
#LuttoInCasaHellas + - =
OGGI 17 LUGLIO 2026 ci ha lasciati quell'autentica leggenda che fu Osvaldo BAGNOLI, l'allenatore che in un crescendo portò i gialloblù fino al tricolore, certo ma anche tecnico precursore dei tempi con tattiche e modalità di gioco che esaltarono quel VERONA e fecero poi più grande anche il GENOA.
Presidente onorario dell'HELLAS, l'Osvaldo de la Bovisa trovò nella nostra città un approdo lavorativo ma non solo, coi suoi modi un po' burberi e a volte forse troppo diretti, seppe incarnare la più genuina mentalità veneta e veronese con una concretezza nel linguaggio e nel modo di fare che si sposò al meglio con la città e i tifosi: Riposa in pace Osvaldo sei e rimarrai tra i veri, unici miti dell'infanzia e della giovinezza dei tanti che ti stimarono e ti vollero bene anche se da lontani e sconosciuti!
Tra le lacrime saluto te e le vecchie favole di un'epoca un po' più in là...
| Per te, Osvaldo 💛💙 | Il ricordo di Domenico Volpati per Osvaldo Bagnoli |
DICONO + - =
Francesco GUIDOLIN «Era una persona straordinaria e un allenatore speciale. Non gli interessavano le apparenze. Lo ricordo ai raduni estivi in sandali, calzoncini e maglietta: meraviglioso. Ai colloqui individuali io ero timido e riservato, un po’ come lui, e trovai la forza di dirgli: “Mister, credo di essere una persona che dà il massimo se viene responsabilizzata”. Lui mi squadrò e mi scelse come capitano. Disputammo un grande campionato, tornammo in Serie A. Segnai 8 gol. Mi impiegava come trequartista dietro le punte... Aveva la grande qualità di mettere tutti nei posti giusti. Bagnoli mi ha insegnato a parlare con i silenzi, che a volte dicono più di tante parole» La Gazzetta dello Sport
Marco BARONI «Un uomo inarrivabile, capace di usare solo le parole che sapevano migliorare il silenzio. L'unico allenatore capace di costruire un capolavoro con l'umiltà, l'umanità e la forza e la semplicità di un pensiero. Un uomo che c'era, un uomo che ci sarà. Grazie Osvaldo.»
Luciano MARANGON «La notizia che non vorresti mai arrivasse, il nostro grande Mister ci ha lasciati. Vola in alto Osvaldo Bagnoli, i tuoi ragazzi non ti dimenticheranno, rimarrai sempre nei nostri pensieri e nei nostri cuori R.I.P. Viva Osvaldo Bagnoli.»
Fabio MARANGON «Grazie Mister»
Antonio DI GENNARO «Ciao SASO. Te ne sei andato in silenzio come era il tuo modo garbato di vivere. Per me, per noi, sei stato più di un allenatore, un padre, un contidente, una guida. Ora con CICCIO / CLAUDIO / IL PISTA / LA CARLA / TONY LONARDI / RANGOGNI BISCARDO / COSTA sei in buona compagnia!»
Nico PENZO «Oggi dico addio a una persona straordinaria, maestro di vita e di sport che con i suoi consigli e la sua vicinanza ha cambiato il corso della mia vita. Gli ho voluto bene come fosse un secondo padre. Grazie mister resterai sempre nel mio cuore. Sentite condoglianze alla famiglia e a tutti quelli che gli hanno voluto bene.»
Matteo Mascetti figlio del compianto Emiliano «Ciao Zaso. Riabbracciatevi»
Il presidente della FIGC MALAGÒ piange la scomparsa di un grandissimo del calcio italiano «La sua grande umanità e la profonda conoscenza del calcio gli hanno permesso di guadagnarsi la stima e la fiducia dei suoi giocatori e di conquistare alla guida del Verona uno degli Scudetti più sorprendenti di sempre. Quell’impresa resta una delle pagine più belle e sentimentali del nostro calcio. Da grande allenatore qual era sapeva valorizzare i calciatori che aveva a disposizione, anteponendo sempre il gruppo alle individualità» FIGC.it
| I funerali di Osvaldo Bagnoli | OSVALDO LEGGENDA PER SEMPRE | L'ultimo saluto al grande mister dello scudetto del Verona |
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LUTTO
La FIGC piange la scomparsa di Osvaldo Bagnoli. Malagò: “Scudetto al Verona una delle pagine più belle e sentimentali del nostro calcio”
L’ex allenatore, morto oggi all’età di 91 anni, nel 2017 era entrato a far parte della Hall of Fame del Calcio Italiano
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17/07/2026, 12:22
La FIGC e il presidente Giovanni Malagò piangono la scomparsa di Osvaldo Bagnoli, allenatore del Verona campione d’Italia nella stagione 1984/85 e membro dal 2017 della Hall of Fame del Calcio Italiano morto oggi all’età di 91 anni.
“La sua grande umanità – dichiara Malagò – e la profonda conoscenza del calcio gli hanno permesso di guadagnarsi la stima e la fiducia dei suoi giocatori e di conquistare alla guida del Verona uno degli Scudetti più sorprendenti di sempre. Quell’impresa resta una delle pagine più belle e sentimentali del nostro calcio. Da grande allenatore qual era sapeva valorizzare i calciatori che aveva a disposizione, anteponendo sempre il gruppo alle individualità”
FONTE: FIGC.it
La B ricorda Osvaldo Bagnoli
Scomparso l’allenatore dello storico scudetto dell’Hellas Verona
La Lega Serie B, con il Presidente Paolo Bedin e tutte le Società, ricorda Osvaldo Bagnoli, storico allenatore che guidò l'Hellas Verona alla conquista dell'indimenticabile scudetto del 1984/85, scomparso nella giornata di oggi.
Nello stringersi al cordoglio della famiglia, la Lega rende omaggio a un tecnico che ha lasciato un segno indelebile nel calcio italiano per competenza, umanità e la straordinaria capacità di costruire imprese memorabili.
Prima di legare il proprio nome a quell’impresa entrata negli annali del calcio italiano, Bagnoli costruì gran parte della sua carriera sulle panchine della Serie B, allenando Como, Rimini e Cesena. Nel 1981 arrivò in B per guidare la società scaligera, dando inizio a un percorso straordinario che portò prima alla promozione e poi alla conquista del tricolore.
LEGA B 17/07/2026
FONTE: LegaB.it
17.07.26 NEWS
Ciao Osvaldo, il grazie del Genoa
Genova, 17 luglio 2026 – Tutto il Genoa CFC si stringe alla famiglia esternando il dolore per la scomparsa, all’età di 91 anni, di Osvaldo Bagnoli, protagonista di imprese memorabili nella ultracentenaria storia del club. Nel formulare le più sentite condoglianze a nome della proprietà, delle gestioni precedenti e della comunità rossoblù, ricordiamo Osvaldo, patrimonio di tutto il calcio italiano, con eterna gratitudine tanto per i risultati ottenuti – un percorso che comprende il quarto posto nel ‘90/91 e la semifinale di Coppa Uefa nel ‘91/92, – quanto per la straordinaria eredità lasciata in termini di umanità, saggezza e serietà come da cifra identitaria.
Carissimo Mago, caro Osvaldo,
con le lacrime agli occhi, e l’anima in fuori gioco per la commozione, ti rendiamo il nostro ultimo saluto accompagnato da un grazie grande così. Grazie per averci fatto vivere emozioni indelebili guidando la nostra migliore squadra del secondo dopo guerra. Sei stato una luce accesa per illuminare la direzione, ci hai presi per mano e fatto solcare i cieli d’Europa. Sei stato una fonte di ispirazione inesauribile, come una dinamo, schierando gli schemi del buon senso e di una professionalità fuori classifica. Abbiamo avuto il privilegio di amarti alla follia e di avere un fuoriclasse in panchina e in sede. Fatti, non parole: il tuo stile. Gli insegnamenti che hai elargito rimarranno stampati negli almanacchi del calcio di ogni tempo. Addio. E che la terra ti sia lieve.
FONTE: GenoaCFC.it
IL CORDOGLIO DELL'INTER PER OSVALDO BAGNOLI
LEGENDS 2 MIN DI LETTURA
FC Internazionale Milano e tutto il mondo Inter si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Osvaldo Bagnoli e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari.
