LETTERA APERTA AL PRESIDENTE SETTI

Pubblicato da andrea smarso sabato 10 febbraio 2018 08:02, vedi , , , , , , , , | Nessun commento


#LetteraApertaASetti +   -   =

Buongiorno presidente Setti,

dopo aver letto con molta attenzione le sue righe vorrei provare anche io nel mio piccolo a risponderle.
Non sono un giornalista ma un appassionato blogger (e nemmeno tra i più bravi) però amo l'HELLAS alla follia e attraverso le colonne di questo blog, che da ormai dieci anni registra gioie e (ahimè) dolori del nostro amatissimo VERONA, vorrei porle una sola domanda:

Se davvero non ha nulla da nascondere perchè semplicemente non indice una conferenza stampa nella quale gli organi di informazione tutti possano porle domande in libertà su quanto concerne la sua gestione sportiva a partire dal ruolo del suo (ex?) amico Volpi e, passando dalla necessità di creare società tipo la HV7, arrivare fino alle ultime vicende di spogliatoio legate ad ALBERTAZZI, PAZZINI, VERDE e agli altri vari epurati totali e/o parziali di questi giorni?

Sono sicuro che a tutto ciò a cui abbiamo assistito fino ad ora ci sia una banale spiegazione condivisa anche dagli interessati di cui sopra e dallo staff dirigenziale che lei presiede e giustamente difende...
Ma allora, a maggior ragione, ci metta la faccia e davanti alle telecamere ci illumini una volta per tutte!

[Commenta in coda a questo post o sul Forum BONDOLA/=\SMARSA, contenuti liberamente riproducibili salvo l'obbligo di citare la fonte: HellasVerona-BS.BlogSpot.com]


RASSEGNA STAMPA +   -   =
LETTERA APERTA DEL PRESIDENTE
09/FEBBRAIO/2018 - 12:40
«In questo momento decisivo mi sembra giusto sia io a interrompere il nostro silenzio stampa.

Nella primavera del 2012 sono venuto per la prima volta al Bentegodi. Il Presidente era Giovanni Martinelli, che stavo imparando a conoscere. Oltre alla bella vittoria dei gialloblù, ci fu un altro aspetto che ricordo di quella giornata. Fuori dalla tribuna, in coda per entrare, c’era un bambino con una maglietta gialloblù, accompagnato dal padre. Su quella maglietta c’era una frase: “BORN TO TRIBULAR”. “Nati per soffrire”, nati per amare l’Hellas in ogni situazione e categoria. E’ stato in quel momento, che non dimentico mai, che ho capito cosa volesse dire essere veronese, essere uno dell’Hellas. Giovanni Martinelli, insieme all’avvocato Antonella Benedetti, vagliò diversi imprenditori e scelse il sottoscritto perché appassionato di calcio e perché capì che non c’era, e mai ci sarà, interesse di lucrare su questa società. Il mio sogno di essere il presidente del VERONA si realizzò e per questo non nascondo ancora oggi il mio orgoglio che qualcuno vuol far passare come spavalderia. Sono figlio di operai, vengo dalla strada e forse per questo non ho paura. Soprattutto so di agire con onestà e rispetto verso chi ama questa maglia, almeno quanto io amo il mio sogno realizzato.

Proprio per questo non capisco tante cose del momento che stiamo attraversando, o forse mi è tutto talmente chiaro che è arrivato il momento di ribadire certi concetti. Il Verona è in Serie A, sta lottando per la salvezza insieme ad altri club. Può vantare, bilanci alla mano, la migliore gestione economica da molti anni a questa parte.

Mi sono stancato di leggere continue falsità, scritte da persone che non conosco e che non sanno nemmeno chi io sia, che non conoscono me, la mia famiglia e la mia storia. Dal mio primo giorno a Verona ho sempre detto una cosa: io devo fare in modo che questa Società cresca patrimonialmente e dal punto di vista tecnico, cominciando dal Settore Giovanile.

