances in both the 1984 Euro and 1986 World Cup. The Danes appeared to actually enjoy playing football, and Elkjaer symbolized their care-free attitude more than anyone. Where others were seen labouring hard to maintain a disciplined work-rate, Elkjaer appeared to laugh his way to success. The crowds loved him for it. His coaches didn’t. On one occassion, years earlier, the German disciplinarian Hennes Weisweiller informed Elkjær that he knew the player had visited a nightclub in the company of a bottle of whiskey and a lady. Elkjaer responded that it was all a lie. It had been a bottle of vodka. And two ladies.

This same boldness that he showed off the field enabled him to take on defender after defender on the field. In Mexico 1986, he scored a hat trick in Denmark’s 6-1 demolition of Uruguay and was voted third best player of the tournament. Denmark went home after the first KO game, but Elkjaer had left his impression on the world.

An impression that, sadly, hasn’t lasted as long as it should have.

FONTE: 4DFoot.com


I miti del calcio: Preben Elkjær Larsen (cavallo pazzo)
martedì 28 dicembre 2010
Questo profilo dei grandi personaggi che han scritto pagine poetiche nel mondo del pallone, oggi parlerà di un gigante buono, un guerriro vichingo, di Preben Elkjaer Larsen o più semplicemente Elkjaer, detto “cavallo pazzo” per via del suo stile di vita, ma sopratutto per il suo coraggio sui campi di calcio, venne soprannominato anche sindaco nei suoi trascorsi italiani.

Preben nasce a Copenaghen nel settembre del ’57 e comincia la sua carriera calcistica in un piccolo club danese disputando 15 incontri nel 76, passa giovanissimo al Colonia in Germania dove si fermerà 2 anni realizzando 1 gol in 9 partite, non molto, così andrà nel non eccelso campionato belga a difendere i colori del Lokeren. Qui si afferma a idolo locale segnando 98 gol in 190 partite in 6 anni. Dopo gli europei del 84 approderà all Hellas Verona dove resterà per 4 anni. Con gli scaligeri conquisterà subito lo scudetto dei “miracoli” nel 1985, entrerà subito nel cuore dei tifosi per la sua simpatia ma sopratutto per la sua grinta e la combattività, un leone, giocatore di notevole potenza fisica dotato di un gran destro, faceva della progressione la sua arma migliore, era bravo anche nel dribbling e nel controllo della palla, attaccante moderno, inarrestabile se partiva in contropiede, realizzò nell Hellas 32 gol in serie a in 91 partite più 4 gol in 4 partite di coppa dei campioni e 5 gol in coppa uefa in 7 incontri, il suo gol più famoso che ne da la dimensione d’animo sarà quello famoso del ottobre 84 contro la Juve dove dopo una lunga galoppata dove perse la scarpa ed infilò Tacconi. Nel 1988 lasciò Verona e l’Italia per tornare in Danimarca a chiudere la carriera due anni più tardi.

Arrivò terzo nel pallone d’oro 84 dietro i francesi Platini-Tigana, nel 1985 secondo dietro a Platini. In nazionale esordirà 19 enne contro la Finlandia segnando 2 gol, il momento di gloria e nel 1984 dove arriva in semifinale con la Danimarca agli europei di Francia, ai mondiali del 1986 in Messico segnerà 4 gol in 4 partite e sarà inserito nella formazione top 11 ideale. Con la Danimarca segnerà 38 gol in 69 partite, è il quinto cannoniere di sempre della storia danese.
Di lui si ricorda la nobiltà d’animo oltre alla forza, alle santuose percussioni offensive, un uomo riconoscente che amò il Verona e i veronesi tanto da dire: “perchè quando hai modo di conoscere e apprezzare chi soffre con te alla domenica e partecipa alle tue gioie e ai tuoi dolori pur non essendo in campo ti ci affezioni, e per questo motivo, per il rispetto nei confronti di chi mi ha amato fino ad invocarmi come sindaco di verona che non ho accettato di vestire altre maglie in Italia. Il loro rispetto merita il mio rispetto. Ci sono momenti in Danimarca che chiudo gli occhi e penso a Verona, mi basta guardare mio figlio Max, lui è veronese e nato nel ’87, per ricordarmi di quella gente”
baxinho romario