Umile, rispettoso, genuino: Osvaldo Bagnoli è stato un uomo autentico, che rispecchiava in tutto e per tutto la sua Milano e la sua Bovisa, il quartiere dove è nato il 3 luglio 1935 e dove poi è cresciuto. Persona di grande intelligenza, Bagnoli è stato calciatore per 18 anni prima di diventare allenatore, ruolo in cui si è fatto conoscere e apprezzare. Tecnico accorto, metodico e scrupoloso, Bagnoli era solito appuntare ogni annotazione utile per gli allenamenti e le partite su un taccuino, il suo fedele "quadernètt", come lo chiamava lui. Il suo capolavoro in panchina è stato lo Scudetto vinto nel 1984/85 con l'Hellas Verona, panchina dove si è seduto per nove anni. Poi, dopo due stagioni al Genoa, nel 1992 arriva la chiamata dell'Inter: un milanese per l'Inter, chiamato a risollevare i nerazzurri con la sua laboriosità. Bagnoli costruisce una squadra intorno a Ruben Sosa e sfiora un'incredibile impresa, arrivando quasi a rimontare al Milan 11 punti di svantaggio - con 2 in palio per la vittoria. La seconda stagione non è altrettanto positiva e la sua avventura all'Inter finisce nel febbraio 1994 dopo 56 panchine totali. Non comprava i giornali, ma li leggeva, li memorizzava e si informava al bancone del bar. Un uomo d'altri tempi, un uomo di valori antichi capace di andare controcorrente: umile e schivo, ma dotato di un'intelligenza sopraffina, dal 2017 entrato a far parte della Hall of Fame del calcio italiano.
L'Inter è stata la sua ultima tappa da allenatore: oggi il Club ricorda con affetto Osvaldo Bagnoli, il mago della Bovisa, uno degli allenatori simbolo del calcio italiano.
FONTE: Inter.it
il blog di Francesco Barana
BAGNOLI PER L’ETERNITÀ
Senza categoria, 17 Luglio 2026
Era di poche parole, Osvaldo Bagnoli. Quelle giuste. Eppure, ne meriterebbe tante per l’enormità della figura che è stata. Era magnetico, baciato da un carisma silenzioso, fatto di gesti, sguardi, sopraccigli, autorevolezza: quei silenzi celavano timidezza, ma anche un carattere ombroso, a tratti duro, forgiatosi nelle fabbriche della Bovisa del dopoguerra. Osvaldo aveva tigna, nervo: mi raccontò che, da giovane milanista agli esordi (col Milan vinse uno scudetto), in campo ebbe uno scazzo con Schiaffino – il più grande all’epoca e pure suo idolo – dopo che El Pepe lo aveva rimproverato per un passaggio sbagliato: “Se non sbagliassi mai mi chiamerei Schiaffino e non Bagnoli” gli replicò seccato. Aveva vent’anni e già zero complessi d’inferiorità. Ma Bagnoli, dentro, era un sentimentale – a Brera confidò che davanti a un film gli scendeva la lacrima facile.
Una personalità forte, complessa: pensiamo al duro sfogo contro la tifoseria genoana, al “non sono pirla” dei tempi dell’Inter (15 anni prima di Mourinho), il “sì vergogni” detto in faccia al presidente interista Pellegrini che gli chiedeva di dimettersi; al vivace litigio con Ameri in diretta radio. Una personalità però mitigata, dicevamo, dalla timidezza e da un pudore naturale. Caratteristiche che lo hanno reso iconico in provincia, e a Verona, dove amiamo il naif “anarchico” (Bagnoli lo era senza volerlo e questo ne rafforzava l’attitudine), ma che lo hanno limitato nelle metropoli.
Il cosiddetto “gotha” del calcio lo rispettava, ma non lo ha mai capito fino in fondo: Il fatto è che Bagnoli non si “attovagliava”, non curava le pubbliche relazioni, non “allenava” i giornalisti. Per questo, nonostante sia stato un grandissimo allenatore (“il migliore che ho avuto, avanti anni luce tatticamente, sarebbe ancora attuale, all’Inter giocavamo a tre dietro, zona pura ed esterni alti” ha ricordato Beppe Bergomi) e un tecnico raffinato e chirurgico nel leggere le partite, non ha sfondato nelle big e non è stato celebrato come meritava dalla stampa nazionale.
Sottovalutato sì, Osvaldo, tranne che dai più grandi, e non sarà un caso. Per Gianni Brera – che forse gli ha fatto l’intervista più bella – era Schopenhauer, il filosofo. Brera lo corteggiava, lo voleva a cena, tutti gli altri allenatori si sarebbero messi in fila, lui invece schivava, rifuggiva. Per modestia, non per snobismo.
E questo a noi veronesi ci piaceva da matti. Ci piaceva pensare che Bagnoli fosse solo nostro. A Verona, pur venerandolo, lo abbiamo sempre rispettato nella sua privacy, quasi volessimo con naturalezza ricambiarne il pudore. Avevo 8-9 anni, sul finire degli anni 80, quando lo incrociai in centro, lui era nel pieno della carriera e della celebrità. Dissi emozionato a mio padre: “C’è Bagnoli!”. “Sì, ma non lo dobbiamo disturbare”. Ecco, Verona lo ha amato senza soffocarlo, lo ha protetto senza stargli addosso. Fino alla fine, anche negli ultimi anni della malattia, quando tutti sapevano, ma nessuno osava superare la barriera del riserbo. Del resto, Osvaldo è stato un dono che abbiamo custodito gelosamente. Ora è memoria, mito, leggenda. Lassù nell’eternità.
FONTE: Blog.Telenuovo.it
Il discorso funebre di Di Gennaro per Bagnoli
La lettera che il campione d'Italia 84/85 aveva scritto per il tecnico dello storico Scudetto del Verona
di Tommaso Badia
25 Luglio 2026 13:00
Foto: Curia di Verona
Al termine della cerimonia per i funerali di Osvaldo Bagnoli, i nipoti Tina e Camillo e capitan Roberto Tricella hanno preso la parola per omaggiare il tecnico dello storico Scudetto del Verona.
Tra i discorsi preparati per l’occasione ve n’era tuttavia un altro, quello di Antonio Di Gennaro, il quale alla fine non ha tuttavia preso la parola.
Negli ultimi giorni, il testo è comunque stato reso pubblico. Eccovelo dunque in versione integrale.
Il discorso funebre di Antonio Di Gennaro per Osvaldo Bagnoli
«Caro Zaso,
da alcuni anni ti chiamo così, perché nella nostra ultima vera telefonata mi dicesti: “DiGe, dammi del tu. Ormai siamo amici, o no?” E poi sempre in quell’occasione mi raccontasti in mezzo milanese: “El me fa mal el genoeucc”.
“Dillo a me – ti risposi – ho la schiena inchiodata e non solo le ginocchia”. Poi il silenzio, perché non avrei potuto accettare il tuo essere disorientato. Ma come, il Mago della Bovisa? Il papà di tutti noi? Una delle persone più leali che ho conosciuto nella mia vita, che non riesce più a smarcarsi come ai bei tempi? Impossibile da credere.
Caro Osvaldo, sappi che è dura per tutti. Piango e sorrido insieme, da quando sei partito. Sei stato unico e anche oggi non so se riuscirò a leggere quello che mi sono scritto in aereo venendo a Verona. Tra le nuvole si ragiona meglio. Ti ricordi Cremona? Parlasti a tutta la squadra: “Se giuga minga inscì”. Lì lo capii anche senza bisogno della traduzione del Trice.
Rientrammo in campo, eravamo in Serie B, e vincemmo per 5 a 1. Avevi fatto breccia in tutti noi. Garella, Penzo, Tricella e il “Buccia”. te lo ricordi Sauro Fattori? Quante verità ci hai detto. Lì hai messo le basi per successi degli anni futuri.
Ripetevi: “A calcio non si può giocare bene senza punte. Gli attaccanti determinano sempre pure quando non segnano”. Ecco perché gente come Joe Jordan o Iorio, che sono stati poco con te.
Ma dai Zaso, chi è che non ti vuole bene? L’anno dello scudetto non hai mai parlato di riserve. Tenevi tutti sulla corda e i ragazzi che entravano dalla panchina erano sempre pronti. Eri avanti.
Mi hai messo perfino il numero 9 sulla schiena. Avevi capito tutto, più di trent’anni prima di Pep Guardiola. Io che ho sempre avuto il 10. Ma lo sai che non volevo più giocare a vent’anni ai tempi della Fiorentina? Ricordo babbo Vincenzo e mamma Maria Giovanna. Lì, fermi sulla porta della mia camera. Quanti ripensamenti.