La strada è quella giusta, come dimostrano i vari Danzi, Fares, Tupta, Zaccagni, prodotti del nostro settore giovanile. Oppure gli investimenti Calvano e Valoti, arrivati giovanissimi, e le convocazioni nelle varie rappresentative nazionali di Kumbulla, Corradini, Agbugui, Florio, Coppola, Terracciano, Stefanec e di altri ragazzi gialloblù. E qui si ricollega il “modello Borussia Dortmund”: una società che era vicina al fallimento, proprio come quel Verona che mi venne ceduto, e che in 10 anni di percorso è cresciuta attraverso i propri giovani. La mia idea di calcio parte dal settore giovanile, fonte di sostentamento che ti può portare ad avere calciatori bravi, da far giocare in prima squadra a costi contenuti, o da vendere per reinvestirne i guadagni.

La mia idea di calcio mi porta allo scegliere figure professionali di livello e di indubbie qualità morali. Le falsità che leggo da mesi mi costringono a prendere provvedimenti. Siamo arrivati addirittura all’offesa nei miei confronti per bocca di persone che non ci sono più...il limite è superato.

Nella storia del Verona si sono alternati diversi presidenti e alcuni di questi hanno rischiato il fallimento economico per sostenere l’Hellas. Questa non è la mia filosofia, fare calcio così non mi interessa e l’ho detto fin dal primo giorno.

Viste le continue bugie che si scrivono nei miei confronti, non mi stupisco di come nessun imprenditore veronese di primo livello, si sia fatto avanti per rilevare l’Hellas.

Nell’ultimo periodo si parla del bilancio del Verona e di presunti dubbi sul nostro operato, per questo invito chiunque a venire, con il proprio commercialista, per controllare assieme, passo dopo passo, i nostri conti e la nostra situazione, anche per vedere come lavora in maniera seria e professionale il Club al suo interno. Tutti, dalla parte tecnica agli altri settori, lavorano ogni giorno in un clima surreale che non può essere solo figlio di risultati altalenanti.

Non farò mai calcio mettendo a rischio la mia azienda, il mio percorso di imprenditore, il Verona calcio. Per me i bilanci in regola sono il modo migliore di essere il presidente di questa società. Anche rischiando la retrocessione. Perché 115 anni di storia valgono molto di più di facili applausi. Noi paghiamo IVA, contributi, tasse e stipendi con regolarità e su questo non transigo in nome di nessun risultato sportivo. Ho come priorità la salvaguardia dello stipendio regolare dei 60 dipendenti che abbiamo, per loro e le loro famiglie. Ho come priorità la storia dell’Hellas. Vinceremo campionati e retrocederemo ancora. Ma tutto questo senza mai rischiare di scomparire, anche a costo di contestazioni o scarsa popolarità.

La mia priorità è mantenere un equilibrio, per evitare situazioni come quelle accadute a società non molto distanti da noi.

Il nostro è, oggi, uno dei bilanci fra i più sani della Serie A: questo è il mio compito. E ci siamo arrivati commettendo errori e sbagliando alcune decisioni, come è nella logica di chi lavora. Il calcio è cambiato: oggi l’autosufficienza economica, aumentando il fatturato passo dopo passo, rappresenta il nostro Scudetto. Volendo poi parlare del lato sportivo, i dati ci dicono che stiamo disputando il quarto campionato di Serie A negli ultimi cinque, oltre a due promozioni dalla Serie B. Solo due presidenti, nella storia dell’Hellas Verona, possono vantare più anni di massima serie di me. Abbiamo avuto i tre bomber più prolifici di sempre nella storia dell’Hellas e tutti hanno giocato con contratti firmati dal sottoscritto: Cacia, Pazzini, Toni. Ma di questi dati indiscutibili pare facile dimenticarsi.