FONTE: TifosiBianconeri.com


E LO RESE SPECIALE... - Preben Elkjær Larsen
L'editoriale di oggi lo dedico a Preben Elkjær Larsen, nato a Copenaghen l'11 settembre 1957, detto "Cavallo pazzo" o "Sindaco", giocatore di nazionalità danese che ha militato nel Verona nell'anno del mitico scudetto 84-85 e fino al 1988, capace di trascinare una città intera nella storia del campionato e di un gesto che resterà indelebile, nel mondo dei mercenari strapagati dell'odierno calcio, non vestire altre maglie italiane perchè portava nel cuore solo quella di Verona, e lasciare tutti di stucco con la sua celebre frase «"Perché quando hai modo di conoscere ed apprezzare chi soffre con te alla domenica e partecipa alle tue gioie e ai tuoi dolori pur non essendo in campo, ti ci affezioni. Almeno io sono fatto così. E per questo motivo, per rispetto nei confronti chi mi ha amato e osannato fino ad invocarmi come sindaco di Verona, non ho accettato di vestire altre maglie di società italiane. Il loro rispetto meritava il mio rispetto..."».

Lo rese speciale il gol segnato alla Juventus alla quinta giornata, il 14 ottobre 1984, una lunga sgaloppata senza scarpa prima di fulminare Tacconi sul palo lontano, nel campionato che poi avrebbe vinto. Cresce calcisticamente nel Vanlose poi viene ingaggiato dal Colonia dove gioca le sue prime partite da professionista che gli valgono la chiamata in nazionale danese della quale farà parte fino al 1988, esplode del tutto nel Lokeren (Belgio) dove gioca 190 gare e segna 98 reti, e finalmente approda a Verona dove le sue 130 gare e 48 reti resteranno per sempre nel cuore dei tifosi gialloblù. Chiude la sua carriera al Vejle e attualmente è commentatore per la Uefa Champions League.

Con la Danimarca ha partecipato al mondiale '86, e agli europei dell'84 e '88, arrivando nel primo fino in semifinale.
In un calcio dei miliardi non ci sarebbe posto per un romantico come lui capace al culmine della carriera di rifiutare chiunque in Italia per amore della maglia veronese. E' stato giocatore danese dell'anno 1984 ma non ha vinto coppe europee o scarpe d'oro, anche se per poco non strappa a Platini il pallone d'oro nel 1985, ma sicuramente ha insegnato calcio a tutta una città, e ha insegnato rispetto e onore a chiunque lo abbia incontrato.
Grazie Preben, campione d'altri tempi!!

guarda la sua rete senza scarpino
guarda tutti i gol di Larsen dell'84-85

di Cristian Amadei
Posted 1st June 2010 by Calci Sul Calcio

FONTE: CalcisulCalcio.BlogSpot.it


16.04.2010
Preben Elkjaer, la favola di Cenerentolo
LA PRODEZZA. Rilancio di Tricella, la palla arriva al danese che brucia sullo scatto Pioli e Favero, perde lo scarpino ma non se ne accorge e tira: reteeee!!! È il delirio. «Cavallo pazzo» o «sindaco», chiamatelo come volete. Segnò un gol senza scarpa alla Juventus ed entrò nella storia
Una foto storica: la felicità di Elkjaer, dei compagni e dello stadio

3ª PUNTATA. «Reteeeeeeee!!!!»: la radiocronaca di Roberto Puliero, quella radiocronaca, è oggi nelle suonerie dei cellulari dei tifosi dell'Hellas, quelli che allo stadio c'erano e quelli che magari adesso hanno solo 16 o 17 anni. È il gol simbolo della cavalcata dello scudetto, è il gol dei gol. Lo segna Preben Larsen Elkjaer che quel giorno porta nella storia anche il suo scarpino destro, smarrito per strada prima di folgorare Tacconi, portiere della Juventus, e mandare in delirio il Bentegodi.