Oh Zaso, parliamoci chiaro, hai vinto uno scudetto con quelli che stampa definiva gli scarti delle grandi. Eppure tu ce l’hai fatta. Hai iniziato in Serie B con Adriano Fedele. Un vecchio saggio, che mi insegnò a portare meno la palla: “Quatter o cinc passagg andemo a far gol”. Mezzo milanese e veronese, ma ti facevi capire. Attaccare perché in trasferta un gol l’avremmo fatto. Eccola lì, la grande mentalità.
Arrivai a Verona col “Buccia” Fattori dalla Fiorentina nella vecchia sede di Via Negrelli 65. Secco e diretto con tutti.
Zaso, ti ricordi? “Dovete sempre pensare da dove siete partiti, vi aiuterà a superare i momenti di difficoltà”. Non ha sbagliato nulla. Adesso te lo posso dire. Mica ci credevamo allo scudetto, subito. E io? Grazie a quelle parole mi hai spedito in Nazionale, Zaso. Io che non riuscivo a diventare il nuovo Antognoni ho preso il suo posto in azzurro grazie anche a te. Osvaldo, mister Bagnoli, amico mio, amico nostro.
Sono piccolo, siamo piccoli dinanzi a te. Noi che ti abbiamo conosciuto.
Per sette lunghi anni, sei stato pure la mia guida. È mancato troppo presto il mio babbo Vincenzo e il fatto che non sono riuscito a fartelo conoscere mi angoscia ancora. Ma all’epoca tu tenevi le distanze, era un’altra formula vincente.
Ma Dio mio se ci volevi bene e noi a te. Lo zoccolo a Torino contro la vetrata? Dai che lo sia chi lo ruppe. Eppure niente, mai una parola. Tu davanti a tutto e a tutti a proteggerci sempre.
Non so se riuscirò a leggere in chiesa quello che sto scrivendo ora. Le nuvole mi fan piangere ora, Zaso, ma tutto passa. Fidati mister. Ci provo, ci proveremo, sarà come rivincere un altro scudetto.
Fai buon viaggio, amico mio!»
Matteo Mascetti: “Ciccio e Zaso amici per sempre. Prima di tutto c’era sempre l’Hellas”
Le dichiarazioni del figlio del compianto ex dirigente gialloblù
di Redazione
23 Luglio 2026 11:00
Matteo Mascetti, figlio di Emiliano e attuale scout del Bayer Leverkusen, ha parlato al Corriere di Verona per ricordare l’amicizia di suo padre con Osvaldo Bagnoli: “Erano molto spartani. Fuori a cena, non c’erano compostezza, contegno. E prima di tutto c’era sempre e soltanto l’Hellas, il suo bene, fare quello che era giusto per il Verona”.
Matteo Mascetti racconta il padre e Bagnoli
RICORDI. “A restarmi impresso è un viaggio che facemmo, nella primavera del 1988, a Berlino. Lì si teneva un torneo prestigioso, il “Quattro Nazioni”. A parteciparvi erano la Germania Ovest, l’Unione Sovietica, la Svezia e l’Argentina. Salimmo con le rispettive famiglie. Papà e Osvaldo mi portarono allo stadio. C’erano da vedere all’opera Claudio Caniggia e Pedro Troglio, che giocavano nell’Argentina ed erano prossimi al passaggio al Verona, e poi Lothar Matthäus, che il babbo e Osvaldo avrebbero voluto in gialloblù, ma che ormai era vicino all’Inter, dove andò”.
AMICIZIA. “Alla sera, c’era sempre la telefonata tra di loro per parlare della squadra. Erano altri tempi, le società non avevano le strutture di oggi. Con allenatore e direttore sportivo, c’era il presidente. Si dialogava così, con semplicità. Quando papà decise di andare alla Roma, dov’è poi rimasto per tanti anni, il loro rapporto rimase fortissimo. Mio padre ha cercato di portare Osvaldo sulla panchina giallorossa, ma non ci furono le condizioni. Erano uomini riservati, introversi. E quando due introversi diventano amici, quell’amicizia durerà per sempre”.
Guidolin: “Bagnoli mi ha insegnato a parlare con i silenzi”
Le dichiarazioni dell’ex centrocampista sul compianto ex allenatore gialloblù
di Redazione
20 Luglio 2026 10:00
L’ex centrocampista dell’Hellas Verona, Francesco Guidolin, ha parlato a La Gazzetta dello Sport per ricordare il compianto allenatore gialloblù Osvaldo Bagnoli: “Era una persona straordinaria e un allenatore speciale. Non gli interessavano le apparenze. Lo ricordo ai raduni estivi in sandali, calzoncini e maglietta: meraviglioso”.
Guidolin ricorda Bagnoli: “Era schivo. Aveva la grande qualità di mettere tutti nei posti giusti”
PRIMO INCONTRO. “Arrivava dal Cesena, con cui aveva conquistato la promozione in Serie A, ma scelse lo stesso il Verona in Serie B. Noi venivamo da una stagione mediocre (16° posto, ndr) e lui per prima cosa volle parlare a tu per tu con tutti i giocatori, colloqui individuali. Io ero timido e riservato, un po’ come lui, e trovai la forza di dirgli: “Mister, credo di essere una persona che dà il massimo se viene responsabilizzata”. Lui mi squadrò e mi scelse come capitano. Disputammo un grande campionato, tornammo in Serie A. Segnai 8 gol. Mi impiegava come trequartista dietro le punte: la mia migliore stagione, non avrei più giocato così bene. Aveva la grande qualità di mettere tutti nei posti giusti”.
ANEDDOTI. “Era schivo. Una volta, lui arrivò all’allenamento e noi, che stavamo già in gruppo a fare una corsa di riscaldamento dentro il Bentegodi, lo salutammo: ”Buongiorno, mister”. Lui non ci rispose, non per maleducazione, ma perché era fatto così, parlava poco e quando parlava, usava un tono di voce basso, bisognava aguzzare le orecchie. Bagnoli mi ha insegnato a parlare con i silenzi, che a volte dicono più di tante parole”.
ADDIO AL VERONA. “E qui venne fuori la grandezza di Bagnoli. La società acquistò il brasiliano Dirceu. Il mister provò ad opporsi, disse ai dirigenti che c’era Guidolin e non avevamo bisogno di Dirceu. Niente, l’affare era fatto e non si poteva ritornare indietro. Mi chiamò nel suo stanzino, mi guardò negli occhi e mi parlò senza mai distogliere il suo sguardo dal mio: “Francesco, in questo momento mi sento tanto piccolo nei tuoi confronti. Purtroppo la società ha fatto una scelta e io non posso più garantirti il posto”. Passai dei giorni brutti, venni ceduto in prestito al Bologna, ma da allenatore mi sarei sempre ricordato di quella scena. Ai giocatori bisogna parlare chiaro, dire la verità faccia a faccia (Dirceu morì giovane, a 43 anni, nel 1995 in un incidente, ma questa è un’altra storia, ndr)”.
Le leggende gialloblù piangono Bagnoli
Il ricordi commosso dei calciatori dello storico scudetto: ecco come hanno omaggiato il mister dopo la scomparsa
di Andrea Molinari
18 Luglio 2026 10:00
La scomparsa di Osvaldo Bagnoli, allenatore dell’Hellas Verona campione d’Italia 1984-85, ha riunito nel dolore i protagonisti di quella storica impresa. In un articolo pubblicato da L’Arena, i suoi ex giocatori hanno ricordato il tecnico con parole di profondo affetto.
Le parole delle leggende gialloblù dopo la scomparsa di Bagnoli
Luciano Marangon è tra i primi a ricordarlo e lancia anche una proposta per onorarne la memoria: «Osvaldo Bagnoli è stato un uomo d’immensa statura, onesto, umile, semplice, pieno di valori. Mi auguro che la città di Verona faccia qualcosa di grande per ricordarlo. Intitolargli lo stadio, ad esempio, sarebbe un dono senza prezzo. Perché anche le prossime generazioni sappiano chi è stato davvero». Marangon torna poi agli anni dello scudetto e al rapporto con un allenatore capace di farsi seguire anche nei momenti più difficili: «Rassicurante era anche solo la sua presenza, al di là di tutto quello che ci ha dato. Permettendoci di vivere quel che abbiamo vissuto tutti insieme. Qualcosa di indimenticabile. Mi capitò anche di avere degli scontri col mister poi però alla fine ci riflettevi e ammettevi che era sempre nel giusto. Con la sua intelligenza, la sua coerenza, il suo modo di porsi. Trovando sempre la soluzione a tutto e per tutti. Con molti dei miei compagni era bello rivederlo, finché non s’è ritirato. Proprio dopo che se n’è andato il suo grande amico Ciccio Mascetti».