Si possono criticare le scelte tecniche, sulle quali nemmeno io posso essere soddisfatto se non arriverà la permanenza in A, ma di sicuro va il mio enorme grazie a Filippo Fusco per aver amato l’Hellas come nessun altro direttore sportivo della mia gestione, mettendo davanti il bene del bilancio alla propria notorietà. Fusco non resterà a Verona come direttore sportivo ma resterà una persona che, come pochissime altre, ha fatto il bene di questa società e resterà una delle persone con cui posso dire di avere un rapporto vero in questo mondo fatto di “furbetti” che ho anche conosciuto da vicino.

Detto questo, il bene dell’Hellas, la difesa della massima serie, deve essere più forte di queste sciocche fazioni. Passeranno i presidenti, i dirigenti, gli allenatori ma non sarò io che cancellerò l’Hellas perché contestato in modo strumentale o goliardico. Per questo vi chiedo di aiutare questi ragazzi che devono mettercela tutta per farci restare in A. Non retrocederemo per colpa dei tifosi ma di sicuro possiamo salvarci con il vostro appoggio alla squadra dal primo minuto al novantesimo.

Tornando ai cosiddetti social o organi di informazione, alcuni non degni di simile dicitura, informo che non accetterò più falsità su di me, sulla mia famiglia, sulla mia società, sui miei dipendenti ed in generale su tutto quello che ruota intorno all’Hellas. Voglio bene al Verona, cerco di difendere questa società e darle un futuro. Sto provando a realizzare il nostro centro sportivo, il ‘nuovo’ Antistadio è realtà, una cosa importante per Verona e il Verona, ma questo evidentemente interessa poco. Osvaldo Bagnoli presidente onorario non è e non sarà mai un gesto per abbindolare la tifoseria. Non sono il tipo, non mi interessano gli applausi. Ho rispetto per la storia e per le persone che hanno dato tanto all’Hellas. Una delle prime cose da presidente che feci fu di regalare due abbonamenti al mister Bagnoli senza che la cosa fosse di impatto mediatico ma, dal cuore, sentivo e sento il bisogno di portare rispetto alla storia e alla gente del club che orgogliosamente presiedo.

Ho voluto scrivere il mio pensiero perché mi piacerebbe che questi ultimi mesi di campionato siano dedicati a sostenere la squadra per raggiungere l’obiettivo di tutti: la salvezza. Se saremo bravi rimarremo in Serie A, in caso contrario ripartiremo dalla Serie B, ma sempre a testa alta e senza rischiare di sparire. “Born to tribular”, diceva quella maglietta, e di sicuro ci sarà da “tribulare” per rimanere in A.

Non amo apparire, sia che si vinca, sia che si perda, e molti mi criticano per questo. Io non cambio ciò che sono per opportunismo o per prendere in giro i tifosi recitando una parte.

Sono da sempre a disposizione, molto più avvicinabile di quello che vogliono raccontarvi. Non faccio nessun passo indietro e non per sfida verso i tifosi, ho letto anche questo, ma perché non ho nessun segreto e nulla di cui vergognarmi.

Per questa ragione, perché alle parole preferisco da sempre i fatti, chiunque voglia chiedere chiarimenti, spiegazioni, capire dove va il nostro amato Hellas può scrivermi a presidenteonline@hellasverona.it.

Non ho la presunzione di risolvere il momento con questa iniziativa ma ho la certezza che chi ha interrogativi o dubbi, avrà le risposte chiare senza filtro, stravolgimenti, campagne per favorire chicchessia.

Voglio dare la possibilità a chiunque di sapere la verità su tutto ciò che è Hellas.

Voglio che chi ama l’Hellas porti il suo contributo per centrare la salvezza. Perché passano tutti, ma il Verona resta».

FONTE: HellasVerona.it


10 FEB 2018
GIÀ… I FATTI CARO SETTI
“Giovanotto…carta, calamaio e penna, su avanti scriviamo!”. Amore in quantità. “Ma si, fai vedere che abbondiamo. Abbondandis in abbondandum, che poi dicono che siamo provinciali…”.