PRANDELLI IN PANCHINA. È il 14 ottobre 1984 e a Verona arriva la Signora, la squadra di Scirea e Cabrini, Tardelli e Rossi, Platini e Boniek, la squadra dalla quale erano arrivati Galderisi e Fanna e che tra le riserve aveva un certo Cesare Prandelli che sarebbe diventato allenatore di un Hellas di lusso.
Stadio stracolmo, solita tensione che però via via si scioglie perché l'Hellas dimostra di reggere - eccome! - il confronto con i campioni d'Italia.
Trapattoni lascia in panchina Platini appena rientrato dall'impegno con la Nazionale francese, ma non servirà a nulla inserirlo nella ripresa. Anzi, è proprio nel secondo tempo che il Verona colpisce una prima volta: al 62' Galderisi sfrutta l'uscita a vuoto di Tacconi sul cross di Fanna e insacca. Il Bentegodi ribolle, l'entusiasmo è a mille ma il bello deve ancora venire.

PIOLI UBRIACATO. A nove minuti dalla fine - «Cavallo Pazzo» o «Sindaco», chiamatelo come volete - raccoglie il rilancio della difesa, finta su Pioli, scatta via, allunga, non lo vedono più. Puliero al microfono urla «Elkjaer, Elekjaer, Elkjaer...». Un attimo per riprendere fiato osservando la prodezza del danese e poi quel lunghissimo, infinito «Reteeeeeeeeeeeeee!!!». Pochi si accorgono subito che nella sua corsa il danese ha smarrito la scarpa destra e ha calciato senza, ma è lui - mentre saltella come un grillo - a indicare il calzettone. Galderisi è incredulo, i gialloblù si abbracciano, la Juventus è schiantata.

«NORMALE». «Una rete normale», la definisce Elkjaer negli spogliatoi. Normale? L'Arena il giorno dopo titola: «È da leggenda». E la Gazzetta dello Sport commenta: «Il Verona sale in cattedra è da due lezioni alla Juve: esalta il suo primato con lo spettacolo e castiga il supercatenaccio dei campioni». Lo stesso Bagnoli si fa prendere dall'euforia: «Così si gioca solo in paradiso!», commenta il tecnico. Verona comincia a sognare.

LA RISPOSTA DELLA SAMP. Quel giorno la Doria batte anche la Fiorentina e resta incollata a un punto dall'Hellas, salito a 9. Torino e Inter chiudono sull'1-1 e i granata sono terzi a 7 punti insieme al Milan che batte la Roma. A 6 ci sono la Fiorentina e l'Inter mentre la Juve dopo cinque giornate è ferma a 5.

FONTE: LArena.it


30 Marzo 2008
IL RE DI KØBENHAVN
di Alberto CRISTANI
L' Hellas arranca ma Elkjaer, il «Sindaco» di Verona, crede nella salvezza. Perchè dobbiamo tornare grandi...
Di lui si è scritto tanto, detto di più. Di lui si sono raccontati aneddoti, narrate storie, inventate leggende, scritti libri. Nonostante ciò ogni qual volta si sente pronunciare il suo nome un brivido corre lungo la schiena e quella maledetta dolce malinconia ti riporta alla mente quella «faccia da sberle», quella scarpa perduta, quel Sindaco che a Verona ha lasciato ricordi ed emozioni che nessuno potrà cancellare.

Lui, Verona, non l'ha dimenticata. Non fosse altro perché ogni anno ci ritorna, zona Bardolino, per respirare un po' del nostro caldo sole e ricaricarsi di italiana allegria. «Se io potessi verrei ad abitare in Italia, davvero! A cinquantanni non mi sono ancora abituato ad essere danese! - sbuffa - A København (Copenaghen) c'è sempre freddo, piove tanto e il sole si fa vedere ogni tanto. Quando esce si fa festa...».