Qeusto invece il ricordo di Preben Elkjaer, uno dei simboli di quel Verona. Il danese sottolinea come la forza di Bagnoli fosse anche nella sua capacità di comunicare senza bisogno di grandi discorsi: «Adesso è facile pensare a lui, ma Bagnoli merita di essere ricordato per sempre». Poi aggiunge: «Era di pochissime parole, ma quella era la sua forza. “L’attaccante in Italia non perde mai la palla”, mi ripeteva sempre, facendomi capire velocemente che la Serie A era molto diversa dal campionato tedesco e quello belga in cui avevo giocato prima. Lui era tutto il contrario del classico caos italiano. Una fortuna, specie per noi giocatori. Impose i suoi tempi, anche quando dopo venti giornate disse che dovevamo prima di tutto salvarci e invece stavamo per vincere lo scudetto. Mi piaceva la sua filosofia, quella del gioco d’attacco e del tiro in porta dopo tre passaggi. Una fortuna per me, per Galderisi, per Fanna. Quatto anni stupendi, pari all’uomo straordinario che è stato. Siamo tutti molto tristi, ma io voglio prima di tutto pensare che quella del nostro mister sia stata davvero una vita bellissima».
Anche Giuseppe Galderisi ricorda il lato umano di Bagnoli, sempre vicino ai suoi giocatori: «Proteggeva sempre noi giovani, nel bene e nel male. Lo guardavi e capivi subito se ti stesse tirando le orecchie o abbracciando. “Novantun anni da eroe”, l’sms di mio figlio appena ha saputo». La commozione lascia spazio al dolore: «È durissima da accettare, anche se sapevamo che non stava bene. Certi momenti, però, vorresti non arrivassero mai. Vale per noi, vale anche per tutto il mondo dello sport. Specie per chi ha conosciuto la sua schiettezza, la sua lealtà, la sua correttezza. Il suo calcio era figlio del suo modo di vivere. Niente di più, niente di meno. Mettendo dentro, in quella squadra dello scudetto, magari non i migliori ma certamente i più affidabili. Ringrazio il Signore per avermi dato l’opportunità di crescere prima con Trapattoni e poi con Bagnoli».
Tra i ricordi più intensi c’è quello di Antonio Di Gennaro, che lega indissolubilmente la propria carriera al tecnico milanese: «In sette anni Bagnoli mi ha insegnato tutto, come calciatore e come uomo. E quando mi separai dalla mia prima moglie si tolse la tuta ed iniziò a darmi consigli per la vita. Lui rappresenta semplicemente la mia carriera». Di Gennaro sottolinea anche il valore di quella squadra e di quel modo di intendere il calcio: «Grazie a Bagnoli nacque qualcosa di incredibile, quel che continuò anche dopo. Perché seppe creare una squadra forte ed uomini veri. Rispettando tutti. Il suo non era un altro calcio. Il nostro non era un altro calcio. Era il calcio come dovrebbe essere anche adesso. Fatto prima di tutto di rispetto, oltre che più bello, più tecnico, più ricco di talento. Anche per questo il nostro scudetto non fu un miracolo, basti ripensare al Verona degli anni precedenti. L’ultima volta che lo chiamai fu un 3 di luglio, il giorno del suo compleanno. Mi disse che aveva male ad un ginocchio. Chissà perché gli diedi del tu. Non l’avevo mai fatto prima. È un momento triste, adesso. Per me, per tutti i miei compagni, per Verona, per i tifosi. Bagnoli è stato un uomo stupendo ed un allenatore meraviglioso. E continuerà ad essere il nostro condottiero».
Il ricordo dei suoi ex giocatori racconta anche la capacità di Bagnoli di formare uomini, prima ancora che calciatori. Mimmo Volpati lo riassume così: «Tutti noi gli dobbiamo prima di tutto eterna gratitudine. Intanto per l’educazione che ci ha trasmesso. Era una lezione dopo l’altra. Calcistica e nei comportamenti. Un’icona per Verona. Bagnoli era rispetto assoluto, nei confronti di tutti. Viviamo anche di passato, ma il mio pensiero ora va soprattutto alla sofferenza della famiglia».
Infine Luciano Bruni ricorda il linguaggio più autentico del suo allenatore, fatto anche di silenzi e di intesa: «Un giorno al telefono, quando il Verona era ormai lontano per entrambi, gli dissi sorridendo che io e lui non avevamo mai parlato così tanto. Era proprio così. Ed era bello capirsi al volo, anche solo con uno sguardo».
Stadio intitolato a Osvaldo Bagnoli? Possibile, ma ci sono delle regole
Per cambiare il nome del Bentegodi potrebbero occorrere dieci anni. Una deroga, però, permetterebbe di accelerare i tempi
di Tommaso Badia
17 Luglio 2026 22:30
A poche ore dalla morte di Osvaldo Bagnoli, una richiesta ha cominciato a farsi largo tra il popolo gialloblù: intitolare lo stadio di Verona al compianto tecnico dello Scudetto dell’Hellas.
Tra i primi a muoversi gli Ex Gialloblù guidati da Chicco Guidotti che, attraverso la propria pagina Facebook, hanno subito ventilato questa ipotesi.
Da Bentegodi a Bagnoli: cosa dice la normativa
Ma sarebbe possibile cambiare il nome dello stadio? Secondo la normativa in atto, per farlo dovrebbero passare dieci anni dalla morte di Bagnoli. Esistono, tuttavia, delle eccezioni.
Come di recente dimostrato anche dal caso San Paolo, divenuto Maradona appena dieci giorni dopo la morte dell’ex attaccante argentino, la deroga prevista dall’articolo 4 della legge n.1188/1927 (grazie anche all’innovamento apportato dal Decreto Ministeriale 25 settembre 1992) permette al Prefetto cittadino di ignorare il limite di tempo “in casi eccezionali, quando si tratti di persone che abbiano benemeritato“.
Visti gli evidenti meriti sportivi di Osvaldo Bagnoli, appare piuttosto chiaro che il signor Demetrio Martino non dovrebbe trovare grandi ostacoli in tal senso.
La speranza da parte di chi vi scrive, comunque, è però soltanto una: se non ci sarà la possibilità di intitolargli lo stadio, si cerchi almeno di proporre qualcosa di più dignitoso di una panchina in una delle zone più degradate della città…
Ciao Osvaldo, esempio di discrezione e sobrietà
Verona piange il leggendario mister dello scudetto, esempio di un calcio che non c'è più
di Giovanni Vit
17 Luglio 2026 19:05
Osvaldo Bagnoli per Verona è stato l’eroe dello scudetto, ma è stato il simbolo della riscossa, della “classe operaia che va in paradiso“.
Taciturno, professionista nel vero senso della parola: il lavoro si fa al lavoro e quando si è a casa, si sta con la famiglia.
La sua adorata famiglia: l’amore discreto, ma sincero, per la moglie Rosanna, la dedizione per la figlia Monica, non vedente, e l’affetto per i nipotini arrivati dalla figlia Francesca.
Quando lo si incontrava per strada era impossibile non resistere alla tentazione di un “Ciao Mister”, “Grande Osvaldo”, “Ci ha regalato un sogno, signor Bagnoli”… ogni volta lui guardava incredulo l’interlocutore, come stupito di essere ancora riconosciuto e ricordato.
Da tempo Osvaldo non passeggiava più per le vie della Valdonega, il suo quartiere, il quartiere che lo vedeva tornare come un impiegato qualunque al termine delle partite che dettarono la cavalcata allo scudetto.
Negli ultimi anni al mister erano volati via i ricordi, proprio quei ricordi che oggi fanno piangere migliaia di veronesi, ma la dignità nella malattia, no. Come non è mai mancato l’affetto e la vicinanza della famiglia, di sangue e di campo, Pierino Fanna è stato uno dei suoi ragazzi più fedeli, fino all’ultimo giorno e oggi piange senza sosta.
Chi vi scrive ha avuto il privilegio di conoscere bene Osvaldo, di essere amico di Monica alla quale, solo qualche mese fa, era stato chiesto di abbracciare forte il Mister e di manifestargli tutto l’amore di una città.
La risposta di Monica fu semplice e disarmante: “Sarà fatto, ma papà, sai, non ricorda più“.
Allora, vista l’ondata di affetto che si sta riversando nelle vie di Verona, sui social, nelle redazioni… viene da dire: “Grazie di tutto signor Bagnoli, i ricordi possono volare via, ma la storia resta. Lei ha fatto la storia della nostra squadra gialloblù“.
Per sempre voleremo in alto, Mister!