Lettere aperte, quasi commoventi. Totò e Peppino? No. Ernest Hemingway e Marlene Dietrich? Men che meno. Setti, sì, Setti e il suo panegirico di ieri.

C’è l’immancabile retorica della strada (“sono figlio di operai”).

C’è il risentimento (giustificato) verso chi usa per offendere “persone che non ci sono più” (ma l’autore si è scusato pubblicamente e sarebbe stato altrettanto giusto ricordarlo); salvo poi usare per “difendersi” le stesse persone che non ci sono più. E che peraltro non possono commentare il passaggio sul fallimento sfiorato (“una società che era vicina al fallimento, proprio come quel Verona che mi venne ceduto”).

C’è l’invito a venire con il proprio commercialista per controllare il bilancio del Verona (ma spero anche delle altre società della complessa catena di controllo e magari della società anonima lussemburghese), tuttavia nemmeno si prova a confutare nel merito l’analisi di Verona col Cuore (che commercialisti sono!).

C’è la lode a Fusco in un “mondo fatto di furbetti che ho anche conosciuto da vicino”. Spero non si riferisse a Lotito e Preziosi, non due verginelle, con cui Setti è stato immortalato a pranzo in Lega.

C’è poi quella che sembra avere tutta l’aria (ma certamente sbagliamo) di un excusatio non petita accusatio manifesta: “Osvaldo Bagnoli presidente onorario non è e non sarà mai un gesto per abbindolare la tifoseria”. Perché specificarlo? Chi mai l’ha detto o scritto?

C’è poi il coup de théatre, assai demagogico: “Chiunque voglia chiedere chiarimenti e spiegazioni può scrivermi a…”. Ma intanto nessun cenno di risposta ai giornalisti (ad esempio il sottoscritto) che da mesi propongono interviste e-o incontri anche solo informali per capire.

C’è infine il solito refrain sui fatti che lui preferisce alle parole. Bene i fatti parlano di un presidente che ha goduto di introiti milionari come nessun’altro predecessore. Che ha rilevato il Verona in B ereditando una squadra tecnicamente già strutturata (Jorginho, Maietta, Hallfredsson, Rafael). Che dopo tre anni positivi ha silurato il ds (lo stesso che ha portato Fares, Valoti e Zaccagni, ora citati come patrimonio) ed è stato capace di collezionare una retrocessione umiliante, una promozione per il rotto della cuffia e un campionato – l’attuale – che rischia di essere addirittura più umiliante di quello di due anni fa.

I fatti – seguendo l’analisi di Verona col Cuore ad oggi non smentita e non confutata – raccontano dell’improduttività della società di marketing HVMC, di un’anticipazione finanziaria alla Seven 23 (la società dei marchi di abbigliamento di Setti) e degli ultimi due bilanci della HV7 non disponibili. I fatti ci riportano alla cessione del marchio del 2013 che ha salvato il bilancio. I fatti confermano i rapporti finanziari, perlomeno indiretti, con Volpi per anni smentiti. I fatti sono il quinquennale a Pazzini (5 anni!), poi soprammobile solo due anni dopo (la chiamiamo continuità di gestione? Programmazione? Lo definiamo progetto?). I fatti parlano di un forte e improvviso ridimensionamento economico, a cui non è mai stata data spiegazione.

Setti dice che è stanco di falsità, ma sarebbe auspicabile una maggiore onestà intellettuale da parte sua.
Francesco Barana

09 FEB 2018
LETTERA APERTA A SETTI
Caro presidente Setti,

o meglio, caro Maurizio. Voglio confessarti un mio segreto. Si magari non te ne frega niente e forse non fregherà niente a nessuno, ma vedrai che quello che ti racconto alla fine ti servirà.