Cosa fai adesso in Danimarca? Ancora nel calcio? «No, basta. Dopo l'esperienza come presidente del B93 ho staccato con il calcio gio­cato. Adesso faccio il commentatore televi­sivo per la Champions League e poi vado in giro con gli amici. lo ho già lavorato tanto nella vita. Adesso devo riposarmi. Tanto c'è mia moglie Nicole che mi mantiene...». Ma scusa, allora vieni in Italia no? «Eh, magari. Nicole ha un negozio di abbigliamento, Max (il figlio, veronese di nascita e tifosissimo dell'Hellas n.d.r.) ha iniziato a lavorare. Se non fosse per loro io verrei di corsa a Verona. Non scherzo sai?». E perché dovresti, ti crediamo... «Ah, meno male! Ho passato proprio degli anni bellissimi a Verona. E quando ci ritorno mi sembra di ritornare indietro nel tempo, a qualche anno fa... Quasi venti! Però, sono tanti!».

Eh, già. Il tempo passa ma non i ricordi. Qual è il ricordo più intenso che hai di Verona? Non per forza bello e non per forza legato al calcio... «Macchè ricordi brutti! A Verona ho trascorso anni stupendi. Qui è nato mi figlio, qui ho vinto lo scudetto, giocato in Coppa dei Campioni, in Coppa Uefa. E poi ho conosciuto tanta bella gente, brave persone. il momento più brutto è stato quando sono andato via. E sportivamente quella maledetta partita arbitrata da Wurtz. Uno scandalo!» (La partita in questione è Juventus- Verona di Coppa dei Campioni che si giocò il 6 no­vembre 1985 a porte chiuse al Comunale di Torino. Vinsero i bianconeri 2-0 e l'arbitro Wurtz fu palesemente pro-Juve, negando un rigore all'Hellas e reagalandone uno a Platini e compagni n.d.r.).

Senti ancora qualcuno dei tuoi vec­chi compagni di squadra? «Sì, certo. Ogni settimana quesi sento Volpati Poi ogni tanto gli altri. Quando poi torno a Verona facciamo delle rimpatriate. L'anno scorso ho giocato a golf con Sacchetti per esempio; vittoria facile! In generale siamo rimasti molto uniti». Con chi avevi legato particolarmente? O forse è meglio dire con chi non hai... «Andavo d'accordo con tutti, non ho mai avuto problemi con nessuno. I miei compagni sono tutte persone eccezionali, ma soprattutto io sono simpaticissimo e quindi non si può non andare d'accordo con me!». Che squadra quella! Gran bel gruppo di uomini-amici che si divertivano. E che erano anche forti... «Esatto, eravamo un gruppo di amici. E questo fece la differenza. Infatti dopo lo scudetto facemmo ancora bene arrivando in Uefa e rimanendo sempre tra le grandi in campionato. E poi, in effetti, eravamo anche bravi. E c'era un certo Bagnoli che ci allenava. il miglior allenatore che io abbia avuto!»

Poi guardi ai giorni nostri e ti trovi un Hellas ultimo in classifica che cerca di non precipitare in serie C2. «Ma, guarda... davvero, credimi... Io ci sto malissimo quando vedo e sento cosa sta succedendo al nostro Hellas. Mi sembra impossibile. Non può l'Hellas che ha vinto uno scudetto fare questa fine. Bisogna salvarla e farla ritornare in alto!». La situazione è indecifrabile per noi che viviamo a Verona, immagino per te cosa può sembrare ... «Un casino! Ecco cos'èl Ma è possibile che nessuno si muova e faccia qualcosa di concreto? Possibile che non c'è nessuno a Verona che vuole comprare l'Hellas e farlo ritornare una realtà sana?». Allora organizza una cordata di imprenditori danesi e compratelo voi! «Eh, tu scherzi ma ci potrei pensare! Se si potesse dawero lo farei Ma soprattutto sarei disposto ad aiutare la mia squadra, perché la sento ancora mia...» Ma... «Inanzitutto bisogna capire bene come è gestito questo Hellas. E poi capire cosa ne vogliono fare. Ma soprattutto devono arrivare segnali. Non sono mai stato interpellato e nessuno mi ha mai chiesto un aiuto per risollevare le sorti del Verona. Se serve un aiuto io ci sono!»