FONTE: CalcioHellas.it
21 luglio 2026 19:21 | Alberto Fabbri
Ciao Osvaldo
Porta pasiensa Mister sa' me permetto de darte del ti.... el me succede quando me emosiono son fatto così....
quando cato fora in fondo al cor nei sentimenti....le foto le immagini le gioie i momenti....
si dai insomma i flash i ricordi piasse' bei....come quando a Bergamo i t'ha
porta' in trionfo i to' Butei....
te' ne' alsa' el pugno accenandone el sorriso....el Zaso dala Bovisa che ne' mostra el Paradiso....
e mi lì che pianzo senta' zo' sui scalini bagne'....in mezo ala bolgia dele Brigate scadene'....
L'utopia che se realizza fora da ogni concetto....l'Hellas squadra provinciale che vinse el scudetto....
El campionato più duro al mondo vinto dal Verona....con i vari Platini Zico Falcao o Maradona....
Na' squadretta operaia forgia' dal so' allenator....che l'avea laora' in fabbrica prima de diventar zugador....
chel vegnea al stadio cavalcando la so' bicicletta....come uno qualunque col paleto' e la baretta....
Partendo dala Valdonega attraversando la città....el Mister Osvaldo Bagnoli in tutta la so' semplicita'....
innamora' de Verona e de tutto el so' ambiente....che vivea sensa sfronzoli ogni attimo del presente....
Mai sora le righe mai na' parola fora posto....anca se el savea essar a tratti alquanto tosto....
come quando a Torino sentendo el rumor dei veri....ghe capita' nel spogliatoio i carabinieri....
e lu' sensa far na' piega in tutta la so' sincerita'....el ghe' fasea presente che i ladri iera de la'....
fasendoghe capir se solo ghe ne' fusse sta' bisono....che s'erino appena ste' derube' de un sogno....
o quando Ameri a Napoli l'ha elogia' soltanto Garella....lu' el ghe' fa' presente chel portier l'e lì par quela....
e ala domanda de qual el fusse el schema speciale....el rispondea che i tersini i fa' i tersini e le ale i fa' le ale....
l'importante l'era far zugar ognuno come el savea....e che la so' squadra l'era prima de tutto na' famea....
On gruppo che l'ha sempre ama' e protetto....anca quando è servio la privacy el rispetto .....
Va beh dai Mister adesso che te' sì vola' lassù ....a farghe compagnia a Ciccio Mascetti icona gialloblu'....
appena te' pol tegni sotto ocio i nostri colori....fasendoghe presente quela che l'e' la fede e i valori....
Ecco par tutto quel che t'e' fatto se solo el bastasse....dal profondo del cor eternamente grassie....
L'anima le' anda' in cielo ma resta nela memoria....l'uomo la leggenda che ha fatto la storia!
Poesia scritta da Marco Mengalli
21 luglio 2026 13:26 | Alberto Fabbri
Vincere e insegnare uno stile: grazie Osvaldo, signore del calcio! 1º Febbraio
Oggi, con il groppo in gola, i tuoi "ragazzi dalle sciarpe gialloblu" saranno presenti per darti quel doveroso ultimo saluto.
Grazie ancora per tutto quello che hai fatto e del grande sogno che ci hai regalato. Ciao Osvaldo!
17 luglio 2026 16:01 | HELLAS LIVE Calcio
Ciao Mister Osvaldo
17 luglio 2026 16:01 | HELLAS LIVE
Ciao Mister Osvaldo
Verona oggi la se veste a lutto
Par dirte Grazie Osvaldo... Grazie de tutto
L'era nell' aria ma non te si mai preparado
E oggi alla notizia te resti spiazzado
Te pensi alle gioie e a quel 12 maggio
A quello squadron dall' enorme coraggio
Guidadi da un mister unico in tutto
Che oggi El Lasa na Verona de stucco
Ghe delle persone che passa alla storia
E ti te ghe ne Fe parte.. te n'è portado la Gloria
Voi ricordarte felice in sto venerdì maledetto
Sule spalle dei to sugadori El giorno del scudeto
Con finalmente il sorriso e la to simpatia
Fa Buon viaggio Mister Osvaldo.....e così sia
Il Bozzy
17 luglio 2026 15:03 | HELLAS LIVE
Sindaco Tommasi: “La grandezza di Bagnoli non è stato solo nello Scudetto”
Verona piange Osvaldo Bagnoli, uomo, allenatore e calciatore entrato nel cuore dei veronesi e delle veronesi, che resterà indissolubilmente legato alla storia della nostra città e dell’Hellas Verona. La conquista dello Scudetto nella stagione 1984-85 è solo l’apice di una carriera dell’uomo nato nel 1935 nel quartiere milanese della Bovisa, discreto, concreto, capace di valorizzare le persone prima ancora dei giocatori.
In questa triste giornata il sindaco Damiano Tommasi lo ricorda con gratitudine, da bambino tifoso dell’Hellas prima e poi da calciatore professionista. Ai microfoni delle tv Damiano Tommasi confessa: “Osvaldo Bagnoli è riuscito a dare di più alla città di quello che negli anni la città è riuscita a dare a lui, nonostante il tanto affetto riconosciuto".
E poi il sindaco con gli occhi lucidi, ha aggiunto: "Ci sono persone che vengono a mancare, ma che in realtà non muoiono mai. Restano nei ricordi e nel legame che hanno saputo creare con una città. Osvaldo Bagnoli, per il suo modo di essere, per i valori che ha rappresentato e per quello che ha lasciato, rimarrà sempre nella memoria di Verona. Nel mio caso c’è anche un ricordo personale particolare: io l’avevo sempre visto come allenatore, ma ho avuto la possibilità di vederlo giocare in campo. E lì ho capito qualcosa in più del perché sia diventato un grande allenatore: quella grinta, quella voglia di essere protagonista e di dare sempre il massimo erano già dentro il suo modo di vivere il calcio. In un calcio che oggi è molto più comunicativo e mediatico, la figura di Bagnoli insegna ancora molto. Verona dovrà fare qualcosa di concreto per lasciare un segno nella memoria della città, perché quello che Osvaldo ha dato a Verona probabilmente è più di quanto Verona sia riuscita a restituire a lui”.
Tommasi negli ultimi anni di malattia del grande allenatore è sempre rimasto in contatto e vicino alla famiglia. “La sua grandezza non è stata soltanto nello Scudetto. Significativi sono stati il suo modo di porsi, la sua umiltà, la sua concretezza. È stato un uomo capace di far credere a un gruppo che qualcosa di impensabile potesse diventare realtà. Poi quello Scudetto è diventato sempre più grande con il passare degli anni, perché nasceva da un rapporto umano fortissimo tra allenatore, società e giocatori. Oggi forse è più difficile ritrovare quella continuità e quel legame, ma proprio per questo l’impresa dell’Hellas Verona del 1985 rimane qualcosa di unico”. Fonte: Comune di Verona
FONTE: HellasLive.it
Hellas Verona di Redazione, 21/07/2026 16:50
Eroi gialloblù per l’ultimo saluto ad Osvaldo: "Uno Scudetto che nessuno potrà mai portarci via"
Galderisi
Verona si è stretta in un abbraccio commosso e solenne nella basilica di San Zeno per l'ultimo saluto a Osvaldo Bagnoli, il tecnico del leggendario scudetto gialloblù, scomparso a 91 anni. Alle 15.03 il feretro ha fatto il suo ingresso in una chiesa gremita, aperta in prima fila dal sindaco Damiano Tommasi e da tanti volti noti del calcio, dall'ex tecnico del Parma Nevio Scala a Beppe Iachini e dall'ex presidente gialloblù Giovanbattista Pastorello.
Quasi al completo i Campioni d'Italia del 1985: Pierino Fanna è rimasto vicino al suo tecnico fino alla fine ("Poche parole, se non nessuna, lui amava i fatti"), e Preben Elkjaer è stato accolto da un lungo applauso tra i tifosi infiocchettati di tinte gialloblù ("Mi ha insegnato in un attimo cosa fosse la Serie A"). E ancora Gigi Sacchetti, ("Un padre, gli devo tutto") e il veronese ma non scudettato Beniamino Vignola: "Uno scudetto che nessuno potrà mai portarci via". Momenti di profonda commozione quando Nanu Galderisi e Antonio Di Gennaro sono scesi tra la gente a stringere mani.
L'omelia, celebrata dal vescovo Domenico Pompili, ne ha tracciato il profilo umano e spirituale, definendolo uno "Schopenhauer del pallone, uomo sobrio, concreto e autentico, capace di introdurre l'utopia dell'unità" in un'intera città. Tra il ricordo del suo celebre aneddoto sui ladri e la memoria della sua grandezza silenziosa, Verona ha consegnato il suo "Mago della Bovisa" alla storia e alla leggenda.