Io ho un sogno. Un grande sogno che vorrei realizzare. Una cosa che non mi fa dormire la notte, una cosa che desidero ad ogni costo. Vorrei comprarmi una Ferrari. Sì, caro presidente. Proprio una Ferrari. Mi piace da matti, forse per il fatto di aver passato i 50 anni, forse per la classica crisi di mezza età. Mettila come vuoi tu. Ma io sogno, desidero, voglio fortemente una Ferrari. E ci penso tutte le notti. Mi vedo sfrecciare in tangenziale con quella macchina, penso a farmi da Verona a Carpi con il cavallino rampante, magari potrei venire anche a trovarti in azienda, così mi offri un tramezzino e un’acqua minerale. Penso anche all’emozione di vederti fumare mezzo sigaro e più ci penso più mi viene voglia di prendermela questa Ferrari.

Ho fatto anche due conti: alla fine se faccio un bel mutuo, se tiro via dalla banca due risparmi e se il mio amico Gabriele da Sant’Ambrogio di Valpolicella (che qui dalle mie parti chiamano lo sceicco dell’Amarone) ce la faccio. Che figata. E’ il mio sogno, te lo ripeto. Ma stanotte, mentre dormivo, mi sono improvvisamente svegliato e mi sono chiesto: porca vacca, la Ferrari ce la faccio a prendermela ma poi quanto mi costa? Sono andato su Internet e ho cercato. Sai su internet adesso si trova tutto e si può perfino scrivere a Trump (ti ho dato magari un’idea…).

Bollo, assicurazione, benzina. Non ti sto a dire quanto costa mantenere la Ferrari. E poi ho pensato che dovrei ogni mese pagare le rate del mutuo e restituire i soldi al Gabriele che non è uno che passa tanto per il sottile e poi tutti i giorni me lo ritrovo sotto casa a rompermi i maroni per chiedermi di ritorno quello che mi ha prestato per pura amicizia. No, no, no. Non ci siamo. Il rischio è di avere la Ferrari, ma poi di non riuscire neanche a pagarmi la benzina per venire a Carpi a trovarti. Come si fa? Non è roba per me, almeno finchè campo con lo stipendio da giornalista. Meglio lasciar fare a chi ha i soldi, perchè, sarai d’accordo con me, è inutile avere una Ferrari per poi lasciarla in garage perchè non si hanno neanche i soldi per farci il pieno, magari con qualche creditore che ti suona il campanello. Resterà un sogno, ma almeno così non s’incazza nessuno. Scusa se ti ho disturbato, non so se questa mia confessione ti potrà servire, intanto prepara lo stesso tramezzini e acqua minerale. Vengo a trovarti ma con il mio Maggiolone che è quello che posso permettermi.
Gianluca Vighini

09 FEB 2018
ED “EGLI” FINALMENTE PARLÒ… par colpa mia.
Il saggio del mio povero nonno diceva: “a olte fasendo la roba sbajà te finisi sensa saverlo par far quela giusta”.
Infatti.
Se il Sig. Maurizio Setti Presidente dell’Hellas Verona F.C. è uscito dal guscio, (come citato nella sua odierna lettera aperta alla città) è “essenzialmente” per colpa/merito del mio post ad immaginaria firma di Giovanni Martinelli, con il quale, come egli sostiene, “ho superato i limiti” facendo traboccare il vaso della sua infinita pazienza.

Per questo dopo le scuse (dovute e sentite credetemi), mi sono cosparso il capo di cenere, ho scritto sulla lavagna 2000 volte “non devo parlare per conto dei morti”, per penitenza indosso il cilicio dal giorno del post incriminato e ho iniziato un percorso di autoflagellazione quotodiana partendo da 20 frustate, a scendere ogni giorno di una, appunto per 20 giorni. A questo aggiungo la rinuncia per punizione ai gnocchi del Venardi Gnocolar e ai galani de carneval.

Prometto di non rifarlo più (giurin giurello) anche perché non vorrei essere condannato per recidiva alla pena di un anno ”senza lesso co la pearà e tajadele coi fegadini”.