La stessa cosa ce l'ha detta Fanna nell'intervista pubblicata sul numero scorso di Calcio.com. «Ma certo, non ho dubbi Noi che abbia­mo vissuto il periodo più importante della società gialloblù ne siamo rimasti molto legati, la sentiamo un po' nostra. E quando vediamo che la trattano male ci incazziamo perché l'Hellas è della città, dei tifosi e anche nostra!». Domenica 9 è venuto Nanu al Bentegodi, allena il Foggia lo sai? «Si, si lo so. Bravo Nanu, bravo. Si è comportato bene... Ha fatto quello che doveva fare, cioè perderei A parte gli scherzi ci volevano questi tre punti Siamo sempre ultimi ma almeno ci siamo avvicinati al penultimo posto. E' una vittoria che serve per il morale e che può dare una svolta a questo maledetto campionato. Mancano poche partite, nulla è compromesso ma bisogna vincere. Mi auguro che Pellegrini riesca nell'impresa».

Sennò si finisce in C2... «No, no! Non può il Verona finire così in basso! Scherziamo? No, no, vedrai che ce la facciamo a salvarci E poi l'anno prossimo, con una nuova società, si ritorna in serie B!». Vorremmo crederti... «Quest' estate quando torno a Verona festeggiamo insieme. Ne sono sicuro, vedrai. Parola di Preben Elkjaer!»

FONTE: Calcio.com Magazine


ELKJAER LARSEN, Preben
Enciclopedia dello Sport (2002)

di Alberto Costa

ELKJAER LARSEN, Preben

Danimarca. Vanlose, 11 settembre 1957 • Ruolo: centravanti • Esordio in serie A: 16 settembre 1984 (Verona-Napoli, 3-1) • Squadre di appartenenza: 1974-76: Vanlose; 1976-78: Colonia; febbraio 1978-1984: Lokeren; 1984-88: Verona; 1988-90: Vejle • In nazionale: 69 presenze e 38 reti (esordio: 22 giugno 1977, Finlandia-Danimarca, 1-2) • Vittorie: 1 Campionato italiano (1984-85), 1 Coppa di Germania Ovest (1976-77)

Centravanti dal fisico poderoso e dal tiro micidiale, dà vita, con Galderisi e Fanna, a un trio di attaccanti di tutto rispetto nel Verona che, nella stagione 1984-85, conquista uno storico scudetto sotto la guida di Osvaldo Bagnoli. Per la sua forza viene paragonato a Gigi Riva e, in effetti, l'immagine di un suo gol di potenza, segnato alla Juventus pur avendo perduto una scarpa il 14 ottobre 1984, fa il giro del mondo. Con la nazionale danese, una formazione in cui militano talenti come Simonsen e Michael Laudrup, sfiora la grande impresa agli Europei francesi del 1984, perdendo ai rigori la semifinale con la Spagna. È proprio la passerella continentale a imporlo al grosso pubblico, tanto che il Verona, per strapparlo ai belgi del Lokeren, deve battere la concorrenza di club del calibro del Milan e del Real Madrid. Chiude la carriera in patria, nel Vejle.

FONTE: Treccani.it


PREBEN LARSEN ELKJAER luglio 1984
A sorpresa a Verona sbarca lo zingaro Elkjaer, l'erede di Zigoni, dalle sue magie nascerà l'insperato scudetto dei gialloblù...
Preben Larsen Elkjaer
Toro scatenato
Danese, indisciplinato e giramondo ha trovato il giusto equilibrio da quando ha sposato Nicole, tenera e assennata belga. Oggi sfoga la sua grande vitalità in campo dove travolge tutto e tutti segnando gol a grappoli«Fortunatamente - rievoca - mi trasformo col pallone tra i piedi. Non è vero che si nasce grandi calciatori. Quando ho iniziato, in partita non sapevo né leggere né scrivere. Spedivo cannonate sull'autostrada; non centravo mai lo specchio della porta. Credo di aver fatto disperare il primo allenatore con cui sono capitato. Poi d'improvviso, ho aggiustato la mira, un miracolo...».