Hellas Verona di Gianluca Vighini, 20/07/2026 11:32
VIGHINI | Stadio a Bagnoli? Rispettiamo l'uomo ed evitiamo baruffe da bar (e da social)
Per una volta, una volta soltanto, possiamo evitare baruffe da bar e da social? Intitolare lo stadio a Bagnoli non è una questione da trattare con uno stucchevole dibattito né tantomeno con personalismi e/o calcoli politici. Lo dobbiamo al Grande Allenatore, uno che si è sempre tirato via da queste misere faccende, così schivo che oggi sicuramente ci direbbe che lui quello stadio non se lo merita. Mi spiego meglio: o questa faccenda è frutto di una vera e propria ondata popolare, oppure è meglio lasciare stare. Ma siccome ho già letto e sentito che qualcuno, ovviamente animato da protagonismo, ha alzato dei distinguo solo per avere un quarto d'ora di celebrità che ora, è risaputo, non si nega a nessuno, allora lasciamo perdere. Lasciamo stare Bagnoli perché non se lo merita di essere al centro di una discussione di così basso livello, anche perché è certo, sarebbe il primo a tirarsene fuori. Trovo personalmente offensivo nei suoi confronti qualsiasi altra soluzione per ricordarne la memoria che non sia l'intitolazione dello stadio. Solo quel luogo simbolo a mio avviso lo celebrerebbe adeguatamente. Piazzali, statue (che solitamente sono orribili riproduzioni) e altre amenità del genere non potranno mai essere adeguate. A quel punto meglio niente. Il silenzio. Quello che Bagnoli amava.
Hellas Verona di Gianluca Vighini, 18/07/2026 10:58
VIGHINI | L'uomo semplice che faceva miracoli
"Una chiamata in entrata di Gian Paolo...". Le cuffiette di Cupertino, orpello tecnologico ormai diventate un prolungamento dell'orecchio, mi gracchiano mentre sono sulla porta di casa. Sono le 10.46 di venerdì 17 luglio. Gian Paolo Goretti è stato il bastone della vecchiaia di Osvaldo Bagnoli. L'amico fidato. Un'ombra. Ogni tanto con una discrezione, un affetto sconfinante nell'amore e nell'ammirazione mi informava sullo stato di salute del mister. L'ultima volta proprio qualche giorno fa. "Non sta bene. E' ricoverato in una struttura. Mi raccomando, non dire nulla... ". La solita raccomandazione. "Figurati Gian Paolo...". Ci sono cose che anche un giornalista archivia, mette via nella memoria e non ne parla neanche agli amici per non alimentare pettegolezzi idioti. Osvaldo era uno di questi. La nostra rosa da conservare nella teca di vetro.
Rispondo e so già tutto: "Il mister è andato... Scusami se ti ho disturbato" mi dice Gian Paolo. Poi la voce si rompe e piange. E io sento il cuore che alza i battiti e mi sale un magone infinito. Vorrei unirmi alle sue lacrime, ma dico qualcosa di circostanza. Gian Paolo continua a chiedermi scusa per avermi disturbato e io lo vorrei abbracciare...
Quando chiudo la telefonata ho la mente annebbiata. Sono un tifoso del Verona, avevo vent'anni quando l'Hellas ha vinto lo scudetto, Osvaldo Bagnoli per me, per noi, per i veronesi, per chi ha vissuto quegli incredibili anni, è stato uno di famiglia. Mi sento così. Come se fosse mancato uno di famiglia. Poi però devo fare il mio mestiere... Accidenti. Devo dare la notizia: accendo il pc, inizio a scrivere due righe e mi accorgo che non ho nessun dettaglio. Non so dove, come, quando e perché: l'abc del nostro mestiere... Richiamo Gian Paolo, stavolta mi scuso io... Dimmi due cose... Ospedale di Borgo Roma, ore 10... Grazie ciao, scusa ancora... E lo sento ancora singhiozzare e chiudo prima di unirmi alle sue lacrime...
ULTIM'ORA: E' MORTO BAGNOLI, titolo e scrivo due righe...
Non ho tempo, poi, di metabolizzare, di ricordare. Lo faccio oggi, dopo una notte in cui l'ho sognato. Era nello spogliatoio e beveva il caffè della Carla, uno dei miei primi ricordi quando a 21 anni ebbi la fortuna di cambiare il mio stato: da tifoso innamorato del Verona a giornalista che si occupa del Verona. Il sogno della mia vita. Quello che avrei sempre voluto fare e che ho fatto.
Eccolo lì Bagnoli. Prima dell'allenamento: la Carla aveva una moka e faceva il caffè. A noi giornalisti, al mister, ai giocatori. Erano lei e il Pista Manfrin a tenere in mano lo spogliatoio. Bagnoli era una presenza. Faceva incidentalmente l'allenatore del Verona. Un ruolo che non lo poneva sopra nessuno. Pari di tutti. Prendeva le casacche e le distribuiva. Prendeva i paletti delle esercitazioni e li piantava. Erano in due ad allenare. Lui e il Tony Lonardi. C'era Francesco Stefani, il massaggiatore dalle mani d'oro che era anche una mia fonte e mi diede la prima notizia della mia vita, c'erano il dottor Biscardo e il dottor Costa che conoscevo perchè mi aveva operato a 14 anni quando mi sfasciai il polso destro in un incidente in motorino e c'erano i miei idoli, quei meravigliosi giocatori che erano i ragazzi di Bagnoli. Ovviamente c'erano i Grandi Giornalisti. Veronesi come Germano Mosconi e Valentino Fioravanti, Beppe Canovi, Adalberto Scemma, Lorenzo Roata e Mario Puliero. E poi quelli nazionali. Le grandi firme: Raffaele Dalla Vite della Gazzetta, simpatico con quella parlata emiliana che ti avvolgeva e tanti altri. Bagnoli aveva confidenza con loro, li trattava come se fossero amici. Non è vero che non rideva mai. Era simpatico ma molto rigoroso. E nelle interviste non le mandava a dire.
Lo dico oggi che sono passati 41 anni: non ero pronto a intervistare Bagnoli. Non avevo esperienza, non avevo capacità, era una montagna troppo grande per me. Solitamente sono sfacciato, non ho problemi a parlare, non ho vergogna, mi butto, ma Bagnoli mi metteva davanti alla mia pochezza di giovane cronista. Quelle due, tre volte che lo intervistai per Telenuovo, il microfono sembrava sciogliersi. Zaso era di poche parole. Taglienti. E secondo me non stimava i giovani. Soprattutto quelli sfacciati come il sottoscritto. E dico giustamente. Perché i gradi te li devi conquistare e devi avere pazienza. Tanti anni dopo, fu completamente diverso e Zaso mi si aprì meravigliosamente quando lo intervistai per uno dei tanti anniversari dello scudetto.
Comunque osservavo. E passavo le giornate in panchina a guardare i suoi allenamenti. A vedere come guidava il gruppo. E c'è poco da raccontare. Perché quel gruppo andava avanti da solo. E sebbene non fosse più quello dello scudetto, si capiva che c'erano gerarchie e automatismi consolidati. Al posto di Fanna, c'era Verza, al posto di Garella c'era Giuliani, ma tutto filava liscio. Bagnoli non parlava molto: l'essenziale. Ma l'atmosfera era sempre lieve, quasi felice.
Il calcio stava cambiando. E capii tante cose quando andai in Argentina assieme alla squadra, dopo che prendemmo Caniggia e Troglio. Bagnoli era sempre Bagnoli ma intorno a lui le cose erano diverse. Si affacciavano i procuratori, Caliendo e Aloisio ad esempio, e il Verona iniziava ad essere terreno di conquista. I capisaldi dello spogliatoio non c'erano più, al loro posto qualche giovane scapestrato. E poi iniziava il sacchismo. L'intensità, la linea alta. Bagnoli soffriva e non capiva. Fece anche lui la zona, ma gli dava fastidio che rendessero complicato quello che per lui era semplice ed era solo il frutto dell'esperienza. Della sua esperienza.