Battute a parte ho letto con attenzione la lettera di Setti.
Lascio a voi amici il compito di confutare ed eventualmente contestare le sue dichiarazioni premesso che approvo il suo invito a sostenere la squadra sempre e comunque nella difficile corsa alla salvezza.

Ciò che conta oggi (e non è poco) è che finalmente il presidente, anche se con una lettera aperta, ha parlato ai tifosi.

“Lassù qualcuno mi vuole bene”
Mauro Micheloni

07 FEB 2018
CHIEDO SCUSA…
Se c’è una cosa che amo dei blog è che non perdonano.
La libertà del singolo di esprimere la propria opinione è sacra quando espressa in tono civile e non gratuitamente offensiva.
Prendo quindi atto che il mio pensiero di “immaginare” il sentimento di un grande uomo qual’è stato Giovanni Martinelli si è rivelata un’idea di cattivo gusto.
E DI QUESTO ME NE SCUSO CON I LETTORI.
Non era affatto mia intenzione parlare per conto di una grande persona che purtroppo non è più con noi.

Il titolo era inizialmente “Lettera immaginifica ad un presidente da un PRESIDENTE”, laddove il maiuscolo e minuscolo rappresentavano in sè lo spessore umano di due figure così lontane umanamente parlando.
Poi non so perché ma la parola “immaginifica” è sparita dalla mia mente. Non che cambiasse granchè, ma certo avrebbe aiutato ad individuarne il carattere fantasioso della forma, lasciando come spunti di riflessione i contenuti.

L’intento era infatti porre all’attenzione generale il semplice fatto che tutto ciò che Giovanni Martinelli sperava per il ”suo” Verona cedendolo a Setti è andato disatteso. E questo perché l’attuale presidente ha “venduto” a Martinelli promesse e garanzie che non avrebbe mai mantenuto.
Ma quel che mi fa rivoltare lo stomaco è che davanti ad un uomo provato e sofferente, Maurizio Setti ha mentito sapendo di mentire e questo a non riesco proprio a perdonarglielo.

Ecco perché ho immaginato che lassù il nostro beneamato PRESIDENTE si sentisse tradito, offeso da questo millantatore di sogni esattamente come ci sentiamo traditi noi tifosi.

Ho cercato infatti di “immaginare” la sua educazione e grande sensibilità riversandole in parole… frasi… che hanno tuttavia ottenuto un effetto imprevisto. Accentrare l’attenzione sulla forma anziché sui contenuti.

Se ciò è tuttavia accaduto non è certo per colpa di chi legge quanto invece di scrive, ragion per cui rinnovo le mie scuse a coloro che hanno inteso come atto di presunzione il ”mio parlare per conto di…”

Resta in ogni caso l’essenza che il mio precedente post intendeva esprimere.
“sign. presidente, se conserva dentro di se un minimo di dignità (ne dubito ma lo spero), ricordi ciò che era nell’animo del nostro amato PRESIDENTE Martinelli… affidare l’Hellas Verona ad una persona corretta, seria e onesta che metta gli interessi della squadra prima dei propri”.
Faccia la cosa giusta… venda e se ne vada.
Mauro Micheloni

07 FEB 2018
Caro presidente…. sono il PRESIDENTE
Caro presidente,
Sono Giovanni Martinelli… ricordi?
Ti ho venduto il “mio” Verona una volta capito che la malattia mi stava portando via da questo mondo. Ora ricordi?
E ti ricordi anche le belle parole e le tante promesse che mi hai fatto sul futuro del “mio” Verona?
Consolidamento… centro sportivo… struttura societaria, merchandising… e forse, impietosito dal mio pessimo stato di salute giusto per farmi felice, anche la promessa di un pensierino sul nuovo stadio così come lo avevo immaginato, simile a quello dello Shalke 04.

Non ti chiedo come va perché so bene della frattura quasi irreparabile tra te e la piazza gialloblù.