PARIGI. Golkjaer potrebbe essere prima o poi «rubato» al Verona di Bagnoli da Sergio Leone. E piacerebbe sicuramente anche al John Ford di «Sfida infernale», con quella faccia-western da brigante del pallone. Intervistarlo è gioco per cinepettegoli. L'eroe randagio della Danimarca eliminata dalla Spagna nella semifinale degli europei solo ai calci di rigore, ha potere di sintesi, insospettate dosi d'umorismo, capacità di raccontare come se avesse sempre usato il «flash», ad evitare i vuoti della memoria. Vediamo...

Preben Larsen Elkjaer nasce l'11 settembre a Kaneoex 1957 ed è un bambino quando il padre Soerling si decide a portarlo dal medico perchè cresce troppo. La diagnosi dello specialista a conclusione della visita è degna di Woody Alien: «Complimenti, stiamo preparando un corazziere per la regina.»
Preben riprende a scazzottarsi, ad andare in bici nell'agglomerato urbano di Copenaghen. I suoi pugni sono la cassetta di pronto soccorso a favore degli amici deboli vessati dai violenti. Preben studia controvoglia all'istituto tecnico e segue con affetto il fratello Fleming, centravanti promettente.
A forza di guardar sfide di livello giovanile, gli viene voglia di provare. A 15 anni dopo un'esperienza disastrosa con la squadra del quartiere entra nel vivaio del Copenaghen F.B.: riserva, aiuto magazziniere, inserviente che aiuta a tagliar l'erba del campo, a pulire le scarpe dei più importanti.
Non si sente bello e difatti non lo è: ha il fisico curioso; si muove goffo alla apparenza: è senza collo; ha capelli che tirano al castano chiaro contrariamente ai biondissimi fratelli vichinghi. Si fermerà al metro e ottantatré di statura: un altro dei misteri che è capace di spiegare, considerata la partenza da ipersviluppato.

ALL'INIZIO. Copenaghen è il santuario di partenza. I tedeschi del Colonia lo acquistano per quattro soldi: il povero Hannes Weisweiler vuole provare il bisonte d'area che a tradimento sfreccia con la velocità della renna. È il 1975. Addio ai dilettanti della «Dansk Boldspil-Union»: il «brigante» che nessuna nazionale del suo Paese ha finora preso in considerazione, accoglie la proposta professionistica senza rimpianti. Non ha però il miraggio di quattrini; ha solo la prospettiva emozionante di vivere lontano da casa, di andare a donne, di bere whisky, evitando i rimproveri e le punizioni di papà Soerling.
«Calcoli completamente sbagliati - ride, a gambe accavallate - perchè il sign. Weisweiler, buona pace all'anima sua, è stato il mio più prezioso implacabile torturatore. Abbiamo litigato spesso: non ero abituato alla disciplina, ai sistemi che voleva imporre.
Ascolta questa: una volta gli spifferano d'avermi sorpreso al night alle ore piccole con la solita bionda accanto e davanti ad una bottiglia di whisky completamente vuota. Weisweiler mi chiama a rapporto, è furibondo. Dice: Ho saputo che la scorsa notte hai bevuto whisky come una spugna. No, neghi? Candidamente replico: mister non è vero niente: era vodka, non whisky...».
Prendo appunti e istintivamente lo accosto al Chinaglia della Lazio del boom, dell'indimenticabile Maestrelli.