L'ultimo anno a Verona fu epico e tragico allo stesso tempo. Cinque anni dopo la scudetto, il Verona stava per fallire. Gli smontarono la squadra. Franco Landri raccattò giocatori qua e là, sembravamo un'armata Brancaleone. Ma Bagnoli riuscì quasi a fare l'ultimo miracolo. Trasformò quel gruppo improvvisato in una squadra e per poco non si salvò. A Cesena il Verona ritornò in serie B. Fine del ciclo, fine del Bagnoli veronese. Poi fu Genoa e anche lì costruì un capolavoro. E infine l'Inter, una grande. Lo massacrarono in maniera indegna perché lì non aveva protezione. Il calcio gli deve aver fatto a quel punto così schifo che decise di non allenare più. A 58 anni. E ritornò a Verona. Con la signora Rosanna. Con le figlie. Con gli amici. Con Pierino e Nico. Qui ritornò il signor Osvaldo. Semplicemente, come la sua vita. Così normale da essere diventato una leggenda. Il nostro compito, oggi, non può che essere uno. Far capire e trasmettere a chi non ha avuto la fortuna di vederlo e di vedere quel Verona, che questa non è non sarà mai una squadra "normale". Perché qui ha allenato Osvaldo Bagnoli, l'uomo semplice che faceva miracoli.
Hellas Verona di Redazione, 17/07/2026 17:30
Minuto di silenzio a Folgaria per ricordare Osvaldo Bagnoli
Minuto di silenzio a Folgaria per ricordare Osvaldo Bagnoli. La squadra di Baroni si è riunita a metà campo per ricordare l'allenatore dello Storico Scudetto prima della seduta di allenamento.
Hellas Verona di Redazione, 17/07/2026 17:25
Bagnoli, Baroni: “Uomo inarrivabile, capace di usare solo parole che miglioravano il silenzio"
"Un uomo inarrivabile, capace di usare solo le parole che sapevano migliorare il silenzio. L'unico allenatore capace di costruire un capolavoro con l'umiltà, l'umanità e la forza e la semplicità di un pensiero. Un uomo che c'era, un uomo che ci sarà. Grazie Osvaldo". Questo il messaggio su Instagram di Marco Baroni.
FONTE: TGGialloBlu.Telenuovo.it
ALTRE NOTIZIE
Verona rende omaggio a Bagnoli. Una città immobile per lo "Schopenhauer della Bovisa"
AUTORE
REDAZIONE TMW
21/7 ALLE 18:49
Osvaldo Bagnoli (3 luglio 1935 – 17 luglio 2026) ex calciatore ed allenatore, ribattezzato da Gianni Brera lo "Schopenhauer della Bovisa"
VERONA – Una piazza San Zeno silenziosa, commossa e avvolta dalle bandiere gialloblù ha tributato oggi l’ultimo, solenne saluto a Osvaldo Bagnoli. I funerali dello storico allenatore dello scudetto dell'Hellas Verona, scomparso all'età di 91 anni, si sono svolti questo pomeriggio alle ore 15:00 nella Basilica di San Zeno Maggiore, in un clima di profonda partecipazione che ha unito un'intera città nel giorno del lutto cittadino proclamato dal sindaco Damiano Tommasi.
Una città immobile per lo "Schopenhauer della Bovisa
"Già ore prima dell'inizio della funzione, migliaia di tifosi, cittadini e appassionati di calcio si sono radunati fuori dalla basilica.
Per permettere alla marea gialloblù di seguire la cerimonia, l'amministrazione comunale ha allestito un maxischermo direttamente nella piazza antistante.
Sul feretro, accolto da lunghi e rispettosi applausi, sono state deposte le sciarpe dell'Hellas e i messaggi d'affetto di generazioni di veronesi, la celebrazione è stata presieduta dal vescovo di Verona, Domenico Pompili, che nell'omelia ha ricordato non solo le gesta sportive del tecnico, ma soprattutto lo spessore umano di un uomo schietto, umile e profondamente legato alla sua terra adottiva.
Presenti le leggende del passato e la squadra di oggi
La chiesa ha faticato a contenere le tante personalità del mondo dello sport e della politica. In prima fila erano presenti i ragazzi del "miracolo 1985", visibilmente commossi nel salutare il loro condottiero.
L'Hellas Verona di oggi ha voluto esserci a pieno organico: la squadra, lo staff tecnico e i dirigenti hanno interrotto momentaneamente il ritiro estivo di Folgaria per rientrare in città e rendere omaggio a colui che ha scritto la pagina più gloriosa della storia del club.
Presenti anche le massime autorità cittadine, guidate dal sindaco Tommasi, visibilmente toccato dalla perdita di un punto di riferimento per tutta la comunità.
Il coro della piazza e il futuro del Bentegodi
Al termine della messa, l'uscita del feretro è stata accompagnata dai cori storici della tifoseria organizzata e dallo sventolio di centinaia di bandiere. Il dolore per la perdita si è subito intrecciato con la volontà di rendere eterno il suo nome.
Fuori dalla basilica, tra i tifosi, non si è parlato d'altro che della mozione presentata in Consiglio Comunale per intitolare lo stadio cittadino alla sua memoria. La proposta di trasformare il "Marcantonio Bentegodi" nello Stadio Osvaldo Bagnoli ha incassato oggi il definitivo mandato di una piazza che, con gli occhi lucidi, ha già scelto il modo migliore per non dimenticare il suo "Mister dei miracoli".
SERIE A
Il ricordo di Di Gennaro: "Bagnoli grande mister e uomo, un vero mito"
AUTORE
DANIELE PETROSELLI
17/06 ALLE 15:45
L'ex calciatore e commentatore tv Antonio Di Gennaro ha parlato a Maracanà, trasmissione della radio di Tuttomercatoweb.com. In particolare dell'addio a Osvaldo Bagnoli, scomparso all'età di 91 anni e artefice dello storico Scudetto del Verona: "Diceva all'epoca che ce lo siamo meritato tutti. Metteva davanti il noi, non l'io. Sette anni meravigliosi con lui. L'allenatore lo ricordiamo tutti, mi ricordo due anni prima che andassi via dal Verona, mi separai da mia moglie e mi fu vicino. E per me fu ancora più importante, era un uomo con grandi valori e princìpi. Non mi ha mai voluto vendere, ebbi delle richieste ma rimasi. Quando arrivò Dirceu, lui aveva paura che si allenasse poco, poi capì che era un grande professionista. Facemmo un'amichevole con la Fiorentina, giocammo insieme e Dirceu mi chiese la 10 e non ci fu problema. Io presi la 9, perché per me non era un problema. Oggi non è più così.
Anche lì si manifestò il valore dell'uomo, che accettò tutto. Ci voleva un gran bene, ci trasmise una mentalità vincente. Ho tanti ricordi con lui. Mi ricordo 6-7 anni fa, lo chiamai per gli auguri e gli ho dato del tu...Un vero mito. La qualità migliore era quella di dire sempre quello che volevamo sapere. Lui spiegava la rosa, non parlava mai di riserve, quelli che non giocano comunque li considerava e li allenava lui. Una gestione del gruppo che è sempre più importante. Lui rimase deluso dopo l'esonero dall'Inter, non sopportava le rose ampie e quando disse basta fu così. Con lui c'era Mascetti, erano veramente una cosa sola. Oggi magari ci fosse un rapporto tra allenatore e ds...".
SERIE A
Tommasi: "Bagnoli non muore mai, sono cresciuto col mito di quello scudetto"
AUTORE
TOMMASO BONAN
17/06 ALLE 15:15
Il sindaco di Verona annuncia di voler avviare iniziative per onorarlo
(ANSA) - VERONA, 17 LUG - "Osvaldo Bagnoli non muore mai, perché il legame che ha creato con Verona e con il calcio italiano è indissolubile". Con queste parole, il sindaco di Verona Damiano Tommasi, ex centrocampista gialloblù, della Roma e della nazionale, ha voluto rendere omaggio a Osvaldo Bagnoli, l'indimenticato architetto dello storico scudetto dell'Hellas del 1985. Il primo cittadino ha rievocato la figura del tecnico non solo come allenatore leggendario, ma come uomo di rara concretezza e spessore umano. "Sono cresciuto con il mito di quello scudetto - ha raccontato Tommasi -, Bagnoli era un uomo parsimonioso con le parole, capace di andare dritto al punto: una qualità, la sua, quanto mai necessaria anche nella politica e nella società di oggi". Il sindaco ha sottolineato come l'impresa del 1985, con il tempo, sia apparsa sempre più straordinaria.
"Bagnoli ha avuto la capacità unica di responsabilizzare un gruppo, convincendo giocatori che forse non credevano di poter fare la storia a credere nell'impossibile". Guardando al futuro e al dovere di preservarne la memoria, Tommasi ha annunciato l'intenzione di avviare iniziative concrete per onorare il tecnico. "Osvaldo ha dato a questa città molto più di quanto Verona sia riuscita a restituirgli materialmente", ha ammesso il sindaco, spiegando che l'amministrazione è già al lavoro per individuare un segno tangibile e duraturo - ipotizzando un legame con il nuovo progetto dello stadio o altre opere dedicate - che possa materializzare il riconoscimento che già vive nel cuore di ogni tifoso veronese. (ANSA).