Sai, ogni tanto qui “su nel ciel”, incontro spesso i “blu”… i butei che no ghè più.
Parliamo dell’Hellas e mi dicono tutti la stessa cosa. Che di tutte le promesse fatte non ne hai mantenuta una. Insomma, che ho fatto male a fidarmi di te.
È vero, ho sbagliato… non eri la persona giusta a cui dare il “mio” Verona e per questo io chiedo scusa a tutti i tifosi del Verona… avrei dovuto capire chi eri e guardare altrove. Ma il male avanzava e restava poco tempo. Troppo poco tempo e prima ancora che verificare chi avevo davanti dovevo pensare ai miei cari, a chi stavo per lasciare, a sistemare tante cose delle mie attività… insomma vivere con dignità momenti difficili in cui la stessa idea di morire credimi toglie fiato e forze.

Ma dimmi presidente perché così tante bugie?
Ti ricordi quando abbiamo trattato l’aspetto economico? A me interessava soprattutto lasciare il “mio” Verona in buone mani. Chi mai avrebbe immaginato che mi avresti pagato con soldi non tuoi.

Dimmi presidente… È stato facile illudere un uomo debilitato, sofferente e con i giorni contati? Se ripenso a come stavo, alla sofferenza del cuore e del corpo… per uno come te deve essere stata una passeggiata approfittare della mia fragilità e della mia bontà d’animo.

Perché…? ecco, io ti chiedo perché…? perché tanta falsità nei miei confronti, tanta ipocrisia nei confronti della “mia” Verona?

Vuoi guadagnare lo capisco. Mica sei come me che per amore del “mio” Verona c’ho rimesso un bel pó di milioni. Ma l’ho fatto col cuore perché altrimenti il futuro stesso del glorioso Hellas sarebbe stato in pericolo.

Ora per tua stessa ammissione (i butei i ma dito che t’è parlà par boca del diretor sportivo novo) non hai soldi da investire nel “mio” Verona e la situazione sta precipitando.

Io purtroppo da qua non posso far granché ma ti prego, per rispetto di chi poco prima di morire ha creduto in te… non far ulteriormente del male al “mio” Verona, non offendere la “mia” città, non umiliare i “miei” tifosi.

Forse tu non ci credi (purtroppo sono sempre meno quello che ”credono“), ma una “Giustizia Divina” esiste. Oh se esiste.
E prima o poi, come e quando meglio deciderà, ti presenterà il conto per quanto non hai saputo mantenere e per aver approfittato della buona fede di un malato terminale per concludere un affare, che sapevi sin dall’inizio essere buono solo per te.

Ora presidente, te lo chiedo con la voce del cuore visto che la mia me l’hanno tolta i medici nel vano tentativo di salvarmi… dai un senso a quel nostro incontro.
Rendi reale quel mio desiderio di affidare il “mio” Verona ad una persona per bene che non mettesse mai i propri interessi prima di quelli di squadra e tifosi.
Lascia il “mio” Verona… lascialo in buone mani. Mani sincere, rispettose… e magari perché nò capaci di accarezzare una bandiera gialloblù con passione e amore.
Ma quand’anche così non fosse che siano almeno mani pulite e di gente per bene.
I “miei” tifosi hanno pagato abbastanza per meritare altri esseri ignobili e disonesti.

Me lo devi presidente… per la brutta presa in giro che mi hai riservato giurandomi serietà, passione e impegno salvo tramare a livello societario solo ed esclusivamente tuoi interessi.
Non era questo che mi hai promesso.
Vendi il “mio” Verona a chi lo sappia amare più di te e tanto basterà ad ottenere il mio perdono.
Se ci rivedremo mai?… temo di no presidente… dove sono io certa gente non entra.
Fai la cosa giusta presidente. Fai la cosa giusta… …



Firmato
Giovanni Martinelli
PRESIDENTE Hellas Verona F.C.
Mauro Micheloni

FONTE: Blog.Telenuovo.it

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