MATRIMONIO. Al funerale di Weisweiler, glorioso giramondo del Borussia, del Colonia, dello Zurigo, ai Cosmos, Golkiaer porta la bara, è in prima fila.
«Quell'uomo l'ho capito tardi, troppo tardi. L'ho capito quando mi aveva cacciato dalla Bundesliga. Ho resistito due stagioni, ma tra ammonizioni e squalifiche ho giocato la metà di quanto potevo. Avevo la necessità d'incontrare Nicole, per salvarmi.
L'ho conosciuta a Lokeren: per attaccar discorso, per corteggiarla, avevo la pretesa che fosse lei a tagliarmi i capelli. È la parrucchiera che ha messo ordine nella mia vita. All'inizio non era una cosa seria, ero convinto di non lasciarmi imprigionare, secondo abitudine. Ci siamo sposati di venerdì e i nostri parenti temevano portasse male... sia benedetto quel venerdì, marzo 1980. Era un giorno in cui non avevo niente da fare e l'ho riempito così. Nicole mi guida come fossi un bambino. Non abbiamo ancora figli e vorremmo che il primo nascesse in Italia. È stata lei a controllare il contratto col Verona, prima che firmassi. Ero sul punto di far saltare tutto: i dirigenti del Lokeren mi hanno negato la buonuscita... con pazienza, Nicole mi ha convinto. È innamorata del vostro Paese, nella scorsa estate siamo stati in vacanza a Taormina».

PRESIDENTE. Al Lokeren, Preben Larsen Elkjaer piomba con la rabbia in corpo. Innamorarsi dei suoi assoli travolgenti è inevitabile. Mai visto in Belgio un tipo da «saloon» che sradica palloni con tanta determinazione e si butta in picchiata, lampeggia negli uno-due, chiude il triangolo con bordate da applausi. Il presidente del club lo difende in qualsiasi circostanza, anche quando i tecnici vorrebbero punirlo per certe stranezze, per la solita insofferenza a rispettare le regole del gruppo di famiglia.
Spesso si presenta agli allenamenti a cavallo e sono scene da «C'era una volta il West». Si giustifica spiegando che preferisce i cavalli agli aerei, alle macchine, a qualsiasi moderno mezzo di trasporto. Gli imprevisti non mancano: in un paio d'occasioni arriva nello spogliatoio, quando i compagni e avversari sono in campo, ad una manciata di secondi dall'inizio della partita.
Coi gol ottiene inevitabilmente il perdono, nel campionato belga firma su 200 partite cento reti in cinque anni. Il Presidente lo adora, il presidente non lo cederebbe per nessuna ragione al mondo.
«E il Tottenham, il Paris Saint Germain bussano invano alla porta. Ho Nicole. Ho la mia squadra, ho i cavalli, il mio mondo... purtroppo cambiano le situazioni ogni decisione può essere rimossa. Il Lokeren diventa triste quando muore il mio Presidente. Ci cccfosse ancora, probabilmente non avrei accettato di trasferirmi a Verona.
Credo che nel Lokeren mi siano riuscite prodezze indimenticabili: all'esordio nella Coppa Belga ci ritroviamo ad esempio a perdere 3-0 davanti allo Standard Liegi. Mi arrabbio: segno tre gol consecutivi e vinciamo 5-3. Per rendere devo sempre essere concentrato: in tre partite del campionato belga, nelle ultime due annate, ho fatto quaterna. Lo sanno bene quelli di La Louviere, del Berscen, del Waterschei. Il divertimento maggiore è battere Pfaff e poi prenderlo in giro. Pfaff è il portiere che più mi è antipatico: ci siamo spesso confrontati in match di pugilato fuori-programma. Lui ripete che sono un brigante e io me ne infischio... Il gol più bello della carriera è stato quello del 3-2 che ha steso i belgi. Sono partito da metà campo, egoisticamente ho finto di non vedere Laudrup smarcato e quel Pfaff sbruffone l'ho castigato...»