SERIE A
L'infanzia operaia, il miracolo di Verona e l'Europa col Genoa: addio a Osvaldo Bagnoli
AUTORE
GAETANO MOCCIARO
17/07 ALLE 12:28
È morto a 91 anni l'allenatore che ha regalato una delle ultime favole al calcio italiano.
Il Verona di Osvaldo Bagnoli è stata una delle poche favole del calcio italiano. Si potrebbe dire l'ultima, se non ci fosse stata la Sampdoria di Mantovani, Boskov, Vialli e Mancini. Ma i blucerchiati del 1990/91 arrivavano da una serie di vittorie, anche internazionali con la Coppa Italia. Il Verona non te lo potevi davvero aspettare.
Osvaldo Bagnoli: la Bovisa, la vita da operaio e la chiamata del Milan che gli cambia la vita
La classe operaia in Paradiso. Lui che era nato nel quartiere popolare della Bovisa e che prima di diventare calciatore professionista l'operaio lo faceva per davvero: tornitore in un'officina meccanica. Quando il Milan lo acquistò gli cambiò completamente la vita. Uno stipendio che gli ha permesso di mollare la fabbrica, l'esordio in Serie A, poi il trasferimento al Verona dove conoscerà la futura moglie.
Verona nel destino
Ci ritornerà, a Verona, da allenatore, dopo una lunga gavetta: Verbania, Solbiatese, Como, Rimini, Fano, Cesena. Vince nelle Marche un campionato di C2, guadagna la promozione in Serie A con i romagnoli. Massimo campionato che rimanderà di un anno, per accettare gli scaligeri in cadetteria. Anno 1981. Ed è un'ascesa verticale: 1° posto in Serie B, un 4° posto al primo anno in A e due finali consecutive di Coppa Italia. E poi il capolavoro del 1984/85.
L'impresa del Verona 1984/85
Quel Verona schierò in campionato appena 17 giocatori: Fanna e Galderisi erano di fatto stati bocciati dalla Juventus, Tricella dall'Inter, Di Gennaro arrivava dal Perugia retrocesso, Garella dalla Samp in B. Si creò un gruppo incredibile, che divenne da scudetto con l'arrivo degli stranieri Briegel ed Elkjaer. Una stagione epica, partita "battezzando" l'esordio di Diego Maradona in Serie A battendo il Napoli per 3-1. Una cavalcata proseguita battendo le altre big, epico il 2-0 alla Juventus con un gol di Elkjaer che segna senza una scarpa. Il 12 maggio a Bergamo arriva lo scudetto, dopo un pari con l'Atalanta. Un'impresa che non ha avuto eguali in Italia, lo scudetto più inateso degli ultimi 50 anni.
Il post Verona: la cavalcata esaltante col Genoa, il finale amaro con l'Inter
Bagnoli lascerà il Verona nel 1990, dopo nove anni. Togliendosi altre soddisfazioni: sarà il primo allenatore a portare il Genoa in Coppa UEFA, rendendosi protagonista di un'esaltante cavalcata terminata in semifinale contro i futuri vincitori dell'Ajax. Infine due stagioni all'Inter con uno scudetto conteso al Milan e un amaro esonero nella stagione successiva, che chiuderanno la sua carriera di allenatore.
SERIE A
Lutto nel mondo del calcio. È morto Osvaldo Bagnoli: l'ex tecnico del Verona aveva 91 anni
AUTORE
LORENZO DI BENEDETTO
17/07 ALLE 11:39
Il mondo del calcio piange per la scomparsa di Osvaldo Bagnoli. L'ex allenatore dell'Hellas Verona, capace di firmare l'impresa dello storico Scudetto vinto nella stagione 1984/85, si è spento stamattina all'ospedale Borgo Roma di Verona all'età di 91 anni.
La redazione di TuttoMercatoWeb.com si unisce al dolore della famiglia Bagnoli, a cui porge le più sentite condoglianze.
Il post Verona: la cavalcata esaltante col Genoa, il finale amaro con l'Inter
Bagnoli lascerà il Verona nel 1990, dopo nove anni. Togliendosi altre soddisfazioni: sarà il primo allenatore a portare il Genoa in Coppa UEFA, rendendosi protagonista di un'esaltante cavalcata terminata in semifinale contro i futuri vincitori dell'Ajax. Infine due stagioni all'Inter con uno scudetto conteso al Milan e un amaro esonero nella stagione successiva, che chiuderanno la sua carriera di allenatore.
SERIE A
Lutto nel mondo del calcio. È morto Osvaldo Bagnoli: l'ex tecnico del Verona aveva 91 anni
AUTORE
LORENZO DI BENEDETTO
17/07 ALLE 11:39
Il mondo del calcio piange per la scomparsa di Osvaldo Bagnoli. L'ex allenatore dell'Hellas Verona, capace di firmare l'impresa dello storico Scudetto vinto nella stagione 1984/85, si è spento stamattina all'ospedale Borgo Roma di Verona all'età di 91 anni.
La redazione di TuttoMercatoWeb.com si unisce al dolore della famiglia Bagnoli, a cui porge le più sentite condoglianze.
FONTE: TuttoMercatoWeb.com
18 luglio 2026
Per sempre, Osvaldo
C'è chi vince uno Scudetto. Tu hai vinto un'impresa impossibile. Perché non bastava il talento, non bastava il gioco: serviva qualcuno capace di credere in un sogno che nessuno avrebbe osato immaginare.
Non hai solo allenato una squadra. Hai insegnato a una città intera a crederci. Giorno dopo giorno, senza clamore, con quella discrezione che era il tuo tratto più autentico.
Non eri di Verona, ma Verona ti ha reso suo per sempre. E la città intera si stringe attorno nel tuo ricordo.
Per sempre, Osvaldo.
17 luglio 2026
Ciao, grande Osvaldo
Verona - Con infinita tristezza e commozione, Hellas Verona FC piange la scomparsa del proprio Presidente Onorario, Osvaldo Bagnoli, ora e per sempre Leggenda inimitabile non solo del nostro Club, ma di tutto il calcio italiano.
Impossibile racchiudere in poche righe cosa ha rappresentato e rappresenta per l’Hellas Verona Osvaldo Bagnoli. Originario della Bovisa, quartiere operaio di Milano, e di umili origini, Osvaldo ha conservato in ogni sua parola e in ogni suo gesto un’umiltà che hanno ispirato rispetto e ammirazione da ogni persona e tifoso incontrato sul proprio cammino.
Dopo un inizio di carriera da giocatore al Milan, è proprio al Verona che Osvaldo si è imposto per quattro anni come mezz’ala dall’ottima predisposizione al gol. Appese le scarpette al chiodo nel 1973, se le riallaccia per diventare, immediatamente, allenatore della Solbiatese. Nelle esperienze a Como, Rimini, Fano e Cesena ottiene salvezze, promozioni e mostra le qualità che nel 1981 lo portano a incrociare nuovamente la strada del Verona che - dopo un decennio quasi ininterrotto di Serie A - fatica a tornare nella massima serie.
Pronti, via: l’estate dell’Italia Campione del Mondo in Spagna è anche quella in cui - al primo tentativo e al termine di una cavalcata esaltante - Bagnoli e il suo Verona tornano in Serie A, l’unica categoria frequentata dai gialloblù per le 8 stagioni successive. E non una Serie A “qualsiasi”. La migliore di sempre, dove il piccolo grande Verona del piccolo grande Osvaldo conquisterà tre partecipazioni alle coppe europee (due UEFA e una dei Campioni) e due finali di Coppa Italia.
Ma è nella stagione 1984/85, naturalmente, che si compie il capolavoro assoluto di Bagnoli e del Verona, prima e tutt’ora unica squadra di città non capoluogo di Regione a conquistare lo Scudetto nella Serie A a girone unico. Un’impresa mai troppo celebrata, che tutti i protagonisti, nessuno escluso, attribuiscono prima di tutto al mister.
Negli ultimi anni di vita, i meritati riconoscimenti: la Hall of Fame del Calcio Italiano della FIGC nel 2017, il titolo di Presidente Onorario dell’Hellas Verona nel 2018.
Col suo carattere semplice e l’intelligenza acutissima, il suo broncio dolce e concentrato che, in quel dodici maggio 1985, si aprì nel sorriso più bello e vero che la nostra città abbia mai visto.
Sei il più Grande di tutti.
E ci manchi già, Osvaldo
Hellas Verona Football Club
FONTE: HellasVerona.it




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