RIVELAZIONE. Inutile ricordargli che il bel collettivo di Piontek è stato costretto ad uscire a sorpresa dagli europei, dopo i supplementari, per quel suo rigore sbagliato.
Un altro al posto suo non si darebbe pace. Golkjaer invece è beatamente tranquillo e fa: «Grazie all'errore ho rivisto Nicole qualche giorno prima. Meritavamo d'essere finalisti, ma non importa. L'arbitraggio è stato scandaloso. Agli Europei, la Danimarca, forza emergente, ha dimostrato che andrà lontano, conquisterà altri lusinghieri risultati...».
Gli europei hanno soprattutto messo in vetrina il Golkiaer rivelazione, questo trascinatore che conosce quattro lingue e che il poliglotta-psicologo Piontek puntualmente galvanizza spiegandogli d'essere rimasto deluso da ogni sua prestazione precedente. È un altro gioco cui si presta con divertimento.
«Tanto, a forza di scherzare - si atteggia - ho archiviato 43 presenze in Nazionale. È bello tornare in Danimarca e dimostrare alla gente che non ho sbagliato a trasferirmi all'estero. Mi trovo bene ovunque, vivo senza preoccupazioni, senza invidie, senza ambizioni. Nel vostro campionato voglio vincere subito la classifica dei cannonieri».
Vive nella fattoria che ha comprato con 200 mila dollari. Dentro c'è il negozio da parrucchiere per Nicole, c'è il parco per i tre cavalli: Dixi, York, Honeymoon, c'è il cane Niky, c'è un numero imprecisato di gatti, galline, altri animali da cortile.
«Ma con i cavalli - puntualizza - sono particolarmente premuroso e ovunque mi trovi chiedo al telefono della loro salute. Con York ci parlo. L'ho acquistato il 22 settembre 1983 ; festeggiavo la vittoria storica sugli inglesi a Wembley. In quel periodo s'interessava a me la Fiorentina, ma presto i contatti si sono interrotti. Ero indeciso.
Il presidente del Lokeren era ancora vivo...».

ITALIA. Arrivederci a Verona, dunque, Elkjaer... tra Parigi, Lione, Strasburgo, ci siamo appassionati alle tue travolgenti esibizioni. Proprio a Strasburgo hai brindato alla notizia: il Verona ti aveva catturato per due miliardi e 500 milioni. Adesso prometti: «Saremo la squadra rivelazione, neppure la Juve si divertirà. Se le cose andranno male realizzerò almeno 15 gol. State tranquilli che sono cambiato per amore di mia moglie. Lo scudetto? Sarà dell'Inter. Rummenigge non sbaglia mai due volte consecutive. Vedo molto bene anche la Fiorentina. Penso che lotteranno tutti in particolare per ribellarsi alla dittatura di Platini. In Francia a Michel è riuscita qualsiasi cosa. Vendesse cappelli nascerebbe la gente con due teste. Ma non sempre è festa. La Francia è diventata Campione d'Europa secondo copione. Sì, ha meritato, ma ha usufruito contemporaneamente di piccoli aiuti. Si voleva che chi andasse in finale a contenderle il titolo fosse comunque decimato dalle squalifiche. Nel campionato italiano sportivamente ci vendicheremo. Con me e Briegel il Verona lotterà alla pari contro chiunque. E conquisteremo sicuramente un posto in zona UEFA o la Coppa Italia, per rientrare nel giro internazionale.»

Sì, è probabile... nella romantica città dell'Arena, sei atteso con trepidazione Golkjaer; sei il tenore che con l'acuto ha indubbiamente la possibilità di far sempre crollare il lampadario. E se vuoi, puoi entrare in piazza Bra, a cavallo...

FONTE: StorieDiCalcio.Altervista.org

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Libreria HELLAS! La storia gialloblù da leggere (e conservare)

Sito stùfo? ...Ma proprio sgionfo? Bon! lora rilàsate n'attimo co' 'stì zugheti da bar dei bèi tempi: ghè PACMAN, ghè SPACE INVADERS, ghè SUPER MARIO BROS e tanti altri! Bòn divertimento ;o)

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